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Disruptive Marketing: pensare fuori dagli schemi per un effetto WOW!

PAROLA D’ORDINE?! BREAK THE RULES

Ci sono strategie di marketing che rimarranno un evergreen e che funzioneranno sempre, ma negli ultimi anni si sta facendo strada un nuovo tipo di comunicazione, che tende ad osare e ribaltare gli schemi tradizionali. Molti brand infatti stanno ripensando il proprio modo di comunicazione con una chiave di lettura fuori dagli schemi, innovativa!

Questo nuovo modo di fare comunicazione nasce in risposta alla società odierna: i consumatori sono sempre attaccati al telefono, pieni di input e con una soglia dell’attenzione sempre più bassa. In questo caso vince chi smette di seguire le regole.

È da questa logica che nasce il DISTRUPTIVE MARKETING.

CHE COS’È IL DISRUPTIVE MARKETING?

Disruptive Marketing è un approccio, un modo di osare, è uscire dagli schemi e quindi dalla propria zona di comfort. È un modo per ripensare il proprio brand in chiave innovativa, moderna. L’azienda che vuole intraprendere questo tipo di comunicazione dovrà essere disposta a modificare il proprio prodotto o servizio e il messaggio che vuole far arrivare. Questo tipo di strategia è fatta per attirare l’attenzione del consumatore.

Il termine fu coniato da Clayton Christensen, professore di Harvard nel 1997, che si riferisce a “designare tutte quelle innovazioni capaci di rivoluzionare modelli di business preesistenti, stravolgendo il modo in cui i consumatori sono abituati a utilizzare determinati prodotti o servizi.

Gli aspetti che rendono il Disruptive Marketing una strategia solida sono:

  • Ingaggio: attraverso la logica dello storytelling per creare emozione e coinvolgimento;
  • Accessibilità: questo tipo di attività, per essere efficace, non ha necessità di budget altissimi, deve solo cambiare il modo in cui il prodotto o servizio viene proposto;
  • Curiosità: perché deve essere attraente e incuriosire il cosumatore.

COME SI CREA UNA CAMPAGNA DI DISRUPTIVE MARKETING?

Fino ad ora abbiamo detto che il Disruptive Marketing è una strategia libera, che ti permette di non seguire delle regole standard. Bisogna dire, però, che è necessario conoscere in modo approfondito il settore nel quale si vuole creare “confusione”. Inoltre, come per ogni strategia di marketing che si rispetti, bisogna conoscere i propri clienti, le loro aspettative. Quando sappiamo di cosa hanno bisogno, cosa si aspettano dalla nostra azienda, arriva il momento di creare qualcosa di “extra-ordinario”, creando una strategia potente che venga veicolata nei media più efficaci. Lo studio del target, insieme al modo di veicolare il messaggio che si vuole mandare, deve essere continuo, altrimenti si rischia di cadere nel “banale”.

Ovviamente i rischi che operazioni di questo genere possono generare sono diversi, tuttavia con attente analisi del mercato di riferimento, del contesto in cui si vorrebbe agire e di una valutazione attenta delle conseguenze, i rischi possono essere evitati.

DALLA TEORIA ALLA PRATICA: ALCUNI ESEMPI DI CAMPAGNE DI DISRUPTIVE MARKETING

Che si voglia impostare come Call To Action, o Customer Experience, o seguendo altri stili, la cosa importante è che sia rivoluzionario. Ecco alcuni esempi di Disruptive Marketing:

IL CASO PATAGONIA:

In occasione del Black Friday del 2011 Patagonia invita i suoi consumer a non acquistare una nuova giacca. Come mai? Per sensibilizzare gli utenti a ridurre l’impatto ambientale riciclando un capo che non si indossa più, aggiustando una giacca che si è rotta. Con questa campagna il brand ha voluto confermare, nelle menti dei consumatori, la sua vision ecosostenibile.

IL CASO COCA COLA:

Nell’immaginario collettivo Coca Cola è sinonimo di allegria e altruismo. La campagna “The happiness cashier” prevedeva l’installazione di un distributore speciale che dava la possibilità alle persone di prelevare 100 €, a patto che questi fossero condivisi con altre persone meno fortunate. Qua non si parla del prodotto, ma di un’esperienza basata sul valore della condivisione.

Se vuoi approfondire l’argomento, o se vuoi supporto per realizzare una campagna di marketing disruptive scrivi a info@insidefactory.it!

PURPOSE MARKETING: IL BRAND VISTO DA UN’ALTRA PROSPETTIVA

Il Purpose Marketing è una strategia di marketing che si basa sull’idea che le aziende debbano avere uno scopo o una missione più grande oltre al profitto.

Le strategie di Brand Purpose si contraddistinguono dalle campagne marketing precedenti perché la dimensione del profitto e della vendita deve risultare secondaria rispetto alla dimensione valoriale, di cui l’azienda si vorrebbe far portavoce.

Pe comprendere meglio cosa sia il Purpose Marketing è necessario partire dal libro di Simon SinekPartire dal Perché”. Secondo lui conoscere il perché più profondo per cui un’azienda o un brand esiste, fornisce le basi per costruire tutti il resto.

I VANTAGGI DEL PURPOSE MARKETING

Ci sono diversi modi di interpretare il Purpose Marketing e quindi diverse strategie che si possono adottare. Prima di vederne alcune, è necessario ricordare che queste campagne devono essere in linea con i valori e le esigenze delle persone. L’obiettivo è quindi quella di creare un legame emotivo con i consumatori promuovendo un’idea positiva della propria realtà aziendale che sia autentica e concreta, coerente e duratura e infine condivisa da ogni parte dell’azienda.

Adottare una strategia di Purpose Marketing offre 3 vantaggi principali:

  • Clienti fidelizzati > se i consumatori si sentono identificati nella causa, crei un coinvolgimento del cliente più profondo ed emotivo
  • Attrazione dei talenti > la visibilità ottenuta tramite campagne di Purpose Marketing invoglia le persone motivate e altamente qualificate a voler lavorare all’interno dell’organizzazione
  • Differenziazione dalla concorrenza > in un mercato sempre più competitivo, una strategia di Purpose Marketing ti permette di far percepire il brand in un modo talmente diverso da non essere più paragonabile con i prodotti simili della concorrenza

LE AZIENDE DIVENTANO ATTORI SOCIALI

Ecco alcuni esempi di quando l’azienda diventa anche un attore sociale:

  1. Responsabilità sociale: Molte aziende si impegnano ad adottare politiche e pratiche che considerano l’impatto sociale e ambientale delle loro operazioni. In questa categoria rientrano i temi che vanno dalla sostenibilità ambientale, dell’inclusività e valorizzazione della diversità
  2. Sviluppo economico e benessere: Il lavoro è una parte fondamentale della vita di ciascuno di noi. Alcune aziende puntano a diventare dei punti di riferimento all’interno di una comunità, creando posti di lavoro stabili e ben retribuiti e dove si promuove l’inclusione sociale e attenzione per il benessere dei dipendenti
  3. Innovazione sociale: Le aziende possono promuovere l’innovazione sociale sviluppando prodotti e servizi che affrontano problemi sociali critici. Gli strumenti digitali sono entrati a far parte di qualsiasi realtà da quella scolastica a quella sanitaria. Alcune aziende decidono di farsi promotrici dell’innovazione per migliorare la qualità delle vite delle persone.
  4. Coinvolgimento della comunità: Le aziende possono svolgere un ruolo attivo nella comunità locale in cui operano, sostenendo progetti e iniziative sociali che vengono dal basso, ad esempio attivando collaborazioni o partnership.
  5. Promozione della formazione: Le aziende sono una fonte di know- how importante per la società. Decidere di aprire le porte fisiche della propria azienda o semplicemente condividere e rendere pubbliche ricerche, studi, conoscenze interne è un modo per promuovere attivamente la formazione, l’istruzione e la diffusione di sapere.

L’azienda DOVE offre un buon esempio di Brand Purpose. Negli anni hanno creato delle campagne pubblicitarie che avevano come obiettivo quello di incoraggiare le donne ad avere una relazione positiva con il proprio corpo. L’hashtag di riferimento era #realbeauty.

NIKE incentra la sua campagna sul concetto di inclusività, uguaglianza di genere ed etnia. La sua comunicazione è fondata su una vision molto forte: se hai un corpo sei un atleta.

Se sei interessato al tema o ti serve una consulenza per valutare quale strategia di Purpose Marketing fa al caso tuo, scrivi a info@insidefactory.it!

IL BLOG: LO SPAZIO LIBERO DOVE LE AZIENDE SI RACCONTANO!

Internet ha rivoluzionato le logiche pubblicitarie. Le aziende tramite il web riescono a farsi trovare dalle persone in modo semplice e veloce, è necessario solo esserci, essere presenti e posizionati online. Il blog è uno tra gli strumenti più utilizzati!

In questo panorama comunicativo dove comunicare è diventata un’esigenza piuttosto che una possibilità, sono nati nuovi linguaggi e nuovi modi per mostrarsi e raccontarsi a un pubblico vasto e potenzialmente infinito e uno di questi è il Blog!

Il Blog è uno spazio espressivo online che nasce poco dopo la nascita del web 1.0 e fin da subito ha avuto un grande successo perché offriva la possibilità di scrivere per sé stessi o per gli altri in modo informale e senza limiti di spazio e battute.

Tra i dati recenti che girano su Google si parla di 570 milioni di blog attualmente attivi e del 77% degli utenti di internet che legge abitualmente contenuti dei blog. Questo significa che c’è un importante bacino di utenti che gli piace informarsi tramite siti web personali. I motivi per cui le persone leggono i blog variano a seconda dei contenuti e della tipologia di pagina che si visita. In questo articolo approfondiremo i blog aziendali e quindi dove le persone raccolgono maggiori informazioni sull’azienda o sui prodotti e servizi che stanno per acquistare.

PERCHÈ LE AZIENDE DOVREBBE APRIRE UN BLOG?

Le aziende che sono ancora indecise se aprire o meno uno spazio dedicato alla sezione blog all’interno dei propri siti web dovrebbero pensare che, in primis, attraverso la creazione continuativa di contenuti i motori di ricerca premino l’impegno ripagandoti in termini di posizionamento. Di conseguenza i tuoi contenuti hanno maggiori probabilità che le persone, navigando online capitino sul tuo sito web o che leggano l’ultima novità sui nuovi prodotti.

In termini tecnici la strategia dietro la gestione di una pagina web personale è chiamata Branding e comprende l’insieme di tutte le attività volte ad aumentare la riconoscibilità e l’autorevolezza del brand. Una celebre frase di uno dei romanzi di Oscar Wilde recita: “nel bene o nel male, purché se ne parli” e, anche se probabilmente lo scrittore inglese non sarebbe d’accordo, questa potrebbe essere utilizzata anche come un assioma del marketing, togliendo ovviamente la parte dove se ne parla male!

L’utilizzo del blog permette alle aziende di raccontare di sé, della propria realtà, dei propri valori, del processo organizzativo e di produzione, delle persone che ci lavorano, dei vantaggi dei propri prodotti o delle ultime novità in maniera creativa e originale senza restrizioni e in totale libertà. L’unica regola? La legge Seo!

Come è noto, la scrittura dei contenuti online per essere davvero efficace ha bisogno di essere indicizzata dai motori di ricerca, i quali seguono delle logiche ben precise e di conseguenza la figura che si dovrà occupare della redazione dei prossimi articoli non dovrebbe mai perdere d’occhio di una serie di artifizi che permettono l’ottimizzazione del contenuto che si sta inserendo:

  1. keyword research: lo studio delle parole chiavi adatte al tuo blog
  2. Mantieni lo stesso stile di scrittura
  3. Scegli argomenti che potrebbero interessare il tuo target di potenziali visitatori e attuali lettori

IL MARKETING STRATEGIST DIVENTA NARRATORE DI STORIE CON I BLOG

Gli strumenti digitali che abbiamo a disposizione rendono il processo comunicativo estremamente semplice e veloce e l’utilizzo sempre più crescente di utenti rende Internet uno spazio in perenne bisogno di nuovi contenuti. I dati di Luglio 2022 dell’agenzia We are social Italy dimostra questa costante crescita di nuovi utenti e del tempo che quest’ultimi impiegano sui propri dispositivi. All’interno di questo irrefrenabile e vorticoso mondo del web è diventato molto difficile attirare l’attenzione dei sempre più esigenti utenti e da ormai parecchi anni si utilizza una delle più antiche tecniche narrative quella del racconto di storie.

Il blog è uno tra i tanti spazi perfetti dove si possono raccontare storie con contenuti meno promozionali e pubblicitari ma volti principalmente a coinvolgere, interessare e solo alla fine spingere all’azione l’utente finale. Attraverso il digital storytelling, infatti, si possono utilizzare immagini, video, esperienze dirette dei clienti per comunicare i fattori che rendono straordinario e differente il tuo prodotto o servizio oppure per rispondere alle domande che ti vengono frequentemente poste per soddisfare in questo modo da una parte il bisogno di informazione del tuo target dall’altra è un’occasione per parlare del tuo brand e dei suoi benefici.

Emozionare è una parola molto importante per noi di Inside Factory perché crediamo fermamente che far suscitare emozione alle persone sia uno dei modi più semplici e belli per fidelizzare il cliente al tuo prodotto. Ecco perché vediamo nel blog una grande risorsa per le aziende, perché permette di raccontare in maniera spontanea e sincera i fatti, accompagnando così il lettore a un processo di identificazione e di conseguenza affiliazione al tuo brand. Cosa aspetti? Fissa un appuntamento scrivendo a info@insidefactory.it e inizia anche tu a raccontare la tua storia con il nostro aiuto!

Vi raccontiamo il nostro 2021!

Questi sono gli ultimi giorni del 2021 e tv, radio, social network, lo stesso Spotify, ci fanno ripercorrere le tappe più belle di quest’anno. Noi di Inside Factory, allo stesso modo vogliamo fare un viaggio indietro nel tempo attraverso le attività fatte e i progetti realizzati.

Partirei dicendo che il 2021 è stato un anno particolare: il primo semestre è stato caratterizzato da eventi online; mentre la seconda parte dell’anno, ci ha dato modo di organizzare e rivivere gli eventi live che tanto ci sono mancati!

La formazione è stata un po’ il leitmotiv di questo 2021. Come Inside Factory crediamo che la conoscenza sia uno dei fattori chiave per la propria crescita professionale e personale. Viviamo in un mondo in continua evoluzione, si evolvono i sistemi di comunicazione e le tecnologie legate ad essi. Formarsi diventa, quindi, necessario per diventare dei professionisti qualificati!

Per rendere la formazione fruibile “everywhere & everytime” abbiamo aperto il nostro canale podcast Inside Podcasting, che potete trovare su Spreaker e Spotify, con contenuti che legati al mondo digitale, alla tecnologia, alla scienza, alla crescita personale e professionale.

Siamo partiti con il BEPBusiness Partnership Program, in edizione digitale, un percorso di formazione professionale trasversale indirizzato ad aziende e professionisti, ma anche flessibile, con la possibilità di poter scegliere il corso che più interessava, oppure decidere di partecipare a tutto il percorso. Durante il corso, abbiamo affrontato tematiche come il marketing, la leadership, la comunicazione aziendale, le tecniche di vendita on line e dal vivo, la customer care, il time management. Abbiamo imparato qual è il comportamento telefonico professionale, come parlare in pubblico e come usare LinkedIn per il proprio business.

A marzo abbiamo collaborato alla presentazione online del libro “Il Galateo della Scuola” di Luca Rossi, docente di lingua e letteratura francese in un liceo linguistico. La serata ha visto la partecipazione di Andrea Ghezzi, Editore de “La Linea” e Tommaso Bertelli, Dirigente Scolastico. Il libro vuole portare il lettore a riflettere su come sarebbe utile ricostruire un galateo di comportamento nelle scuole italiane, affinché si possa ricostruire un rapporto di rispetto reciproco fra famiglie e scuola.

Durante marzo e aprile abbiamo realizzato i primi 5 appuntamenti, in diretta streaming, dedicati a Dante Alighieri, il sommo poeta, del quale quest’anno ricorrevano i 700 anni dalla sua morte. Durante il primo live abbiamo avuto la partecipazione di Arianna Geronzi, Content Creator, che insieme a Simone Terreni, CEO & Founder di Inside Factory, hanno fatto una riflessione sulle sfide di ieri e di oggi e di come le parole di Dante siano ancora attualizzabili nel mondo moderno. Il secondo appuntamento si è caratterizzato come un viaggio virtuale tra poesia e luoghi reali, con gli aneddoti di Wikipedro, Storyteller e Youtuber, e le letture Dantesche di Simone Terreni. Ad aprile abbiamo avuto le “Serate Dantesche”. Insieme a Maria Sabia ed Emilio Fabio Torsello, de La Setta dei Poeti Estinti, abbiamo raccontato le tante personalità di Dante, innovatore, scrittore, poeta, politico, attraverso le diverse narrazioni contemporanee. Durante la seconda serata, in compagnia di Riccardo Starnotti, Esperto di Dante, abbiamo parlato della figura del sommo poeta come viandante e pellegrino, attraverso i suoi luoghi nella Toscana dell’epoca. Per ultimo, ma non per importanza, insieme a Fabio Fraternali e Francesca Volpini, di Gradara Innova, abbiamo fatto un viaggio virtuale attraverso i vicoli del borgo di Gradara, nelle Marche, luogo in cui si tenne la tragedia che coinvolse Paolo e Francesca, protagonisti del V Canto dell’Inferno.

A maggio abbiamo lanciato il nuovo progetto di scuola digitale, INSIDE SCHOOLING, nato dall’idea di aiutare aziende, liberi professionisti e lavoratori nel settore della comunicazione, nel migliorare o apprendere le proprie competenze sul digitale. La prima edizione ha visto la realizzazione di 5 corsi, della durata di 4 ore ciascuno, durante i quali i partecipanti venivano coinvolti attraverso momenti di confronto e domande dirette al docente. Questi gli appuntamenti che si sono tenuti:

Legato al concetto di crescita personale e sviluppo di nuove skills abbiamo lanciato CONSAPEVOL.MENTE, un percorso di formazione introspettiva. Insieme a Martina Giacomelli, Executive Director di Inside Factory, abbiamo parlato di cambiamento, ascolto attivo, come costruire un proprio equilibrio, come gestire il tempo, di curiosità creativa!

A conclusione del primo semestre abbiamo organizzato, in collaborazione con il GRAM – GRUPPO ASTROFILI DI MONTELUPO FIORENTINO, 3 dirette live dedicate alle donne che, nella storia dell’astronomia, hanno avuto un ruolo fondamentale nella ricerca e nella scoperta di asteroidi e molti altri corpi celesti.

Settembre è stato il mese della ripartenza con l’organizzazione di eventi live! Siamo ripartiti con il botto, gestendo l’organizzazione della Convention dei 15 anni di VoipVoice, all’interno di una delle location più belle al mondo, il Salone dei 500, presso Palazzo Vecchi a Firenze.

Subito dopo abbiamo gestito l’organizzazione del Tour del Telecommunication Strategies: 4 tappe che hanno toccato le città di Caserta, Roma, Montelupo e Milano, durante le quali si è parlato delle tecnologie e dei servizi per aiutare le imprese nella transizione al digitale!

Ad ottobre ci siamo occupati dell’organizzazione del PRD DAY, l’evento di PR DISTRIBUTION, l’azienda leader nella distribuzione delle tecnologie dedicate al VoIP. L’evento si è tenuto all’interno del Museo del Calcio di Coverciano, che fa parte del complesso sportivo all’interno del quale si allena la nazionale di calcio Italiana.

Sempre nel mese di ottobre abbiamo lanciato un nuovo progetto divulgativo, VISIONARY MINDS, dei Webinar online dedicati alle menti visionarie che hanno rivoluzionato la nostra storia. Il primo appuntamento è stato dedicato a Steve Jobs e a tutti i cambiamenti che, con la sua passione e determinazione, ha portato nel mondo. Il secondo appuntamento lo abbiamo dedicato a Charles & Ada, che grazie al loro contributo hanno cambiato il mondo della tecnologia, innovandolo e realizzando più di 100 anni fa il primo prototipo di computer della storia. L’ultimo appuntamento, di questo primo ciclo di incontri, è stato dedicato ad Alan Turing, l’uomo che riuscì a decifrare i codici segreti tedeschi, grazie all’utilizzo della macchina Enigma e accelerare cosi la fine della seconda guerra mondiale.

Negli ultimi mesi del 2021 abbiamo collaborato, insieme al Comune di Castelfiorentino, all’organizzazione del 4° Festival Dantesco Toscana, per il quale Simone Terreni, CEO & Founder di Inside Factory è stato scelto come direttore artistico.

L’ultimo, ma non per importanza, evento che abbiamo organizzato è stato la prima presentazione del libro “A superar Lo Inferno” di Simone Terreni, il racconto del viaggio di Dante e Virgilio interpretato in chiave moderna come fonte di ispirazione per la crescita personale e professionale.

Siamo arrivati alla fine e rileggendo tutte le attività che abbiamo fatto possiamo dire che è stato un anno veramente intenso. Adesso ci rimbocchiamo le maniche per lavorare ai progetti del prossimo anno che, viste le premesse, saranno grandiosi! Noi di Inside Factory vogliamo ringraziarvi per essere stati con noi, per aver seguito le nostre dirette, per aver partecipato ai nostri corsi di formazione!

Comunicare in modo efficace per evitare crisi di Digital Reputation

Il secondo appuntamento del programma di formazione di Inside Schooling è tenuto dalla docente Francesca Anzalone, esperta di comunicazione e cultura digitale e Digital PR dal 1997. Francesca Anzalone rispecchia perfettamente la natura dinamica della comunicazione. Nella sua lunga carriera ha cercato di rimanere sempre a passo con i tempi, sviluppando anche competenze in regia e direzione artistica, sceneggiatura e narrazione per produzioni video, permettendole di raccontare le storie con il format dello storytelling.

Da oltre 20 anni è impegnata nel digitale e nell’evoluzione del web e mette a disposizione la propria conoscenza e professionalità al servizio di aziende, PA, gruppi industriali e istituti di ricerca per la formazione esterna di altre realtà.

Il corso di cui sarà docente all’interno del programma di Inside Schooling è “Come comunicare in maniera efficace e prevenire crisi di digital reputation” che si terrà giovedì 27 maggio, durante il quale si parlerà delle buone pratiche per una comunicazione coordinata e in linea con l’immagine del Brand che si vuole diffondere, come comunicare in momenti di crisi ed emergenza mediatica, come prevenirli e come fronteggiarli nel caso in cui si presentassero.

 Che cos’è la brand reputation? Come mai le aziende dovrebbero star molto attente alla propria?

La brand reputation oggi viene associata in maniera sempre più impattante alla web reputation, ovvero alla percezione positiva e alla riconoscibilità che la marca ha online, ma che deve costantemente essere supportata anche da una corporate reputation, ovvero dell’azienda stessa. Con il web l’opportunità di farsi conoscere è aumentata in maniera esponenziale e se vogliamo aggiungere, anche in maniera molto democratica. Dalla micro impresa alla multinazionale ognuno può crearsi uno spazio nel web con caratteristiche, identità, coerenza, affidabilità per raggiungere il proprio target, attraverso strategie digitali e comunicazione efficace. Dunque una possibilità da cogliere appieno e nel migliore dei modi: costruire l’immagine migliore che siamo in grado di mantenere attraverso parole, immagini e azioni concrete in una visione integrata. Costruire e, al contempo, mantenere, che per me significa un investimento del 50% su promozione, valorizzazione e 50% nella tutela. Esattamente nella stessa misura in cui il web ci offre opportunità e rischi.

Quanto è cambiata la brand reputation con una diffusione sempre più ampia dell’online?

La brand reputation si è trasformata in capitale reputazionale insieme alla reputazione aziendale dunque corporate reputation. La reputazione aziendale alla base del brand management è un bene inestimabile, che ha un impatto notevole sui profitti e sul market value dell’azienda stessa. Secondo una recente indagine di Weber Shandwick dal titolo “The State of Corporate Reputation in 2020: Everything Matters Now”, la corporate reputation impatta sul valore di mercato dell’azienda con un insieme di fattori, tutti di primaria importanza, che volendola quantificare dal report è pari al 63% del valore di mercato dell’azienda. Tutto questo ha un’implicazione ulteriore che, dal web passa all’offline e più precisamente al management: è sempre più necessario allineare strategie digitali e offline con vision e mission aziendali (nella maggior parte dei casi rivisitate con maggiore consapevolezza) in un’ottica di unicità, valore e affidabilità. Non solo è importante presentarsi al meglio, ma essere coerenti, costanti e soprattutto affidabili.

Che cosa vuol dire “difendersi da una possibile crisi di brand reputation” e come si fa a gestirla se invece accade?

Una crisi mediatica è un problema che impatta sulla credibilità dell’azienda e del brand, implica perdita di fiducia da parte del mercato, percezione di inaffidabile e dunque di aspettative disattese.  Significa impatto sull’asset economico. Significa un “effetto domino” che va ad abbattersi su tanti elementi dell’ecosistema aziendale. Significa che tutti gli sforzi che si sono fatti e gli investimenti per creare una Community vengono vanificati nel giro di pochi minuti se non si interviene tempestivamente, con lucidità e con coerenza e attraverso gli strumenti giusti.

Dunque se con un’attività volta alla valorizzazione del brand e del corporate contribuisco a generare attrazione dei talenti e coinvolgimento positivo dei dipendenti (motivo di orgoglio di essere parte di questo brand e corporate); con la crisi divento respingente per il mercato, e per la mia comunità se l’elemento scatenante coinvolge un valore in cui la percezione pubblica ha identificato il brand e il corporate. Tradisce quella fiducia che è stata riposta e supportata.

Gestire una crisi implica consapevolezza, capacità di scindere emozioni e razionalità, reagire tempestivamente, avere documenti, protocollo e policy da seguire e distribuire nell’immediato. Significa avere una squadra pronta ad agire in maniera consapevole e responsabile. E dunque, significa avere lavorato bene prima. Prevenire una crisi si può, ma mai al 100%, per questo è fondamentale avere le idee chiare e tutto sotto controllo per la reazione.

Durante il corso affronti il tema del diritto dell’oblio, che è un tema molto caldo, incominciato da meno di dieci anni fa, all’interno del dibattito pubblico italiano. In che modo il diritto all’oblio è collegato al concetto di Brand Reputation?

Questo tema è sicuramente centrale nella mia attività di comunicazione soprattutto nell’ambito del digitale, ma oggi sappiamo bene che si parla di comunicazione integrata e dunque va gestito in maniera consapevole e responsabile. Accanto a me, nelle attività di gestione di crisi mediatiche ho l’Avvocato Fabio Squassoni, il mio Partner in Crisis, con il quale analizziamo congiuntamente tutto i materiali, ci confrontiamo e valutiamo aspetti e implicazioni. Ci concentriamo immediatamente su come arginare, mitigare il problema, sul problema stesso e sulle azioni immediate. Sia in ambito di comunicazione che a livello legale per comprendere come fermare.

E’ una questione di semantica, di analisi minuziosa della parola, e soprattutto di scelta di quelle da utilizzare al meglio. Per questo la specializzazione di ognuno diventa il valore per il servizio.

La definizione la lascio all’Avvocato con le parole più precise: “Quello del diritto all’oblio inteso in senso ampio è un tema che nasce con la privacy, ma prende campo oggi nel nostro paese rispetto all’ambito più ristretto della comunicazione online proprio perché oggi le persone si sono accorte che “essere dimenticati” in un ecosistema digitale non è così semplice. Qui i concetti di ‘coercibile’ e di ‘garantito’ diventano liquidi e questo ci costringe a ripensare la cultura del diritto come qualcosa che scende dall’alto: quando manca un’autorità centrale che possa davvero intervenire per impedire una violazione, la realizzazione di un diritto dipende in modo determinante dal comportamento del suo stesso titolare. Il diritto all’oblio è il classico esempio: è da come abbiamo agito e da come agiremo nella diffusione di informazioni che ci riguardano che dipende se e in che misura questo diritto possa essere effettivamente attuato”. Taglierei la parte in cui cita l’avvocato, intendo il nome. Mettiamo un avvocato. Oppure abbiamo la liberatoria dell’avvocato a citarlo?

A proposito di diritto all’oblio: il web non dimentica e questo assioma spesso entra in contrasto con la frenesia di comunicare tanto e di fretta, rischiando di inciampare in errori dai quali non si può tornare indietro. Si dovrebbe comunicare meno o si dovrebbe comunicare con più consapevolezza?

Hai usato un termine perfetto “frenesia” nel comunicare che già ci trasmette un’implicazione di stress, di mancanza di razionalità e di pianificazione. Il punto centrale è questo: si deve avere una strategia, si deve pianificare, costruire, verificare sempre, altrimenti la fretta non è mai una buona consigliera, anzi. Per me comunicazione significa consapevolezza e responsabilità di ciò che comunichiamo che non è né immateriale né un racconto di fantasia.

Il web non dimentica nulla e anche qui lascio all’Avvocato il focus :“Niente di più vero. Le informazioni in rete valicano i confini degli stati e vengono condivise e ricondivise un’infinità di volte. Pensare di poter risolvere una crisi reputazionale online con un ordine di cancellazione, anche se emanato dall’autorità giudiziaria del tale stato o del tal altro, è velleitario: con le opportune azioni legali possiamo riuscire forse a bloccare una fonte, ma è quasi impossibile fermare l’informazione e la sua cassa di risonanza. La tutela di un diritto sulla rete non si realizza con le azioni giudiziarie se queste non sono concepite come strumenti nell’ambito di una strategia più complessa, costruita su interventi mirati di diffusione di informazioni. Essere consapevoli di come funziona l’universo in cui ci muoviamo, perché di un universo si tratta, è fondamentale per potervi interagire, ma vediamo ogni giorno che purtroppo questa consapevolezza manca.”

Purtroppo spesso alla base vi è una mancanza di cultura digitale e quindi si pensa, “tanto chi vuoi che legga questo?” dimenticando che il web è interconnessione tra persone, oggetti, dati, informazioni, contenuti e dunque un “tutto” collegato al quale ognuno di noi può accedere.

Sei un’esperta di comunicazione digitale, un settore in continuo cambiamento ed evoluzione. Quanto è importante la formazione e l’aggiornamento per chi lavora in questo ambito?

Credo che non esista una professione in cui la formazione e l’aggiornamento non siano necessari. Pensiamo alla crescita personale che ognuno di noi deve gestire quotidianamente per migliorarsi nelle relazioni ad esempio. Dunque per me è fondamentale un aggiornamento quotidiano. Pensiamo al contesto nel quale ci inseriamo un ambiente in costante evoluzione fatto di strumenti, algoritmi e contenuti. Pensiamo al settore in cui supportiamo il cliente, se non leggiamo una rassegna di settore ogni giorno come possiamo pensare di essere un bravo partner? Quello che consiglio sempre è ragionare in maniera integrata: osservare, ascoltare, leggere, confrontare, ogni giorno focalizzarsi su dati concreti su cui fare le nostre comparazioni. Altrimenti siamo sempre quel “troppo rumore per nulla!”.

Le tematiche che Francesca Anzalone affronta all’interno del suo corso, come si può ben intuire dalle risposte che la docente ci ha fornito, sono argomenti estremamente attuali, di cui solo da pochi anni se ne parla e si conducono studi e approfondimenti a riguardo.

Francesca Anzalone è una professionista nella divulgazione di contenuti digitali, e come lei stessa ha affermato all’interno dell’intervista, il suo scopo è di divulgare e diffondere il più possibile la cultura digitale tra le persone, perché solo così si può rendere il web un ambiente virtuoso per l’interconnessione tra persone e la diffusione di contenuti di valore.

La prossima settimana verrà pubblicata la seconda parte dell’intervista, nella quale si entrerà ancora più nello specifico sul concetto di Brand Reputation, sottolineando di quanto esso venga influenzato dall’antecedente processo di costruzione di una identità aziendale ben strutturata e coerente con le azioni concrete dell’azienda.

Ringraziamo Francesca Anzalone per l’intervista e vi consigliamo di non perdervi il secondo tempo!

L’Esperta risponde

Questions & Answers

Il nostro 2021 è ripartito dalla formazione con ospite a noi sempre gradita: Maria Letizia Russo, trainer e consulente LinkedIn e fra i primi 100 esperti di Social Selling in Europa.
Il suo Webinar “La Pagina LinkedIn tra Social Selling ed Employer Branding” si è tenuto venerdì 15 gennaio. Sono state tante le domande che sono arrivate durante la sua presentazione e per rispondere a tutti abbiamo deciso di raccoglierle all’interno di un articolo dedicato!

Buona lettura!

In quale lingua consigli di scrivere i post? Portiamo l’esempio di una realtà lavorativa con eventuali clienti italiani e stranieri, se su 13.000 followers sono “stranieri” solo 200, consigli comunque la lingua inglese?

La lingua consigliata è quella della vostra buyer persona, se solo 200 sono stranieri assolutamente va utilizzata la lingua Italiana, chi non è Italiano utilizza probabilmente Linkedin nella propria lingua madre o in Inglese e leggerà il post in Italiano con la possibilità di cliccare il pulsante “Translate” per la traduzione automatica. Vale la pena utilizzare la lingua inglese nei post solo se si ha un mercato prevalentemente o almeno in ampia % orientato all’estero.

Qualche dritta per chi gestisce una pagina Università?

Le pagine universitarie tecnicamente possiamo assimilarle alle pagine aziendali, anche le università hanno l’esigenza di attrarre “clienti” solo che si tratta di potenziali studenti universitari oppure nuovi iscritti ai master e corsi post laurea. Consiglierei di utilizzare come proprio pubblico fidelizzato oltre gli universitari attuali gli alumni, possono rappresentare un potenziale importante per la diffusione dei post.

Titolare di studio di progettazione meccanica, ingegnere.

Quanto può essere controproducente o meno postare sulla pagina personale argomenti e considerazioni totalmente slegate dalla pagina  e dai contenuti aziendali? Si rischia di disperdere energie e perdere di credibilità, oppure può rafforzare il personal branding? Danneggerebbe il brand aziendale?

Ognuno di noi dovrebbe comunque puntare al proprio persona branding e contemporaneamente più persone con una riconoscibilità professionale su Linkedin, se lavorano in un’azienda, di riflesso rafforzano l’immagine aziendale.

I contenuti vengono diffusi dal proprio profilo ma se hanno natura professionale non danneggiano il brand aziendale, se non sono relativi ai prodotti/servizi aziendali distolgono dal focus dell’azienda, questo sì, ma non la danneggiano. Il danno d’immagine potrebbe essere legato ad un utilizzo personale del dipendente con contenuti contrari alla mission aziendale. In ogni caso, vista la natura professionale di Linkedin, ogni contenuto che non sia attinente alla propria professionalità ma sia relativo ad ambiti troppo personali non è positivo per il nostro personal branding, se invece si tratta di contenuti di vario tipo distolgono dal ruolo del singolo e fanno intravedere comunque un utilizzo di Linkedin non coerente con la natura del social.

Ci sono orari che possono aiutare a dare visibilità?

In teoria la prima fascia della mattina ( entro le 9.30/10.00 ) e il tardo pomeriggio ( 17.00/18.30) dei giorni dal martedì al giovedì, ma sono dati indicativi legati alla maggior presenza di utenti Linkedin sul social.

In questo anno così particolare, la presenza degli utenti è stata spesso legata ai cambiamenti legati allo smart working o ai momenti di lock down e si sono riscontrati momenti favorevoli alla visibilità dei post anche nel fine settimana.

Occorre che ognuno faccia dei test (A/B test) per valutare, a parità di post, quando si hanno il maggior numero di interazioni che agevolano la visibilità del post e pubblicare nei momenti che si riscontrano migliori.

Quando un dipendente “tagga” l’azienda in un post personale, l’azienda deve reagire in qualche modo?

Ogni gesto cortese è sempre un segnale positivo che si tratti di persone o aziende, potrebbe anche essere un gesto indicato che l’azienda attraverso la pagina consigli il post o il commento. Ricordo che le pagine non possono commentare o interagire tranne quando vengono taggate o quando viene utilizzato uno dei 3 hashtag all’interno della pagina.

Caso piccola realtà: come posso gestire al meglio la pagina aziendale?

Ogni realtà grande o piccola può gestire al meglio la pagina Linkedin

  • ottimizzandola per essere rintracciata dal motore di ricerca Linkedin inserendo le keyword relative al proprio prodotto / servizio
  • creando un piano editoriale interessante per la propria buyer persona e
  • interagendo dai profili con i post della pagina

Queste 3 attività sono primarie per ogni pagina, se anche solo una di esse non viene effettuata la pagina non potrà ottenere buoni risultati in termini di visibilità

Caso start-up che produce e vende dispositivi di monitoraggio e trasmissione dati nel mondo dell’IoT.

A lavorarci siamo solo io e il titolare. Mi è difficile interagire con i post in quanto il tema trattato è particolare e molto tecnico e richiede esperienza nel campo. Cosa posso fare se non riesco ad interagire?

L’interazione come semplice “consiglia” potete comunque effettuarla, quanto al commento fate interagire figure tecniche che lavorano alla progettazione dei dispositivi per esempio, servono figure che hanno voce in capitolo sul tema trattato affinché il commento sia credibile.

Su LinkedIn si può pianificarne la pubblicazione nel giorno e all’ora voluta come si può fare con Facebook?

No, non esiste uno strumento interno a Linkedin per programmare i post, occorre affidarsi a programmi di terze parti (Postpickr oppure Hootsuite per citarne qualcuno)

È sbagliato scrivere la propria qualifica sul curriculum di LinkedIn in italiano? È preferibile trovare la traduzione inglese?

Se la nostra qualifica in italiano è chiara e riconosciuta, es. Consulente finanziario, si può benissimo usare l’Italiano, si ricorre alla qualifica in Inglese quando ormai fa parte del modo di dire utilizzato più comunemente anche da noi Italiani es. Trainer al posto di formatore.

In ogni caso ricordo che il profilo può essere creato in italiano e sdoppiato in lingua inglese, e in ugual modo le pagine Linkedin

Bisogna postare sia sul profilo personale, sia su quello aziendale lo stesso articolo?

È consigliabile pubblicare sulla pagina Linkedin un post e sollecitare le interazioni sul post della pagina per darne la massima visibilità.

Dopo qualche giorno si può tranquillamente pubblicare il post dal proprio profilo utilizzando la medesima grafica ma un testo di accompagnamento più personale, con il tono di voce della persona del profilo, ciò genera riconoscibilità e credibilità, certamente meglio del copia/incolla del testo aziendale.

Occorre definire una policy aziendale per regolare le interazioni con la pagina aziendale?

Non occorre in questo caso una policy, le persone devono sentirsi libere di interagire e non obbligate, in ogni caso il social, ogni social, è personale e non si può imporre nulla, né di interagire né di non utilizzare un social.

Piuttosto è consigliabile formare le persone all’interazione e al vantaggio della stessa e poi creare un documento di best practice che faccia da guida.

Profilo LinkedIn personale, sul quale però non lavoro molto. Vorrei usare questa piattaforma social per lavoro (agenzia di viaggi). La mia domanda è: mantengo un profilo personale utilizzandolo per promuovere la mia agenzia, o è preferibile aprire un profilo aziendale?

Innanzi tutto, non è possibile creare una pagina Linkedin senza prima creare un profilo.

Una volta creato un profilo la pagina Linkedin richiede che il profilo interagisca per primo con i post della pagina, per renderla visibile al network del profilo.

Il corretto meccanismo è la generazione del network dal profilo e portarlo a conoscere la pagina.

La pagina da sola difficilmente riesce ad accrescere da sola i propri follower, i collegamenti del profilo diventeranno i follower della pagina.

Come si scelgono gli Hashtag?

Facendo un’analisi di quali sono più utilizzati oppure meno utilizzati e si inizia ad utilizzare nei post quelli per noi migliori.

Se scegliamo un hashtag molto utilizzato i nostri contenuti potrebbero “annegare” in mezzo a migliaia di post e non essere notati.

A volte la scelta è di utilizzare proprio quelli meno usati per dare l’impressione a chi li clicca di essere molto presenti e di dominare il mercato

Come si fa a vedere il grafico delle pubblicazioni?

Il grafico dell’andamento delle pubblicazioni lo vedono solo gli amministratori di pagina dalla tab Analisi nella parte alta della pagina da cui è possibile effettuare l’analisi delle pubblicazioni (aggiornamenti), dei follower e dei visitatori della pagina.

Agenzia di Tour Operator. Pensa che sia utile LinkedIn per poter trovare potenziali clienti?

Per rispondere occorre valutare “quali clienti” cerca l’agenzia. Se il cliente fosse chiunque cerca un posto per le vacanze, chiunque voglia viaggiare etc, Linkedin può essere utile certamente a patto di non pubblicare contenuti per vendere ma piuttosto interessanti perché parlano di mete, di viaggi, di esplorazioni, generando curiosità.

La pagina aziendale deve interagire con le pagine personali dei dipendenti? O mettere “consiglia”?

La pagina non può mai interagire con i post dei profili, nemmeno dei dipendenti.

Può interagire solo se taggata/menzionata o se un post utilizza uno dei tre hashtag dichiarati nella pagina.

Ha senso cercare di uniformare i ruoli dei dipendenti?

Se intende dire “allineare i profili” dando uno standard uniforme nel sommario o nella foto profilo, sono favorevole perché dona all’azienda un’immagine di attenzione al profilo da parte dei dipendenti.

Non sono favorevole ad un allineamento totale dove i profili sono tutti uguali con i medesimi contenuti a parità di ruolo.

Fermo restando che ciò è lasciato alla scelta del dipendente e non può essere imposto.

Esiste uno strumento per poter programmare la pubblicazione dei post?

Esistono diversi strumenti, nelle risposte precedenti ne ho citati un paio, sono dei Social Media Assistant, permettono di programmare i post e anche di selezionare direttamente le immagini da allegare la post.

Come si fa a menzionare qualcuno quando ha visualizzato il tuo post?

Non esiste menzione legata alla visualizzazione, non possiamo sapere il nome di chi ha visualizzato i post ma solo analytics aggregati per località, azienda, ruolo etc.

La menzione si effettua inserendo @ davanti al nome della persona e scegliendola tra i profili suggeriti.

Caso freelance: il nome della pagina corrisponde anche al profilo personale. Pensi che sia brutto commentare i post della mia pagina? Non sembra autoreferenziale? Non è come auto-mettersi like?

Non si dovrebbe creare il nome pagina uguale al profilo, crea confusione, la pagina deve avere un proprio nome e contenere anche le keyord che identificano l’attività svolta.

A quel punto la pagina pubblica, il freelance si sposta dalla modalità amministratore pagina e membro pagina e commenta con il proprio profilo.

Autoreferenziale non è, piuttosto è aziendale, io commento un post della mia attività e grazie all’algoritmo il post della pagina viene mostrato alla mia rete di primo grado perché io l’ho commentato / consigliato.

È molto più autoreferenziale autodefinirsi leader di settore o esperti che un commento alla propria attività, laddove il commento al post è pertinente.

Domanda: gestisco una pagina aziendale creata da una persona che ha molti contatti che sarebbero fondamentali nell’interazione, ma la persona in questione non utilizza linkedin (perchè non crede all’utilità dei social) Io come amministratore posso accedere ai suoi contatti? oppure come potrei fare? Grazie!

Nessun amministratore può accedere ai contatti di qualcun altro a meno che non ci diano le credenziali per accedere ed ci autorizzino (meglio farsi dare un’autorizzazione scritta) ad utilizzare il profilo al posto del vero titolare

SSI è influenzato dall’attività che come amministratore svolgo sulla pagina aziendale ? o SSI è legato solo alll’attività del profilo personale?

Il Social Selling index è relativo solamente all’attività del profilo, non ha alcun legame con le pagine di cui siamo amministratori o follower.

Ancora un grazie a Maria Letizia Russo per la sua disponibilità!

Se siete interessati a rivedere il Webinar potete richiederci le credenziali di accesso alla registrazione tramite l’indirizzo mail info@insidefactory.it.

Vi ricordiamo, inoltre, che sul nostro canale Podcast “Inside Podcasting” potete trovare le nostre pillole formative!