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Il fattore umano di Inside Factory

Il secondo People Hub Connected dal punto di vista di una nuova leva

La prova del nove

Ho passato ventisette ore con degli straordinari e multiformi sconosciuti. Non è una cosa che faccio tutti i giorni e sinceramente non è una cosa che di solito faccio volentieri, data la mia (molto ben dissimulata) indole introversa.

Ma al team building di Inside Factory ti senti parte della famiglia dal primo momento e hai l’opportunità unica di unire lavoro, comunicazione, formazione a tutta una serie di esperienze umane, che in altri contesti richiederebbero tempi molto più dilatati. Credo che questo sia possibile perché Inside Factory è esattamente come si propone, vera, umana, emozionale e al contempo professionale, avanguardista e pratica.

People Hub Connected

L’esperienza “People Hub Connected” è cominciata nella sede operativa di Montelupo Fiorentino: visi nuovi, accenti diversi ed evidenti differenze caratteriali hanno creato da subito la sensazione di essere entrati a far parte di qualcosa di unico nel suo genere. Un collage di personalità e professionalità legate dalla voglia di lavorare con passione e umanità, mettersi in gioco e seguire l’istinto oltre che la tecnica.

E così, dopo un pomeriggio dedicato al racconto del percorso di Inside Factory e agli obiettivi di sviluppo per il futuro, la sera diventa il momento per lasciarsi andare, un vero e proprio brainstorming all’anglosassone, con fiumi di birra, giochi improvvisati, canzoni e battute goliardiche. Nonostante ciò, tra un brindisi e un altro – al ritmo di circa cinque al minuto – si parlava ancora di smart working, eventi di formazione e dinamiche legali dei processi di trasformazione aziendale. Con allegria, spensieratezza, perché quando nella vita fai qualcosa che ami, ritrovarsi a parlarne tutti insieme a cena, ipotizzando iperbolici scenari lavorativi, è il minimo che possa succederti.

Quelli che fino a poche ore prima erano perfetti sconosciuti, diventano volti improvvisamente familiari, che senza problemi si fanno avanti per quello che sono davvero: professionisti consapevoli e preparati e contemporaneamente giovani donne e uomini capaci di godere del momento.

La squadra

Simone Terreni e Samuel Lo Gioco, i capi, diversissimi tra di loro, per indole e modalità, accomunati dall’evidente amore per il progetto e dall’intensità con cui disegnano le linee guida per Inside Factory. Una sorta di “siamo qui ora, e questo è dove saremo nel futuro”. E la questione interessante è che mentre parlano ti sembra già di vedere le grandi cose che accadranno, i progetti realizzati, gli incontri professionali, i meeting nazionali.

Claudia, Desiree, Giovanna e Greta, le quattro anime di Inside Factory, evidentemente fondamentali e perfettamente sincronizzate nel creare la magia che fa funzionare il tutto. Quattro background molto differenti, ognuna di loro ha percorso strade professionali e personali di un certo livello. Entrarci in contatto ti fa capire davvero come sia possibile padroneggiare un mestiere ibrido e difficile come il nostro e contemporaneamente mantenere umanità e autenticità.

Sergio e Luca, gli esterni, più interni degli interni però, perché a sentirli parlare e scherzare ti sembrava fossero sempre stati lì, prima della nuova sede ristrutturata. Un’ironia sottile e una più entrante, capacità e know-how lampanti, divertenti, freschi, sul pezzo.

E poi c’eravamo Luigi, Francesco e io, i nuovi arrivati, trattati come se fossimo già parte della famiglia, a nostro agio nell’esprimerci perché Inside Factory è questo e vuole questo: un incrocio di menti ed esperienze per ideare, creare e scoprire qualcosa di diverso da quello che già c’è.

Team BUILT. Al via i progetti

L’idea del team building è proprio questa: plasmare attimi di condivisione che permettano di sentirsi parte di qualcosa di più grande di te, un team, appunto, una squadra. Quella in cui ti riconosci, che rappresenta i tuoi valori o comunque la tua etica lavorativa.

La mattina dopo, incontrarsi alla stazione per cominciare la seconda giornata insieme, fa lo stesso effetto di quando rivedi dopo un po’ i soliti compagni di avventure per intraprenderne una nuova.

Tutti insieme per un brunch e poi caccia al tesoro “storica”, in giro per Firenze risolvendo enigmi legati ai misteri artistici della città.

E poi finire in un bar a bere thè e caffè e di nuovo tra battute e racconti, iniziare a progettare quello che verrà.

Sono davvero contenta di aver inaugurato così la mia collaborazione con Inside Factory, una realtà che oltre a occuparsi di marketing, ufficio stampa, workshop, training, organizzare convention e webinar per tutto ciò che concerne le ICT, crea storie ed emozioni e mette in tutto un bel po’ di “human factor”.

15 consigli per una Leadership da Gladiatore

Che cos’è la Leadership?

 

Prima di appassionarmi a questa materia, devo dire che non avevo una chiara idea del vero significato di Leadership, quello che ricordo è che quando pensavo a un Leader mi veniva in mente il film Il Gladiatore con la figura di Commodo (figlio di Marco Aurelio) interpretato da Joaquin Phoenix, personaggio con una certa autorità a cui tutti dovevano riportare i compiti da lui assegnati. Questo perché? Probabilmente perché nell’immaginario comune il Leader può essere semplificato come una figura autoritaria alla quale per niente al mondo é possibile richiedere aiuto, semmai perdono per gli obiettivi non raggiunti. Lo immaginavo come colui che indica la strada che devi percorrere, non quello che la percorre con te.

 

Nel tempo ho compreso che mi sbagliavo, e che il valore della parola Leadership si cela dietro un algoritmo di strategia e rispetto. Ho capito che dietro la parola leader non c’è la parola autorità, c’è la parola abilità; e che il leader non è un accentratore ma é colui che di natura sta al centro.

Di conseguenza capii che Maximus, Generale delle legioni Felix, interpretato da Russell Crowe, era un vero Leader!

 

Nelle sue battaglie, aveva uno scopo ben chiaro, ma riusciva a rendere partecipe della propria causa tutti coloro che gli stavano attorno. Non affrontava mai le sue battaglie dietro l’esercito, ma al loro fianco!

La sua fama, parliamo sempre del film, fu così grande proprio perché era in grado di trasmettere i valori della sua causa in maniera sincera al suo popolo, che non soltanto arrivava a sposare a pieno i suoi obiettivi ma addirittura si sentiva coinvolto emotivamente nell’affiancarlo.

 

Sicuramente ti starai dicendo: ok, ma questo come è possibile applicarlo nel Business?

Beh, non è cosa semplice, prima di riuscirci è necessario sbagliare così tante volte al punto di mettere in discussione la tua capacità di Leader. Solo dopo sarà tutto più chiaro.

 

Tanto per iniziare ecco quelle che sono secondo il mio punto di vista delle piccole regole:

 

  1. Come prima regola crea un gruppo nel quale tu sia partecipe, ma cerca di creare un ambiente armonico, dove ognuno dei componenti possa sentirsi al sicuro e non minacciato.

 

  1. Rendi un obbiettivo comune e parla al plurale.

 

  1. Tutti devono essere allo stesso livello.

 

  1. Mettiti sempre in discussione. Se un collaboratore sbaglia analizza bene tutto il processo, ascolta, senza criticare, la persona che ha commesso lo sbaglio. Vedrai che nella maggior parte dei casi sarà una conseguenza di un tuo errore.

 

  1. Non esiste lo sbaglio del singolo ma di gruppo. Quindi è interesse e impegno di tutti essere uno di supporto all’altro.

 

  1. Non dare ordini ma racconta, in maniera coinvolgente, lo scopo. Questo spiegando il perché svolgere determinate attività e quali risultati ne conseguiranno.

 

  1. Cerca di mettere in condizione ogni singolo componente di prendere iniziative assumendo tutte le attività di competenza.

 

  1. Rompi ogni schema mentale.

 

  1. Festeggia! Quando lo scopo comune raggiunge gli obiettivi prefissati festeggia con tutto il tuo Team.

 

  1. Renditi sempre disponibile. Devi essere una risorsa per tutti affiancando il lavoro dei tuoi collaboratori. Per riuscire in questo è necessario mettere a suo agio ogni singolo collaboratore.

 

  1. Fai capire a tutti i collaboratori che “chiedere aiuto” non è segno di debolezza, ma di forza. Significa prendere a cuore le attività e desiderare che siano eseguite bene.

 

  1. Non tradire mai la loro fiducia.

 

  1. Sii propositivo e seppellisci la negatività. Per fare questo devi sorridere: perché le persone che sorridono trasmettono positività, ognuno di noi è attratto dalla positività/felicità perché essa è contagiosa.

 

  1. Allena la tua capacità di Problem Solving. Diventa il punto di riferimento per coloro che si trovano in difficoltà.

 

  1. E per finire la cosa più importante: ascolta. Non immagini quante cose è possibile imparare sapendo ascoltare.

 

Ok, adesso sono pronto alle obiezioni. Sono convinto che la voce fuori campo del film che ti stai facendo dice “tanto tutto questo non sarà possibile applicarlo nel mio ufficio/azienda..”…

 

Mettimi alla prova! Sono aperto a tutte le sfide

 

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