Organizzare una Convention: il nostro dietro le quinte!

Dopo due anni particolarmente difficili in cui abbiamo rinunciato a qualsiasi tipo di socialità e ci siamo preclusi occasioni di incontri, abbiamo ricominciato l’anno lavorativo con l’organizzazione di un grande evento, tra i più importanti che abbiamo mai organizzato, e con la gioia di essere riusciti a far vivere alle persone una giornata di festeggiamenti, rispettando le norme sanitarie vigenti e riuscendo comunque a creare un’atmosfera di celebrazione, il team di Inside Factory non è mai stato così unito e compatto per il proprio lavoro.

L’evento in questione è l’anniversario dei 15 anni di VoipVoice, un traguardo che l’azienda voleva rendere indimenticabile e con un’organizzazione minuziosa della giornata e con un lavoro di preparazione iniziato con diversi mesi in anticipo siamo riusciti a portare oltre 200 persone all’interno del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze, sede del Comune e cuore pulsante di tutta la città, per far vivere un’esperienza unica ed emozionante a tutti i partecipanti.

Una volta che sono state decise le cose più importanti, ossia il titolo dell’evento e la location quello che è successo dopo è stato solo tanto duro lavoro per riuscire a soddisfare sia le nostre ambizioni sia quelle del cliente VoipVoice.

L’immagine di Dante che ci incita a fare del nostro meglio, attraverso l’ingegno e la conoscenza, per superare confini e ostacoli è stata la conseguenza indiretta e non calcolata della scelta del tema dell’evento: “Fatti non foste a vivere come bruti”.

Con il sostegno immaginario del Sommo Poeta il team di Inside Factory ha iniziato a concentrarsi sulle specificità del progetto curando ogni singolo dettaglio e seguendo tutti i processi di preparazione.

L’allestimento della sala è stato predisposto in modo tale che la protagonista fosse VoipVoice e quindi sull’udienza del Salone dei 500 faceva da padrona una gigantografia con il nome e il logo dell’azienda. Le luci, tendenti al blu richiamavano i colori del logo ma allo stesso tempo davano risalto alle opere d’arte che decorano le pareti e il soffitto dell’intera stanza. Sono stati presi i contatti con i diversi fornitori e tecnici, che con la supervisione sempre di Inside Factory, hanno creato un’ambiente idoneo ad accogliere oltre 200 persone in completa sicurezza, mantenendo la solennità del posto e sviluppando un’atmosfera celebrativa.

Tutti i partecipanti all’evento sono stati accompagnati in ogni momento, dal loro arrivo all’interno del Palazzo fino alla fine della Convention. Questo ha comportato un lavoro di segreteria importante perché, sebbene il cuore della giornata fosse la Convention fissata per la mattina di sabato, sia la sera prima sia durante tutta la giornata le persone sono state accompagnate in diversi luoghi simbolo della città, per far respirare loro l’aria di festa e al contempo permettergli di godere della bellezza della città, dall’aperitivo di benvenuto in una terrazza con vista panoramica a 360° su Firenze fino al pranzo nel cuore di Piazza dell Repubblica e infine la visita guidata all’interno del Museo dell’Opera del Duomo e al Battistero.

Le immagini e tutte le grafiche utilizzate sono state merito di Giorgio Galimberti, il creativo del team, che si occupa della grafica: “Organizzare un evento aziendale all’interno di Palazzo Vecchio, e più precisamente nel Salone dei Cinquecento, è una soddisfazione personale e di gruppo che non ci scorderemo facilmente. 15 anni di vita di un’azienda sono un traguardo importante e festeggiarlo al meglio in uno dei luoghi più rappresentativi della cultura italiana è un vanto di cui andare molto fieri. Sicuramente per preparare al meglio questo evento è servito un grande sforzo, dedizione e cura ai particolari: il risultato finale però ha sicuramente ripagato tutto il lavoro svolto dietro le quinte nei mesi precedenti. È servito un importante lavoro di squadra per riuscire a ottenere il miglior risultato possibile e alla fine possiamo essere davvero contenti per come si è svolto l’evento.”

Chi partecipa a un evento di queste dimensioni e di questa importanza può pensare erroneamente che il lavoro più difficile è quello del giorno stesso, dove bisogna supervisionare che ogni cosa vada per il verso giusto ma in realtà tutto quello che c’è prima è ancora più impegnativo. La comunicazione con gli invitati è essenziale, fornirgli tutte le informazioni corrette ed esaustive prima dell’evento sono dei requisiti indispensabili che richiedono tempo e ore passate al telefono.

In questo il ruolo fondamentale è stato svolto da Costanza Lanfranchi e Chiara Paolella, due new entry del team di Inside Factory ma che con il loro pragmatismo e la loro energia hanno saputo gestire il turbinio di attività di quest’evento!

“La preparazione di un evento così grande richiede un’ottima organizzazione e questo è raggiungibile solo attraverso una chiara e precisa suddivisione dei compiti. A parer mio, questo è avvenuto tenendo in considerazioni le qualità e le capacità specifiche di ognuno di noi, permettendoci da una parte di lavorare in serenità ma dall’altra è stata una grande occasione di crescita professionale attraverso il mix di competenze degli altri membri del team. La pressione e l’agitazione sono emozioni tipiche quando prepari eventi di questo genere, tuttavia con un buon lavoro di squadra è possibile tamponarle e avere più probabilità di riuscita. – Ha commentato Chiara, raccontando l’esperienza di esser catapultati in un mondo completamente nuovo!

“L’organizzazione della Convention è stato l’evento dove ho potuto prendere parte in prima persona all’organizzazione e mi sento molto fortunata per tre motivi: il primo per il luogo dove si è tenuto, che già basterebbe per far perdere il fiato a chiunque ci entrasse, il secondo per averlo fatto per una bella motivazione, ossia il benessere di un’azienda che raccoglie intorno a sé tante persone che credono nella forza del cambiamento, infine di averlo fatto con un team che ha trasformato la pressione e l’ansia in motivazione ed entusiasmo, che dal mio punto di vista sono importanti quanto i suoni, le luci o altri particolari che compongono un evento”

Sono entrata da soli sette mesi a Inside Factory e mai mi sarei immaginata che avrei preso parte all’organizzazione di un evento così grande e spettacolare come quello dedicato alla Convention dei 15 anni di VoipVoice. Ognuno aveva dei compiti ben precisi ma non sono mancati il supporto e l’aiuto reciproco costante che, in un team che si rispetti, sono essenziali per poter lavorare in modo efficiente. L’evento era diviso in due giornate, in tre diverse location, l’organizzazione non è stata semplice; ma, nonostante tutto, siamo riusciti a realizzarlo con successo. A confermarcelo sono stati i tanti ringraziamenti e complimenti sia di tutti gli ospiti che dell’amministratore delegato di VoipVoice Simone Terreni. Grata e molto soddisfatta di tutto il lavoro svolto insieme ad una squadra eccezionale.”, dice Costanza con un grande sorriso, gli occhi ancora stanchi ma felici e brillanti per l’emozione.

Tutta l’attività di coordinamento di questo importante evento è stata impostata con il lavoro dell’Executive Team di Inside Factory, con grande cura e attenzione a ciascuna fase dell’evento!

Serena Masoni, Executive Team di Inside Factory, si è dedicata anima e corpo alla riuscita dello stesso, con grande dispendio non solo di energie ma anche di premura! Un sogno diventato realtà come afferma lei stessa. “Organizzare un evento come quello che si è tenuto venerdì 3 e sabato 4 settembre, penso possa essere considerato come un atto di amore verso l’azienda per la quale si crea e verso l’ospite al quale vogliamo che rimanga un ricordo indelebile. È atto di amore, perché in esso risiede la cura e l’attenzione ad ogni dettaglio. Da quando ho cominciato ad occuparmi di eventi il mio desiderio è sempre stato quello di riuscire ad organizzare un evento all’interno del Salone dei Cinquecento, un desiderio che pensavo fosse dedicato solo “ai grandi”, ma quando è cominciato a diventare realtà, ho realizzato che anche noi siamo fra quei “grandi”. Varcare quella soglia, alzare gli occhi al soffitto, essere contornati da tutta quella bellezza trasmette un’emozione incredibile, difficile da spiegare. Per capirla la si può solo vivere. Gestire tre location diverse, una ventina circa di fornitori, star dietro alle tempistiche che ci avevano indicato, stando attenti che tutto quadrasse, che non fosse dato niente per scontato, non è stato affatto semplice e non nego di essere arrivata a fine dei due giorni esausta, ma molto felice e orgogliosa del risultato ottenuto”.

La supervisione e precisione di Martina Giacomelli, Executive Director di Inside Factory, sono stati determinanti per la riuscita e l’organizzazione dell’evento, che ancora non è riuscita a fermarsi neanche un secondo e commenta così l’esperienza: “I momenti che preferisco degli eventi sono quello immediatamente prima dell’inizio, quando intorno c’è silenzio e poi subito dopo <diventa tutto rock!>, e appena finito, quando le luci si spengono e ti guardi intorno. È lì che incontri gli sguardi del gruppo che ha lavorato insieme a te con passione ed energia per rendere tutto perfetto. Volti stanchi, gambe affaticate, scarpe di ricambio già indossate ma soprattutto occhi colmi di soddisfazione e di gioia! Questa è la condivisione massima che si può avere dopo mesi e mesi di duro lavoro e impegno, minuti, ore e giorni dedicati a rendere tutto perfetto per quell’evento che inizia e finisce il giorno prestabilito, all’orario prestabilito, con partecipanti felici di esserci stati. E sì, anche noi ci siamo stati e abbiamo vissuto insieme a tutti loro, sulla nostra pelle, una delle esperienze più entusiasmanti che possano esserci, perché creare un evento e renderlo tale vuol dire creare un’emozione. Questa stessa emozione che anche noi sentiamo addosso!”

Aver creato un’esperienza condivisa in un luogo che emanava tanta bellezza e maestosità hanno ripagato tutta la fatica dei mesi precedenti e saranno il nostro incoraggiamento per realizzare in futuro tanti altri eventi di questo genere! Ad maiora!

Parlare in pubblico: il palcoscenico è online | Intervista a Gianvito Tracquilio

Le capacità oratorie si possono acquisire con il tempo attraverso l’allenamento e la formazione. L’abilità di saper parlare di fronte a una platea o davanti una telecamera sta diventando una skill necessaria e utile per una moltitudine di professioni diverse, accumulate dalla consapevolezza che per una comunicazione efficace non basta avere dei contenuti validi ma bisogna anche saperli comunicare nella maniera più appropriata possibile per attirare l’attenzione degli ascoltatori.

Per questo motivo, Inside Factory ha organizzato un programma di formazione modellabile a seconda delle nuove esigenze lavorative, per venire incontro ai professionisti che si sono trovati con il lavoro rinnovato ma senza le competenze giuste per svolgere tutte le nuove mansioni professionali che richiedono l’utilizzo della tecnologia. In questa occasione, stiamo parlando dell’abilità di tenere un discorso pubblico digitale in modalità online che riesca a coinvolgere emotivamente il pubblico anche a distanza e permetta al comunicatore di far arrivare il messaggio che vuole trasmettere alla sua platea virtuale.

In nostro aiuto, il 17 giugno sarà presente il docente Gianvito Tracquilio, trainer, speaker, entertainer e artigiano delle emozioni con un corso dedicato ai discorsi davanti un pubblico virtuale e alle possibili tecniche che si possono adottare per rendere un discorso davanti una telecamera ugualmente avvincente e coinvolgente.

Gianvito Tracquilio è esperto di comunicazione, anche se in maniera atipica. Infatti, nel 2012 convinto che una buona comunicazione inizia con un corretto ascolto delle emozioni crea il “Formacolo” (tra formazione e spettacolo) con il quale realizza 5 format sulla comunicazione, la motivazione, il cambiamento e la finanza comportamentale. Nel 2017 inizia ad erogare il suo personale “Corso per parlare in pubblico e non solo”, dove l’arte oratoria è unita con il valore aggiunto delle emozioni.

La comunicazione non è unidirezionale ma quasi sempre bidirezionale e per ottenere una comunicazione efficace non basta che il messaggio sia stato costruito in maniera corretta ma serve anche che il ricevente abbia una soglia di attenzione sufficiente a decodificare il messaggio ricevuto. Gianvito Tracquilio interviene in nostro soccorso, perché nel suo corso “Parlare in Pubblico: il palcoscenico è online” ci fornirà una serie di consigli per rendere i discorsi online capaci di attirare l’attenzione del pubblico che ascolta da casa.

Una vita passata sul palco, una vita da public speaker, da artista e formatore! Una vita passata davanti alle persone, al proprio pubblico. Una vita fatta di applausi, emozioni lanciate con lo sguardo, i gesti e il corpo e accompagnate dalle parole. Un’esperienza personale e professionale completamente trasformata da marzo 2020, quando il “palcoscenico” si è spostato online. Cosa è cambiato dal punto di vista teatrale?

Tutta la categoria di professionisti che lavora come Speaker, entertainer, formatori abituati al live sentono la mancanza del Palco.

Il live ha un’energia di coinvolgimento totalmente diversa. Non solo fisica, di presenza, di preparazione, di prove e tanto altro. Per fisicità si intende il il contatto visivo con il tuo pubblico, quel muoversi sulla scena, nello spazio che crea atmosfera e coinvolgimento, che ti permette di cogliere sfumature della relazione con il tuo pubblico che in gran parte si annullano davanti ad uno schermo.

Cosa vuol dire essere un public speaker attraverso l’online?

Essere un public speaker on line oggi signifca assumersi la responsabilità morale di mantenere alti gli standard che c’erano prima di Marzo 2020.

Come ogni formatore che si rispetti, e visto che sono nato come Artista Illusionista e Mentalista, esiste il cambio di premesse, il pensiero laterale, quello che se applicato nella maniera corretta ci obbliga in maniera positiva, a metterci in discussione per capire quali sono le opportunità che dobbiamo cogliere da questo periodo di transizione planetaria.

Questo è stato un anno a mio parere estremamente produttivo. In ottica di Gioco infinito (cosa possono fare gli altri) è iniziata una importantissima condivisione per trovare altre modalità di interazione, non tanto di per se efficaci, ma che agevolassero il raggiungimento dei nostri obiettivi principali: stupire, comunicare, educare, coinvolgere.

Cosa vuol dire essere un public speaker attraverso l’online?

Essere un public speaker on line oggi signifca assumersi la responsabilità morale di mantenere alti gli standard che c’erano prima di Marzo 2020.

Come ogni formatore che si rispetti, e visto che sono nato come Artista Illusionista e Mentalista, esiste il cambio di premesse, il pensiero laterale, quello che se applicato nella maniera corretta ci obbliga in maniera positiva, a metterci in discussione per capire quali sono le opportunità che dobbiamo cogliere da questo periodo di transizione planetaria.

Questo è stato un anno a mio parere estremamente produttivo. In ottica di Gioco infinito (cosa possono fare gli altri) è iniziata una importantissima condivisione per trovare altre modalità di interazione, non tanto di per se efficaci, ma che agevolassero il raggiungimento dei nostri obiettivi principali: stupire, comunicare, educare, coinvolgere.

Oltre alle competenze tecniche informatiche, alla predisposizione per una giusta inquadratura e posizione, quali altre capacità deve avere un buon oratore digitale?

 1) Mai sottovalutare l’interazione in video da quella live, lo statement mentale deve essere superiore agli standard ai quali eravamo abituati.

2) Mai sottovalutare il rispetto che è necessario avere in egual maniera per il tuo pubblico (abbigliamento, modalità di comunicazione, sorriso, coinvolgimento ec.)

3) Il rispetto dei tempi, il coinvolgimento dei partecipanti, il valore dei contenuti ma soprattutto, l’entusiasmo.

Nella prima parte del corso si parla di Public Speaking in senso generale. Che cos’è concretamente un atto di Public Speaking e in che modo è possibile emozionare il pubblico online? Si ha la stessa intensità che sarebbe stata possibile durante un evento live?

Un atto di public speaking per quanto mi riguarda è Emozione in vita perché quando comunichiamo, qualsiasi sia il nostro speech, il desiderio e l’obiettivo è quello di far vivere un’emozione.

Personalmente, sono un sentimentale e sento la mancanza dell’entrata in scena accompagnata da una musica coinvolgente, da un video motivante, da un voice over emozionante, da un gioco di luci che coinvolge il pubblico partecipante, sarei quindi disonesto nel dire che l’intensità è la stessa. Davanti ad una webcam è inverosimile pensare a questo tipo di interazione.

La soluzione? Dobbiamo cambiare registro, l’emozione deve passare indubbiamente e mi ripeto, dall’entusiasmo che l’oratore ci mette nel presentare i suoi contenuti. Entusiasmo che arriva dall’esperienza condivisa nel tempo, dal desiderio di permettere ai partecipanti di avere a disposizione una nuova idea da mettere in pratica.

Improvvisare è un’arte e un buon oratore deve sicuramente dimostrare di avere possesso del proprio palcoscenico anche durante un evento online.

Come è possibile gestire al meglio degli imprevisti, siano essi tecnici che non, senza farsi prendere dal panico o senza interrompere la narrazione dello speech?

Ho sempre timore di questo tipo di domande prima di un mio intervento, facciamo le corna che ne dice? Scherzi a parte, la prima regola, sull’intervento provare, provare a ancora provare. Si prova per l’evento dal vivo, davanti allo specchio, davanti alle slide, sul palco, con la regia audio e luci, e allo stesso modo si prova prima di un intervento on line.

Nell’online alcuni giorni prima si fanno prove tecniche con le regie del committente che mette a disposizione la piattaforma di accesso. Una copia delle proprie slide alla regia e un secondo device a disposizione nel caso dovesse accadere qualche cosa a quello principale (intanto mentre lo dico sto acquistando amuleti su Amazon). In un secondo device io tengo sempre a portata di mano il duplicato della presentazione e un altro duplicato è in mano alla regia committente, 3 copie sono meglio di 2. Provare l’audio, il video, la sequenza delle slide. Se poi ho un Black out improvviso in casa, non posso fare molto, se non con pazienza connettermi nuovamente.

L’errore umano poi è e rimane umano. Nessuno è perfetto. Si chiede semplicemente scusa con umiltà.

Nella seconda parte del corso, sarà fatto un focus sulla scrittura e in particolar modo alla scrittura di contenuti da inserire all’interno dei canali social. Anche in questo caso emozionare è fondamentale, ma soprattutto è importante attirare l’attenzione del pubblico. Ci può anticipare alcuni degli elementi essenziali che un post deve avere per catturare il lettore? Che relazione c’è poi tra un testo scritto ed uno speech vocale invece?

La pausa verbale fa riflettere, mantiene sospeso un concetto, che crea una transizione tra un concetto ed un altro, permette alla platea di elaborare quanto appena detto, anche la pausa all’interno di un testo ha questo fine, una pausa dettata da uno spazio bianco tra un concetto ed un altro. Blocchi di testo brevi, concetti chiari e immediati, parole semplici.

Come sul palco vale il concetto delle percentuali 15% 70% 15% apertura, contenuto e chiusura, anche in un testo in quel primo 15% agisce il cervello e in quel momento l’oratore che deve convincere il proprio pubblico, che si può fidare di te. Dopo che si è fidato di te, entrano in gioco le emozioni, quelle del nostro cervello limbico.

Cosa stiamo comunicando, quali concetti vogliamo condividere, come li vogliamo condividere?

Poi chiudiamo con un invito all’azione, che può avere diversi aspetti…agisco dal punto di vista fisico o di pensiero. In questa sequenza dobbiamo mantenere l’ordine sopra indicato, rettile, limbico neo corteccia, o come diceva Aristotele Ethos, Pathos Logos.

Fondamentale oggi sono le parole che utilizziamo. Prima di tutto parole giuste nel giusto ordine. Spesso esprimiamo concetti corretti, ma utilizziamo le parole nell’ordine sbagliato e quando lo facciamo, avendo le parole un peso, facciamo danni.

Nei tuoi corsi di formazione e nella tua carriera hai unito la comunicazione all’emozione. Perché hai scelto di definirti Artigiano delle Emozioni? Qual è secondo te il legame quasi imprescindibile tra comunicazione ed emozione?

Partiamo dal legame. Ho avuto l’onore di lavorare per 20 anni in Barbella Gagliardi e Saffiro, che forse alle nuove generazioni diranno poco. Sono 3 maestri eccelsi del Copywriting pubblicitario a livello mondiale. La loro agenzia oggi appartiene per intenderci al gruppo Pubblicis, che è il 3° Network della comunicazione nel mondo. In pubblicità la Call To Action passa dalle parole, poche, sintetiche, dirette, potenti che ti emozionano.

Una dei miei ultimi lavori in agenzia fu seguire la campagna FIAT DOBLÒ JAMAICA, dove prendemmo una storia vera, 4 jamaicani che arrivati in ritardo all’Iscrizione alle Olimpiadi, l’unico spazio sportivo rimasto disponibile era il BOB INVERNALE. Accettarono la sfida con la loro allegria, il loro stile di vita. Si sono allenati, sono arrivati ultimi ma è stata la squadra più amata di quella edizione Olimpica. Il Claim della Campagna era : Se puoi pensare, puoi farlo! Una campagna che ha emozionato perché è riuscita ad avvicinare il marchio Fiat a target inaspettati.

Le emozioni, quando calibrate in maniera corretta smuovono il mondo.

ARTIGIANO: L’artigiano non lavora a livello industriale. L’artigiano si sporca le mani, ti ascolta, si prende cura del tuo obiettivo e del tempo necessario per realizzarlo. Io questo processo lo porto avanti sia nella consulenza come Trainer formativo con il mio corso per parlare in pubblico che in qualità di life e Business Coach. L’artigiano non lavora sul semplice, immediato, facile e poco costoso. L’artigiano lavora sulle complessità in disordine, le mette in ordine e ti restituisce una consapevolezza e lo fa in uno spazio temporale che è estremamente necessario perché dia i risultati giusti. Poi tocca a te mettere in pratica quanto appreso se vuoi i tuoi risultati, il tuo reale interesse a comunicare bene per vivere meglio.

Un professionista che determinazione e competenze di argomenti ma è impreparato dal punto di vista di presenza scenica e come oratore, quanto ci mette a formarsi e diventare bravo e professionale anche nel parlare in pubblico? Soprattutto, è possibile?

Tutto è possibile, siamo andati su Marte….cosa è impossibile? È necessario un ingrediente scomposto in due parti, il tempo.

Le persone stonate, ha presente? Beh, nessuno di noi è stonato, vale solo l’esercizio che mettiamo in pratica.

1)           Rispettare il tempo per raggiungere i propri obiettivi, senza aver paura di sbagliare. Se elencassi i miei errori che ora ricordo con gioia, ci sarebbe da scrivere un libro.

 2)          La differenza tra fare una cosa e non farla si chiama semplicemente interesse. Se sei interessato e se rispetti il tempo per raggiungere il tuo obiettivo si realizza tutto, l’importante è dare vita alla propria unicità, ma qui entriamo nel concetto di Leadership e della gestione della propria Leadership.

3)           Per concludere con un detto: Guttaa Cavat Lapidem diceva “la goccia che scava nella roccia.”

Inside Schooling è un percorso formativo modellabile dal partecipante a seconda delle proprie esigenze di professionista, proponendo una formazione specifica su vari ambiti professionali dopo il grande impatto portato dall’avvento preponderante del digitale. Che ne pensi di questa idea e perché hai scelto di partecipare?

Perché tutto lo stff di Inside Factory, capitanato da un grande Simone Terreni che ho intervistato nei primi mesi di pandemia è la dimostrazione del cambio di paradigma che questa pandemia ha insegnato a tutti noi e che Simon Sinek definisce egregiamente in quel Gioco infinito che ho descritto prima: Cosa posso fare per gli altri.

Smettiamola di pensare al nostro orticello a fare solo fatturato e intascare soldi. Guadagnare dobbiamo farlo tutti, ma facciamolo con etica e responsabilità e soprattutto facciamolo aiutando chi è rimasto indietro a riprendere in mano la propria vita.

Io questo gioco infinito lo vedo quotidianamente nella squadra dei management Voip che postano contenuti di alto livello umano su Linkedin ogni giorno e da tutte le iniziative che hanno messo in piedi con grande coraggio da Marzo 2020 e ricordiamoci, il coraggio è azione che viene dal cuore. Preferisco far parte di una squadra che ci mette cuore nel suo agire, scelgo da che parte stare e a bordo di quale nave fare il mio viaggio.

Marie Curie diceva: “Fai della tua vita un sogno e di un sogno la realtà“.

Alcuni sogni impostati con Simone sono stati momentaneamente messi da parte, altri hanno preso vita, che fai, non li condividi?

A quali professionisti pensi possa essere rivolto il tuo corso e cosa ti piacerebbe lasciare ai partecipanti?

Mai fatto selezioni di destinatari, la buona comunicazione è destinata a tutti, come diceva il buon Dumas: “Tous pour un, un pour tous”.

Mi piacerebbe lasciare, un tassello in più di conoscenza da portare a casa e da utilizzare fin da subito per iniziare anche a giocare con le complessità di questa vita con una prospettiva diversa. In 4 ore non cambierò di sicuro la vita dei partecipanti, ma se ogni partecipante metterà in pratica i contenuti che porterò in questo primo e breve percorso, potrà affrontare alcuni ostacoli del quotidiano con quella consapevolezza utile a vivere in maniera sana, con sé stessi e con il prossimo

Competenze e tecniche per la negoziazione commerciale: intervista a Luciano Ruggeri

Il relatore del quarto appuntamento del programma di formazione, Inside Schooling, è Luciano Ruggeri, Coach e Personal Voice Trainer, che da oltre venti anni ha una esperienza da formatore per professionisti del settore delle vendite.

I corsi di formazione, che Luciano Ruggieri conduce, hanno come file rouge il miglioramento dei comportamenti organizzativi e manageriale all’interno delle aziende, difatti è esperto di leadership e di public speaking, con una conoscenza approfondita sull’utilizzo della voce durante i dibattici pubblici.

Il corso, che si terrà giovedì 10 giugno, “Competenze e tecniche per la negoziazione commerciale” vuole porre al centro dell’attenzione la figura del venditore, e come modificare il proprio comportamento abituale rendendo l’azione più incisiva, consapevole ed efficace per il raggiungimento degli obiettivi tipici di una vendita creativa.

 Il programma di formazione di Inside Factory ha lo scopo di accompagnare le figure professionali, che in questo anno si sono trovate a modificare le proprie attività lavorative quotidiane a causa dei nuovi ritmi e modalità che la pandemia ha imposto in diversi ambiti di lavoro, in un aggiornamento sulle nuove possibilità che il digitale offre per far crescere il proprio business.

Per questo motivo, il corso avrà come focus la figura del venditore, una figura che ha sempre visto la vicinanza con il cliente uno dei requisiti fondamentali per la conclusione di una vendita. L’instaurazione del rapporto di fiducia tra il venditore e il potenziale cliente, è stata messa in crisi in questi mesi a causa dell’impossibilità di utilizzo di tutte quelle azioni non verbali che agevolavano la nascita del rapporto e che a distanza non hanno lo stesso impatto che avrebbero avuto attraverso in un incontro dal vivo.

Marzo 2020 ha segnato il punto iniziale di cambiamento più grande dell’ultimo decennio a livello mondiale, determinando anche una nuova attenzione (imposta e necessaria) al digitale. Il dover essere presenti online a tutti i costi e come unico mezzo, ha comportato quindi anche una trasformazione del lavoro. Oggi vogliamo concentrarci su come è cambiata la figura del commerciale, del venditore. Che cosa ne pensi?

Il cambiamento è stato travolgente, pochi erano preparati e tuttora molti non sono competenti per affrontare questa condizione e quindi non è stato possibile essere in grado di poter essere formati per questa condizione che apparentemente sembrava semplicemente affrontabile mettendosi davanti ad un computer e parlare comunicando con i clienti.

I commerciali di oggi vivono uno scarto comunicativo che li mette nella condizione di non poter utilizzare le modalità che di solito avevano a disposizione se non in parte e quindi hanno una serie di difficoltà che vanno affrontate con energia e percorsi formativi capaci di adeguare la loro azione alle nuove condizioni.

Come può il venditore avere la stessa efficacia nel proporre il proprio prodotto o servizio da dietro un pc piuttosto che in presenza? Quali sono le differenze e quali le uguaglianze?

Serve di certo rendersi conto che esistono dinamiche relazionali diverse e spesso contrapposte a quelle che venivano utilizzate in presenza. L’efficacia è data dalla conoscenza di molti fattori che possono creare un contesto che possa attirare, ispirare, emozionare e persuadere il cliente. Questi fattori si possono mettere in atto attraverso un percorso formativo su questi temi:

Una voce armonica capace di dare un effetto rassicurante, l’originalità dell’approccio, una cornice d’accordo che metta a proprio agio il cliente, l’energia emotiva capace di mantenere elevata l’attenzione e una sequenza di argomentazioni sul servizio e prodotto preparate con cura.

È possibile instaurare un rapporto di fiducia forte con il cliente, anche se a partire dal primo contatto e per i successivi, l’unico mezzo è l’online? In che modalità?

La fiducia è possibile ottenerla quando abbiamo potuto dimostrare: coerenza e professionalità, di fatto questo che può accadere solo se l’azienda che ognuno rappresenta ha creato un’immagine che dimostri al cliente quale sia stata la soddisfazione che i clienti già stanno utilizzando i servizi che si vogliono proporre. Le storie di clienti soddisfatti sono la premessa per acquisire la considerazione che può essere interessante stare ad ascoltare

L’on-line non è l’unico mezzo, occorre conoscere il proprio target e dove si informa, dove si documenta, su quali canali acquisisce informazioni. Il marketing deve fare un grande lavoro su questo.

Quali sono i principali fattori che influiscono sulla scelta d’acquisto?

I fattori sono molteplici. Mi permetto di dire che tra tutti i fattori l’affidabilità è al primo posto, poi esiste la qualità del prodotto parametrata al livello adeguato che si attende il cliente, la garanzia dell’assistenza, l’utilità per rendere più veloce il suo business e quanto tempo gli farà risparmiare

Esistono delle tecniche, dei metodi per riuscire ad entrare nella mente del consumatore? Ma soprattutto, chi è il consumatore per il venditore?

Si esistono e sono la garanzia che tutto si può imparare, esistono percorsi formativi che permettono di conoscere come agiscono le emozioni e la ragione che sono contemporaneamente coinvolte in ogni comunicazione.

Il consumatore è per il venditore la sfida rispetto a quanto per lui sia possibile essere in grado di ascoltare le sue vere esigenze e bisogni sui quali si è preparato immedesimandosi nella sua situazione.

Il primo argomento del corso è “Emozioni e Processo Decisionale: quando la ragione non basta”. Quando la ragione non basta intervengono le emozioni e le sensazioni. Parlando alla figura del venditore, oltre alla professionalità e alla competenza, nonché alla ragione, sarebbe meglio che unisse un comportamento empatico per far muovere bisogni ed emozioni in chi lo ascolta. La personalità individuale influisce sulla possibilità di diventare un buon venditore?

La personalità influisce quando è in grado di adattarsi in modo propositivo alla personalità del cliente.

La capacità da allenare è una profonda attenzione all’ascolto delle paure e dei desideri del cliente, per essere nelle condizioni di saper riconoscere il criterio con cui il cliente sceglie, il modo con cui valuta come sono rispettate le sue necessità di avere conferme riguardo la possibilità di scegliere senza il rischio di sbagliare.

Esistono varie fasi della negoziazione tra venditore e acquirente. Ne esistono alcune che sono più importanti e che potrebbero fare la differenza per la conclusione di una trattativa? C’è qualcosa che online non dovrebbe secondo te mai mancare?

Quello che non dovrebbe mai mancare è la corretta sequenza della trattativa stessa, ovvero :

1- Riconoscimento ed accettazione del proprio ruolo da parte del cliente

2- Analisi della situazione del cliente rigorosa e trasparente

3- Qualità delle domande rispetto a quali sono le aspettative del cliente

4- Far percepire il beneficio che il cliente otterrà con certezza

5- Presentare progetti e non prodotti.

Tra le sue qualifiche è presente anche quella di Personal Voice Trainer, ossia Trainer della voce, per un utilizzo consapevole di questo potente strumento! Come cambiano le modalità di utilizzo della voce quando si parla di incontri digitali?

Nella condizione on-line la voce è ancora più determinante che in presenza. Serve allenarla in modo che sia energetica, modulata, con pause significative su parole chiave che rappresentano il valore dell’azienda che ogni commerciale può trasferire al cliente.

Curiamo i contenuti e dimentichiamo che non siamo percepiti per quello che diciamo ma per “come lo diciamo”.

Inside Schooling è un progetto di formazione modellabile a seconda delle proprie esigenze professionali che ha lo scopo di proporre una formazione continua e di valore in base alle esigenze che il cambiamento dell’approccio costante al digitale impone. Che ne pensi di questo format e perché hai scelto di partecipare?

Il format è originale, utile e particolarmente efficace in quanto mette a disposizione diverse professionalità che insieme concorrono ad una crescita multidisciplinare.

A quali professionisti pensi possa essere rivolto il tuo corso e cosa ti piacerebbe lasciare ai partecipanti?

A tutti coloro che desiderano avere contenuti che rispetto alle proprie esperienze di lavoro possano confrontarsi con serietà e quindi accrescere il proprio livello di conoscenze e competenze.

Vorrei lasciare alcune competenze che possano essere utilizzate nella realtà di tutti i giorni così da poter contribuire alla propria personale crescita, nella certezza e la convinzione che ognuno di noi è molto più di quello che pensa di essere e vale molto più di quello che pensa di sapere.

Il profilo LinkedIn strumento di Social Selling e Personal Branding: intervista a Maria Letizia Russo

Inside Schooling ha ospitato Maria Letizia Russo per il suo terzo appuntamento di formazione. L’argomento del corso di formazione è stato “Il profilo LinkedIn, strumento di Social Selling e Lead Generation per Sales e Professionisti”, e si è concentrato sull’utilizzo delle piattaforme social e degli strumenti digitali per le strategie di vendita aziendali.

Maria Letizia Russo dopo una lunga carriera all’interno di una organizzazione aziendale, dove ha acquisito una grande competenza nel settore del marketing, ha deciso di diventare una libera professionista e mettere a disposizione il proprio know-how per tutte le aziende che vogliono ampliare la propria rete di clienti attraverso l’utilizzo delle piazze virtuali.

I social media sono diventati degli strumenti imprescindibili all’interno del processo di vendita, gran parte dei potenziali clienti è presente sui social, spesso è lo stesso cliente che cerca informazioni online e preferirebbe pagare e comprare il prodotto direttamente attraverso il web. Per questo motivo, Maria Letizia Russo, aiuta i venditori ad aggiornarsi e cambiare la loro strategia di vendita per permettere che la domanda e l’offerta si incontrino e per ampliare il bacino di utenti cercandoli sui social media. LinkedIn è la piattaforma prescelta per ricoprire questo ruolo e soddisfare queste finalità: permette alle aziende di divulgare la propria immagine aziendale e allo stesso tempo vendere i propri prodotti a un pubblico infinitamente più grande di quello che si potrebbe trovare attraverso le strategie di vendita tradizionali.

La pandemia ha reso quasi indispensabile questo processo di digitalizzazione dei processi di vendita, infatti quando le aziende sono state costrette a chiudere il proprio luogo di lavoro fisico, il digitale è diventata la nuova e unica vetrina di molti venditori.

LinkedIn ormai è sulla bocca di tutti. Ma quanti lo conoscono veramente secondo il tuo punto di vista?

Davvero una bella domanda! Dipende da cosa intendiamo per “conoscere veramente LinkedIn”. Per me vuol dire avere consapevolezza del valore di ogni sezione del profilo, conoscere il motore di ricerca e come legge il profilo, sapere cosa e come scrivere un profilo veramente leggibile secondo criteri di scrittura efficace.

Conoscere Linkedin significa cogliere cosa interessa davvero le persone nella nostra rete e come scrivere post leggibili per le persone considerando il poco tempo che hanno a disposizione, la velocità dei social e la bassa soglia dell’attenzione di ogni essere umano.

Conoscere Linkedin significa anche conoscerne il galateo, il tecnicismo dell’algoritmo che dona o toglie visibilità a profili e post pubblicati e sapere quali sono le logiche del networking di qualità.

Trovare chi conosce tutto ciò, non è semplice.

LinkedIn negli anni è cresciuto molto, diventando il luogo virtuale per eccellenza in cui incontrare professionisti per finalità di Business. Allo stesso tempo, però, ancora tante aziende o professionisti non lo utilizzano. Come mai c’è questo distacco rispetto all’utilizzo di un social business secondo te? Quali sono invece i motivi per cui è importante essere presenti?

C’è ancora poca cultura nell’utilizzo di Linkedin, nonostante i numerosi iscritti nel nostro paese.

Credo che molti siano ancora legati all’idea di LinkedIn come luogo in cui pubblicare un curriculum online, si iscrivono, lo utilizzano finché cercano lavoro, per poi abbandonarlo fino alla ricerca di una nuova posizione lavorativa.

Un motivo chiave per essere presenti è la consapevolezza che LinkedIn offre la possibilità di creare, ottimizzare e aggiornare costantemente la nostra identità digitale online anche per chi non ha un proprio sito personale, a questo proposito basti pensare che il profilo Linkedin viene letto da Google semplicemente digitando il nostro nome.

Tutto ciò è determinante per il nostro personal branding, elemento tutt’altro che da sottovalutare.

Profilo personale e pagina aziendale: due elementi necessari ma molto diversi tra loro. Ci sono delle aziende che invece di aprire una pagina dedicata, inseriscono tutte le informazioni sul profilo personale. Cosa ne pensi?

Penso che sia un trucchetto tutt’altro che raccomandabile, si cerca di superare le difficoltà del gestire una pagina utilizzando un profilo con logo al posto della foto e nome azienda anziché cognome e nome.

Pochi sanno che questa pratica è contraria al contratto di Licenza di LinkedIn in quanto richiede espressamente ai profili di avere l’identità di una persona reale e identificabile (art.8.2)

Io consiglio di imparare a gestire al meglio la pagina LinkedIn ed evitare questa pratica, non pochi profili creati in questo modo sono stati chiusi perdendo tutte le connessioni create, è inoltre da considerare che un profilo così creato non potrà nemmeno essere successivamente convertito in pagina.

Inoltre, chi non crea una pagina, perde la possibilità di avere una presenza ufficiale dell’azienda su Linkedin, di pubblicare post sponsorizzati oppure offerte di lavoro e di avere degli analytics molto dettagliati dei follower della pagina e delle visite al proprio sito.

Cosa significa curare il proprio profilo LinkedIn? Ci sono degli step imprescindibili?

Curare il profilo vuol dire compilarlo in ogni parte esaustivamente, inserire le parole chiave che possono essere oggetto di ricerca per un nostro prodotto / servizio e renderci rintracciabili dal motore di ricercare.

La cura del profilo è ben diversa dalla semplice compilazione, presuppone di inserire contenuti visivi allegandoli alle varie sezioni, inserire attestato dei corsi frequentati, mettere in evidenza nell’apposita sezione articoli, video, immagini significative ed essere sempre pronti a modificarlo e aggiornarlo rendendolo costantemente in linea con la nostra identità lavorativa attuale.

La cura del profilo va oltre il profilo stesso e interessa anche lo sviluppo di una rete di contatti utili al proprio business e la pubblicazione di post interessanti per la propria rete.

Esserci ok, ma non in modo passivo. Puoi darci dei consigli per una content creation efficace? Le keywords possono essere di aiuto?

Content creation efficace vuol dire:

  • Scrivere contenuti interessanti per la propria rete
  • Scrivere secondo i migliori canoni di scrittura efficace valutando attentamente:
    • incipit
    • sintesi del contenuto
    • leggibilità del testo
  • Utilizzare nei contenuti le parole chiave che l’algoritmo leggerà associandole al profilo e restituendo un risultato di coerenza tra il contenuto e chi lo pubblica

Tra gli argomenti che tratterai all’interno del corso, oltre all’utilizzo di LinkedIn, approfondirai i concetti di Personal Branding e Social Selling. Potresti darci una breve definizione? Sono strategie complementari fra loro o possono essere utilizzare singolarmente?

Possiamo tranquillamente affermare che il personal branding è propedeutico al social selling. Con il personal branding raccontiamo e trasmettiamo chi siamo nel miglior modo possibile.

Con il social selling cerchiamo contatti in target con il nostro cliente e pubblichiamo contenuti di interesse per la nostra rete, contemporaneamente le interazioni positive diffondono i contenuti su LinkedIn rintracciando altri contatti in target, sino ad ottenere richieste di incontro / preventivo spontanee.

Questa sintesi del social selling fa comprendere facilmente quanto sia fondamentale avere un profilo che trasmetta al meglio chi siamo e di cosa ci occupiamo in modo totalmente allineato al concetto di personal branding.

LinkedIn, come gli altri Social Network, funziona tramite algoritmi. Puoi svelarci un segreto per avere la massima visibilità all’interno della piattaforma?

Scrivere per le persone prima che per l’algoritmo. Se un post piace alle persone, la loro interazione viene premiata dall’algoritmo che aumenterà la visibilità del post sino a renderlo virale.

Chi non conosce davvero la propria buyer persona, difficilmente potrà incontrare il favore dell’algoritmo.

Essendo un social di networking con ottime possibilità di business, solo i commerciali dovrebbero esser presenti su LinkedIn? Ci sono inoltre delle skills particolari che devono essere apprese?

Chiunque dovrebbe essere presente su Linkedin!

I commerciali cercano il loro buyer, i buyer presenti con un buon profilo trasmettono la loro professionalità, qualsiasi dipendente che conosca e utilizzi Linkedin al meglio rappresenta positivamente la propria azienda con vantaggi win-win per l’azienda e per il dipendente.

Curare la propria reputazione su LinkedIn è oggi la vera skill che serve sia per il social selling sia per il persona branding.

Da dove consiglieresti di partire ad una azienda che vuole intraprendere un processo di transizione al digitale e aprire quindi un canale LinkedIn?

Consiglio di formarsi sull’utilizzo di LinkedIn in ogni aspetto, pagina, profili, contenuti, sponsorizzazioni e offerte di lavoro.

Formare i propri team marketing, comunicazione, HR e Sales perché la gestione della pagina ottimale va fatta a più mani, con un lavoro di squadra e un confronto costante.

Successivamente consiglio di informare i dipendenti in merito all’utilizzo che l’azienda intende fare di LinkedIn quale canale della comunicazione social aziendale e formarli affinché si sentano sicuri e motivati all’utilizzo del social.

Dipendenti e Sales sono i migliori brand ambassador per un’azienda su LinkedIn.

Hai deciso di abbandonare un lavoro aziendale per diventare imprenditrice di te stessa. Quanto è stato difficile costruirti un’immagine forte a tal punto da diventare un’esperta nel settore del marketing online?

La parte più difficile e impegnativa è stata quella di formarmi mentre lavoravo, ho cercato nel più breve tempo possibile di formarmi su ogni campo del digital marketing investendo tempo e budget, sacrificando fine settimana e molte notti per imparare tutto ciò che mi poteva essere di supporto, SEO, Social, Advertising, WordPress, Email Marketing ma soprattutto la strategia digitale.

Successivamente non è stato facile prendere la decisione di lasciare un posto di lavoro aziendale quando non ero più giovanissima, avendo ampiamente passato i 40 anni.

La mia immagine si è creata e rafforzata mentre studiavo, leggevo, testavo e ne parlavo nei post e negli articoli che scrivevo per diversi blog, ad un certo punto la professionista era lì, con le sue competenze, esperienze, riconoscibilità e credibilità pronta a fare il salto e diventare imprenditrice di sé stessa.

L’immagine cresce con noi e si rafforza ogni giorno.

Inside Schooling è un percorso di formazione digitale modellabile dal partecipante a seconda delle esigenze professionali che propone una formazione verticale su attività che sono state trasformate dall’impatto completo dell’online. Perché hai scelto di partecipare e cosa hai visto nel progetto?

Il progetto di Inside Schooling offre la possibilità di formarsi su temi utili alla crescita di aziende e professionisti, permette loro di assumere consapevolezze nuove sulla realtà online e di fare scelte consapevoli, questo è in linea con la mia attività di trainer su LinkedIn e per questo motivo ho accettato con piacere di far parte di questo progetto.

Se dovessi scegliere un’unica “pillola” cosa vorresti che i professionisti partecipanti recepissero dal tuo corso?

Vorrei che comprendessero l’importanza dell’Esserci e del Farsi trovare su LinkedIn.

Comunicare in maniera efficace: intervista a Francesca Anzalone | 2° parte

In vista del secondo appuntamento del percorso di formazione di Inside Schooling, “Come comunicare in maniera efficace e prevenire crisi di digital reputation” che si terrà domani, 27 maggio, pubblichiamo la seconda parte dell’intervista a Francesca Anzalone, professionista nell’ambito della comunicazione digitale e futura docente del corso all’interno della scuola digitale di Inside Factory.

Nella prima parte dell’intervista, Francesca Anzalone ha fornito una definizione chiara dei concetti che tratterà all’interno del corso, tra cui Brand Reputation, diritto dell’oblio e crisi mediatica, adesso si entrerà più in profondità attraverso esempi pratici e azioni concrete, che costituisco il cuore della comunicazione digitale e che Francesca in prima persona affronta quotidianamente nel suo lavoro.

Quando si parla di Brand Reputation, non si può non parlare di identità aziendale. Infatti uno degli argomenti del corso è proprio “Semantica e Tassonomia identitaria”, puoi dirci in poche parole di che cosa si tratta?

Questo aspetto si concretizza con il manuale di semantica identitaria che è il frutto di una ricerca che parte dalla mia ricerca costante nella parola, d’altronde la mia laurea era ad indirizzo filologico-letterario e dunque in più di venti anni mi ha portata a coniugare la parola con il digitale: i miei due più grandi amori professionali. Costruire la semantica di un’azienda significa permettere una comunicazione fluida, partecipata, inclusiva sia verso l’interno che verso l’esterno. Ma soprattutto una scelta delle parole giuste: quelle che tutti riconoscono e attraverso le quali riusciamo a garantire coerenza. Ma come sempre la mia concretezza mi porta a verificare che ogni parola sia in linea con le azioni, con i valori dichiarati e dunque prevenzione di rischi di crisi mediatica. E non ultimo a identificare tutte le parole da evitare che ruotano attorno a questa sfera centrale di consapevolezza. Responsabilità nell’uso della parola. Questo aspetto è sicuramente molto impattante anche nella comunicazione tra persone e dunque nella costruzione di relazioni significative.

Parlando di crisi e di Brand Reputation, ci puoi fare degli esempi di una comunicazione sbagliata che poi ha portato a una crisi mediatica?

Sono migliaia gli esempi, se digitamo washing o backlash o shit storm all’interno di Google ci confrontiamo esattamente con quello che avviene in una crisi. Possono nascere da una dichiarazione infelice di una figura istituzionale, ma anche una parola che non trova corrispondenza nelle azioni concrete e nei dati, esempi numerosi sono nell’ambito della sostenibilità rispetto all’impatto ambientale. Ma anche su terminologia che viene inserita nei packaging di prodotto. Torniamo alla tasso-nomia e alla semantica. Un manuale corporate e un manuale brand garantiscono proprio questo: la validazione di termini utilizzati con responsabilità e consapevolezza o meno. E che implicano il coinvolgimento di professionalità verticali: dunque per costruire una comunicazione consapevole e responsabile su una tassonomia corretta ci sono verifiche costanti da parte di ciascun referente. Il mio ruolo è di coordinare tutto questo: essere stata contaminata da tante figure e avere compreso la necessità di unirle in uno stesso tavolo di lavoro per verifiche incrociate. Queste figure come il Diversity Manager, Sustainability Manager, Inclusion Manager, Crisis Manager e potrei elencare una serie di professionisti lunghissima ci permette anche di valutare e identificare i KPI relativi al prodotto, al servizio … e dunque analizzare le probabilità di rischio. Diciamo che nella mia attività si lavora di interconnessioni e relazioni significative tra parole, persone, prodotti, servizi, azioni …

Hai tenuto molti corsi di formazione, durante la tua carriera, questo ti ha permesso di vedere molte realtà che lavorano con la comunicazione digitale. Mi piacerebbe sapere il tuo parere sul famoso digital divide e quanto in Italia è presente la consapevolezza e la conoscenza delle potenzialità degli strumenti digitali?

Sono 23 anni che coniugo la mia carriera di docente accademica, formatrice con quella di servizi e prodotti per il mercato. Ho avuto l’immensa gioia di poter formare parecchie migliaia di persone e ho iniziato in aula proprio con corsi destinati all’alfabetizzazione informatica. Era il 1997 e tenevo corsi per over 65, donne inoccupate e bambini sull’alfabetizzazione informatica e Internet. Il problema reale era “come si gestisce il mouse” un oggetto che non faceva parte della nostra vita. Da lì ho focalizzato tutte le mie ricerche sull’usabilità (il mio primo libro era proprio dedicato alla comunicazione in rete e all’usabilità). Potrei dirti la mia vera scuola è nata lì: cultura digitale e impatto socia-le. Quindi mentre prima la divisione era dettata da oggettive difficoltà per le quali l’uomo doveva adattarsi alla macchina oggi lo smartphone è lo strumento che ci permette di superare questa difficoltà. Gli strumenti si stanno avvicinando all’uomo, ad esempio il linguaggio naturale che utilizziamo negli assistenti vocali che stiamo “umanizzando”. Quindi diminuisce la necessità di competenze nell’uso comune e quotidiano, dobbiamo lavorare moltissimo nell’educazione al digitale e a ciò che implica: opportunità e rischi. Dobbiamo lavorare molto su questo aspetto educazione digitale e educazione civica digitale sia nelle professioni che nella scuola che nella società. Il mio sogno: gene-rare occasioni di divulgazione del digitale, accessibili a chiunque, mostrando contestualmente opportunità e rischi.

Inside Schooling è un format di formazione modellabile a seconda delle proprie esigenze e ha lo scopo di proporre una formazione continua e di valore in base alle esigenze che i cambiamenti esterni impongono? Che ne pensi?

Penso che sia una bellissima idea e opportunità per chi ne beneficia. Avere professionisti ed esperti a disposizione per costruire un percorso efficace di crescita è oggi fondamentale. Il punto è che spesso le persone non sanno quale sia la loro esigenza e dove manchino in competenze. Accompagnarli è un ottimo supporto.

Quali competenze ti piacerebbe lasciare ai futuri partecipanti al corso del 27 maggio?

Come dico sempre il tempo è tiranno per cui la prima competenza, fondamentale che voglio lascia-re è quella di essere in grado di capire se il fornitore che stiamo utilizzando è un valore aggiunto, ovvero ci sta accompagnando in una crescita, oppure ci sta portando solo e soltanto nelle sue abitudini e dunque in ciò che è più comodo per il suo business. Dunque parliamo di consapevolezza in ciò che stiamo facendo e dunque maggiore responsabilità nelle scelte che operiamo a beneficio del nostro business. Ovviamente anche la capacità di allertarsi di fronte ad eventuali segnali che potrebbero condurre ad una crisi; a capire come promuoversi e valorizzarsi meglio e soprattutto a vedere la comunicazione come un insieme di parole consapevolmente connesse.

Comunicare in modo efficace per evitare crisi di Digital Reputation

Il secondo appuntamento del programma di formazione di Inside Schooling è tenuto dalla docente Francesca Anzalone, esperta di comunicazione e cultura digitale e Digital PR dal 1997. Francesca Anzalone rispecchia perfettamente la natura dinamica della comunicazione. Nella sua lunga carriera ha cercato di rimanere sempre a passo con i tempi, sviluppando anche competenze in regia e direzione artistica, sceneggiatura e narrazione per produzioni video, permettendole di raccontare le storie con il format dello storytelling.

Da oltre 20 anni è impegnata nel digitale e nell’evoluzione del web e mette a disposizione la propria conoscenza e professionalità al servizio di aziende, PA, gruppi industriali e istituti di ricerca per la formazione esterna di altre realtà.

Il corso di cui sarà docente all’interno del programma di Inside Schooling è “Come comunicare in maniera efficace e prevenire crisi di digital reputation” che si terrà giovedì 27 maggio, durante il quale si parlerà delle buone pratiche per una comunicazione coordinata e in linea con l’immagine del Brand che si vuole diffondere, come comunicare in momenti di crisi ed emergenza mediatica, come prevenirli e come fronteggiarli nel caso in cui si presentassero.

 Che cos’è la brand reputation? Come mai le aziende dovrebbero star molto attente alla propria?

La brand reputation oggi viene associata in maniera sempre più impattante alla web reputation, ovvero alla percezione positiva e alla riconoscibilità che la marca ha online, ma che deve costantemente essere supportata anche da una corporate reputation, ovvero dell’azienda stessa. Con il web l’opportunità di farsi conoscere è aumentata in maniera esponenziale e se vogliamo aggiungere, anche in maniera molto democratica. Dalla micro impresa alla multinazionale ognuno può crearsi uno spazio nel web con caratteristiche, identità, coerenza, affidabilità per raggiungere il proprio target, attraverso strategie digitali e comunicazione efficace. Dunque una possibilità da cogliere appieno e nel migliore dei modi: costruire l’immagine migliore che siamo in grado di mantenere attraverso parole, immagini e azioni concrete in una visione integrata. Costruire e, al contempo, mantenere, che per me significa un investimento del 50% su promozione, valorizzazione e 50% nella tutela. Esattamente nella stessa misura in cui il web ci offre opportunità e rischi.

Quanto è cambiata la brand reputation con una diffusione sempre più ampia dell’online?

La brand reputation si è trasformata in capitale reputazionale insieme alla reputazione aziendale dunque corporate reputation. La reputazione aziendale alla base del brand management è un bene inestimabile, che ha un impatto notevole sui profitti e sul market value dell’azienda stessa. Secondo una recente indagine di Weber Shandwick dal titolo “The State of Corporate Reputation in 2020: Everything Matters Now”, la corporate reputation impatta sul valore di mercato dell’azienda con un insieme di fattori, tutti di primaria importanza, che volendola quantificare dal report è pari al 63% del valore di mercato dell’azienda. Tutto questo ha un’implicazione ulteriore che, dal web passa all’offline e più precisamente al management: è sempre più necessario allineare strategie digitali e offline con vision e mission aziendali (nella maggior parte dei casi rivisitate con maggiore consapevolezza) in un’ottica di unicità, valore e affidabilità. Non solo è importante presentarsi al meglio, ma essere coerenti, costanti e soprattutto affidabili.

Che cosa vuol dire “difendersi da una possibile crisi di brand reputation” e come si fa a gestirla se invece accade?

Una crisi mediatica è un problema che impatta sulla credibilità dell’azienda e del brand, implica perdita di fiducia da parte del mercato, percezione di inaffidabile e dunque di aspettative disattese.  Significa impatto sull’asset economico. Significa un “effetto domino” che va ad abbattersi su tanti elementi dell’ecosistema aziendale. Significa che tutti gli sforzi che si sono fatti e gli investimenti per creare una Community vengono vanificati nel giro di pochi minuti se non si interviene tempestivamente, con lucidità e con coerenza e attraverso gli strumenti giusti.

Dunque se con un’attività volta alla valorizzazione del brand e del corporate contribuisco a generare attrazione dei talenti e coinvolgimento positivo dei dipendenti (motivo di orgoglio di essere parte di questo brand e corporate); con la crisi divento respingente per il mercato, e per la mia comunità se l’elemento scatenante coinvolge un valore in cui la percezione pubblica ha identificato il brand e il corporate. Tradisce quella fiducia che è stata riposta e supportata.

Gestire una crisi implica consapevolezza, capacità di scindere emozioni e razionalità, reagire tempestivamente, avere documenti, protocollo e policy da seguire e distribuire nell’immediato. Significa avere una squadra pronta ad agire in maniera consapevole e responsabile. E dunque, significa avere lavorato bene prima. Prevenire una crisi si può, ma mai al 100%, per questo è fondamentale avere le idee chiare e tutto sotto controllo per la reazione.

Durante il corso affronti il tema del diritto dell’oblio, che è un tema molto caldo, incominciato da meno di dieci anni fa, all’interno del dibattito pubblico italiano. In che modo il diritto all’oblio è collegato al concetto di Brand Reputation?

Questo tema è sicuramente centrale nella mia attività di comunicazione soprattutto nell’ambito del digitale, ma oggi sappiamo bene che si parla di comunicazione integrata e dunque va gestito in maniera consapevole e responsabile. Accanto a me, nelle attività di gestione di crisi mediatiche ho l’Avvocato Fabio Squassoni, il mio Partner in Crisis, con il quale analizziamo congiuntamente tutto i materiali, ci confrontiamo e valutiamo aspetti e implicazioni. Ci concentriamo immediatamente su come arginare, mitigare il problema, sul problema stesso e sulle azioni immediate. Sia in ambito di comunicazione che a livello legale per comprendere come fermare.

E’ una questione di semantica, di analisi minuziosa della parola, e soprattutto di scelta di quelle da utilizzare al meglio. Per questo la specializzazione di ognuno diventa il valore per il servizio.

La definizione la lascio all’Avvocato con le parole più precise: “Quello del diritto all’oblio inteso in senso ampio è un tema che nasce con la privacy, ma prende campo oggi nel nostro paese rispetto all’ambito più ristretto della comunicazione online proprio perché oggi le persone si sono accorte che “essere dimenticati” in un ecosistema digitale non è così semplice. Qui i concetti di ‘coercibile’ e di ‘garantito’ diventano liquidi e questo ci costringe a ripensare la cultura del diritto come qualcosa che scende dall’alto: quando manca un’autorità centrale che possa davvero intervenire per impedire una violazione, la realizzazione di un diritto dipende in modo determinante dal comportamento del suo stesso titolare. Il diritto all’oblio è il classico esempio: è da come abbiamo agito e da come agiremo nella diffusione di informazioni che ci riguardano che dipende se e in che misura questo diritto possa essere effettivamente attuato”. Taglierei la parte in cui cita l’avvocato, intendo il nome. Mettiamo un avvocato. Oppure abbiamo la liberatoria dell’avvocato a citarlo?

A proposito di diritto all’oblio: il web non dimentica e questo assioma spesso entra in contrasto con la frenesia di comunicare tanto e di fretta, rischiando di inciampare in errori dai quali non si può tornare indietro. Si dovrebbe comunicare meno o si dovrebbe comunicare con più consapevolezza?

Hai usato un termine perfetto “frenesia” nel comunicare che già ci trasmette un’implicazione di stress, di mancanza di razionalità e di pianificazione. Il punto centrale è questo: si deve avere una strategia, si deve pianificare, costruire, verificare sempre, altrimenti la fretta non è mai una buona consigliera, anzi. Per me comunicazione significa consapevolezza e responsabilità di ciò che comunichiamo che non è né immateriale né un racconto di fantasia.

Il web non dimentica nulla e anche qui lascio all’Avvocato il focus :“Niente di più vero. Le informazioni in rete valicano i confini degli stati e vengono condivise e ricondivise un’infinità di volte. Pensare di poter risolvere una crisi reputazionale online con un ordine di cancellazione, anche se emanato dall’autorità giudiziaria del tale stato o del tal altro, è velleitario: con le opportune azioni legali possiamo riuscire forse a bloccare una fonte, ma è quasi impossibile fermare l’informazione e la sua cassa di risonanza. La tutela di un diritto sulla rete non si realizza con le azioni giudiziarie se queste non sono concepite come strumenti nell’ambito di una strategia più complessa, costruita su interventi mirati di diffusione di informazioni. Essere consapevoli di come funziona l’universo in cui ci muoviamo, perché di un universo si tratta, è fondamentale per potervi interagire, ma vediamo ogni giorno che purtroppo questa consapevolezza manca.”

Purtroppo spesso alla base vi è una mancanza di cultura digitale e quindi si pensa, “tanto chi vuoi che legga questo?” dimenticando che il web è interconnessione tra persone, oggetti, dati, informazioni, contenuti e dunque un “tutto” collegato al quale ognuno di noi può accedere.

Sei un’esperta di comunicazione digitale, un settore in continuo cambiamento ed evoluzione. Quanto è importante la formazione e l’aggiornamento per chi lavora in questo ambito?

Credo che non esista una professione in cui la formazione e l’aggiornamento non siano necessari. Pensiamo alla crescita personale che ognuno di noi deve gestire quotidianamente per migliorarsi nelle relazioni ad esempio. Dunque per me è fondamentale un aggiornamento quotidiano. Pensiamo al contesto nel quale ci inseriamo un ambiente in costante evoluzione fatto di strumenti, algoritmi e contenuti. Pensiamo al settore in cui supportiamo il cliente, se non leggiamo una rassegna di settore ogni giorno come possiamo pensare di essere un bravo partner? Quello che consiglio sempre è ragionare in maniera integrata: osservare, ascoltare, leggere, confrontare, ogni giorno focalizzarsi su dati concreti su cui fare le nostre comparazioni. Altrimenti siamo sempre quel “troppo rumore per nulla!”.

Le tematiche che Francesca Anzalone affronta all’interno del suo corso, come si può ben intuire dalle risposte che la docente ci ha fornito, sono argomenti estremamente attuali, di cui solo da pochi anni se ne parla e si conducono studi e approfondimenti a riguardo.

Francesca Anzalone è una professionista nella divulgazione di contenuti digitali, e come lei stessa ha affermato all’interno dell’intervista, il suo scopo è di divulgare e diffondere il più possibile la cultura digitale tra le persone, perché solo così si può rendere il web un ambiente virtuoso per l’interconnessione tra persone e la diffusione di contenuti di valore.

La prossima settimana verrà pubblicata la seconda parte dell’intervista, nella quale si entrerà ancora più nello specifico sul concetto di Brand Reputation, sottolineando di quanto esso venga influenzato dall’antecedente processo di costruzione di una identità aziendale ben strutturata e coerente con le azioni concrete dell’azienda.

Ringraziamo Francesca Anzalone per l’intervista e vi consigliamo di non perdervi il secondo tempo!

Leadership: come è cambiato al tempo del digitale?

Il modo di relazionarsi all’interno delle dinamiche di gruppo è cambiato durante gli ultimi 14 mesi: il distanziamento obbligatorio, dovuto alla pandemia in corso, ha modificato i rapporti tra colleghi e il leader è la figura, che più di tutte, ha il compito di interpretare i cambiamenti propri e dei collaboratori, affinché la relazione di leadership non perda di valore e di efficacia.

Ci siamo chiesti quali tecniche può utilizzare il Leader per essere efficace “a distanza” e coinvolgere il team per raggiungere gli obiettivi prefissati. Per rispondere a queste domande abbiamo chiamato in causa una persona che di sport di squadra e leadership se ne intende.

Mauro Bergamasco, rugbista nel DNA, è stato atleta professionista dal 1998 al 2015. Ha collezionato 106 presenze in maglia azzurra detenendo qualche record come “il giocatore più longevo nel Torneo delle Cinque e delle Sei Nazioni” e “uno tra i tre atleti al mondo ad aver partecipato a cinque edizioni della Coppa del Mondo di Rugby.

Nel 2013, da atleta maturo, ha inizia un periodo di evoluzione, concentrato sulla preparazione individuale e l’affinamento di conoscenze e strategie per andare ancora una volta in sostegno di “altri compagni“, in un campo ancora più grande.

La sua esperienza gli ha permesso di conoscere le dinamiche che rendono un team vincente e le qualità che un capitano deve avere per mantenere alto il morale dei suoi giocatori e per far sì che ad ogni partita sia messo in campo il massimo delle loro energie.

Inside Factory ha deciso di ospitare tra i docenti del programma di Inside Schooling, un percorso formativo di 5 appuntamenti sui cambiamenti portati dal digitale nei vari ambiti lavorativi, Mauro Bergamasco proprio per accompagnare in questo cambiamento i leader di oggi e di domani ed aiutarli a non perdere la propria autorevolezza ed il rapporto di fiducia con i collaboratori anche in un momento in cui non è possibile sempre incontrarsi di persona.

Quali qualità deve assolutamente avere un Leader affinché venga ascoltato dai componenti del Team?

L’aspettativa di “essere ascoltato” innesca dinamiche mentali e comportamentali diverse da quelle riconducibili all’essenza del leader. Per non dilungarmi troppo, userei un antico indovinello filosofico che può aiutarci a focalizzare questo tema: “se un albero cade in una foresta fa rumore, ma se un albero cade nella foresta e non c’è nessuno ad ascoltarlo, questo fa comunque rumore?

Alcune delle qualità che un leader deve avere sono: saper ascoltare, riconoscere le aspettative dei collaboratori, e mantenere integrità e coerenza nelle proprie azioni.

Uno degli argomenti che viene trattato all’interno del corso è quello di mantenere una Leadership salda e motivante anche a distanza. Quali sono gli errori più comuni che un leader potrebbe commettere durante gli incontri online?

La “distanza” creata dalla tecnologia quindi dalla mancanza di una relazione tridimensionale aumenta esponenzialmente l’effetto comunicativo inefficace. L’attenzione alla persona, la sensibilità e la cura del dettaglio sono caratteristiche che permettono di negoziare e apprezzare la relazione ed il confronto con chi ci sta attorno. Sono convinto, altresì, che tutto ciò rallenta quando abbiamo avuto prima la cura di creare, coltivare e potenziare una relazione umana basata su fiducia, quella concreta, capacità di confronto e trasparenza di accordo.

Da formatore esperienziale di Leadership e Empowerment le chiedo quanto e se è possibile che gli incontri online possano essere uno strumento di uguale efficacia rispetto agli incontri di presenza, considerando il fatto che questi incontri hanno un’importanza unica per il leader, il quale deve trasmettere motivazione per il raggiungimento degli obiettivi comuni.

Nulla può sostituire un’attività in presenza. L’empatia, lo scambio relazionale, il tatto, l’infusione dei cinque sensi non è sostituibile. Tuttavia, alla base di ogni incontro è importante “l’accordo di trovare un accordo”, base attraverso cui costruire obiettivi vincenti e piani d’azione efficaci. Per mantenere una leadership salda, anche a distanza è indispensabile: pianificare, riconoscere le risorse dei collaboratori e proporre strumenti di interazione che permettano il raggiungimento di obiettivi in maniera condivisa.

Una delle qualità che molto spesso viene citata quando si parla di Leader è l’empatia e quindi un atteggiamento di reale ascolto verso il prossimo rendendo possibile, non solo un rapporto di fiducia tra le parti, ma la comprensione delle particolarità caratteriali di ogni giocatore per una comunicazione efficace con ognuno di essi. Come è possibile praticare un comportamento empatico con il prossimo anche attraverso l’utilizzo degli strumenti digitali?

Nel mondo dello sport ed in particolare nel mondo del rugby si dice che “il campo non mente mai”. Durante una competizione, proprio per la condizione di stress fisico e mentale si tende ad esibire un comportamento irrazionale che corrisponde al nostro vero modo di essere. Le nostre scelte ed azioni sono guidate dai nostri presupposti, pensieri che si sono definiti e maturati durante il corso della vita fin qui vissuta. Come ci approcciamo a qualcuno, le parole che usiamo, il tono di voce, la velocità con cui facciamo susseguire una parola dietro l’altra, il linguaggio espresso dal nostro corpo, la mimica facciale, l’interesse nei confronti dell’interlocutore per esempio danno informazioni a quel qualcuno che vanno a completare lo scenario. La risposta? Sarà una reazione a tutto ciò!

Uno degli errori più comuni è scambiare la figura del leader come colui che con un atteggiamento autoritario impartisce ordini e si pone con un atteggiamento dispotico e di superiorità. Durante il corso, al contrario, affronterai tempi come l’empatia, il concetto di intelligenza emotiva e di ascolto attivo. La figura di leader che ho descritto prima ritieni che sia superata o ancora c’è chi cade nella trappola, credendo che per essere leader bisogna essere autoritari?

 In realtà non ci sono trappole, altrimenti dovremmo parlare di manipolazione o altre dinamiche di “influenza” mentale. La leadership non è una sola e soprattutto non è un’espressione statica di se stessi. Ognuno di noi, per carattere, esperienze e formazione ha uno stile che lo caratterizza in prevalenza ma può mutare al mutare delle situazioni e degli interlocutori. Il leader sa riconoscere il contesto e rendere efficace la sua guida proprio in quel contesto attraverso gli strumenti a sua disposizione e proponendo le sue risorse nel valorizzare quelle degli altri.

Spesso si dice che viviamo in una società individualista, dove gli individui tendono a pensare al proprio interesse trascurando quindi gli interessi collettivi. Questo tipo di atteggiamento di un solo componente del team può rischiare di mandare a monte tutto il lavoro di pianificazione dei piani d’azione di un leader? Nella tua carriera da atleta professionista, ti è mai capitato di confrontarti con questa problematica?

È un tema che tutt’oggi sento mio e sempre di attualità. Da atleta del mondo del rugby ho imparato fin da subito che “da soli non si va da nessuna parte”. Quando hai la palla tra le mani hai l’opportunità di dare il tuo contributo alla squadra portando avanti l’ovale, arrivi ad un momento dove l’avversario ti sta fermando o sta ostacolando il tuo avanzamento, e qui si apre lo scenario delle opportunità. Con il senno di poi, puoi andare a contatto, puoi passare la palla prima di andare a contatto, puoi passare la palla dopo essere andato a contatto, puoi trattenerla o esprimere il tuo potenziale tecnico-tattico con altri gesti, ma l’arma più efficace è riconoscere il compagno di squadra e, con una delle modalità a propria disposizione, affidare l’avanzamento della palla ad un altro compagno di squadra che ne prenderà la responsabilità e si farà garante della strategia di squadra.

Nello sport l’allenamento è una componente indispensabile perché è l’attività che ti permette di mantenere il livello di professionalità sportiva e di migliorarti sempre di più per giocare ancora meglio il prossimo match. La formazione può essere vista come l’allenamento di tutte quelle attività lavorative dove non si richiede una prestazione fisica ma, piuttosto, uno sforzo intellettuale. Da formatore, noti anche tu che mentre per lo sport l’allenamento è visto come propedeutico al resto delle attività la formazione in certi ambiti di lavoro è trascurata o perfino dimenticata?

Chiunque abbia fatto anche una piccola esperienza di sport ha percepito che un gesto tecnico ha bisogno di essere mantenuto nell’efficacia e aggiornato assieme al gioco. Il pensiero che una volta imparato lo schema quello va bene in ogni momento è il presupposto che non fa prendere in considerazione la necessità di riprovare, aggiornare e riprogrammare quel gesto al fine di renderlo sempre più efficace, sempre più attuabile e soprattutto adattabile ai differenti contesti con una performance sempre eccellente. Il nostro bisogno irrazionale di essere unici e irripetibili potrebbe essere nutrito dal presupposto di rimanere allenato per essere il migliore.

Inside Schooling è un format di formazione modellabile a seconda delle proprie esigenze e ha lo scopo di proporre una formazione continua e di valore in base alle esigenze che i cambiamenti esterni impongono? Che ne pensi?

Condivido da sempre il pensiero di portare un contenuto formativo, auto motivazionale e ludico attraverso linguaggi differenti, proprio per le differenti profondità metaforiche ed esperienziali che questo metodo può potenziare. Credo sia importante, anche in questi contesti, mantenere alta la sensibilità sulle variabili dei bisogni delle persone e le loro aspettative.

Puoi dirci verso quale target di persone secondo te è rivolto il corso del 20 maggio e quale messaggio ti piacerebbe lasciare ai partecipanti?

Il target sono le persone! Ogni persona che abbia voglia di affrontare questo momento di cambiamento con energia e consapevolezza e veda l’esigenza di focalizzare i suoi obiettivi e costruire le azioni concrete per raggiungerli. I messaggi da poter lasciare possono essere diversi, uno fra tutti: “siate ognuno leader di voi stessi!”.

Grazie mille Mauro per il tempo dedicatoci!

Se sei interessato ad approfondire le tematiche di cui abbiamo parlato, l’appuntamento con il suo corso è giovedì 20 maggio, dalle ore 16:00.

Qui il link per iscriversi.

La partecipazione è a pagamento. Per maggiori informazioni circa i costi e le modalità di partecipazione scrivi a info@insidefactory.it.

INSIDE SCHOOLING | La scuola digitale di Inside Factory

A causa della situazione attuale il mondo del lavoro sta vivendo un profondo processo di cambiamento. Tutto si è spostato e adattato, in modo molto rapido al mondo digitale. La domanda sorge spontanea: siamo sicuri di avere gli strumenti adeguati? Siamo pronti a questo cambiamento? In tutto ciò la Formazione diventa indispensabile per fronteggiare e gestire questa situazione, migliorando le proprie competenze specifiche ed essere così più competitivi nel proprio settore/lavoro

Per rispondere a questa rivoluzione, è nato Inside Schooling, il nuovo progetto di formazione di Inside Factory, dedicato a Micro Imprese, Liberi Professionisti, Manager, CEO, Content Creator, Community Manager, Responsabili di Uffici Stampa, ed esperti di Comunicazione e Marketing.

Di cosa si tratta? Inside Schooling è un progetto di Scuola Digitale, con un’offerta formativa modellabile sulle esigenze e preferenze della persona interessata. 5 appuntamenti della durata di 4 ore ciascuno, durante i quali vogliamo che il partecipante venga coinvolto con momenti di domande e confronto diretto con il docente.

NON SOLO TEORIA, MA ANCHE PRATICA!

Lo start?! I corsi partiranno a metà maggio, per 5 giovedì consecutivi!

Vi ho introdotto il progetto, vi ho parlato del perché è nato, mi sembra doveroso presentarvi la nostra rosa di docenti e le tematiche che saranno affrontate da ciascuno di loro.

LEADERSHIP & EMPOWERMENT: FOCALIZZARE ED AGIRE IN MANIERA EFFICACE

A cura di Mauro Bergamasco, Campione sportivo, Trainer & Coach

In un contesto come quello che stiamo vivendo, in un’evoluzione tutta digitale del lavoro, come si può essere dei buoni leader? Come si può trasmettere la corretta motivazione, la spinta al raggiungimento degli obiettivi, “a distanza”? Con Mauro Bergamasco attraverso video ispirazionali, aneddoti conivolgenti e momenti di confronto, andremo ad offrire alcune tecniche e darvi degli consigli pratici su come esercitare la propria influenza di Leader, anche da dietro un pc.

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COMUNICARE IN MANIERA EFFICACE E PREVENIRE CRISI DI DIGITAL REPUTATION

A cura di Francesca Anzalone, Digital PR Manager, Community Manager

Ogni azienda, Pubblica Amministrazione, ente, professionista, sa quanto è importante mantenere una buona digital reputation per mantenere vivo il legame con clienti e collaboratori. La reputazione è un bene da tutelare, promuovere e valorizzare. Il Web si sa, non dimentica nulla e ognuno di noi lo interroga alla ricerca di informazioni, recensioni, giudizi, forum. È il luogo in cui ci costruiamo un’opinione per qualsiasi cosa. Con Francesca Anzalone andremo a vedere come si comunica in maniera efficace nel Web, come si valorizza e tutela la propria reputation.

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IL PROFILO LINKEDIN: STRUMENTO DI SOCIAL SELLING E LEAD GENERATION PER SALES E PROFESSIONISTI

A cura di Maria Letizia Russo, Consulente e Trainer LinkedIn

LinkedIn è il Social Network più utilizzato in ambito business. Con il passare degli anni ha visto una crescita esponenziale, diventando il luogo, virtuale, dove i professionisti si collegano fra loro per finalità di Business. Con Maria Letizia Russo, partendo dalla definizione degli obiettivi, fino all’analisi dell’algoritmo di LinkedIn, andremo ad approfondire le strategie di comunicazione più efficaci e le modalità da impostare per ottenere dei benefici concreti dall’utilizzo di questo importante Social Network.

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LE NEUROSCIENZE APPLICATE ALLA VENDITA

A cura di Luciano Ruggeri, Coach & Personal Voice Trainer

Come è cambiata la vendita attraverso il digitale? Il Venditore come può avere la stessa efficacia nel proporre il proprio prodotto o servizio stando dietro un pc? Insieme a Luciano Ruggeri andremo a capire come modificare il proprio comportamento abituale rendendo la l’azione più incisiva, consapevole ed efficace per il raggiungimento degli obiettivi tipici di una vendita creativa.

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PARLARE IN PUBBLICO: IL PALCOSCENICO È ONLINE

A cura di Gianvito Tracquilio, Trainer, Speaker & Entertainer

Da Marzo 2020 il mondo del lavoro, degli eventi, è cambiato radicalmente – come è cambiato il palcoscenico, che nel prossimo futuro sarà sempre più online. Insieme a Gianvito Tracquilio andremo ad analizzare nello specifico quali sono gli aspetti che hanno subito le maggiori mutazioni e quali sono le tecniche per mantenere viva l’attenzione e il seguito del proprio pubblico anche da dietro un pc.

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Riassumendo, perché partecipare? Innanzi tutto perché si tratta di una formazione pratica, perché si ha la presenza di docenti esperti, capaci di interpretare la digitalizzazione in ottica di miglioramento delle attività, ed infine per i contenuti.

Inside Schooling non è solo live, ma anche video, podcast, interviste per potervi dare una formazione continua!

La partecipazione ai corsi di Inside Schooling è a pagamento, ed il costo per singolo corso è di 149 € + iva.

IMPORTANTE: se ti iscrivi entro il 23 aprile puoi accedere allo sconto EARLY BIRD, pagando ogni singolo corso 89 € + iva.

Per avere maggiori informazioni circa i costi dei singoli corsi, visita il nostro sito, oppure scrivi a info@insidefactory.it!

Articolo a cura di Serena Masoni, Executive Team di Inside Factory