gaito growth hacking

Sperimentare come strategia

Al prossimo webinar di Digital Inside inconteremo Raffaele Gaito, Growth Coach & Founder GrowthProgram.it, che ci parlerà di Growth Hacking Mindset, una strategia incentrata sull’innovazione. L’appuntantemento con Raffaele è Venerdì 9 ottobre, alle ore 14.30 e l’iscrizione è gratuita previa registrazione a questo link.
In attesa, cerchiamo di saperne qualcosa in più!

  • Ciao Raffaele, ci spieghi che cos’è il Growth Hacking? 

“Il Growth Hacking è una metodologia per portare la sperimentazione in azienda. Le aziende che vogliono crescere, innovare ed evolversi lo fanno attraverso la sperimentazione. Quando si tratta di sperimentare puoi procedere in maniera caotica e casuale o decidere di farlo con metodo. Questo metodo è il Growth Hacking, che guida gli imprenditori in un processo di sperimentazione ben definito, basato sui dati, con degli step precisi, degli strumenti e dei modelli di supporto.”

  • Cosa fa un Growth Coach?

“Io in quanto Growth Coach affianco le aziende nell’utilizzo di questo metodo. Gli imprenditori che vogliono introdurre l’approccio del Growth Hacking in azienda e non sanno da dove partire chiamano me e io li guido passo passo nell’applicazione del processo di sperimentazione nella loro azienda. È una figura strategica che va ad avere un ruolo sia di pura formazione (soprattutto nella fase iniziale) che di supervisione e affiancamento, una volta che il progetto è avviato.”

  • A chi si rivolge in particolare?

“Ad imprese che vogliono innovare, indipendentemente da dimensione, mercato e modello di business. Io lavoro prevalentemente con realtà del mondo digital, ma ogni tanto mi capita di avere anche clienti con business più tradizionali, che però hanno capito l’importanza di sperimentare per innovare di continuo ed evolversi nel tempo.”

  • Ci fai un esempio?

“In Italia una realtà a cui sono molto affezionato è quella di Treedom, la piattaforma che consente di piantare degli alberi a distanza. A mio avviso è una delle aziende che meglio ha colto lo spirito della metodologia Growth e il potere della sperimentazione. La crescita che hanno avuto negli ultimi anni ne è la dimostrazione. 

  • Che ruolo ha il digitale nei processi di innovazione?

“Ha un ruolo centrale per ogni tipo di azienda. Questo è un passaggio importante che spesso gli imprenditori fanno fatica a comprendere: lavoriamo tutti nel digitale. A volte mi capitano azienda che producono oggetti fisici e pensano di essere esenti dalla rivoluzione digitale. Non c’è cosa più sbagliata che si possa pensare. Puoi anche avere come core business la produzione di penne a sfera, ma i tuoi dati passano attraverso un sistema di analytics, le informazioni dei clienti sono conservate in un CRM, i contenuti sono gestiti con un CMS, il customer care è fatto su piattaforme digitali, la pubblicità passa per intermediari come Facebook e Google, e così via. Del digitale non si può proprio fare a meno.”

  • Tre consigli per chi vuole approcciarsi al growth hacking?

” 1. Non pensate che sia una formula magica. È un processo e come tale richiede tempo. Iniziate oggi per vederne i benefici tra 12-18-24 mesi.
2. Non pensate che sia un’attività una tantum. Non puoi fare Growth Hacking per 3 mesi e poi smettere, così come non avrebbe senso fare marketing per 3 mesi e poi smettere o fare customer care per 3 mesi e poi smettere.
3. Partite subito, partite in piccolo. Molte aziende rimandano nell’attesa di avere più tempo, più budget, più competenze. Ho una brutta notizia per voi: non arriverà mai questo momento. Quindi la cosa migliore è partire oggi!”

  • Perchè non possiamo più farne a meno?

“Perché quello che stai facendo oggi a un certo punto non funzionerà più. Non è questione di se, ma questione di quando. A volte arriva una crisi come quella che stiamo vivendo, a volte c’è l’ingresso di un nuovo competitor nel mercato, a volte il tuo canale principale si satura, e così via. A un certo punto succederà qualcosa e dovrai essere pronto con un’alternativa. Ecco perché bisogna sperimentare di continuo, bisogna sperimentare sempre e bisogna sperimentare prima di averne bisogno.”

Per incontrare Raffaele Gaito e avere più informazioni sul Growth Hacking basta iscriversi e seguire gauitamente il webinar di Digital Inside Venerdì 9 ottobre, alle ore 14.30. Qui il link per l’iscrizione.

Conosci la tua Brand Perception?

Da venerdì 18 settembre prende il via la nuova edizione di Digital Inside, due mesi di webinar gratuiti e tanti approfondimenti.

Il primo incontro sarà con Deda Fiorini, storyteller e imprenditrice, che ci parlerà di Brand Perception. Quali sono le migliori strategie, i metodi e gli esercizi per trasmettere valore, affidabilità e professionalità aziendale? Durante il webinar scopriremo cosa sono i giri di concetto, la creatività strategica e l’importanza valoriale per aiutare il proprio business.

La partecipazione al webinar è GRATUITA previa iscrizione a questo link. In attesa che arrivi venerdì 18 settembre, proviamo a conoscere di più la nostra amica Deda.

  • Ci fai una tua breve presentazione?

“Sono prima di tutto una creativa. La creatività nella vita normale é libera e selvaggia. Nella comunicazione viene invece “domata” e “strategizzata” per renderla “proattiva” e utile. La capacità di incanalare in modo strategico e contestualizzato mi ha permesso di creare alcuni progetti che oggi sono belli strutturati e attivi.”

  • Per i non esperti, puoi spiegarci cos’è la Brand Perception?

“Se doveste pensare a un luogo della vostra casa che vi trasmette tranquillità quale sarebbe? Al contrario quale luogo vi viene in mente pensando a una percezione negativa? La brand perception è quello che ‘nonostante tutto’ arriva alle persone. Cosa intendo con nonostante tutto? Intendo che seppure nella vostra personale idea facciate del vostro meglio, quello che arriva alle persone è sempre la verità. Non basta un buon prodotto. É necessario un receptionist che usi la voce giusta, é indispendabile agire connessi col tempo in cui viviamo, é oggi imprescindibile costruire un rapporto fiducia col cliente.”

  • Ci daresti tre consigli per migliorare la nostra brand perception?

“Essere troppo dentro a qualcosa toglie obiettività. Affidatevi a persone esterne. Amici, parenti. Prendetene due con caratteri diversi e fate loro vivere una possibile giornata da ‘clienti’. Alla fine fatevi dire tre punti assolutamente pessimi, tre punti deboli, tre punti positivi. Siate disposti a mettervi in discussione perché potrebbe essere destabilizzante.”

  • Al contrario, quali sono tre campanelli d’allarme per cui la nostra brand perception non va bene?

“Una persona prova il vostro prodotto/entra nel vostro locale/si affida ai vostri servizi. Quella persona è già una pubblicità o una bomba a orologeria.
Cortesia. Energia positiva. Problem solving. Un solo sbaglio comunicativo innesca un effetto domino. Se fate bene, fate meglio. Se sbagliate risolvete e subito. I 3 campanelli di allarme sono quindi non cortesia, non energia, non problem solving.”

Iscriviti al webinar di Deda Fiorini per saperne di più sulla Brand Perception e dai un occhio al nuovo programma di Digital Inside, troverai tanti argomenti interessanti!

Emozioni e Storytelling

2° Parte

Con la collaborazione di Fabio Bechini e Asia Galli conosciuti al webinar di Digital Inside, abbiamo visto nella prima parte di questo articolo sul Marketing emozionale che le emozioni possono essere coinvolte nel dialogo con i lettori e nei processi decisionali di acquisto.

In questa seconda parte, vediamo quali emozioni mettere in campo e come usarle.

Una buona strategia di marketing emozionale deve saper individuare il tipo di esperienza che il proprio cliente vuole vivere e di conseguenza realizzare progetti, costruire storie che generino nel consumatore delle risposte emotive. Per attuare una strategia di marketing vincente è fondamentale conoscere approfonditamente il proprio target di riferimento, ossia il tipo di mercato al quale un’azienda rivolge la propria offerta. Ciò è fondamentale per creare un contenuto ad hoc.

L’empatia, la capacità di entrare in connessione con il proprio target di riferimento, è fondamentale nel marketing. Parlare al cuore del proprio cliente permette di stabilire una relazione emotiva ed una fidelizzazione potenzialmente indistruttibili. Se la relazione viene costantemente mantenuta e rafforzata, il cliente acquisterà da voi a prescindere dal prezzo, dalla qualità e dai difetti del prodotto.

Quali sono gli strumenti che concorrono nella realizzazione di un contenuto emozionale?
• Storytelling, ovvero il racconto di storie capaci di far immedesimare le persone
• Linguaggio emozionante e appassionante
• Immagini e Video attraenti e coinvolgenti

In tutti i casi, le emozioni giocano un ruolo centrale nel processo decisionale.

Storytelling

Lo Storytelling è un tipo di comunicazione emozionale, che utilizza la costruzione di un mondo aspirazionale in grado di rappresentare e stimolare la domanda del consumatore al di là delle esigenze funzionali soddisfatte da un prodotto. Ma offre anche informazioni pratiche e presentazione degli effettivi vantaggi che la proposta di un brand offre a utenti e acquirenti.

Lo Storytelling punta sull’immedesimazione del potenziale cliente nel ruolo del protagonista, dell’eroe e si focalizza sul suscitare in lui emozioni così forti da indurlo ad agire o a decidere. Solitamente, il prezioso aiutante che giungerà in suo soccorso sarà il brand, che con il suo prodotto o il suo servizio risolverà il problema raccontato e sarà suo cooprotagonista.

Tutti amiamo le storie, perciò il consiglio è quello di:
• Raccontare la storia dei vostri prodotti, invece di descriverli in maniera asettica;
• Dare un volto “umano” al vostro brand;
• Creare una sensazione emozionale, positiva o meno, che coinvolga il consumatore nel modo sperato, creando empatia, fiducia. Giocare con le giuste emozioni.
• Essere coerenti. Il racconto deve convincere, gli elementi chiave della storia hanno bisogno di essere perfettamente allineati con il messaggio comunicato e il brand deve esserne il tema.
• Essere persuasivi. Le fiabe di quando eravamo piccoli hanno guidato alcuni comportamenti nel futuro, ci hanno offerto un esempio di comportamento. Anche con la pubblicità il concetto rimane: identificandosi nel soggetto in essere, si tenderà ad emularne il comportamento, in questo caso, d’acquisto.
• Essere semplici. Maggiore sarà la genuinità con cui è raccontata la storia, più facilmente si riusciranno a trovare dei collegamenti con la propria quotidianità e dei punti in comune con la propria individualità.

Cosa ti ottiene unendo tutti questi elementi? Una pubblicità che stimola uno stato d’animo.

Quali sono gli inneschi emotivi su cui puntano le strategie di marketing per favore gli acquisti?

Felicità – I brand vogliono essere associati con consumatori felici, sorridenti, entusiasti perché la positività è dimostrato che aumenta la condivisione e l’engagement.
Tristezza – Con il passare degli anni, sempre più brand hanno scoperto la popolarità dei contenuti emozionali e sempre più aziende si sono focalizzate sul creare delle pubblicità commoventi e toccanti.
Paura – la paura ci fa reagire, per questo molte pubblicità fanno leva su questa emozione. Nelle strategie di marketing può essere sfruttata in due modi: raccontando alle persone come quel prodotto/servizio possa aiutarli a risolvere un problema oppure facendo leva sul concetto di scarsità. Molte pubblicità che fanno leva sulla paura sono quelle per la prevenzione del fumo e dell’alcool alla guida.
Rabbia/Disgusto – Spesso si ritiene sia meglio evitare la rabbia in quanto emozione negativa che causa associazioni altrettanto negative. Ma in alcuni casi, la rabbia può incitare le persone all’azione e “svegliarle”. Ci arrabbiamo quando vediamo un’altra persona soffrire o quando vediamo un’ingiustizia.
Fiducia – La fiducia è uno stato d’animo basilare in ogni processo d’acquisto. Le persone devo fidarsi del brand e per questo è importante usare strategie di marketing volte a rimarcare i punti di forza.
Valore – Fondamentale è far percepire al potenziale cliente che quel che sta acquistando ha un valore molto importante oppure che, sfruttando quella promozione a lui riservata, sta facendo un vero affare.

I prodotti che riescono a vendere meglio sono quelli che riescono ad andare a toccare l’anima dei clienti. Non si tratta solo di far arrivare qualcosa da vendere, ma anche un messaggio legato a questo. La Coca Cola così nel tempo si è legata all’amicizia e le buone sensazioni, l’Apple è l’innovazione e spinge i suoi clienti a fare cose nuove, i Lego sono la liberazione dell’immaginazione.
Non si tratta di comprare cose, ma anche esperienze. E questo, alla fine, fa sì che le persone, pur sapendo di essere davanti a una pubblicità, si sentono parte di qualcosa di più grande.

Dopo lo Storytelling, nella terza parte di questo articolo continueremo la nostra analisi, soffermandoci sull’uso del linguaggio e delle immagini, strumenti potenti per realizzare un contenuto emozionale.

Marketing on line: l’importanza delle emozioni

1° Parte

Con il progetto Digital Inside abbiamo ascoltato i preziosi consigli di Fabio Bechini e Asia Galli di Promos Web 22. Durante il webinar ci hanno parlato di Emotional Marketing e di come le emozioni siano una spinta potentissima che conduce il consumatore all’interno di una storia memorabile, coinvolgente, totalizzante.

Con l’aiuto di Fabio e Asia, continuiamo il nostro viaggio nel marketing on line per approfondire questo tema:

Breve introduzione al Marketing Online

Da sempre, le aziende si sono affidate a media tradizionali come stampa e televisione, così da colpire un pubblico ampio, non specifico, veicolando un messaggio alla quasi totalità del mercato, pur sapendo che gran parte dei destinatari di quel messaggio non acquisteranno immediatamente perché non sentono l’esigenza di quel prodotto. Oggi questo non basta più: le aziende stanno scoprendo metodi innovativi e, soprattutto, economici, per raggiungere i potenziali cliente, utilizzando canali online sempre più all’avanguardia e con grande seguito.

Cos’è il Marketing Online?

Con questo termine ci si riferisce a qualsiasi forma di pubblicità o di marketing che si sviluppi sul web. Si tratta di un termine onnicomprensivo per definire pubblicità via e-mail, post sui social media, advertising sui motori di ricerca, sui social e non solo.

Perché è importante?

Quotidianamente vengono effettuate oltre 3,5 miliardi di ricerche su Google e, ogni giorno, sempre più clienti si rivolgono al web in cerca di risposte. Il marketing online permetterà a questi utenti, nonché potenziali clienti, di conoscere un’azienda, un prodotto, un brand.

Usando l’analisi dei dati e gli strumenti di affinamento dei risultati, è possibile infatti, rivolgersi ad un pubblico mirato, preciso e segmentato, che sente il bisogno di un prodotto o di un servizio dell’azienda in quell’esatto momento, evitando, come spesso avviene nel marketing tradizionale una dispersione di budget. Ciò si traduce in minor spreco di denaro e in un più alto tasso di ritorno sugli investimenti di marketing online.

Il Web Marketing, come emozionare può convertire

Esistono numerosissime strategie di marketing, ma oggi, quella che più si adatta alla società e al consumatore medio è l’Emotional Marketing, ovvero la strategia di marketing che fa leva sulle emozioni del potenziale cliente per abbattere la resistenza psicologica all’acquisto.

Bernd H. Schmitt, professore della Columbia University, che per la prima volta teorizzò questo tipo di approccio all’utente lo descrive come “un’esperienza memorabile che il cliente deve sperimentare, tale da superare le sue aspettative”. In altre parole, questo tipo di marketing deve anticipare i desideri inconsci e contemporaneamente soddisfarli regalando al cliente un’esperienza quasi unica.

“Desidero quindi compro”, questo è il meccanismo vincente.

La componente emotiva dell’esperienza di acquisto sostituisce la logica del “bisogno- acquisto-beneficio”, per lungo tempo motore fondante delle strategie di marketing aziendali.

Secondo Bernd Schmitt è possibile gestire le leve irrazionali dell’acquisto generando nel consumatore esperienze ma anche percorsi sensoriali più complessi. Ecco quindi che il cliente può assaggiare il prodotto, annusare profumi che lo riportano alla sua infanzia, vedere un video emozionante, interagire direttamente e fisicamente col prodotto.

L’obiettivo resta sempre uno: emozionare, coinvolgere, creare relazione. Per farlo le storie sono il veicolo migliore, soprattutto se raccontano di conquiste e di vittorie, di sacrifici e di obiettivi raggiunti, alternando personaggi famosi a gente comune. Per suscitare ancora più empatia e immedesimazione chiamiamo a supporto le esperienze:

1. SENSE experiences, esperienze che coinvolgono i sensi;
2. FEEL experiences, esperienze che coinvolgono le emozioni più intime e profonde delle persone, sulle storie quotidiane, sui racconti di ognuno di noi;
3. THINK experiences, esperienze che coinvolgono la mente in senso creativo e cognitivo;
4. ACT experiences, messaggi motivazionali che inducono le persone a migliorare la loro vita;
5. RELATE experiences, esperienze basate sulla relazione, sul senso di appartenenza e nell’indurre le persone a sentirsi parte di una community con cui condividere i medesimi interessi.

Oggi, il 95% degli acquisti è dettato dalle emozioni, mentre solo un 5% è dettato dalla razionalità e quindi dalla necessità.

Noi non compriamo un iPhone perché ne conosciamo le funzionalità e la potenza, compriamo un iPhone perché è affascinante, perché la pubblicità che vediamo lo decanta come molto più di un telefono, perché semplicemente è Apple e quindi ne vale la pena.

Il video che hai appena visto suscita un’emozione… Divertimento? Curiosità? Entusiasmo? Gioia?

Qualunque emozione sia, è un’emozione e questo vende. Moltissime persone in tutto il mondo dopo aver visto questo video avranno pensato: “ormai il vecchio telefono ha una fotocamera vecchia, obsoleta, con questo IPhone sai che foto ci faccio al mare in vacanza!”. Ed è così che tutti noi ci emozioniamo e veniamo travolti da un desiderio che fino a poco prima non c’era e si… lo compriamo questo iPhone perché ormai non possiamo più farne a meno.

Siamo solo all’inizio del viaggio nell’emotional marketing, continueremo nel prossimo articolo!

Dal reale al digitale, cosa cambia e come adattarsi

Intervista all’Avvocato Gianluca Carobene

L’Avvocato Gianluca Carobene è docente e consulente in materia di Information Technology, Privacy ed Intellectual Property per Enti Privati, Enti Pubblici ed Associazioni di settore. E’ cultore della materia del diritto industriale e del diritto brevettuale presso l’Università degli Studi di Padova.

Lo abbiamo conosciuto al webinar di Digital Inside, dove ci ha parlato degli aspetti legali della digitalizzazione, insieme abbiamo visto quali sono i rischi – ma anche le opportunità – legali alla base di ogni operazione di innovazione tecnologica. Oggi lo abbiamo intervistato per approfondire gli argomenti trattati. In questo primo articolo ci soffermeremo sulla presenza on line di un’azienda e sul rapporto tra i canali off-line, on-line e multichannel.

Cosa ci fa un avvocato in azienda?

“Solitamente siamo abiutati ad andare dal Consulente Legale quando c’è un’emergenza in atto, quando ci sono dei problemi da risolvere. Per questo, il dipartimento legale (aziendale o esterno) è spesso slegato dagli altri dipartimenti e processi aziendali. A questo approccio, io preferisco invece ribaltarne il ruolo e presentarlo come una figura di riferimento utile per sviluppare opportunità di business. Fortunatamente questo progetto di Inside Factory analizza ogni reparto nel dettaglio, andando a toccare molti aspetti trasversali e i punti di connessione tra le diverse figure aziendali.”

Cosa cambia tra il business on line e quello off line? Quali sono le differenze tra i due canali?

“Secondo il mio parere, il business on line è stato storicamente visto come un canale secondario e collaterale rispetto a quello che viene inteso come vero business, ossia l’off line. Il nostro compito come consulenti, non è solo quello di evidenziare le criticità, ma anche quello di sottolineare in maniera propositiva quali sono le opportunità che il digitale può offrire sia alle aziende più strutturate, come le aziende storiche, sia a tutta la galassia delle start up. 

Trasferire un’azienda al digitale, informatizzarla o portare i canali produttivi e distribuitivi nell’on line, non è un’operazione che si svolge semplicemente trasferendo gli stessi processi dell’off line nel digitale. Ad esempio, il reparto commerciale non può replicare le stesse modalità di vendita perchè nel digitale cambiano i paradigmi, i processi, gli aspetti legali. Pensiamo ai regimi di responsabilità o alle informazioni da dare alla controparte prima di acquistare un bene o servizio, la tutela del consumatore, le informazioni dei contratti dei conclusi a distanza, ecc…

In questo caso il consulente legale deve affiancare l’imprenditore nel fare delle scelte responsabili, non più mera in chiave emergenziale, come dicevo prima – “Mi rivolgo all’avvocato solo per risolvere un problema“- ma soprattutto in chiave prospettica, andando a valorizzare l’opportunità che c’è dietro al cambio di paradigma.”

I social network sono molto semplici da usare e alla portata di tutti, ma quali aspetti deve considerare l’imprenditore che si accosta a questi canali?

“Molte aziende attivano dei canali digital come social network o e-commerce solo per rispondere ad uno spirito di emulazione. Scatta la sfida: “Tutti sono su Facebook, perchè la mia azienda no?”. Scatta l’effetto del “Copia e Incolla”, che dal punto di vista legale è molto rischioso.  Un esempio? Copiare e incollare l’informativa privacy solo per essere “in regola” ci evita (forse, ma non è affatto detto!) una sanzione ma non crea valore aggiunto.

Al contrario bisogna pensare alla gestione della privacy come un’opportunità. E’ un’occasione per raccogliere un database molto “pulito”, con solo contatti attivi, effettivamente interessati, profilati per categoria, un tesoretto validissimo per il reparto marketing e commerciale!

A questo aggiungiamo le opportunità di segmentazione e profilazione degli strumenti digitali: molti consulenti hanno capito che una presenza qualificata su Facebook, Instagram o altri social, oppure un sito web monitorato in maniera adatta, fa acquisire una serie di informazioni, come interessi o abitudini di consumo, utili per segmentare il nostro uditorio.”

Quali sono le attenzioni “legali” per non incappare in sanzioni, danni economici e di immagine? Come può tutelarsi un’azienda in maniera preventiva?

“L’azienda off line viene gestita secondo delle metriche storiche ormai consolidate, ad es. registrazione della ragione sociale e partita IVA, iscrizione alla Camera di Commercio, SCIA, autorizzazione al Comune, ecc… Nell’on line essendo procedure e norme nuove scatta l’effetto “Pensavo lo faceva un altro…” Si delega implicitamente alla web agency o al professionista di turno, senza aver stipulato in un contratto i compiti e le responsabilità di ogni attore.

Purtroppo, capita di affrontare questi argomenti nel momento in cui sono diventati problemi: ad esempio alla fine di una collaborazione con un fornitore. “Avvocato non ho i codici sorgenti, non ho le password dei social…”. Se questi aspetti non sono disciplinati a monte in un contratto, sarà necessario intervenire con una mediazione, con i tempi della giustizia che sono ben diversi dai tempi del digitale!

Il mio consiglio è rivedere come è stato impostato il business plan della presenza on line. Prevedere in anticipo come comportarsi in caso di risoluzione del contratto è un ottimo modo per prevenire delle situazioni conflittuali.”

Ringraziamo l’Avvocato Carobene per questo primo approfondimento, ne seguirà un altro dove andremo a conoscere anche il valore di brevetti, marchi e design, ossia il vero tesoro di un’azienda: la proprietà industriale.

In attesa, diamo appuntamento a domani per il webinar con il DPO e consulente informatico Pamela Polistina. Insieme vedremo come le normative possono essere strategiche per migliorare la redditività aziendale e garantire la business continuity. Conosceremo l’importanza di impostare i processi per permettere alle nostre aziende di essere pronte ad affrontare e gestire eventi anche avversi, al fine di consentire la continuità del business aziendale.

L’appuntamento è domani, Giovedì 21 Maggio, 14.30-15.30, con un nuovo webinar GRATUITO di Digital Inside: “Ordine e sicurezza informatica: ricostruiamo la fiducia dei clienti nella società delle informazioni.”

Serena: ascolto ed equilibrio

Un nuovo incontro con il team di Inside Factory, per il mese di aprile abbiamo intervistato Serena Masoni:

Che ruolo hai in Inside Factory? Di cosa ti occupi?

“Faccio parte dell’Executive Team di Inside Factory. Insieme a Martina Giacomelli mi occupo della gestione, dell’organizzazione e della revisione dei progetti che portiamo avanti: eventi, corsi di formazione, relazioni con i clienti, attività di grafica.”

Quali sono le qualità principali che occorrono nel tuo lavoro? 

“Penso si possa racchiudere tutto in 3 parole chiave:
1. Ascolto
2. Osservazione
3. Flessibilità

È impossibile pensare di gestire, collaborare, allo stesso modo con persone che hanno un differente background rispetto al tuo. È fondamentale capire come rapportarsi, soprattutto quando si inizia una collaborazione con un team a distanza, con ogni singolo elemento del team e saper personalizzare il proprio stile di lavoro a seconda della composizione del gruppo. Questo però non significa snaturare la propria metodologia lavorativa, ma significa avere una visione d’insieme.”

Hai detto innanzitutto ascolto?

“Sì, penso che l’ascolto sia una delle qualità principali che ogni membro del team, soprattutto chi deve gestirlo, deve avere. Le soft skills sono fondamentali per potersi rapportare in modo ottimale con tutte le persone che fanno parte del nostro ecosistema lavorativo: colleghi, responsabili, ma anche clienti. È necessario saper comunicare, lavorare in gruppo, tenere testa allo stress, avere la capacità di pianificare ed organizzare, avere la capacità di sapersi adattare al contesto lavorativo.”

Ci vuole anche tanta capacità di organizzazione, giusto?

“Certo! Organizzarsi significa dare degli obiettivi chiari, significa disporre della strumentazione adeguata (archivio in cloud condiviso, piattaforme per i web meeting) affinché tutte possano essere a conoscenza dei progetti che si stanno portando avanti. Quando si va ad instaurare un rapporto di lavoro con un team a distanza è necessario dare a tutti i componenti dei compiti ben precisi e degli obiettivi SMART! Questo permette una facilitazione del lavoro per le persone che devono seguire le fila di tutto. Devi avere comunque mille occhi, devi cercare di essere disponibile con tutti allo stesso modo.”

Com’è lavorare con un team a distanza? Seguire più progetti?

“Grazie a Inside Factory sto imparando a lavorare con un team a distanza e credimi, non è propriamente semplice! Io ho dovuto riorganizzarmi mentalmente e ho dovuto riorganizzare la mia metodologia di lavoro. Grazie agli strumenti che utilizziamo possiamo sentirci e vederci sempre tramite web meeting, possiamo essere a conoscenza tutte delle attività che si stanno portando avanti.

Lavorare con un team a distanza è anche un’opportunità di crescita. Si cresce interagendo con gli altri, imparando dagli altri. A volte ci si rende conto che il collega ha un modo di strutturare una tipologia di lavoro che fino ad ora ti era sconosciuta e che può essere più efficiente della tua.”

Mi racconti un episodio divertente sul lavoro?

“Vi è mai capitato di svegliarvi e dopo un susseguirsi di eventi sfortunati dire: “Ok, questa non è giornata!” ?
Ecco, a me è capitato, esattamente durante un evento di un nostro cliente a cui ho partecipato un po’ di tempo fa.
La prima serie di sfortunati eventi è stato il dimenticarsi di chiudere le finestre la sera precedente e avere, alle 5 di mattina la luce del giorno diretta sugli occhi. Mugugnando fra me e me mi alzo e chiudo le tende, ma ormai ero sveglia e l’unica cosa che poteva rincuorarmi era una doccia.
Al momento di prepararsi per scendere, ovviamente la camicia che avevo scelto di mettere faceva i capricci.
Già questi due eventi dovevano farmi intuire qualcosa…
La mattinata sembra comunque andare tranquilla, anche se avevo delle scarpe che avrei voluto lanciare dalla finestra, ma dovevo resistere!
Finalmente arriva il momento del pranzo. Era a buffet. Mi alzo per andare a prendere qualcosa e nel tragitto dal buffet al tavolo e…. scivolo e cado in ginocchio!

Nel rialzarmi (penso di averlo fatto in un nano secondo) la scena è stata come quella de Il Ciclone quando Pieraccioni va a sbattere con il motorino contro il muro. Si alza velocemente e dice “Non mi sono fatto nulla”! Ecco io feci uguale!”

Appuntamento al mese prossimo per conoscere il team di Inside Factory ancora più da vicino!

A cura di Giovanna Annunziata

Giorgio: creatività e concentrazione

Continua la nostra rubrica dedicata al team di Inside Factory, un modo per conoscere più da vicino tutte le persone, spesso nascoste dietro le quinte. Oggi presentiamo Giorgio Galimberti, ultimo talento in ordine di arrivo in casa Inside, ma ormai ben ambientato. Altra caratteristica per cui è facilissimo riconoscerlo, è l’unico uomo all’interno di un team all’80% al femminile.

Di cosa ti occupi in Inside Factory?

“Sono Graphic Designer per Inside Factory. Mi occupo della realizzazione di tutta la parte grafica: dalle immagini ai video, passando per i contenuti multimediali. Creazione di packaging e brandizzazione dei prodotti. Per quanto riguarda gli eventi curo la parte grafica relativa all’organizzazione: dai materiali, ai flyer e alle locandine, sia per la stampa che per i social network e i canali di comunicazione digitali.”

Quali sono le qualità principali che occorrono nel tuo lavoro? 

“Sicuramente la creatività è un requisito fondamentale. Serve essere sempre pronti alla realizzazione di una grafica, cercando di renderla il più gradevole possibile per il pubblico al quale la si vuole proporre e più funzionale per poter trasmettere il messaggio desiderato dal cliente che la commissiona. Anche la concentrazione è fondamentale, perché per realizzare un’immagine o un video di qualità bisogna dedicare molto tempo a quello specifico lavoro. Le soft skill sono importanti: le caratteristiche relazionali aiutano molto in un ambiente lavorativo, mantengono il clima sereno tra colleghi e permettono una maggiore collaborazione, requisiti fondamentali per sviluppare un progetto di successo in team.”

Parlavi di creatività, raccontami un po’…

“Ci vuole tanta creatività, così come ci vuole anche molta passione e molto impegno. Le idee non arrivano sempre al momento desiderato, ma sono frutto di ragionamenti su come risolvere un determinato problema. Si possono avere molti spunti da cui partire, ma non sempre questi porteranno a qualcosa di concreto: cercare armonia tra i vari elementi e le varie idee è fondamentale, durante la realizzazione di qualsiasi materiale grafico o multimediale.”

Com’è lavorare con un team a distanza?

“Ci sono delle differenze tra il lavoro a contatto in ufficio e quello a distanza. Con i mezzi tecnologici odierni si può comunicare a distanza in modo molto semplice e questo permette di lavorare con efficienza. Il rapporto personale certamente si sviluppa in tempi più lunghi, visto il contatto minore tra due colleghi, ma questo non preclude assolutamente la riuscita di un buon lavoro. Se tutti i membri del team riescono a dare il loro apporto con dedizione e cura nel proprio lavoro, raggiungere un obiettivo o portare a termine progetti molto importanti è possibile anche con la distanza.”

Quanto sei cresciuto lavorativamente con Inside Factory?

“Moltissimo. Mi ha permesso di migliorare ancora di più le mie abilità nel settore grafico, comunicativo e personale. Dai progetti per grandi realtà al lavoro in team, sono state tante le esperienze che hanno ampliato il mio bagaglio culturale e professionale. Dopo un anno di lavoro in azienda sono molto soddisfatto degli obiettivi raggiunti, sia a livello personale che di squadra, e spero di poter crescere ancora.”

Dimmi un’esperienza particolarmente divertente o significativa che ti è capitata.

“Tra le esperienze più divertenti ci sono state sicuramente le organizzazione dei tre Top Partner Meeting per VoipVoice. Un lavoro di squadra molto impegnativo, che ha richiesto il massimo sforzo da parte di ogni membro del team Inside Factory. Un lavoro imponente, che al termine ha dato molta soddisfazione per i risultati positivi raggiunti e per i feedback riscontrati. “

Salutiamo Giorgio, immerso tra le sue presentazioni e immagini… noi ci diamo appuntamento il mese prossimo con un altro componente della ciurma!

A cura di Giovanna Annunziata

Didattica digitale: in aiuto alla Scuola di Capraia e Limite

Montelupo Fiorentino (FI) – L’eccezionale situazione sanitaria di questo periodo ha richiesto misure precauzionali molto rigide, come la sospensione di tutte le attività didattiche, per poter garantire il primario diritto alla salute. 

Per poter tutelare un ulteriore diritto, quello all’Istruzione, Angela Di Donato, Dirigente Scolastico dell’Istituto di Capraia e Limite Enrico Fermi, ha dato il via alla didattica on line per le alunne e gli alunni della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado. 

Il servizio è stato messo a disposizione da VoipVoice e organizzato da Inside Factory con tecnologia 3CX. “Come genitore mi sono subito preoccupato di come avrebbero affrontato questa situazione così strana per tutti i ragazzi che devono passare un lungo periodo senza lezioni, senza professori, senza i loro amici, magari lasciati soli davanti a TV o Smartphone – ci racconta Simone Terreni, Managing Director di VoipVoice Visto che la scuola di mia figlia aveva manifestato la volontà di attivare fin da subito l’Educazione a Distanza con grande coraggio, come azienda abbiamo messo a disposizione le nostre competenze per cercare di fornire gratuitamente uno strumento professionale per poterlo fare.”

Le disposizioni ministeriali impartite dalla Nota 06 marzo 2020, n. 278. invita gli istituti scolastici ad attivare la didattica a distanza. “Questa è una modalità di lezione rivoluzionaria per la scuola, fortunatamente ho un team che mi segue. – commenta la Preside Angela Di Donato – Volevamo garantire il continuo dell’attività scolastica, organizzandoci in maniera coordinata. Ma soprattutto, l’esigenza principale era di evitare la semplice trasmissione di compiti ed esercitazioni, senza alcuna forma di didattica e di contatto, ma di supportare le lezioni a distanza con video, presentazioni, registrazioni, chat di discussione e qualunque altra forma di interazione possibile attraverso il web.”

Come si legge nella toccante lettera aperta della Dirigente ai suoi alunni, “per adesso, l’unico modo per rimanere in contatto e per stare vicini, anche se da lontano, è questo”. 

Dopo una complessa organizzazione svolta nel weekend appena trascorso, da inizio settimana le lezioni hanno preso il via, con una durata di 30-45 minuti a seconda delle classi, un nuovo calendario e nuove turnazioni. Emerge la grande partecipazione delle maestre, la collaborazione dei genitori e soprattutto l’entusiasmo degli alunni, ormai nativi digitali al 100%.

“È la prima volta anche per noi. – Continua Terreni –  Sicuramente la situazione ci ha costretto in poco tempo a trovare una soluzione tampone ma da sempre crediamo nella Digitalizzazione e speriamo che questo tentativo didattico possa permettere una maggiore dimestichezza con le tecnologie a professori e alunni, per accelerare un’Alfabetizzazione Digitale necessaria al nostro Paese. Un grazie particolare va alla Dirigente Scolastica, alle Professoresse e alle Maestre che ci hanno dato questa opportunità e che hanno saputo mettersi in gioco. E un grazie va anche ai miei collaboratori che hanno lavorato di sabato, di domenica e fino a notte fonda per permettere tutto questo. Quando una comunità si unisce per il bene dei propri giovani getta le basi per il futuro.

Claudia: smart working e competenza umana

Tra gli effetti del corona virus vediamo la maggiore espansione dello smart working nelle aziende. Anche il Governo è intervenuto per rendere più immediato il ricorso al lavoro agile.

Con un team collocato in 4 regioni diverse, Inside Factory è dalla sua nascita l’esempio reale di smart working. Essendo contemporaneamente casi di studio e ambassador del lavoro agile, vogliamo presentare il nostro team. Partiamo – per puro caso! – dal Nord, qui conosciamo Claudia, che lavora da Padova. 

Chi sei e che fai? 

“Io sono Claudia Scarpari, Sales Manager per Inside Factory, inoltre organizzo corsi di formazione, eventi e gestisco i rapporti con clienti per quanto riguarda le attività di comunicazione, marketing ed eventi.”

Dimmi a BRUCIAPELO 3 qualità necessarie per il tuo lavoro!

“Innanzitutto ci vuole una grande capacità di organizzazione, perché le tempistiche e le scadenze sono molteplici, le attività e i corsi sono tanti, con dead line che spesso si sovrappongono. 

Oltre all’organizzazione è necessaria tanta pazienza, lavoro anche con fornitori esterni, che a loro volta hanno procedure e modi di lavorare diversi, con tempistiche diverse, e non sempre coincidono con le nostre scadenze. 

Infine, ci vuole una gran dote di customer care per relazionarsi con i clienti. C’è chi vuole essere guidato perchè magari sa che gli serve qualcosa, ma non ha capito cosa; chi invece al contrario ha un obiettivo in testa e vuole che tu lo segua a razzo. Oppure chi vuole delegare una parte di attività importanti e cerca un team che gli ispiri fiducia.”

Quindi sono importanti soft skills?

“Assolutamente sì! Più che l’aspetto tecnico relativo all’utilizzo di strumenti utili per processare eventi e corsi di formazione, di sicuro quest’ultima parte di “competenza umana”, che è innata in noi di Inside Factory, è fondamentale: l’empatia, la gentilezza, il problem solving sono doti necessarie per questo tipo di lavoro. Molti clienti hanno apprezzato e riconosciuto questo quid in più!”

Dal punto di vista tecnologico cosa serve?

“Lavoriamo molto a distanza, usiamo la tecnologia con piattaforme che ci permettono di fare conference call e webinar, sono strumenti user friendly, alla portata di tutti, basta avere la dote del “saper apprendere” e tenersi aggiornato sulle novità.”

Dimmi un aspetto significativo dello smart working.

“Per i corsi di formazione collaboro con i relatori e gli esperti della materia che di volta in volta andiamo a trattare. La parte divertente è realizzare brain storming non solo a distanza, ma anche anche in differita. Non essendo fisicamente nello stesso ufficio nello stesso momento, creiamo degli spazi virtuali di condivisione, ossia degli strumenti per poter scambiare spunti e osservazioni in cloud. Poi, ci diamo del tempo in modo che ognuno possa aggiungere il proprio contributo per la parte che gli compete e anche per metabolizzare le informazioni in funzione degli spunti ricevuti. 

Sono approcci e processi diversi da quelli canonici della riunione standard, ma funzionano e non se ne sente la mancanza.”

Dopo aver conosciuto Claudia, l’appuntamento con il prossimo membro del team di Inside Factory è per il mese di marzo. Vi presenterò un altro smart worker, nativo digitale e… io non aggiungo altro, tu continua a seguirci sul nostro blog!

A cura di Giovanna Annunziata

Business Elevation Program: la formazione a distanza sul posto di lavoro

Lavorare e tornare sui banchi di scuola per lo stesso progetto. Parliamo del Business Elevation Program, un corso di formazione professionale, che ha visto noi di Inside Factory nel doppio ruolo di organizzatori e di partecipanti.

Il corso di formazione

Il Business Elevation Program – o BEP per noi del team – si è concluso ieri con l’ultimo modulo. E’ stato il primo programma di crescita personale fatto internamente da un’azienda, VoipVoice, rivolto anche a professionisti esterni. La didattica ha previsto lezioni su temi di principale interesse per ogni azienda, nonché trasversale per qualsiasi business. 

Il percorso è durato 3 mesi, con 22 sessioni, 88 ore formative, 11 moduli. Ogni modulo è stato ripetuto due volte, con possibilità di collegamento da remoto, in modo da dare a tutti l’opportunità di organizzarsi in concomitanza con gli impegni lavorativi. 

Sui banchi di scuola sono ritornate ben 24 aziende, per un totale di 48 partecipanti, che, a loro volta, hanno seguito più corsi. A questi, ovviamente va aggiunto il team di VoipVoice e di Inside Factory, sempre presente.

Il Formatore

“Un team è composto da singoli individui, ognuno con il proprio bagaglio di competenze, che ovviamente non sono omologate, dati i ruoli e le esperienze diverse. Esistono però delle zone grigie, dei confini impalpabili, dove le contaminazioni di competenze possono avere degli effetti positivi, anche inaspettati. Ho voluto che i team della mie realtà lavorative fossero tutti formati su queste materie, poiché indispensabili per il lavoro di oggi.” Ha raccontato Simone Terreni, formatore di tutti i moduli.

Simone non è solo volto di VoipVoice, ma anche formatore per Confindustria Firenze, Confcommercio Catania e ASEV (Agenzia per lo Sviluppo dell’Empolese Valdelsa). Ha collaborato, come docente, con Confartigianato Alessandria e Padova Promex. Ha realizzato corsi di formazione aziendale e interaziendale su, tra gli altri, Digital Transformation, Tecniche di Vendita, Social Strategy, Time Management, Customer Care, Comunicazione Efficace.

Simone Terreni

Organizzatori e fruitori diretti

Inside Factory ha curato l’organizzazione degli 11 moduli. Come da prassi, abbiamo seguito l’intero progetto: la programmazione dell’agenda, le diverse fasi della comunicazione, il recruitment dei partecipanti, l’invio del materiale formativo e degli attestati, nonchè gli aspetti tecnici per l’edizione web, come piattaforma webinar, telecamera e microfono. Insomma, abbiamo seguito l’organizzazione canonica di un progetto di formazione. 

Sembrerebbe finita qui, ma non è stata così. Noi del team siamo stati tra i primi fruitori del BEP.
Un po’ come lavorare al cinema e godersi lo spettacolo, abbiamo voluto seguire noi stessi i moduli. 

Il perchè è presto detto: le tematiche ci riguardavano da vicino. Anzi sicuramente riguardano da vicino qualunque lavoratore, dipendente o professionista,  di ogni settore economico. Parliamo di soft skills.

Le soft skills

Secondo AlmaLaurea, le soft skills  sono “caratteristiche personali importanti in qualsiasi contesto lavorativo perché influenzano il modo in cui facciamo fronte di volta in volta alle richieste dell’ambiente lavorativo”.

Durante il corso, abbiamo affrontato tematiche come il marketing, la leadership, la comunicazione aziendale, le tecniche di vendita on line e dal vivo, la customer care, il time management. Abbiamo imparato qual è il comportamento telefonico professionale, come parlare in pubblico e come usare LinkendIn per il proprio business. Una serie di competenze che tutti devono avere, ma spesso nessuno dedica attenzione per apprenderle.

Non si smette mai di imparare

Il percorso formativo ha approfondito diverse competenze che spesso si danno per scontato, o peggio ancora, non si ha la consapevolezza degli errori che si commettono. 

I ritmi frenetici del lavoro non sempre ci permettono di dedicarci alla formazione, sebbene se ne senta l’esigenza. Sappiamo che dobbiamo parlare in pubblico al quel convegno, che abbiamo ansia nel farlo, ma difficilmente ci “prepariamo” con un corso specifico.

Mettersi in gioco

Ritornare tra i banchi di scuola in età adulta non è una cosa scontata. Innanzitutto ci vuole una bella dose di umiltà. Bisogna ammettere “di non sapere”, solo così siamo predisposti a mettere in discussione le convinzioni che avevamo per assorbire le nuove nozioni. E’ stato un mettersi in gioco di continuo, in cui rivedevamo nelle nostre menti gli approcci usati in precedenza e gli errori da correggere.

Il corso, inoltre, era composto anche da numerosi laboratori o esercizi individuali da eseguire una volta terminata la lezione. Ed eccoci in aula o davanti ad uno specchio, a ripetere il nostro speach, provando e riprovando la gestualità per catturare l’attenzione di una platea immaginaria…

La formazione a distanza

Grazie agli strumenti di Unified Communication & Collaboration, che aziende come VoipVoice diffondono, tutti i moduli erano fruibili dal web, stando al proprio pc, in qualunque parte del mondo. Non è stato necessario alcuno spostamento. Questa è stata una condizione essenziale per poter partecipare al corso per chi, come noi di Inside Factory, lavora in smart working.

E’ stato bello poter lavorare e imparare contemporaneamente, dedicare tempo e concentrazione a noi stessi. Consigliamo a tutti un percorso del genere, poiché è stato un arricchimento e uno spunto di riflessione, per comprendere quali sono i propri punti di forza e di debolezza, su cui è sempre possibile migliorare.