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Le cinque tappe del Telecommunication Strategies raccontate dai cinque protagonisti della Digital Trasformation

Inside Factory riparte con gli eventi Live!

Dal 14 al 17 Settembre si è tenuto il tour “Telecommunication Strategies: cinque step per la Digital Transformation”. Quattro appuntamenti, incentrati sul mondo delle telecomunicazioni e sulla telefonia VoIP. Un roadshow commerciale in giro per l’Italia iniziato a Caserta, proseguito a Roma, poi Montelupo e terminato a Milano. L’evento in questione è stata un’occasione per mostrare ai professionisti del settore le ultime novità del mercato del digitale e degli strumenti TLC.

Inside Factory ha curato la parte organizzativa dei quattro incontri, spronata dalla consapevolezza dell’importanza che queste occasioni di confronto e di aggiornamento sono una risorsa utile per i partecipanti che, a loro volta, avranno il compito di guidare le imprese verso la transizione al digitale.

Rimanere sempre informati e aggiornati sugli sviluppi del progresso tecnologico sono alcuni degli elementi essenziali per agevolare il processo di Digital Trasformation all’interno delle aziende. Durante gli appuntamenti abbiamo avuto la partecipazione di cinque attori che, in prima linea, propongono le soluzioni più innovative per accompagnare le imprese in questo processo. Ecco chi sono stati: VoipVoice, provider business oriented dei servi voce VoIP e connettività, 3CX fornitore dei centralini telefonici IP, Snom e EPOS|Sennheiser venditori di strumenti professionali audio e PR DISTRIBUTION, distributore di strumenti e servizi legati al mondo VoIP.

A conclusione dei singoli eventi, proprio a loro abbiamo chiesto di rilasciarci un commento e il filo comune che lega tutte le risposte è la felicità di rivedersi dal vivo e aggiornarsi professionalmente, grazie alle relazioni di rapporti umani instaurati e consolidati nel tempo.

Giovanni Montanaro, Sales Specialist di PRDistribution, ha partecipato in prima persona all’organizzazione degli eventi e pur elogiando la capacità degli strumenti digitali di mettere in contatto le persone distanti tra loro, non rinuncerebbe mai agli incontri dal vivo: “Era da tanto tempo che non era nemmeno possibile ipotizzare la partecipazione o la creazione di eventi per i motivi che tutti conosciamo. Gli strumenti tecnologici attuali hanno permesso di mantenerci digitalmente connessi, ma quello che inizialmente era considerata un’opportunità per ottimizzare le tempistiche di confronto fra più persone aiutandoci a svolgere riunioni, trattative, colloqui, comodamente seduti davanti al proprio PC (per altro con un basso impatto inquinante), rischiava di diventare un’arma a doppio taglio in grado di assopire i rapporti interpersonali. Quando abbiamo pensato a questo evento, lo abbiamo fatto con un obiettivo ben preciso: parlare di temi legati al VoIP, alle Unified Communications, alla digitalizzazione, con i nostri partner ma facendolo in presenza, con toni confidenziali, coinvolgendo i principali brand con cui collaboriamo. Ho avuto il piacere di rivedere molti partner e di conoscerne altri. Gli strumenti per rimanere connessi e per comunicare sono fondamentali nella nostra epoca, lo dimostrano le percentuali di crescita di webinar e percorsi digitali nati per sensibilizzare su varie tematiche, una su tutte quella sull’importanza della digitalizzazione. Personalmente mi auguro che gradualmente si possa tornare a creare eventi in presenza, soprattutto per consolidare i rapporti fra persone che sono alla base di tutto.”

Loris Saretta, Regional Sales Manager di 3CX, non vede l’ora di partecipare al prossimo evento e commenta così la sua esperienza al Telecommunication Strategies: “Un roadshow organizzato da Inside Factory per conto del nostro distributore Gold, la PRDistribution, dove ho presentato la nuova versione 18 della piattaforma di Unified Communication di 3CX. I partecipanti si sono dimostrati molto interessati alle novità che ho presentato, prima tra tutte l’integrazione con Teams di Microsoft, ma anche al nuovo sistema di Live Chat che è attualmente disponibile, ed un alto interesse lo ha riscosso il nostro nuovo sistema di ticketing integrato che uscirà molto presto e che permetterà di avere un CRM integrato con il centralino incluso nel costo della licenza. Le domande sono quindi state moltissime e posso dire che il roadshow è stato un vero successo, che speriamo di replicare al più presto.”

Rosario Pitanza, Channel Manager Italy Malta and Israel di Snom, alla domanda su come è stato l’evento di Milano del 17 settembre, risponde così: “L’esperienza del tour è stata sicuramente positiva per due motivi: il primo è che nel nostro settore il contatto umano è ancora fondamentale e non verrà mai sostituito da una video call; quindi, rivedere i partner in sicurezza e stringere qualche mano è stato sicuramente un momento di ritorno alla normalità. Secondo, perché l’evento è stato organizzato nel momento migliore dell’anno, ossia dopo la pausa estiva e nel mese più propizio dell’anno: settembre. Infatti, bisogna seminare proprio in questo mese, dal punto di vista del business, per poi raccogliere nei tre mesi successivi prima della chiusura natalizia. Organizzato adesso servirà sicuramente a portare avanti questo obiettivo.”

Simone Albanini, Key Account Manager Senior di Epos ha espresso la sua gioia per essere ritornato a partecipare a un evento dal vivo, consapevole dei vantaggi che gli incontri in presenza hanno per favorire pratiche di networking costruttive: “EPOS ha partecipato a questo evento poiché è stata una bella occasione per tornare a fare attività con il cliente dal vivo. Insieme agli altri partner tecnologici abbiamo dato la possibilità di toccare con mano i prodotti ed offrire una soluzione unica ed integrata “chiavi in mano”. Dal vivo, durante lo speech oppure allo “stand” vengono fuori informazioni molto utili che solitamente un incontro online fatica a trasmettere.”

Conclude il giro di interviste Simone Terreni, Managing Director di VoipVoice, che con il suo intervento riassume il senso e lo scopo dell’iniziativa: “Sono stato felice di poter partecipare all’evento di Telecommunication Strategies, d’altronde gli incontri dal vivo sono sempre un’ottima opportunità per approfondire le relazioni umane con i vari partner tecnologici e i maggiori sponsor del settore delle telecomunicazioni. L’evento è stato fonte di gioia e soddisfazione, soprattutto perché uno degli incontri è stato organizzato all’interno del PalaVoip, la nostra sede a Montelupo Fiorentino, che ha aperto le porte per ospitare la terza tappa del Telecommunication Strategies. La possibilità di usufruire di nuove tipologie di servizio nasce dall’insieme di più tecnologie. Questo genere di eventi ha lo scopo di creare e rendere concreta l’infrastruttura integrata di telecomunicazioni mettendo in comune un insieme di prodotti e servizi che attraverso il loro legame possano favorire lo sviluppo delle tecnologie innovative. Mi era mancato vedere dal vivo questa sinergia tra i maggiori professionisti del settore che collaborano insieme per dare forma e realizzare una soluzione unica e integrata di telecomunicazioni e spianare, in questo modo, la strada all’innovazione tecnologica.”

È attraverso l’azione integrata di queste realtà che è possibile attuare il processo di evoluzione verso l’implementazione di soluzioni digital che possano migliorare ed efficientare i processi lavorativi delle imprese.

Siamo felici di prendere parte a questa iniziativa e in parte di incidere in maniera positiva alla diffusione degli strumenti tecnologici, con l’ottica di utilizzarli in maniera unificata e complementare e per questo incidere sulla crescita e lo sviluppo delle aziende italiane.

Il profilo LinkedIn strumento di Social Selling e Personal Branding: intervista a Maria Letizia Russo

Inside Schooling ha ospitato Maria Letizia Russo per il suo terzo appuntamento di formazione. L’argomento del corso di formazione è stato “Il profilo LinkedIn, strumento di Social Selling e Lead Generation per Sales e Professionisti”, e si è concentrato sull’utilizzo delle piattaforme social e degli strumenti digitali per le strategie di vendita aziendali.

Maria Letizia Russo dopo una lunga carriera all’interno di una organizzazione aziendale, dove ha acquisito una grande competenza nel settore del marketing, ha deciso di diventare una libera professionista e mettere a disposizione il proprio know-how per tutte le aziende che vogliono ampliare la propria rete di clienti attraverso l’utilizzo delle piazze virtuali.

I social media sono diventati degli strumenti imprescindibili all’interno del processo di vendita, gran parte dei potenziali clienti è presente sui social, spesso è lo stesso cliente che cerca informazioni online e preferirebbe pagare e comprare il prodotto direttamente attraverso il web. Per questo motivo, Maria Letizia Russo, aiuta i venditori ad aggiornarsi e cambiare la loro strategia di vendita per permettere che la domanda e l’offerta si incontrino e per ampliare il bacino di utenti cercandoli sui social media. LinkedIn è la piattaforma prescelta per ricoprire questo ruolo e soddisfare queste finalità: permette alle aziende di divulgare la propria immagine aziendale e allo stesso tempo vendere i propri prodotti a un pubblico infinitamente più grande di quello che si potrebbe trovare attraverso le strategie di vendita tradizionali.

La pandemia ha reso quasi indispensabile questo processo di digitalizzazione dei processi di vendita, infatti quando le aziende sono state costrette a chiudere il proprio luogo di lavoro fisico, il digitale è diventata la nuova e unica vetrina di molti venditori.

LinkedIn ormai è sulla bocca di tutti. Ma quanti lo conoscono veramente secondo il tuo punto di vista?

Davvero una bella domanda! Dipende da cosa intendiamo per “conoscere veramente LinkedIn”. Per me vuol dire avere consapevolezza del valore di ogni sezione del profilo, conoscere il motore di ricerca e come legge il profilo, sapere cosa e come scrivere un profilo veramente leggibile secondo criteri di scrittura efficace.

Conoscere Linkedin significa cogliere cosa interessa davvero le persone nella nostra rete e come scrivere post leggibili per le persone considerando il poco tempo che hanno a disposizione, la velocità dei social e la bassa soglia dell’attenzione di ogni essere umano.

Conoscere Linkedin significa anche conoscerne il galateo, il tecnicismo dell’algoritmo che dona o toglie visibilità a profili e post pubblicati e sapere quali sono le logiche del networking di qualità.

Trovare chi conosce tutto ciò, non è semplice.

LinkedIn negli anni è cresciuto molto, diventando il luogo virtuale per eccellenza in cui incontrare professionisti per finalità di Business. Allo stesso tempo, però, ancora tante aziende o professionisti non lo utilizzano. Come mai c’è questo distacco rispetto all’utilizzo di un social business secondo te? Quali sono invece i motivi per cui è importante essere presenti?

C’è ancora poca cultura nell’utilizzo di Linkedin, nonostante i numerosi iscritti nel nostro paese.

Credo che molti siano ancora legati all’idea di LinkedIn come luogo in cui pubblicare un curriculum online, si iscrivono, lo utilizzano finché cercano lavoro, per poi abbandonarlo fino alla ricerca di una nuova posizione lavorativa.

Un motivo chiave per essere presenti è la consapevolezza che LinkedIn offre la possibilità di creare, ottimizzare e aggiornare costantemente la nostra identità digitale online anche per chi non ha un proprio sito personale, a questo proposito basti pensare che il profilo Linkedin viene letto da Google semplicemente digitando il nostro nome.

Tutto ciò è determinante per il nostro personal branding, elemento tutt’altro che da sottovalutare.

Profilo personale e pagina aziendale: due elementi necessari ma molto diversi tra loro. Ci sono delle aziende che invece di aprire una pagina dedicata, inseriscono tutte le informazioni sul profilo personale. Cosa ne pensi?

Penso che sia un trucchetto tutt’altro che raccomandabile, si cerca di superare le difficoltà del gestire una pagina utilizzando un profilo con logo al posto della foto e nome azienda anziché cognome e nome.

Pochi sanno che questa pratica è contraria al contratto di Licenza di LinkedIn in quanto richiede espressamente ai profili di avere l’identità di una persona reale e identificabile (art.8.2)

Io consiglio di imparare a gestire al meglio la pagina LinkedIn ed evitare questa pratica, non pochi profili creati in questo modo sono stati chiusi perdendo tutte le connessioni create, è inoltre da considerare che un profilo così creato non potrà nemmeno essere successivamente convertito in pagina.

Inoltre, chi non crea una pagina, perde la possibilità di avere una presenza ufficiale dell’azienda su Linkedin, di pubblicare post sponsorizzati oppure offerte di lavoro e di avere degli analytics molto dettagliati dei follower della pagina e delle visite al proprio sito.

Cosa significa curare il proprio profilo LinkedIn? Ci sono degli step imprescindibili?

Curare il profilo vuol dire compilarlo in ogni parte esaustivamente, inserire le parole chiave che possono essere oggetto di ricerca per un nostro prodotto / servizio e renderci rintracciabili dal motore di ricercare.

La cura del profilo è ben diversa dalla semplice compilazione, presuppone di inserire contenuti visivi allegandoli alle varie sezioni, inserire attestato dei corsi frequentati, mettere in evidenza nell’apposita sezione articoli, video, immagini significative ed essere sempre pronti a modificarlo e aggiornarlo rendendolo costantemente in linea con la nostra identità lavorativa attuale.

La cura del profilo va oltre il profilo stesso e interessa anche lo sviluppo di una rete di contatti utili al proprio business e la pubblicazione di post interessanti per la propria rete.

Esserci ok, ma non in modo passivo. Puoi darci dei consigli per una content creation efficace? Le keywords possono essere di aiuto?

Content creation efficace vuol dire:

  • Scrivere contenuti interessanti per la propria rete
  • Scrivere secondo i migliori canoni di scrittura efficace valutando attentamente:
    • incipit
    • sintesi del contenuto
    • leggibilità del testo
  • Utilizzare nei contenuti le parole chiave che l’algoritmo leggerà associandole al profilo e restituendo un risultato di coerenza tra il contenuto e chi lo pubblica

Tra gli argomenti che tratterai all’interno del corso, oltre all’utilizzo di LinkedIn, approfondirai i concetti di Personal Branding e Social Selling. Potresti darci una breve definizione? Sono strategie complementari fra loro o possono essere utilizzare singolarmente?

Possiamo tranquillamente affermare che il personal branding è propedeutico al social selling. Con il personal branding raccontiamo e trasmettiamo chi siamo nel miglior modo possibile.

Con il social selling cerchiamo contatti in target con il nostro cliente e pubblichiamo contenuti di interesse per la nostra rete, contemporaneamente le interazioni positive diffondono i contenuti su LinkedIn rintracciando altri contatti in target, sino ad ottenere richieste di incontro / preventivo spontanee.

Questa sintesi del social selling fa comprendere facilmente quanto sia fondamentale avere un profilo che trasmetta al meglio chi siamo e di cosa ci occupiamo in modo totalmente allineato al concetto di personal branding.

LinkedIn, come gli altri Social Network, funziona tramite algoritmi. Puoi svelarci un segreto per avere la massima visibilità all’interno della piattaforma?

Scrivere per le persone prima che per l’algoritmo. Se un post piace alle persone, la loro interazione viene premiata dall’algoritmo che aumenterà la visibilità del post sino a renderlo virale.

Chi non conosce davvero la propria buyer persona, difficilmente potrà incontrare il favore dell’algoritmo.

Essendo un social di networking con ottime possibilità di business, solo i commerciali dovrebbero esser presenti su LinkedIn? Ci sono inoltre delle skills particolari che devono essere apprese?

Chiunque dovrebbe essere presente su Linkedin!

I commerciali cercano il loro buyer, i buyer presenti con un buon profilo trasmettono la loro professionalità, qualsiasi dipendente che conosca e utilizzi Linkedin al meglio rappresenta positivamente la propria azienda con vantaggi win-win per l’azienda e per il dipendente.

Curare la propria reputazione su LinkedIn è oggi la vera skill che serve sia per il social selling sia per il persona branding.

Da dove consiglieresti di partire ad una azienda che vuole intraprendere un processo di transizione al digitale e aprire quindi un canale LinkedIn?

Consiglio di formarsi sull’utilizzo di LinkedIn in ogni aspetto, pagina, profili, contenuti, sponsorizzazioni e offerte di lavoro.

Formare i propri team marketing, comunicazione, HR e Sales perché la gestione della pagina ottimale va fatta a più mani, con un lavoro di squadra e un confronto costante.

Successivamente consiglio di informare i dipendenti in merito all’utilizzo che l’azienda intende fare di LinkedIn quale canale della comunicazione social aziendale e formarli affinché si sentano sicuri e motivati all’utilizzo del social.

Dipendenti e Sales sono i migliori brand ambassador per un’azienda su LinkedIn.

Hai deciso di abbandonare un lavoro aziendale per diventare imprenditrice di te stessa. Quanto è stato difficile costruirti un’immagine forte a tal punto da diventare un’esperta nel settore del marketing online?

La parte più difficile e impegnativa è stata quella di formarmi mentre lavoravo, ho cercato nel più breve tempo possibile di formarmi su ogni campo del digital marketing investendo tempo e budget, sacrificando fine settimana e molte notti per imparare tutto ciò che mi poteva essere di supporto, SEO, Social, Advertising, WordPress, Email Marketing ma soprattutto la strategia digitale.

Successivamente non è stato facile prendere la decisione di lasciare un posto di lavoro aziendale quando non ero più giovanissima, avendo ampiamente passato i 40 anni.

La mia immagine si è creata e rafforzata mentre studiavo, leggevo, testavo e ne parlavo nei post e negli articoli che scrivevo per diversi blog, ad un certo punto la professionista era lì, con le sue competenze, esperienze, riconoscibilità e credibilità pronta a fare il salto e diventare imprenditrice di sé stessa.

L’immagine cresce con noi e si rafforza ogni giorno.

Inside Schooling è un percorso di formazione digitale modellabile dal partecipante a seconda delle esigenze professionali che propone una formazione verticale su attività che sono state trasformate dall’impatto completo dell’online. Perché hai scelto di partecipare e cosa hai visto nel progetto?

Il progetto di Inside Schooling offre la possibilità di formarsi su temi utili alla crescita di aziende e professionisti, permette loro di assumere consapevolezze nuove sulla realtà online e di fare scelte consapevoli, questo è in linea con la mia attività di trainer su LinkedIn e per questo motivo ho accettato con piacere di far parte di questo progetto.

Se dovessi scegliere un’unica “pillola” cosa vorresti che i professionisti partecipanti recepissero dal tuo corso?

Vorrei che comprendessero l’importanza dell’Esserci e del Farsi trovare su LinkedIn.

Comunicare in modo efficace per evitare crisi di Digital Reputation

Il secondo appuntamento del programma di formazione di Inside Schooling è tenuto dalla docente Francesca Anzalone, esperta di comunicazione e cultura digitale e Digital PR dal 1997. Francesca Anzalone rispecchia perfettamente la natura dinamica della comunicazione. Nella sua lunga carriera ha cercato di rimanere sempre a passo con i tempi, sviluppando anche competenze in regia e direzione artistica, sceneggiatura e narrazione per produzioni video, permettendole di raccontare le storie con il format dello storytelling.

Da oltre 20 anni è impegnata nel digitale e nell’evoluzione del web e mette a disposizione la propria conoscenza e professionalità al servizio di aziende, PA, gruppi industriali e istituti di ricerca per la formazione esterna di altre realtà.

Il corso di cui sarà docente all’interno del programma di Inside Schooling è “Come comunicare in maniera efficace e prevenire crisi di digital reputation” che si terrà giovedì 27 maggio, durante il quale si parlerà delle buone pratiche per una comunicazione coordinata e in linea con l’immagine del Brand che si vuole diffondere, come comunicare in momenti di crisi ed emergenza mediatica, come prevenirli e come fronteggiarli nel caso in cui si presentassero.

 Che cos’è la brand reputation? Come mai le aziende dovrebbero star molto attente alla propria?

La brand reputation oggi viene associata in maniera sempre più impattante alla web reputation, ovvero alla percezione positiva e alla riconoscibilità che la marca ha online, ma che deve costantemente essere supportata anche da una corporate reputation, ovvero dell’azienda stessa. Con il web l’opportunità di farsi conoscere è aumentata in maniera esponenziale e se vogliamo aggiungere, anche in maniera molto democratica. Dalla micro impresa alla multinazionale ognuno può crearsi uno spazio nel web con caratteristiche, identità, coerenza, affidabilità per raggiungere il proprio target, attraverso strategie digitali e comunicazione efficace. Dunque una possibilità da cogliere appieno e nel migliore dei modi: costruire l’immagine migliore che siamo in grado di mantenere attraverso parole, immagini e azioni concrete in una visione integrata. Costruire e, al contempo, mantenere, che per me significa un investimento del 50% su promozione, valorizzazione e 50% nella tutela. Esattamente nella stessa misura in cui il web ci offre opportunità e rischi.

Quanto è cambiata la brand reputation con una diffusione sempre più ampia dell’online?

La brand reputation si è trasformata in capitale reputazionale insieme alla reputazione aziendale dunque corporate reputation. La reputazione aziendale alla base del brand management è un bene inestimabile, che ha un impatto notevole sui profitti e sul market value dell’azienda stessa. Secondo una recente indagine di Weber Shandwick dal titolo “The State of Corporate Reputation in 2020: Everything Matters Now”, la corporate reputation impatta sul valore di mercato dell’azienda con un insieme di fattori, tutti di primaria importanza, che volendola quantificare dal report è pari al 63% del valore di mercato dell’azienda. Tutto questo ha un’implicazione ulteriore che, dal web passa all’offline e più precisamente al management: è sempre più necessario allineare strategie digitali e offline con vision e mission aziendali (nella maggior parte dei casi rivisitate con maggiore consapevolezza) in un’ottica di unicità, valore e affidabilità. Non solo è importante presentarsi al meglio, ma essere coerenti, costanti e soprattutto affidabili.

Che cosa vuol dire “difendersi da una possibile crisi di brand reputation” e come si fa a gestirla se invece accade?

Una crisi mediatica è un problema che impatta sulla credibilità dell’azienda e del brand, implica perdita di fiducia da parte del mercato, percezione di inaffidabile e dunque di aspettative disattese.  Significa impatto sull’asset economico. Significa un “effetto domino” che va ad abbattersi su tanti elementi dell’ecosistema aziendale. Significa che tutti gli sforzi che si sono fatti e gli investimenti per creare una Community vengono vanificati nel giro di pochi minuti se non si interviene tempestivamente, con lucidità e con coerenza e attraverso gli strumenti giusti.

Dunque se con un’attività volta alla valorizzazione del brand e del corporate contribuisco a generare attrazione dei talenti e coinvolgimento positivo dei dipendenti (motivo di orgoglio di essere parte di questo brand e corporate); con la crisi divento respingente per il mercato, e per la mia comunità se l’elemento scatenante coinvolge un valore in cui la percezione pubblica ha identificato il brand e il corporate. Tradisce quella fiducia che è stata riposta e supportata.

Gestire una crisi implica consapevolezza, capacità di scindere emozioni e razionalità, reagire tempestivamente, avere documenti, protocollo e policy da seguire e distribuire nell’immediato. Significa avere una squadra pronta ad agire in maniera consapevole e responsabile. E dunque, significa avere lavorato bene prima. Prevenire una crisi si può, ma mai al 100%, per questo è fondamentale avere le idee chiare e tutto sotto controllo per la reazione.

Durante il corso affronti il tema del diritto dell’oblio, che è un tema molto caldo, incominciato da meno di dieci anni fa, all’interno del dibattito pubblico italiano. In che modo il diritto all’oblio è collegato al concetto di Brand Reputation?

Questo tema è sicuramente centrale nella mia attività di comunicazione soprattutto nell’ambito del digitale, ma oggi sappiamo bene che si parla di comunicazione integrata e dunque va gestito in maniera consapevole e responsabile. Accanto a me, nelle attività di gestione di crisi mediatiche ho l’Avvocato Fabio Squassoni, il mio Partner in Crisis, con il quale analizziamo congiuntamente tutto i materiali, ci confrontiamo e valutiamo aspetti e implicazioni. Ci concentriamo immediatamente su come arginare, mitigare il problema, sul problema stesso e sulle azioni immediate. Sia in ambito di comunicazione che a livello legale per comprendere come fermare.

E’ una questione di semantica, di analisi minuziosa della parola, e soprattutto di scelta di quelle da utilizzare al meglio. Per questo la specializzazione di ognuno diventa il valore per il servizio.

La definizione la lascio all’Avvocato con le parole più precise: “Quello del diritto all’oblio inteso in senso ampio è un tema che nasce con la privacy, ma prende campo oggi nel nostro paese rispetto all’ambito più ristretto della comunicazione online proprio perché oggi le persone si sono accorte che “essere dimenticati” in un ecosistema digitale non è così semplice. Qui i concetti di ‘coercibile’ e di ‘garantito’ diventano liquidi e questo ci costringe a ripensare la cultura del diritto come qualcosa che scende dall’alto: quando manca un’autorità centrale che possa davvero intervenire per impedire una violazione, la realizzazione di un diritto dipende in modo determinante dal comportamento del suo stesso titolare. Il diritto all’oblio è il classico esempio: è da come abbiamo agito e da come agiremo nella diffusione di informazioni che ci riguardano che dipende se e in che misura questo diritto possa essere effettivamente attuato”. Taglierei la parte in cui cita l’avvocato, intendo il nome. Mettiamo un avvocato. Oppure abbiamo la liberatoria dell’avvocato a citarlo?

A proposito di diritto all’oblio: il web non dimentica e questo assioma spesso entra in contrasto con la frenesia di comunicare tanto e di fretta, rischiando di inciampare in errori dai quali non si può tornare indietro. Si dovrebbe comunicare meno o si dovrebbe comunicare con più consapevolezza?

Hai usato un termine perfetto “frenesia” nel comunicare che già ci trasmette un’implicazione di stress, di mancanza di razionalità e di pianificazione. Il punto centrale è questo: si deve avere una strategia, si deve pianificare, costruire, verificare sempre, altrimenti la fretta non è mai una buona consigliera, anzi. Per me comunicazione significa consapevolezza e responsabilità di ciò che comunichiamo che non è né immateriale né un racconto di fantasia.

Il web non dimentica nulla e anche qui lascio all’Avvocato il focus :“Niente di più vero. Le informazioni in rete valicano i confini degli stati e vengono condivise e ricondivise un’infinità di volte. Pensare di poter risolvere una crisi reputazionale online con un ordine di cancellazione, anche se emanato dall’autorità giudiziaria del tale stato o del tal altro, è velleitario: con le opportune azioni legali possiamo riuscire forse a bloccare una fonte, ma è quasi impossibile fermare l’informazione e la sua cassa di risonanza. La tutela di un diritto sulla rete non si realizza con le azioni giudiziarie se queste non sono concepite come strumenti nell’ambito di una strategia più complessa, costruita su interventi mirati di diffusione di informazioni. Essere consapevoli di come funziona l’universo in cui ci muoviamo, perché di un universo si tratta, è fondamentale per potervi interagire, ma vediamo ogni giorno che purtroppo questa consapevolezza manca.”

Purtroppo spesso alla base vi è una mancanza di cultura digitale e quindi si pensa, “tanto chi vuoi che legga questo?” dimenticando che il web è interconnessione tra persone, oggetti, dati, informazioni, contenuti e dunque un “tutto” collegato al quale ognuno di noi può accedere.

Sei un’esperta di comunicazione digitale, un settore in continuo cambiamento ed evoluzione. Quanto è importante la formazione e l’aggiornamento per chi lavora in questo ambito?

Credo che non esista una professione in cui la formazione e l’aggiornamento non siano necessari. Pensiamo alla crescita personale che ognuno di noi deve gestire quotidianamente per migliorarsi nelle relazioni ad esempio. Dunque per me è fondamentale un aggiornamento quotidiano. Pensiamo al contesto nel quale ci inseriamo un ambiente in costante evoluzione fatto di strumenti, algoritmi e contenuti. Pensiamo al settore in cui supportiamo il cliente, se non leggiamo una rassegna di settore ogni giorno come possiamo pensare di essere un bravo partner? Quello che consiglio sempre è ragionare in maniera integrata: osservare, ascoltare, leggere, confrontare, ogni giorno focalizzarsi su dati concreti su cui fare le nostre comparazioni. Altrimenti siamo sempre quel “troppo rumore per nulla!”.

Le tematiche che Francesca Anzalone affronta all’interno del suo corso, come si può ben intuire dalle risposte che la docente ci ha fornito, sono argomenti estremamente attuali, di cui solo da pochi anni se ne parla e si conducono studi e approfondimenti a riguardo.

Francesca Anzalone è una professionista nella divulgazione di contenuti digitali, e come lei stessa ha affermato all’interno dell’intervista, il suo scopo è di divulgare e diffondere il più possibile la cultura digitale tra le persone, perché solo così si può rendere il web un ambiente virtuoso per l’interconnessione tra persone e la diffusione di contenuti di valore.

La prossima settimana verrà pubblicata la seconda parte dell’intervista, nella quale si entrerà ancora più nello specifico sul concetto di Brand Reputation, sottolineando di quanto esso venga influenzato dall’antecedente processo di costruzione di una identità aziendale ben strutturata e coerente con le azioni concrete dell’azienda.

Ringraziamo Francesca Anzalone per l’intervista e vi consigliamo di non perdervi il secondo tempo!

Leadership: come è cambiato al tempo del digitale?

Il modo di relazionarsi all’interno delle dinamiche di gruppo è cambiato durante gli ultimi 14 mesi: il distanziamento obbligatorio, dovuto alla pandemia in corso, ha modificato i rapporti tra colleghi e il leader è la figura, che più di tutte, ha il compito di interpretare i cambiamenti propri e dei collaboratori, affinché la relazione di leadership non perda di valore e di efficacia.

Ci siamo chiesti quali tecniche può utilizzare il Leader per essere efficace “a distanza” e coinvolgere il team per raggiungere gli obiettivi prefissati. Per rispondere a queste domande abbiamo chiamato in causa una persona che di sport di squadra e leadership se ne intende.

Mauro Bergamasco, rugbista nel DNA, è stato atleta professionista dal 1998 al 2015. Ha collezionato 106 presenze in maglia azzurra detenendo qualche record come “il giocatore più longevo nel Torneo delle Cinque e delle Sei Nazioni” e “uno tra i tre atleti al mondo ad aver partecipato a cinque edizioni della Coppa del Mondo di Rugby.

Nel 2013, da atleta maturo, ha inizia un periodo di evoluzione, concentrato sulla preparazione individuale e l’affinamento di conoscenze e strategie per andare ancora una volta in sostegno di “altri compagni“, in un campo ancora più grande.

La sua esperienza gli ha permesso di conoscere le dinamiche che rendono un team vincente e le qualità che un capitano deve avere per mantenere alto il morale dei suoi giocatori e per far sì che ad ogni partita sia messo in campo il massimo delle loro energie.

Inside Factory ha deciso di ospitare tra i docenti del programma di Inside Schooling, un percorso formativo di 5 appuntamenti sui cambiamenti portati dal digitale nei vari ambiti lavorativi, Mauro Bergamasco proprio per accompagnare in questo cambiamento i leader di oggi e di domani ed aiutarli a non perdere la propria autorevolezza ed il rapporto di fiducia con i collaboratori anche in un momento in cui non è possibile sempre incontrarsi di persona.

Quali qualità deve assolutamente avere un Leader affinché venga ascoltato dai componenti del Team?

L’aspettativa di “essere ascoltato” innesca dinamiche mentali e comportamentali diverse da quelle riconducibili all’essenza del leader. Per non dilungarmi troppo, userei un antico indovinello filosofico che può aiutarci a focalizzare questo tema: “se un albero cade in una foresta fa rumore, ma se un albero cade nella foresta e non c’è nessuno ad ascoltarlo, questo fa comunque rumore?

Alcune delle qualità che un leader deve avere sono: saper ascoltare, riconoscere le aspettative dei collaboratori, e mantenere integrità e coerenza nelle proprie azioni.

Uno degli argomenti che viene trattato all’interno del corso è quello di mantenere una Leadership salda e motivante anche a distanza. Quali sono gli errori più comuni che un leader potrebbe commettere durante gli incontri online?

La “distanza” creata dalla tecnologia quindi dalla mancanza di una relazione tridimensionale aumenta esponenzialmente l’effetto comunicativo inefficace. L’attenzione alla persona, la sensibilità e la cura del dettaglio sono caratteristiche che permettono di negoziare e apprezzare la relazione ed il confronto con chi ci sta attorno. Sono convinto, altresì, che tutto ciò rallenta quando abbiamo avuto prima la cura di creare, coltivare e potenziare una relazione umana basata su fiducia, quella concreta, capacità di confronto e trasparenza di accordo.

Da formatore esperienziale di Leadership e Empowerment le chiedo quanto e se è possibile che gli incontri online possano essere uno strumento di uguale efficacia rispetto agli incontri di presenza, considerando il fatto che questi incontri hanno un’importanza unica per il leader, il quale deve trasmettere motivazione per il raggiungimento degli obiettivi comuni.

Nulla può sostituire un’attività in presenza. L’empatia, lo scambio relazionale, il tatto, l’infusione dei cinque sensi non è sostituibile. Tuttavia, alla base di ogni incontro è importante “l’accordo di trovare un accordo”, base attraverso cui costruire obiettivi vincenti e piani d’azione efficaci. Per mantenere una leadership salda, anche a distanza è indispensabile: pianificare, riconoscere le risorse dei collaboratori e proporre strumenti di interazione che permettano il raggiungimento di obiettivi in maniera condivisa.

Una delle qualità che molto spesso viene citata quando si parla di Leader è l’empatia e quindi un atteggiamento di reale ascolto verso il prossimo rendendo possibile, non solo un rapporto di fiducia tra le parti, ma la comprensione delle particolarità caratteriali di ogni giocatore per una comunicazione efficace con ognuno di essi. Come è possibile praticare un comportamento empatico con il prossimo anche attraverso l’utilizzo degli strumenti digitali?

Nel mondo dello sport ed in particolare nel mondo del rugby si dice che “il campo non mente mai”. Durante una competizione, proprio per la condizione di stress fisico e mentale si tende ad esibire un comportamento irrazionale che corrisponde al nostro vero modo di essere. Le nostre scelte ed azioni sono guidate dai nostri presupposti, pensieri che si sono definiti e maturati durante il corso della vita fin qui vissuta. Come ci approcciamo a qualcuno, le parole che usiamo, il tono di voce, la velocità con cui facciamo susseguire una parola dietro l’altra, il linguaggio espresso dal nostro corpo, la mimica facciale, l’interesse nei confronti dell’interlocutore per esempio danno informazioni a quel qualcuno che vanno a completare lo scenario. La risposta? Sarà una reazione a tutto ciò!

Uno degli errori più comuni è scambiare la figura del leader come colui che con un atteggiamento autoritario impartisce ordini e si pone con un atteggiamento dispotico e di superiorità. Durante il corso, al contrario, affronterai tempi come l’empatia, il concetto di intelligenza emotiva e di ascolto attivo. La figura di leader che ho descritto prima ritieni che sia superata o ancora c’è chi cade nella trappola, credendo che per essere leader bisogna essere autoritari?

 In realtà non ci sono trappole, altrimenti dovremmo parlare di manipolazione o altre dinamiche di “influenza” mentale. La leadership non è una sola e soprattutto non è un’espressione statica di se stessi. Ognuno di noi, per carattere, esperienze e formazione ha uno stile che lo caratterizza in prevalenza ma può mutare al mutare delle situazioni e degli interlocutori. Il leader sa riconoscere il contesto e rendere efficace la sua guida proprio in quel contesto attraverso gli strumenti a sua disposizione e proponendo le sue risorse nel valorizzare quelle degli altri.

Spesso si dice che viviamo in una società individualista, dove gli individui tendono a pensare al proprio interesse trascurando quindi gli interessi collettivi. Questo tipo di atteggiamento di un solo componente del team può rischiare di mandare a monte tutto il lavoro di pianificazione dei piani d’azione di un leader? Nella tua carriera da atleta professionista, ti è mai capitato di confrontarti con questa problematica?

È un tema che tutt’oggi sento mio e sempre di attualità. Da atleta del mondo del rugby ho imparato fin da subito che “da soli non si va da nessuna parte”. Quando hai la palla tra le mani hai l’opportunità di dare il tuo contributo alla squadra portando avanti l’ovale, arrivi ad un momento dove l’avversario ti sta fermando o sta ostacolando il tuo avanzamento, e qui si apre lo scenario delle opportunità. Con il senno di poi, puoi andare a contatto, puoi passare la palla prima di andare a contatto, puoi passare la palla dopo essere andato a contatto, puoi trattenerla o esprimere il tuo potenziale tecnico-tattico con altri gesti, ma l’arma più efficace è riconoscere il compagno di squadra e, con una delle modalità a propria disposizione, affidare l’avanzamento della palla ad un altro compagno di squadra che ne prenderà la responsabilità e si farà garante della strategia di squadra.

Nello sport l’allenamento è una componente indispensabile perché è l’attività che ti permette di mantenere il livello di professionalità sportiva e di migliorarti sempre di più per giocare ancora meglio il prossimo match. La formazione può essere vista come l’allenamento di tutte quelle attività lavorative dove non si richiede una prestazione fisica ma, piuttosto, uno sforzo intellettuale. Da formatore, noti anche tu che mentre per lo sport l’allenamento è visto come propedeutico al resto delle attività la formazione in certi ambiti di lavoro è trascurata o perfino dimenticata?

Chiunque abbia fatto anche una piccola esperienza di sport ha percepito che un gesto tecnico ha bisogno di essere mantenuto nell’efficacia e aggiornato assieme al gioco. Il pensiero che una volta imparato lo schema quello va bene in ogni momento è il presupposto che non fa prendere in considerazione la necessità di riprovare, aggiornare e riprogrammare quel gesto al fine di renderlo sempre più efficace, sempre più attuabile e soprattutto adattabile ai differenti contesti con una performance sempre eccellente. Il nostro bisogno irrazionale di essere unici e irripetibili potrebbe essere nutrito dal presupposto di rimanere allenato per essere il migliore.

Inside Schooling è un format di formazione modellabile a seconda delle proprie esigenze e ha lo scopo di proporre una formazione continua e di valore in base alle esigenze che i cambiamenti esterni impongono? Che ne pensi?

Condivido da sempre il pensiero di portare un contenuto formativo, auto motivazionale e ludico attraverso linguaggi differenti, proprio per le differenti profondità metaforiche ed esperienziali che questo metodo può potenziare. Credo sia importante, anche in questi contesti, mantenere alta la sensibilità sulle variabili dei bisogni delle persone e le loro aspettative.

Puoi dirci verso quale target di persone secondo te è rivolto il corso del 20 maggio e quale messaggio ti piacerebbe lasciare ai partecipanti?

Il target sono le persone! Ogni persona che abbia voglia di affrontare questo momento di cambiamento con energia e consapevolezza e veda l’esigenza di focalizzare i suoi obiettivi e costruire le azioni concrete per raggiungerli. I messaggi da poter lasciare possono essere diversi, uno fra tutti: “siate ognuno leader di voi stessi!”.

Grazie mille Mauro per il tempo dedicatoci!

Se sei interessato ad approfondire le tematiche di cui abbiamo parlato, l’appuntamento con il suo corso è giovedì 20 maggio, dalle ore 16:00.

Qui il link per iscriversi.

La partecipazione è a pagamento. Per maggiori informazioni circa i costi e le modalità di partecipazione scrivi a info@insidefactory.it.

LA FORMAZIONE DI INSIDE FACTORY A SERVIZIO DELLA CONTINUITÀ OPERATIVA TOSCANA

L’associazione Esculapio di Firenze opera nel settore del volontariato e del sociale e ha deciso di formare i suoi operatori telefonici attraverso il corso di formazione, ideato da Inside Factory sul “Comportamento Telefonico Professionale”.

Daniele Lucarelli, Coordinatore Regionale dell’associazione, ci ha concesso un’intervista per raccontare i motivi che l’hanno spinto a prendere questa decisione.

Il volontariato ha da sempre ricoperto un ruolo di prossimità e vicinanza ai cittadini, fornendo servizi sociali di cui altrimenti una gran parte di persone non riuscirebbe a usufruire. La pandemia ha messo a dura prova queste realtà, costringendole a un cambio di marcia nella gestione del lavoro e delle relazioni sociali. Tuttavia Esculapio, dal 2003, anno in cui è nata, si è occupata dell’organizzazione della logistica del trasporto sanitario, quindi ha sempre svolto un ruolo essenziale, ma che non richiedeva la presenza fisica delle persone. La scelta del nostro corso, “Il Comportamento Telefonico Professionale” è stata dettata dagli effetti della pandemia oppure è slegata da essa?

La scelta del vostro corso di formazione non è legata alla pandemia, ma all’avvio di un nuovo servizio, insieme all’azienda USL Toscana Centro, che opera all’interno della centrale operativa per la continuità assistenziale. Era un progetto che esisteva già prima della pandemia, infatti avevamo da tempo pensato di fare una scelta di questo genere, ma non trovavamo mai il corso giusto. Noi volevamo già offrire una formazione ai nostri operatori che insegnasse a mantenere un comportamento professionale, anche durante delle chiamate difficili, anche perché le persone che ci chiamano, la maggior parte delle volte sono in difficoltà e nonostante ciò l’operatore deve raccogliere tutta una serie di informazioni durante la chiamata. 

Il corso che ha scelto per formare gli operatori telefonici che lavorano nella sua associazione è “Il Comportamento Telefonico Professionale”, un corso della durata di otto ore. La nostra formazione cerca di offrire un connubio perfetto tra una comunicazione efficace, e quindi concisa e rapida, ma non per questo asettica. La scelta di formare i suoi operatori può apparire inusuale all’interno del terzo settore, un po’ restio a investire sul proprio personale, soprattutto con un’ottica imprenditoriale. Cosa pensa a riguardo?

A parere mio il terzo settore si forma molto sugli aspetti tecnici e non su quelli relazionali, ma è un pensiero che esula dalle mie competenze specifiche. Piuttosto, io ritengo da sempre un aspetto fondamentale istruire i nostri operatori non solo con informazioni tecniche ma anche ponendoli davanti a riflessioni e comportamenti che dovrebbero essere d’obbligo. Inoltre, ho sempre pensato che si dovesse investire sulla comunicazione telefonica, convito che possa essere in grado di fornire informazioni tecniche al pari con altri servizi che utilizzano modalità diverse.

 L’attività di formazione del personale che lavora all’interno Esculapio significa investire nell’immagine della stessa associazione. Condivide questo paradigma? E se si, nel caso specifico del corso di Inside Factory che vantaggi ha riscontrato?

Condivido, infatti già prima di incominciare il corso da voi ho cercato di garantire una formazione ai miei operatori tecnici, fornendo competenze trasversali e non solo prettamente tecniche. Gli operatori inizieranno a metà marzo quindi non le posso dire i vantaggi riscontrati, piuttosto posso dirle che ho notato che gli operatori più anziani hanno con l’esperienza acquisito un comportamento telefonico professionale. Il corso, quindi, è stato utile a istruire i nuovi operatori a non commettere gli stessi sbagli che chi opera già da tempo nel settore ha commesso e per raggiungere quel grado di professionalità necessario per affrontare una chiamata professionale.

Articolo a cura di Chiara Paolella, Comunicazione & Marekting Inside Factory

Parola d’ordine: FORMAZIONE!

La conoscenza è uno dei fattori chiave nello sviluppo di un professionista e della persona. Con l’evoluzione tecnologica e l’ampliamento dei canali di comunicazione, la società del nuovo millennio ha avuto una trasformazione in quella che viene considerata “società della conoscenza”, che dà la possibilità di accedere a tutte le risorse necessarie all’individuo per sviluppare le proprie abilità.

L’apprendimento diventa, quindi, una necessità. Avere dei dipendenti qualificati e formati, contribuisce non solo alla crescita della produttività aziendale, ma anche al benessere dei dipendenti, che si sentono più responsabili e partecipi al successo dell’azienda.

Per rispondere a questa necessità è con piacere che vi presentiamo la nuova edizione del BUSINESS ELEVATION PROGRAM, la formazione professionale di Inside Factory dedicata ad aziende e professionisti di ogni settore.

Nove appuntamenti, di 4 ore ciascuno, in modalità digitale ma interattivi, con l’obiettivo di fornire dei suggerimenti su come raggiungere buoni risultati, migliorando la propria performance professionale e andando a sviluppare delle capacità trasversali che spazino su vari ambiti.

Il percorso di formazione è modellabile sulla base dei corsi che si ritengono più interessanti. Ogni corso sarà realizzato in diretta streaming e registrato, con l’opportunità di rivederlo anche successivamente.

<Non si può non comunicare> – primo assioma della comunicazione. È da qui che vogliamo iniziare il nostro percorso, partendo da come “Comunicare Efficacemente”, perché riteniamo che la comunicazione sia indispensabile per entrare in comunicazione con l’altra persona e per far sì che quello che vogliamo comunicare arrivi correttamente a chi ci ascolta. Partendo dalla teoria andremo a vedere degli esempi pratici di come poter comunicare in modo efficace.

Con il secondo corso “Customer Care” vogliamo andare a conoscere quelle che sono le varie tipologie dei bisogni del cliente e come rispondere ad esse ponendo la giusta attenzione, fino a raggiungere un rapporto di fidelizzazione con esso.

Il corso sul “Comportamento Telefonico Professionale” è utile per tutte quelle aziende che forniscono, ad esempio, assistenza telefonica. Si dice che la telefonata sia il biglietto da visita di un’azienda e un approccio sbagliato potrebbe andare a ledere la reputazione di essa. Forniremo, quindi, alcuni consigli pratici su come comportarsi quando si risponde al telefono.

Saper gestire il proprio tempo è fondamentale per non doversi ritrovare in affanno nel dover rispettare delle scadenze. Il corso di “Time Management” serve proprio a questo, per offrire dei consigli su come organizzare il proprio carico di lavoro al fine di sfruttare al meglio la giornata lavorativa.

Che cos’è la vendita? Quali sono le cinque fasi della Vendita? Quali sono gli ingredienti per essere un buon venditore? Il corso di “Tecniche di Vendita” serve per rispondere a queste domande, partendo dalla regola base per cui per vendere bisogna concentrarsi sui benefici e non sulle caratteristiche del servizio o del prodotto che si sta vendendo.

A chi, dovendo parlare in pubblico, non è presa un po’ di paura da palcoscenico? Il corso “Public Speaking” vuole offrire alcuni consigli e tecniche su come affrontare questa paura e su come poter dare il giusto valore al discorso che si vuole tenere.

Per quanto se ne dica, LinkedIn è uno dei social più utilizzati nel mondo Business. Il corso “LinkedIn for Business” vuole rispondere a tutte quelle aziende che vogliono sfruttare al meglio questo canale per le proprie comunicazioni aziendali.

Chi è il Leader? Quali sono le caratteristiche che deve avere un buon Leader? Il corso sulla “Leadership” cerca di rispondere a queste domande, e offre dei consigli pratici su come un Leader debba suddividere e delegare il lavoro ai propri dipendenti in maniera equa, in modo che tutta l’organizzazione possa trarne benefici.

L’ultimo corso è quello sulla “Trovare la Motivazione”. Essere motivati ci spinge a dare il meglio di noi, ad impegnarci nei compiti da svolgere. In mancanza di essa, è difficile che il lavoro si possa svolgere in maniera esemplare e che si possano raggiungere gli obiettivi prefissati.

In modo generico vi abbiamo spiegato gli argomenti che saranno affrontati durante il Business Elevation Program. Come abbiamo potuto vedere, questi corsi possono essere utili per tutte le tipologie di settore, sia che facciate parte di un’azienda, sia che siate liberi professionisti.

Di seguito potete trovare il calendario dei corsi con i link per potervi iscrivere:

25 febbraioComunicare Efficacemente

26 febbraioCustomer Care

04 marzoIl Comportamento Telefonico Professionale

05 marzoTime Management

11 marzoTecniche di Vendita

12 marzoPublic Speaking

18 marzoLinedIn for Business

19 marzoLeadership

25 marzoTrovare la motivazione

Per maggiori informazioni puoi contattarci al numero 055 0763100, oppure scrivi a info@insidefactory.it

Vi aspettiamo!

Articolo a cura di Serena Masoni, Executive Team Inside Factory

L’Esperta risponde

Questions & Answers

Il nostro 2021 è ripartito dalla formazione con ospite a noi sempre gradita: Maria Letizia Russo, trainer e consulente LinkedIn e fra i primi 100 esperti di Social Selling in Europa.
Il suo Webinar “La Pagina LinkedIn tra Social Selling ed Employer Branding” si è tenuto venerdì 15 gennaio. Sono state tante le domande che sono arrivate durante la sua presentazione e per rispondere a tutti abbiamo deciso di raccoglierle all’interno di un articolo dedicato!

Buona lettura!

In quale lingua consigli di scrivere i post? Portiamo l’esempio di una realtà lavorativa con eventuali clienti italiani e stranieri, se su 13.000 followers sono “stranieri” solo 200, consigli comunque la lingua inglese?

La lingua consigliata è quella della vostra buyer persona, se solo 200 sono stranieri assolutamente va utilizzata la lingua Italiana, chi non è Italiano utilizza probabilmente Linkedin nella propria lingua madre o in Inglese e leggerà il post in Italiano con la possibilità di cliccare il pulsante “Translate” per la traduzione automatica. Vale la pena utilizzare la lingua inglese nei post solo se si ha un mercato prevalentemente o almeno in ampia % orientato all’estero.

Qualche dritta per chi gestisce una pagina Università?

Le pagine universitarie tecnicamente possiamo assimilarle alle pagine aziendali, anche le università hanno l’esigenza di attrarre “clienti” solo che si tratta di potenziali studenti universitari oppure nuovi iscritti ai master e corsi post laurea. Consiglierei di utilizzare come proprio pubblico fidelizzato oltre gli universitari attuali gli alumni, possono rappresentare un potenziale importante per la diffusione dei post.

Titolare di studio di progettazione meccanica, ingegnere.

Quanto può essere controproducente o meno postare sulla pagina personale argomenti e considerazioni totalmente slegate dalla pagina  e dai contenuti aziendali? Si rischia di disperdere energie e perdere di credibilità, oppure può rafforzare il personal branding? Danneggerebbe il brand aziendale?

Ognuno di noi dovrebbe comunque puntare al proprio persona branding e contemporaneamente più persone con una riconoscibilità professionale su Linkedin, se lavorano in un’azienda, di riflesso rafforzano l’immagine aziendale.

I contenuti vengono diffusi dal proprio profilo ma se hanno natura professionale non danneggiano il brand aziendale, se non sono relativi ai prodotti/servizi aziendali distolgono dal focus dell’azienda, questo sì, ma non la danneggiano. Il danno d’immagine potrebbe essere legato ad un utilizzo personale del dipendente con contenuti contrari alla mission aziendale. In ogni caso, vista la natura professionale di Linkedin, ogni contenuto che non sia attinente alla propria professionalità ma sia relativo ad ambiti troppo personali non è positivo per il nostro personal branding, se invece si tratta di contenuti di vario tipo distolgono dal ruolo del singolo e fanno intravedere comunque un utilizzo di Linkedin non coerente con la natura del social.

Ci sono orari che possono aiutare a dare visibilità?

In teoria la prima fascia della mattina ( entro le 9.30/10.00 ) e il tardo pomeriggio ( 17.00/18.30) dei giorni dal martedì al giovedì, ma sono dati indicativi legati alla maggior presenza di utenti Linkedin sul social.

In questo anno così particolare, la presenza degli utenti è stata spesso legata ai cambiamenti legati allo smart working o ai momenti di lock down e si sono riscontrati momenti favorevoli alla visibilità dei post anche nel fine settimana.

Occorre che ognuno faccia dei test (A/B test) per valutare, a parità di post, quando si hanno il maggior numero di interazioni che agevolano la visibilità del post e pubblicare nei momenti che si riscontrano migliori.

Quando un dipendente “tagga” l’azienda in un post personale, l’azienda deve reagire in qualche modo?

Ogni gesto cortese è sempre un segnale positivo che si tratti di persone o aziende, potrebbe anche essere un gesto indicato che l’azienda attraverso la pagina consigli il post o il commento. Ricordo che le pagine non possono commentare o interagire tranne quando vengono taggate o quando viene utilizzato uno dei 3 hashtag all’interno della pagina.

Caso piccola realtà: come posso gestire al meglio la pagina aziendale?

Ogni realtà grande o piccola può gestire al meglio la pagina Linkedin

  • ottimizzandola per essere rintracciata dal motore di ricerca Linkedin inserendo le keyword relative al proprio prodotto / servizio
  • creando un piano editoriale interessante per la propria buyer persona e
  • interagendo dai profili con i post della pagina

Queste 3 attività sono primarie per ogni pagina, se anche solo una di esse non viene effettuata la pagina non potrà ottenere buoni risultati in termini di visibilità

Caso start-up che produce e vende dispositivi di monitoraggio e trasmissione dati nel mondo dell’IoT.

A lavorarci siamo solo io e il titolare. Mi è difficile interagire con i post in quanto il tema trattato è particolare e molto tecnico e richiede esperienza nel campo. Cosa posso fare se non riesco ad interagire?

L’interazione come semplice “consiglia” potete comunque effettuarla, quanto al commento fate interagire figure tecniche che lavorano alla progettazione dei dispositivi per esempio, servono figure che hanno voce in capitolo sul tema trattato affinché il commento sia credibile.

Su LinkedIn si può pianificarne la pubblicazione nel giorno e all’ora voluta come si può fare con Facebook?

No, non esiste uno strumento interno a Linkedin per programmare i post, occorre affidarsi a programmi di terze parti (Postpickr oppure Hootsuite per citarne qualcuno)

È sbagliato scrivere la propria qualifica sul curriculum di LinkedIn in italiano? È preferibile trovare la traduzione inglese?

Se la nostra qualifica in italiano è chiara e riconosciuta, es. Consulente finanziario, si può benissimo usare l’Italiano, si ricorre alla qualifica in Inglese quando ormai fa parte del modo di dire utilizzato più comunemente anche da noi Italiani es. Trainer al posto di formatore.

In ogni caso ricordo che il profilo può essere creato in italiano e sdoppiato in lingua inglese, e in ugual modo le pagine Linkedin

Bisogna postare sia sul profilo personale, sia su quello aziendale lo stesso articolo?

È consigliabile pubblicare sulla pagina Linkedin un post e sollecitare le interazioni sul post della pagina per darne la massima visibilità.

Dopo qualche giorno si può tranquillamente pubblicare il post dal proprio profilo utilizzando la medesima grafica ma un testo di accompagnamento più personale, con il tono di voce della persona del profilo, ciò genera riconoscibilità e credibilità, certamente meglio del copia/incolla del testo aziendale.

Occorre definire una policy aziendale per regolare le interazioni con la pagina aziendale?

Non occorre in questo caso una policy, le persone devono sentirsi libere di interagire e non obbligate, in ogni caso il social, ogni social, è personale e non si può imporre nulla, né di interagire né di non utilizzare un social.

Piuttosto è consigliabile formare le persone all’interazione e al vantaggio della stessa e poi creare un documento di best practice che faccia da guida.

Profilo LinkedIn personale, sul quale però non lavoro molto. Vorrei usare questa piattaforma social per lavoro (agenzia di viaggi). La mia domanda è: mantengo un profilo personale utilizzandolo per promuovere la mia agenzia, o è preferibile aprire un profilo aziendale?

Innanzi tutto, non è possibile creare una pagina Linkedin senza prima creare un profilo.

Una volta creato un profilo la pagina Linkedin richiede che il profilo interagisca per primo con i post della pagina, per renderla visibile al network del profilo.

Il corretto meccanismo è la generazione del network dal profilo e portarlo a conoscere la pagina.

La pagina da sola difficilmente riesce ad accrescere da sola i propri follower, i collegamenti del profilo diventeranno i follower della pagina.

Come si scelgono gli Hashtag?

Facendo un’analisi di quali sono più utilizzati oppure meno utilizzati e si inizia ad utilizzare nei post quelli per noi migliori.

Se scegliamo un hashtag molto utilizzato i nostri contenuti potrebbero “annegare” in mezzo a migliaia di post e non essere notati.

A volte la scelta è di utilizzare proprio quelli meno usati per dare l’impressione a chi li clicca di essere molto presenti e di dominare il mercato

Come si fa a vedere il grafico delle pubblicazioni?

Il grafico dell’andamento delle pubblicazioni lo vedono solo gli amministratori di pagina dalla tab Analisi nella parte alta della pagina da cui è possibile effettuare l’analisi delle pubblicazioni (aggiornamenti), dei follower e dei visitatori della pagina.

Agenzia di Tour Operator. Pensa che sia utile LinkedIn per poter trovare potenziali clienti?

Per rispondere occorre valutare “quali clienti” cerca l’agenzia. Se il cliente fosse chiunque cerca un posto per le vacanze, chiunque voglia viaggiare etc, Linkedin può essere utile certamente a patto di non pubblicare contenuti per vendere ma piuttosto interessanti perché parlano di mete, di viaggi, di esplorazioni, generando curiosità.

La pagina aziendale deve interagire con le pagine personali dei dipendenti? O mettere “consiglia”?

La pagina non può mai interagire con i post dei profili, nemmeno dei dipendenti.

Può interagire solo se taggata/menzionata o se un post utilizza uno dei tre hashtag dichiarati nella pagina.

Ha senso cercare di uniformare i ruoli dei dipendenti?

Se intende dire “allineare i profili” dando uno standard uniforme nel sommario o nella foto profilo, sono favorevole perché dona all’azienda un’immagine di attenzione al profilo da parte dei dipendenti.

Non sono favorevole ad un allineamento totale dove i profili sono tutti uguali con i medesimi contenuti a parità di ruolo.

Fermo restando che ciò è lasciato alla scelta del dipendente e non può essere imposto.

Esiste uno strumento per poter programmare la pubblicazione dei post?

Esistono diversi strumenti, nelle risposte precedenti ne ho citati un paio, sono dei Social Media Assistant, permettono di programmare i post e anche di selezionare direttamente le immagini da allegare la post.

Come si fa a menzionare qualcuno quando ha visualizzato il tuo post?

Non esiste menzione legata alla visualizzazione, non possiamo sapere il nome di chi ha visualizzato i post ma solo analytics aggregati per località, azienda, ruolo etc.

La menzione si effettua inserendo @ davanti al nome della persona e scegliendola tra i profili suggeriti.

Caso freelance: il nome della pagina corrisponde anche al profilo personale. Pensi che sia brutto commentare i post della mia pagina? Non sembra autoreferenziale? Non è come auto-mettersi like?

Non si dovrebbe creare il nome pagina uguale al profilo, crea confusione, la pagina deve avere un proprio nome e contenere anche le keyord che identificano l’attività svolta.

A quel punto la pagina pubblica, il freelance si sposta dalla modalità amministratore pagina e membro pagina e commenta con il proprio profilo.

Autoreferenziale non è, piuttosto è aziendale, io commento un post della mia attività e grazie all’algoritmo il post della pagina viene mostrato alla mia rete di primo grado perché io l’ho commentato / consigliato.

È molto più autoreferenziale autodefinirsi leader di settore o esperti che un commento alla propria attività, laddove il commento al post è pertinente.

Domanda: gestisco una pagina aziendale creata da una persona che ha molti contatti che sarebbero fondamentali nell’interazione, ma la persona in questione non utilizza linkedin (perchè non crede all’utilità dei social) Io come amministratore posso accedere ai suoi contatti? oppure come potrei fare? Grazie!

Nessun amministratore può accedere ai contatti di qualcun altro a meno che non ci diano le credenziali per accedere ed ci autorizzino (meglio farsi dare un’autorizzazione scritta) ad utilizzare il profilo al posto del vero titolare

SSI è influenzato dall’attività che come amministratore svolgo sulla pagina aziendale ? o SSI è legato solo alll’attività del profilo personale?

Il Social Selling index è relativo solamente all’attività del profilo, non ha alcun legame con le pagine di cui siamo amministratori o follower.

Ancora un grazie a Maria Letizia Russo per la sua disponibilità!

Se siete interessati a rivedere il Webinar potete richiederci le credenziali di accesso alla registrazione tramite l’indirizzo mail info@insidefactory.it.

Vi ricordiamo, inoltre, che sul nostro canale Podcast “Inside Podcasting” potete trovare le nostre pillole formative!

Giorgio: creatività e concentrazione

Continua la nostra rubrica dedicata al team di Inside Factory, un modo per conoscere più da vicino tutte le persone, spesso nascoste dietro le quinte. Oggi presentiamo Giorgio Galimberti, ultimo talento in ordine di arrivo in casa Inside, ma ormai ben ambientato. Altra caratteristica per cui è facilissimo riconoscerlo, è l’unico uomo all’interno di un team all’80% al femminile.

Di cosa ti occupi in Inside Factory?

“Sono Graphic Designer per Inside Factory. Mi occupo della realizzazione di tutta la parte grafica: dalle immagini ai video, passando per i contenuti multimediali. Creazione di packaging e brandizzazione dei prodotti. Per quanto riguarda gli eventi curo la parte grafica relativa all’organizzazione: dai materiali, ai flyer e alle locandine, sia per la stampa che per i social network e i canali di comunicazione digitali.”

Quali sono le qualità principali che occorrono nel tuo lavoro? 

“Sicuramente la creatività è un requisito fondamentale. Serve essere sempre pronti alla realizzazione di una grafica, cercando di renderla il più gradevole possibile per il pubblico al quale la si vuole proporre e più funzionale per poter trasmettere il messaggio desiderato dal cliente che la commissiona. Anche la concentrazione è fondamentale, perché per realizzare un’immagine o un video di qualità bisogna dedicare molto tempo a quello specifico lavoro. Le soft skill sono importanti: le caratteristiche relazionali aiutano molto in un ambiente lavorativo, mantengono il clima sereno tra colleghi e permettono una maggiore collaborazione, requisiti fondamentali per sviluppare un progetto di successo in team.”

Parlavi di creatività, raccontami un po’…

“Ci vuole tanta creatività, così come ci vuole anche molta passione e molto impegno. Le idee non arrivano sempre al momento desiderato, ma sono frutto di ragionamenti su come risolvere un determinato problema. Si possono avere molti spunti da cui partire, ma non sempre questi porteranno a qualcosa di concreto: cercare armonia tra i vari elementi e le varie idee è fondamentale, durante la realizzazione di qualsiasi materiale grafico o multimediale.”

Com’è lavorare con un team a distanza?

“Ci sono delle differenze tra il lavoro a contatto in ufficio e quello a distanza. Con i mezzi tecnologici odierni si può comunicare a distanza in modo molto semplice e questo permette di lavorare con efficienza. Il rapporto personale certamente si sviluppa in tempi più lunghi, visto il contatto minore tra due colleghi, ma questo non preclude assolutamente la riuscita di un buon lavoro. Se tutti i membri del team riescono a dare il loro apporto con dedizione e cura nel proprio lavoro, raggiungere un obiettivo o portare a termine progetti molto importanti è possibile anche con la distanza.”

Quanto sei cresciuto lavorativamente con Inside Factory?

“Moltissimo. Mi ha permesso di migliorare ancora di più le mie abilità nel settore grafico, comunicativo e personale. Dai progetti per grandi realtà al lavoro in team, sono state tante le esperienze che hanno ampliato il mio bagaglio culturale e professionale. Dopo un anno di lavoro in azienda sono molto soddisfatto degli obiettivi raggiunti, sia a livello personale che di squadra, e spero di poter crescere ancora.”

Dimmi un’esperienza particolarmente divertente o significativa che ti è capitata.

“Tra le esperienze più divertenti ci sono state sicuramente le organizzazione dei tre Top Partner Meeting per VoipVoice. Un lavoro di squadra molto impegnativo, che ha richiesto il massimo sforzo da parte di ogni membro del team Inside Factory. Un lavoro imponente, che al termine ha dato molta soddisfazione per i risultati positivi raggiunti e per i feedback riscontrati. “

Salutiamo Giorgio, immerso tra le sue presentazioni e immagini… noi ci diamo appuntamento il mese prossimo con un altro componente della ciurma!

A cura di Giovanna Annunziata

Didattica digitale: in aiuto alla Scuola di Capraia e Limite

Montelupo Fiorentino (FI) – L’eccezionale situazione sanitaria di questo periodo ha richiesto misure precauzionali molto rigide, come la sospensione di tutte le attività didattiche, per poter garantire il primario diritto alla salute. 

Per poter tutelare un ulteriore diritto, quello all’Istruzione, Angela Di Donato, Dirigente Scolastico dell’Istituto di Capraia e Limite Enrico Fermi, ha dato il via alla didattica on line per le alunne e gli alunni della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado. 

Il servizio è stato messo a disposizione da VoipVoice e organizzato da Inside Factory con tecnologia 3CX. “Come genitore mi sono subito preoccupato di come avrebbero affrontato questa situazione così strana per tutti i ragazzi che devono passare un lungo periodo senza lezioni, senza professori, senza i loro amici, magari lasciati soli davanti a TV o Smartphone – ci racconta Simone Terreni, Managing Director di VoipVoice Visto che la scuola di mia figlia aveva manifestato la volontà di attivare fin da subito l’Educazione a Distanza con grande coraggio, come azienda abbiamo messo a disposizione le nostre competenze per cercare di fornire gratuitamente uno strumento professionale per poterlo fare.”

Le disposizioni ministeriali impartite dalla Nota 06 marzo 2020, n. 278. invita gli istituti scolastici ad attivare la didattica a distanza. “Questa è una modalità di lezione rivoluzionaria per la scuola, fortunatamente ho un team che mi segue. – commenta la Preside Angela Di Donato – Volevamo garantire il continuo dell’attività scolastica, organizzandoci in maniera coordinata. Ma soprattutto, l’esigenza principale era di evitare la semplice trasmissione di compiti ed esercitazioni, senza alcuna forma di didattica e di contatto, ma di supportare le lezioni a distanza con video, presentazioni, registrazioni, chat di discussione e qualunque altra forma di interazione possibile attraverso il web.”

Come si legge nella toccante lettera aperta della Dirigente ai suoi alunni, “per adesso, l’unico modo per rimanere in contatto e per stare vicini, anche se da lontano, è questo”. 

Dopo una complessa organizzazione svolta nel weekend appena trascorso, da inizio settimana le lezioni hanno preso il via, con una durata di 30-45 minuti a seconda delle classi, un nuovo calendario e nuove turnazioni. Emerge la grande partecipazione delle maestre, la collaborazione dei genitori e soprattutto l’entusiasmo degli alunni, ormai nativi digitali al 100%.

“È la prima volta anche per noi. – Continua Terreni –  Sicuramente la situazione ci ha costretto in poco tempo a trovare una soluzione tampone ma da sempre crediamo nella Digitalizzazione e speriamo che questo tentativo didattico possa permettere una maggiore dimestichezza con le tecnologie a professori e alunni, per accelerare un’Alfabetizzazione Digitale necessaria al nostro Paese. Un grazie particolare va alla Dirigente Scolastica, alle Professoresse e alle Maestre che ci hanno dato questa opportunità e che hanno saputo mettersi in gioco. E un grazie va anche ai miei collaboratori che hanno lavorato di sabato, di domenica e fino a notte fonda per permettere tutto questo. Quando una comunità si unisce per il bene dei propri giovani getta le basi per il futuro.

Articolo a cura di Giovanna Annunziata

Partecipa al Business Elevation Program

Aperte le iscrizioni per il percorso di Formazione Inside per la Crescita Professionale: 22 moduli per lavoratori dipendenti e professionisti.

Inside Factory presenta il Business Elevation Program, un percorso di Formazione Inside per la Crescita Professionale, che si svolgerà tra novembre e dicembre 2019 a Montelupo Fiorentino (Firenze), presso la sede di VoipVoice.

Il corso di formazione

Il Business Elevation Program è il primo programma di crescita personale fatto internamente da un’azienda che permette a professionisti esterni di partecipare a un percorso formativo unico e irripetibile. Il programma didattico prevede lezioni sui temi di principale interesse per ogni azienda, nonché trasversale per qualsiasi business. Saranno approfondite tematiche come il marketing, la leadership, la comunicazione aziendale, le tecniche di vendita on line e dal vivo, la customer care, il time management. Ancora, i partecipanti apprenderanno come adottare un comportamento telefonico professionale, come parlare in pubblico e come usare LinkendIn per il proprio business.

Una Formazione pratica e collaudata, realizzata proprio all’interno di una delle aziende più innovative del settore ICT, VoipVoice, fianco a fianco ai collaboratori stessi dell’azienda. Il Business Elevation Program consiste in una serie di moduli formativi, suddivisi tra parte teorica e pratica, con momenti di laboratori, test e prove formative. Al termine di ogni corso, il partecipante avrà elevato il proprio grado di professionalità, grazie alle nozioni teoriche e alle pratiche svolte.  

Il Formatore

Ogni lezione sarà tenuta da Simone Terreni, Managing Director di VoipVoice, CEO & Founder di Inside Factory. Storyteller, dopo aver intrapreso un percorso personale di formazione specifica nel settore delle TLC, ha scritto il libro “Dai Segnali di Fumo ai Social” sulla storia delle Comunicazioni e su come sono nati i Social Network. Ha ideato “Scilla e il Telefonino”, una storia per insegnare l’uso consapevole degli smartphone ai ragazzi e ha partecipato come relatore a Didacta, la principale fiera sull’educazione in Italia.

È formatore per Confindustria Firenze, Confcommercio Catania, Elite Academy e ASEV (Agenzia per lo Sviluppo dell’Empolese Valdelsa). Ha collaborato, come docente, con Confartigianato Alessandria e Padova Promex. Ha realizzato corsi di formazione aziendale e interaziendale su, tra gli altri, Digital Transformation, Tecniche di Vendita, Social Strategy, Time Management, Customer Care, Comunicazione Efficace. È stato inserito tra i relatori di SMAU e del Web Marketing Festival, il più grande evento italiano dedicato al Marketing Digitale.

Da sempre convinto sostenitore dell’Innovazione Tecnologica, attraverso Inside Factory si propone di diventare un punto di riferimento per la formazione professionale. Appassionato di comunicazione, lo trovate su tutti i Social Network, perché attraverso di loro vive e lavora.

L’agenda delle giornate

Il percorso prende il via il 28 Ottobre, l’ultima lezione è prevista il 19 Dicembre. Saranno 3 mesi di formazione, con 22 sessioni, 88 ore formative, 22 moduli. Ogni modulo ha durata di 4 ore, dalle 9 alle 13. In totale sono 44 ore formative per il percorso completo, con 11 moduli complessivi.

Vai all’Agenda delle giornate

DATA CORSI
28-ott Comunicare Efficacemente
29-ott Comunicare Efficacemente (REPLICA)
31-ott Customer Care
   
04-nov Customer Care (REPLICA)
05-nov Comportamento  Telefonico  Professionale 
06-nov Comportamento Telefonico Professionale  (REPLICA)
08-nov Time Management
11-nov Time Management  (REPLICA)
13-nov Tecniche di Vendita Parte 1 
19-nov Tecniche di Vendita 1 (REPLICA)
20-nov Tecniche di Vendita 2
25-nov Tecniche di Vendita 2 (REPLICA)
26-nov Public Speaking Parte 1
27-nov Public Speaking Parte 1 (REPLICA)
29-nov Public Speaking Parte 2
   
04-dic Public Speaking Parte 2 (REPLICA)
06-dic LinkedIn per il Business
09-dic LinkedIn per il Business (REPLICA)
16-dic Principi di Leadership
17-dic Principi di Leadership (REPLICA)
18-dic La Motivazione
19-dic La Motivazione (REPLICA)

Modalità di partecipazione e costi

L’intero percorso si terrà a Montelupo Fiorentino, in provincia di Firenze, presso la sede di VoipVoice, via del Lavoro 8. Ogni modulo ha il costo di 49 euro + IVA. Il primo modulo è in omaggio.

Rivolta a professionisti e lavoratori dipendenti, il Business Elevation Program permette una flessibilità assoluta di partecipazione. Il partecipante può scegliere in autonomia il suo percorso e ogni modulo sarà ripetuto due volte, dando l’opportunità di organizzarsi in concomitanza con gli impegni lavorativi. 

Per informazioni, costi ed iscrizioni, visita il sito di Inside Factory.