Parlare in pubblico: il palcoscenico è online | Intervista a Gianvito Tracquilio

Le capacità oratorie si possono acquisire con il tempo attraverso l’allenamento e la formazione. L’abilità di saper parlare di fronte a una platea o davanti una telecamera sta diventando una skill necessaria e utile per una moltitudine di professioni diverse, accumulate dalla consapevolezza che per una comunicazione efficace non basta avere dei contenuti validi ma bisogna anche saperli comunicare nella maniera più appropriata possibile per attirare l’attenzione degli ascoltatori.

Per questo motivo, Inside Factory ha organizzato un programma di formazione modellabile a seconda delle nuove esigenze lavorative, per venire incontro ai professionisti che si sono trovati con il lavoro rinnovato ma senza le competenze giuste per svolgere tutte le nuove mansioni professionali che richiedono l’utilizzo della tecnologia. In questa occasione, stiamo parlando dell’abilità di tenere un discorso pubblico digitale in modalità online che riesca a coinvolgere emotivamente il pubblico anche a distanza e permetta al comunicatore di far arrivare il messaggio che vuole trasmettere alla sua platea virtuale.

In nostro aiuto, il 17 giugno sarà presente il docente Gianvito Tracquilio, trainer, speaker, entertainer e artigiano delle emozioni con un corso dedicato ai discorsi davanti un pubblico virtuale e alle possibili tecniche che si possono adottare per rendere un discorso davanti una telecamera ugualmente avvincente e coinvolgente.

Gianvito Tracquilio è esperto di comunicazione, anche se in maniera atipica. Infatti, nel 2012 convinto che una buona comunicazione inizia con un corretto ascolto delle emozioni crea il “Formacolo” (tra formazione e spettacolo) con il quale realizza 5 format sulla comunicazione, la motivazione, il cambiamento e la finanza comportamentale. Nel 2017 inizia ad erogare il suo personale “Corso per parlare in pubblico e non solo”, dove l’arte oratoria è unita con il valore aggiunto delle emozioni.

La comunicazione non è unidirezionale ma quasi sempre bidirezionale e per ottenere una comunicazione efficace non basta che il messaggio sia stato costruito in maniera corretta ma serve anche che il ricevente abbia una soglia di attenzione sufficiente a decodificare il messaggio ricevuto. Gianvito Tracquilio interviene in nostro soccorso, perché nel suo corso “Parlare in Pubblico: il palcoscenico è online” ci fornirà una serie di consigli per rendere i discorsi online capaci di attirare l’attenzione del pubblico che ascolta da casa.

Una vita passata sul palco, una vita da public speaker, da artista e formatore! Una vita passata davanti alle persone, al proprio pubblico. Una vita fatta di applausi, emozioni lanciate con lo sguardo, i gesti e il corpo e accompagnate dalle parole. Un’esperienza personale e professionale completamente trasformata da marzo 2020, quando il “palcoscenico” si è spostato online. Cosa è cambiato dal punto di vista teatrale?

Tutta la categoria di professionisti che lavora come Speaker, entertainer, formatori abituati al live sentono la mancanza del Palco.

Il live ha un’energia di coinvolgimento totalmente diversa. Non solo fisica, di presenza, di preparazione, di prove e tanto altro. Per fisicità si intende il il contatto visivo con il tuo pubblico, quel muoversi sulla scena, nello spazio che crea atmosfera e coinvolgimento, che ti permette di cogliere sfumature della relazione con il tuo pubblico che in gran parte si annullano davanti ad uno schermo.

Cosa vuol dire essere un public speaker attraverso l’online?

Essere un public speaker on line oggi signifca assumersi la responsabilità morale di mantenere alti gli standard che c’erano prima di Marzo 2020.

Come ogni formatore che si rispetti, e visto che sono nato come Artista Illusionista e Mentalista, esiste il cambio di premesse, il pensiero laterale, quello che se applicato nella maniera corretta ci obbliga in maniera positiva, a metterci in discussione per capire quali sono le opportunità che dobbiamo cogliere da questo periodo di transizione planetaria.

Questo è stato un anno a mio parere estremamente produttivo. In ottica di Gioco infinito (cosa possono fare gli altri) è iniziata una importantissima condivisione per trovare altre modalità di interazione, non tanto di per se efficaci, ma che agevolassero il raggiungimento dei nostri obiettivi principali: stupire, comunicare, educare, coinvolgere.

Cosa vuol dire essere un public speaker attraverso l’online?

Essere un public speaker on line oggi signifca assumersi la responsabilità morale di mantenere alti gli standard che c’erano prima di Marzo 2020.

Come ogni formatore che si rispetti, e visto che sono nato come Artista Illusionista e Mentalista, esiste il cambio di premesse, il pensiero laterale, quello che se applicato nella maniera corretta ci obbliga in maniera positiva, a metterci in discussione per capire quali sono le opportunità che dobbiamo cogliere da questo periodo di transizione planetaria.

Questo è stato un anno a mio parere estremamente produttivo. In ottica di Gioco infinito (cosa possono fare gli altri) è iniziata una importantissima condivisione per trovare altre modalità di interazione, non tanto di per se efficaci, ma che agevolassero il raggiungimento dei nostri obiettivi principali: stupire, comunicare, educare, coinvolgere.

Oltre alle competenze tecniche informatiche, alla predisposizione per una giusta inquadratura e posizione, quali altre capacità deve avere un buon oratore digitale?

 1) Mai sottovalutare l’interazione in video da quella live, lo statement mentale deve essere superiore agli standard ai quali eravamo abituati.

2) Mai sottovalutare il rispetto che è necessario avere in egual maniera per il tuo pubblico (abbigliamento, modalità di comunicazione, sorriso, coinvolgimento ec.)

3) Il rispetto dei tempi, il coinvolgimento dei partecipanti, il valore dei contenuti ma soprattutto, l’entusiasmo.

Nella prima parte del corso si parla di Public Speaking in senso generale. Che cos’è concretamente un atto di Public Speaking e in che modo è possibile emozionare il pubblico online? Si ha la stessa intensità che sarebbe stata possibile durante un evento live?

Un atto di public speaking per quanto mi riguarda è Emozione in vita perché quando comunichiamo, qualsiasi sia il nostro speech, il desiderio e l’obiettivo è quello di far vivere un’emozione.

Personalmente, sono un sentimentale e sento la mancanza dell’entrata in scena accompagnata da una musica coinvolgente, da un video motivante, da un voice over emozionante, da un gioco di luci che coinvolge il pubblico partecipante, sarei quindi disonesto nel dire che l’intensità è la stessa. Davanti ad una webcam è inverosimile pensare a questo tipo di interazione.

La soluzione? Dobbiamo cambiare registro, l’emozione deve passare indubbiamente e mi ripeto, dall’entusiasmo che l’oratore ci mette nel presentare i suoi contenuti. Entusiasmo che arriva dall’esperienza condivisa nel tempo, dal desiderio di permettere ai partecipanti di avere a disposizione una nuova idea da mettere in pratica.

Improvvisare è un’arte e un buon oratore deve sicuramente dimostrare di avere possesso del proprio palcoscenico anche durante un evento online.

Come è possibile gestire al meglio degli imprevisti, siano essi tecnici che non, senza farsi prendere dal panico o senza interrompere la narrazione dello speech?

Ho sempre timore di questo tipo di domande prima di un mio intervento, facciamo le corna che ne dice? Scherzi a parte, la prima regola, sull’intervento provare, provare a ancora provare. Si prova per l’evento dal vivo, davanti allo specchio, davanti alle slide, sul palco, con la regia audio e luci, e allo stesso modo si prova prima di un intervento on line.

Nell’online alcuni giorni prima si fanno prove tecniche con le regie del committente che mette a disposizione la piattaforma di accesso. Una copia delle proprie slide alla regia e un secondo device a disposizione nel caso dovesse accadere qualche cosa a quello principale (intanto mentre lo dico sto acquistando amuleti su Amazon). In un secondo device io tengo sempre a portata di mano il duplicato della presentazione e un altro duplicato è in mano alla regia committente, 3 copie sono meglio di 2. Provare l’audio, il video, la sequenza delle slide. Se poi ho un Black out improvviso in casa, non posso fare molto, se non con pazienza connettermi nuovamente.

L’errore umano poi è e rimane umano. Nessuno è perfetto. Si chiede semplicemente scusa con umiltà.

Nella seconda parte del corso, sarà fatto un focus sulla scrittura e in particolar modo alla scrittura di contenuti da inserire all’interno dei canali social. Anche in questo caso emozionare è fondamentale, ma soprattutto è importante attirare l’attenzione del pubblico. Ci può anticipare alcuni degli elementi essenziali che un post deve avere per catturare il lettore? Che relazione c’è poi tra un testo scritto ed uno speech vocale invece?

La pausa verbale fa riflettere, mantiene sospeso un concetto, che crea una transizione tra un concetto ed un altro, permette alla platea di elaborare quanto appena detto, anche la pausa all’interno di un testo ha questo fine, una pausa dettata da uno spazio bianco tra un concetto ed un altro. Blocchi di testo brevi, concetti chiari e immediati, parole semplici.

Come sul palco vale il concetto delle percentuali 15% 70% 15% apertura, contenuto e chiusura, anche in un testo in quel primo 15% agisce il cervello e in quel momento l’oratore che deve convincere il proprio pubblico, che si può fidare di te. Dopo che si è fidato di te, entrano in gioco le emozioni, quelle del nostro cervello limbico.

Cosa stiamo comunicando, quali concetti vogliamo condividere, come li vogliamo condividere?

Poi chiudiamo con un invito all’azione, che può avere diversi aspetti…agisco dal punto di vista fisico o di pensiero. In questa sequenza dobbiamo mantenere l’ordine sopra indicato, rettile, limbico neo corteccia, o come diceva Aristotele Ethos, Pathos Logos.

Fondamentale oggi sono le parole che utilizziamo. Prima di tutto parole giuste nel giusto ordine. Spesso esprimiamo concetti corretti, ma utilizziamo le parole nell’ordine sbagliato e quando lo facciamo, avendo le parole un peso, facciamo danni.

Nei tuoi corsi di formazione e nella tua carriera hai unito la comunicazione all’emozione. Perché hai scelto di definirti Artigiano delle Emozioni? Qual è secondo te il legame quasi imprescindibile tra comunicazione ed emozione?

Partiamo dal legame. Ho avuto l’onore di lavorare per 20 anni in Barbella Gagliardi e Saffiro, che forse alle nuove generazioni diranno poco. Sono 3 maestri eccelsi del Copywriting pubblicitario a livello mondiale. La loro agenzia oggi appartiene per intenderci al gruppo Pubblicis, che è il 3° Network della comunicazione nel mondo. In pubblicità la Call To Action passa dalle parole, poche, sintetiche, dirette, potenti che ti emozionano.

Una dei miei ultimi lavori in agenzia fu seguire la campagna FIAT DOBLÒ JAMAICA, dove prendemmo una storia vera, 4 jamaicani che arrivati in ritardo all’Iscrizione alle Olimpiadi, l’unico spazio sportivo rimasto disponibile era il BOB INVERNALE. Accettarono la sfida con la loro allegria, il loro stile di vita. Si sono allenati, sono arrivati ultimi ma è stata la squadra più amata di quella edizione Olimpica. Il Claim della Campagna era : Se puoi pensare, puoi farlo! Una campagna che ha emozionato perché è riuscita ad avvicinare il marchio Fiat a target inaspettati.

Le emozioni, quando calibrate in maniera corretta smuovono il mondo.

ARTIGIANO: L’artigiano non lavora a livello industriale. L’artigiano si sporca le mani, ti ascolta, si prende cura del tuo obiettivo e del tempo necessario per realizzarlo. Io questo processo lo porto avanti sia nella consulenza come Trainer formativo con il mio corso per parlare in pubblico che in qualità di life e Business Coach. L’artigiano non lavora sul semplice, immediato, facile e poco costoso. L’artigiano lavora sulle complessità in disordine, le mette in ordine e ti restituisce una consapevolezza e lo fa in uno spazio temporale che è estremamente necessario perché dia i risultati giusti. Poi tocca a te mettere in pratica quanto appreso se vuoi i tuoi risultati, il tuo reale interesse a comunicare bene per vivere meglio.

Un professionista che determinazione e competenze di argomenti ma è impreparato dal punto di vista di presenza scenica e come oratore, quanto ci mette a formarsi e diventare bravo e professionale anche nel parlare in pubblico? Soprattutto, è possibile?

Tutto è possibile, siamo andati su Marte….cosa è impossibile? È necessario un ingrediente scomposto in due parti, il tempo.

Le persone stonate, ha presente? Beh, nessuno di noi è stonato, vale solo l’esercizio che mettiamo in pratica.

1)           Rispettare il tempo per raggiungere i propri obiettivi, senza aver paura di sbagliare. Se elencassi i miei errori che ora ricordo con gioia, ci sarebbe da scrivere un libro.

 2)          La differenza tra fare una cosa e non farla si chiama semplicemente interesse. Se sei interessato e se rispetti il tempo per raggiungere il tuo obiettivo si realizza tutto, l’importante è dare vita alla propria unicità, ma qui entriamo nel concetto di Leadership e della gestione della propria Leadership.

3)           Per concludere con un detto: Guttaa Cavat Lapidem diceva “la goccia che scava nella roccia.”

Inside Schooling è un percorso formativo modellabile dal partecipante a seconda delle proprie esigenze di professionista, proponendo una formazione specifica su vari ambiti professionali dopo il grande impatto portato dall’avvento preponderante del digitale. Che ne pensi di questa idea e perché hai scelto di partecipare?

Perché tutto lo stff di Inside Factory, capitanato da un grande Simone Terreni che ho intervistato nei primi mesi di pandemia è la dimostrazione del cambio di paradigma che questa pandemia ha insegnato a tutti noi e che Simon Sinek definisce egregiamente in quel Gioco infinito che ho descritto prima: Cosa posso fare per gli altri.

Smettiamola di pensare al nostro orticello a fare solo fatturato e intascare soldi. Guadagnare dobbiamo farlo tutti, ma facciamolo con etica e responsabilità e soprattutto facciamolo aiutando chi è rimasto indietro a riprendere in mano la propria vita.

Io questo gioco infinito lo vedo quotidianamente nella squadra dei management Voip che postano contenuti di alto livello umano su Linkedin ogni giorno e da tutte le iniziative che hanno messo in piedi con grande coraggio da Marzo 2020 e ricordiamoci, il coraggio è azione che viene dal cuore. Preferisco far parte di una squadra che ci mette cuore nel suo agire, scelgo da che parte stare e a bordo di quale nave fare il mio viaggio.

Marie Curie diceva: “Fai della tua vita un sogno e di un sogno la realtà“.

Alcuni sogni impostati con Simone sono stati momentaneamente messi da parte, altri hanno preso vita, che fai, non li condividi?

A quali professionisti pensi possa essere rivolto il tuo corso e cosa ti piacerebbe lasciare ai partecipanti?

Mai fatto selezioni di destinatari, la buona comunicazione è destinata a tutti, come diceva il buon Dumas: “Tous pour un, un pour tous”.

Mi piacerebbe lasciare, un tassello in più di conoscenza da portare a casa e da utilizzare fin da subito per iniziare anche a giocare con le complessità di questa vita con una prospettiva diversa. In 4 ore non cambierò di sicuro la vita dei partecipanti, ma se ogni partecipante metterà in pratica i contenuti che porterò in questo primo e breve percorso, potrà affrontare alcuni ostacoli del quotidiano con quella consapevolezza utile a vivere in maniera sana, con sé stessi e con il prossimo

Comunicare in maniera efficace: intervista a Francesca Anzalone | 2° parte

In vista del secondo appuntamento del percorso di formazione di Inside Schooling, “Come comunicare in maniera efficace e prevenire crisi di digital reputation” che si terrà domani, 27 maggio, pubblichiamo la seconda parte dell’intervista a Francesca Anzalone, professionista nell’ambito della comunicazione digitale e futura docente del corso all’interno della scuola digitale di Inside Factory.

Nella prima parte dell’intervista, Francesca Anzalone ha fornito una definizione chiara dei concetti che tratterà all’interno del corso, tra cui Brand Reputation, diritto dell’oblio e crisi mediatica, adesso si entrerà più in profondità attraverso esempi pratici e azioni concrete, che costituisco il cuore della comunicazione digitale e che Francesca in prima persona affronta quotidianamente nel suo lavoro.

Quando si parla di Brand Reputation, non si può non parlare di identità aziendale. Infatti uno degli argomenti del corso è proprio “Semantica e Tassonomia identitaria”, puoi dirci in poche parole di che cosa si tratta?

Questo aspetto si concretizza con il manuale di semantica identitaria che è il frutto di una ricerca che parte dalla mia ricerca costante nella parola, d’altronde la mia laurea era ad indirizzo filologico-letterario e dunque in più di venti anni mi ha portata a coniugare la parola con il digitale: i miei due più grandi amori professionali. Costruire la semantica di un’azienda significa permettere una comunicazione fluida, partecipata, inclusiva sia verso l’interno che verso l’esterno. Ma soprattutto una scelta delle parole giuste: quelle che tutti riconoscono e attraverso le quali riusciamo a garantire coerenza. Ma come sempre la mia concretezza mi porta a verificare che ogni parola sia in linea con le azioni, con i valori dichiarati e dunque prevenzione di rischi di crisi mediatica. E non ultimo a identificare tutte le parole da evitare che ruotano attorno a questa sfera centrale di consapevolezza. Responsabilità nell’uso della parola. Questo aspetto è sicuramente molto impattante anche nella comunicazione tra persone e dunque nella costruzione di relazioni significative.

Parlando di crisi e di Brand Reputation, ci puoi fare degli esempi di una comunicazione sbagliata che poi ha portato a una crisi mediatica?

Sono migliaia gli esempi, se digitamo washing o backlash o shit storm all’interno di Google ci confrontiamo esattamente con quello che avviene in una crisi. Possono nascere da una dichiarazione infelice di una figura istituzionale, ma anche una parola che non trova corrispondenza nelle azioni concrete e nei dati, esempi numerosi sono nell’ambito della sostenibilità rispetto all’impatto ambientale. Ma anche su terminologia che viene inserita nei packaging di prodotto. Torniamo alla tasso-nomia e alla semantica. Un manuale corporate e un manuale brand garantiscono proprio questo: la validazione di termini utilizzati con responsabilità e consapevolezza o meno. E che implicano il coinvolgimento di professionalità verticali: dunque per costruire una comunicazione consapevole e responsabile su una tassonomia corretta ci sono verifiche costanti da parte di ciascun referente. Il mio ruolo è di coordinare tutto questo: essere stata contaminata da tante figure e avere compreso la necessità di unirle in uno stesso tavolo di lavoro per verifiche incrociate. Queste figure come il Diversity Manager, Sustainability Manager, Inclusion Manager, Crisis Manager e potrei elencare una serie di professionisti lunghissima ci permette anche di valutare e identificare i KPI relativi al prodotto, al servizio … e dunque analizzare le probabilità di rischio. Diciamo che nella mia attività si lavora di interconnessioni e relazioni significative tra parole, persone, prodotti, servizi, azioni …

Hai tenuto molti corsi di formazione, durante la tua carriera, questo ti ha permesso di vedere molte realtà che lavorano con la comunicazione digitale. Mi piacerebbe sapere il tuo parere sul famoso digital divide e quanto in Italia è presente la consapevolezza e la conoscenza delle potenzialità degli strumenti digitali?

Sono 23 anni che coniugo la mia carriera di docente accademica, formatrice con quella di servizi e prodotti per il mercato. Ho avuto l’immensa gioia di poter formare parecchie migliaia di persone e ho iniziato in aula proprio con corsi destinati all’alfabetizzazione informatica. Era il 1997 e tenevo corsi per over 65, donne inoccupate e bambini sull’alfabetizzazione informatica e Internet. Il problema reale era “come si gestisce il mouse” un oggetto che non faceva parte della nostra vita. Da lì ho focalizzato tutte le mie ricerche sull’usabilità (il mio primo libro era proprio dedicato alla comunicazione in rete e all’usabilità). Potrei dirti la mia vera scuola è nata lì: cultura digitale e impatto socia-le. Quindi mentre prima la divisione era dettata da oggettive difficoltà per le quali l’uomo doveva adattarsi alla macchina oggi lo smartphone è lo strumento che ci permette di superare questa difficoltà. Gli strumenti si stanno avvicinando all’uomo, ad esempio il linguaggio naturale che utilizziamo negli assistenti vocali che stiamo “umanizzando”. Quindi diminuisce la necessità di competenze nell’uso comune e quotidiano, dobbiamo lavorare moltissimo nell’educazione al digitale e a ciò che implica: opportunità e rischi. Dobbiamo lavorare molto su questo aspetto educazione digitale e educazione civica digitale sia nelle professioni che nella scuola che nella società. Il mio sogno: gene-rare occasioni di divulgazione del digitale, accessibili a chiunque, mostrando contestualmente opportunità e rischi.

Inside Schooling è un format di formazione modellabile a seconda delle proprie esigenze e ha lo scopo di proporre una formazione continua e di valore in base alle esigenze che i cambiamenti esterni impongono? Che ne pensi?

Penso che sia una bellissima idea e opportunità per chi ne beneficia. Avere professionisti ed esperti a disposizione per costruire un percorso efficace di crescita è oggi fondamentale. Il punto è che spesso le persone non sanno quale sia la loro esigenza e dove manchino in competenze. Accompagnarli è un ottimo supporto.

Quali competenze ti piacerebbe lasciare ai futuri partecipanti al corso del 27 maggio?

Come dico sempre il tempo è tiranno per cui la prima competenza, fondamentale che voglio lascia-re è quella di essere in grado di capire se il fornitore che stiamo utilizzando è un valore aggiunto, ovvero ci sta accompagnando in una crescita, oppure ci sta portando solo e soltanto nelle sue abitudini e dunque in ciò che è più comodo per il suo business. Dunque parliamo di consapevolezza in ciò che stiamo facendo e dunque maggiore responsabilità nelle scelte che operiamo a beneficio del nostro business. Ovviamente anche la capacità di allertarsi di fronte ad eventuali segnali che potrebbero condurre ad una crisi; a capire come promuoversi e valorizzarsi meglio e soprattutto a vedere la comunicazione come un insieme di parole consapevolmente connesse.

Comunicare in modo efficace per evitare crisi di Digital Reputation

Il secondo appuntamento del programma di formazione di Inside Schooling è tenuto dalla docente Francesca Anzalone, esperta di comunicazione e cultura digitale e Digital PR dal 1997. Francesca Anzalone rispecchia perfettamente la natura dinamica della comunicazione. Nella sua lunga carriera ha cercato di rimanere sempre a passo con i tempi, sviluppando anche competenze in regia e direzione artistica, sceneggiatura e narrazione per produzioni video, permettendole di raccontare le storie con il format dello storytelling.

Da oltre 20 anni è impegnata nel digitale e nell’evoluzione del web e mette a disposizione la propria conoscenza e professionalità al servizio di aziende, PA, gruppi industriali e istituti di ricerca per la formazione esterna di altre realtà.

Il corso di cui sarà docente all’interno del programma di Inside Schooling è “Come comunicare in maniera efficace e prevenire crisi di digital reputation” che si terrà giovedì 27 maggio, durante il quale si parlerà delle buone pratiche per una comunicazione coordinata e in linea con l’immagine del Brand che si vuole diffondere, come comunicare in momenti di crisi ed emergenza mediatica, come prevenirli e come fronteggiarli nel caso in cui si presentassero.

 Che cos’è la brand reputation? Come mai le aziende dovrebbero star molto attente alla propria?

La brand reputation oggi viene associata in maniera sempre più impattante alla web reputation, ovvero alla percezione positiva e alla riconoscibilità che la marca ha online, ma che deve costantemente essere supportata anche da una corporate reputation, ovvero dell’azienda stessa. Con il web l’opportunità di farsi conoscere è aumentata in maniera esponenziale e se vogliamo aggiungere, anche in maniera molto democratica. Dalla micro impresa alla multinazionale ognuno può crearsi uno spazio nel web con caratteristiche, identità, coerenza, affidabilità per raggiungere il proprio target, attraverso strategie digitali e comunicazione efficace. Dunque una possibilità da cogliere appieno e nel migliore dei modi: costruire l’immagine migliore che siamo in grado di mantenere attraverso parole, immagini e azioni concrete in una visione integrata. Costruire e, al contempo, mantenere, che per me significa un investimento del 50% su promozione, valorizzazione e 50% nella tutela. Esattamente nella stessa misura in cui il web ci offre opportunità e rischi.

Quanto è cambiata la brand reputation con una diffusione sempre più ampia dell’online?

La brand reputation si è trasformata in capitale reputazionale insieme alla reputazione aziendale dunque corporate reputation. La reputazione aziendale alla base del brand management è un bene inestimabile, che ha un impatto notevole sui profitti e sul market value dell’azienda stessa. Secondo una recente indagine di Weber Shandwick dal titolo “The State of Corporate Reputation in 2020: Everything Matters Now”, la corporate reputation impatta sul valore di mercato dell’azienda con un insieme di fattori, tutti di primaria importanza, che volendola quantificare dal report è pari al 63% del valore di mercato dell’azienda. Tutto questo ha un’implicazione ulteriore che, dal web passa all’offline e più precisamente al management: è sempre più necessario allineare strategie digitali e offline con vision e mission aziendali (nella maggior parte dei casi rivisitate con maggiore consapevolezza) in un’ottica di unicità, valore e affidabilità. Non solo è importante presentarsi al meglio, ma essere coerenti, costanti e soprattutto affidabili.

Che cosa vuol dire “difendersi da una possibile crisi di brand reputation” e come si fa a gestirla se invece accade?

Una crisi mediatica è un problema che impatta sulla credibilità dell’azienda e del brand, implica perdita di fiducia da parte del mercato, percezione di inaffidabile e dunque di aspettative disattese.  Significa impatto sull’asset economico. Significa un “effetto domino” che va ad abbattersi su tanti elementi dell’ecosistema aziendale. Significa che tutti gli sforzi che si sono fatti e gli investimenti per creare una Community vengono vanificati nel giro di pochi minuti se non si interviene tempestivamente, con lucidità e con coerenza e attraverso gli strumenti giusti.

Dunque se con un’attività volta alla valorizzazione del brand e del corporate contribuisco a generare attrazione dei talenti e coinvolgimento positivo dei dipendenti (motivo di orgoglio di essere parte di questo brand e corporate); con la crisi divento respingente per il mercato, e per la mia comunità se l’elemento scatenante coinvolge un valore in cui la percezione pubblica ha identificato il brand e il corporate. Tradisce quella fiducia che è stata riposta e supportata.

Gestire una crisi implica consapevolezza, capacità di scindere emozioni e razionalità, reagire tempestivamente, avere documenti, protocollo e policy da seguire e distribuire nell’immediato. Significa avere una squadra pronta ad agire in maniera consapevole e responsabile. E dunque, significa avere lavorato bene prima. Prevenire una crisi si può, ma mai al 100%, per questo è fondamentale avere le idee chiare e tutto sotto controllo per la reazione.

Durante il corso affronti il tema del diritto dell’oblio, che è un tema molto caldo, incominciato da meno di dieci anni fa, all’interno del dibattito pubblico italiano. In che modo il diritto all’oblio è collegato al concetto di Brand Reputation?

Questo tema è sicuramente centrale nella mia attività di comunicazione soprattutto nell’ambito del digitale, ma oggi sappiamo bene che si parla di comunicazione integrata e dunque va gestito in maniera consapevole e responsabile. Accanto a me, nelle attività di gestione di crisi mediatiche ho l’Avvocato Fabio Squassoni, il mio Partner in Crisis, con il quale analizziamo congiuntamente tutto i materiali, ci confrontiamo e valutiamo aspetti e implicazioni. Ci concentriamo immediatamente su come arginare, mitigare il problema, sul problema stesso e sulle azioni immediate. Sia in ambito di comunicazione che a livello legale per comprendere come fermare.

E’ una questione di semantica, di analisi minuziosa della parola, e soprattutto di scelta di quelle da utilizzare al meglio. Per questo la specializzazione di ognuno diventa il valore per il servizio.

La definizione la lascio all’Avvocato con le parole più precise: “Quello del diritto all’oblio inteso in senso ampio è un tema che nasce con la privacy, ma prende campo oggi nel nostro paese rispetto all’ambito più ristretto della comunicazione online proprio perché oggi le persone si sono accorte che “essere dimenticati” in un ecosistema digitale non è così semplice. Qui i concetti di ‘coercibile’ e di ‘garantito’ diventano liquidi e questo ci costringe a ripensare la cultura del diritto come qualcosa che scende dall’alto: quando manca un’autorità centrale che possa davvero intervenire per impedire una violazione, la realizzazione di un diritto dipende in modo determinante dal comportamento del suo stesso titolare. Il diritto all’oblio è il classico esempio: è da come abbiamo agito e da come agiremo nella diffusione di informazioni che ci riguardano che dipende se e in che misura questo diritto possa essere effettivamente attuato”. Taglierei la parte in cui cita l’avvocato, intendo il nome. Mettiamo un avvocato. Oppure abbiamo la liberatoria dell’avvocato a citarlo?

A proposito di diritto all’oblio: il web non dimentica e questo assioma spesso entra in contrasto con la frenesia di comunicare tanto e di fretta, rischiando di inciampare in errori dai quali non si può tornare indietro. Si dovrebbe comunicare meno o si dovrebbe comunicare con più consapevolezza?

Hai usato un termine perfetto “frenesia” nel comunicare che già ci trasmette un’implicazione di stress, di mancanza di razionalità e di pianificazione. Il punto centrale è questo: si deve avere una strategia, si deve pianificare, costruire, verificare sempre, altrimenti la fretta non è mai una buona consigliera, anzi. Per me comunicazione significa consapevolezza e responsabilità di ciò che comunichiamo che non è né immateriale né un racconto di fantasia.

Il web non dimentica nulla e anche qui lascio all’Avvocato il focus :“Niente di più vero. Le informazioni in rete valicano i confini degli stati e vengono condivise e ricondivise un’infinità di volte. Pensare di poter risolvere una crisi reputazionale online con un ordine di cancellazione, anche se emanato dall’autorità giudiziaria del tale stato o del tal altro, è velleitario: con le opportune azioni legali possiamo riuscire forse a bloccare una fonte, ma è quasi impossibile fermare l’informazione e la sua cassa di risonanza. La tutela di un diritto sulla rete non si realizza con le azioni giudiziarie se queste non sono concepite come strumenti nell’ambito di una strategia più complessa, costruita su interventi mirati di diffusione di informazioni. Essere consapevoli di come funziona l’universo in cui ci muoviamo, perché di un universo si tratta, è fondamentale per potervi interagire, ma vediamo ogni giorno che purtroppo questa consapevolezza manca.”

Purtroppo spesso alla base vi è una mancanza di cultura digitale e quindi si pensa, “tanto chi vuoi che legga questo?” dimenticando che il web è interconnessione tra persone, oggetti, dati, informazioni, contenuti e dunque un “tutto” collegato al quale ognuno di noi può accedere.

Sei un’esperta di comunicazione digitale, un settore in continuo cambiamento ed evoluzione. Quanto è importante la formazione e l’aggiornamento per chi lavora in questo ambito?

Credo che non esista una professione in cui la formazione e l’aggiornamento non siano necessari. Pensiamo alla crescita personale che ognuno di noi deve gestire quotidianamente per migliorarsi nelle relazioni ad esempio. Dunque per me è fondamentale un aggiornamento quotidiano. Pensiamo al contesto nel quale ci inseriamo un ambiente in costante evoluzione fatto di strumenti, algoritmi e contenuti. Pensiamo al settore in cui supportiamo il cliente, se non leggiamo una rassegna di settore ogni giorno come possiamo pensare di essere un bravo partner? Quello che consiglio sempre è ragionare in maniera integrata: osservare, ascoltare, leggere, confrontare, ogni giorno focalizzarsi su dati concreti su cui fare le nostre comparazioni. Altrimenti siamo sempre quel “troppo rumore per nulla!”.

Le tematiche che Francesca Anzalone affronta all’interno del suo corso, come si può ben intuire dalle risposte che la docente ci ha fornito, sono argomenti estremamente attuali, di cui solo da pochi anni se ne parla e si conducono studi e approfondimenti a riguardo.

Francesca Anzalone è una professionista nella divulgazione di contenuti digitali, e come lei stessa ha affermato all’interno dell’intervista, il suo scopo è di divulgare e diffondere il più possibile la cultura digitale tra le persone, perché solo così si può rendere il web un ambiente virtuoso per l’interconnessione tra persone e la diffusione di contenuti di valore.

La prossima settimana verrà pubblicata la seconda parte dell’intervista, nella quale si entrerà ancora più nello specifico sul concetto di Brand Reputation, sottolineando di quanto esso venga influenzato dall’antecedente processo di costruzione di una identità aziendale ben strutturata e coerente con le azioni concrete dell’azienda.

Ringraziamo Francesca Anzalone per l’intervista e vi consigliamo di non perdervi il secondo tempo!

Leadership: come è cambiato al tempo del digitale?

Il modo di relazionarsi all’interno delle dinamiche di gruppo è cambiato durante gli ultimi 14 mesi: il distanziamento obbligatorio, dovuto alla pandemia in corso, ha modificato i rapporti tra colleghi e il leader è la figura, che più di tutte, ha il compito di interpretare i cambiamenti propri e dei collaboratori, affinché la relazione di leadership non perda di valore e di efficacia.

Ci siamo chiesti quali tecniche può utilizzare il Leader per essere efficace “a distanza” e coinvolgere il team per raggiungere gli obiettivi prefissati. Per rispondere a queste domande abbiamo chiamato in causa una persona che di sport di squadra e leadership se ne intende.

Mauro Bergamasco, rugbista nel DNA, è stato atleta professionista dal 1998 al 2015. Ha collezionato 106 presenze in maglia azzurra detenendo qualche record come “il giocatore più longevo nel Torneo delle Cinque e delle Sei Nazioni” e “uno tra i tre atleti al mondo ad aver partecipato a cinque edizioni della Coppa del Mondo di Rugby.

Nel 2013, da atleta maturo, ha inizia un periodo di evoluzione, concentrato sulla preparazione individuale e l’affinamento di conoscenze e strategie per andare ancora una volta in sostegno di “altri compagni“, in un campo ancora più grande.

La sua esperienza gli ha permesso di conoscere le dinamiche che rendono un team vincente e le qualità che un capitano deve avere per mantenere alto il morale dei suoi giocatori e per far sì che ad ogni partita sia messo in campo il massimo delle loro energie.

Inside Factory ha deciso di ospitare tra i docenti del programma di Inside Schooling, un percorso formativo di 5 appuntamenti sui cambiamenti portati dal digitale nei vari ambiti lavorativi, Mauro Bergamasco proprio per accompagnare in questo cambiamento i leader di oggi e di domani ed aiutarli a non perdere la propria autorevolezza ed il rapporto di fiducia con i collaboratori anche in un momento in cui non è possibile sempre incontrarsi di persona.

Quali qualità deve assolutamente avere un Leader affinché venga ascoltato dai componenti del Team?

L’aspettativa di “essere ascoltato” innesca dinamiche mentali e comportamentali diverse da quelle riconducibili all’essenza del leader. Per non dilungarmi troppo, userei un antico indovinello filosofico che può aiutarci a focalizzare questo tema: “se un albero cade in una foresta fa rumore, ma se un albero cade nella foresta e non c’è nessuno ad ascoltarlo, questo fa comunque rumore?

Alcune delle qualità che un leader deve avere sono: saper ascoltare, riconoscere le aspettative dei collaboratori, e mantenere integrità e coerenza nelle proprie azioni.

Uno degli argomenti che viene trattato all’interno del corso è quello di mantenere una Leadership salda e motivante anche a distanza. Quali sono gli errori più comuni che un leader potrebbe commettere durante gli incontri online?

La “distanza” creata dalla tecnologia quindi dalla mancanza di una relazione tridimensionale aumenta esponenzialmente l’effetto comunicativo inefficace. L’attenzione alla persona, la sensibilità e la cura del dettaglio sono caratteristiche che permettono di negoziare e apprezzare la relazione ed il confronto con chi ci sta attorno. Sono convinto, altresì, che tutto ciò rallenta quando abbiamo avuto prima la cura di creare, coltivare e potenziare una relazione umana basata su fiducia, quella concreta, capacità di confronto e trasparenza di accordo.

Da formatore esperienziale di Leadership e Empowerment le chiedo quanto e se è possibile che gli incontri online possano essere uno strumento di uguale efficacia rispetto agli incontri di presenza, considerando il fatto che questi incontri hanno un’importanza unica per il leader, il quale deve trasmettere motivazione per il raggiungimento degli obiettivi comuni.

Nulla può sostituire un’attività in presenza. L’empatia, lo scambio relazionale, il tatto, l’infusione dei cinque sensi non è sostituibile. Tuttavia, alla base di ogni incontro è importante “l’accordo di trovare un accordo”, base attraverso cui costruire obiettivi vincenti e piani d’azione efficaci. Per mantenere una leadership salda, anche a distanza è indispensabile: pianificare, riconoscere le risorse dei collaboratori e proporre strumenti di interazione che permettano il raggiungimento di obiettivi in maniera condivisa.

Una delle qualità che molto spesso viene citata quando si parla di Leader è l’empatia e quindi un atteggiamento di reale ascolto verso il prossimo rendendo possibile, non solo un rapporto di fiducia tra le parti, ma la comprensione delle particolarità caratteriali di ogni giocatore per una comunicazione efficace con ognuno di essi. Come è possibile praticare un comportamento empatico con il prossimo anche attraverso l’utilizzo degli strumenti digitali?

Nel mondo dello sport ed in particolare nel mondo del rugby si dice che “il campo non mente mai”. Durante una competizione, proprio per la condizione di stress fisico e mentale si tende ad esibire un comportamento irrazionale che corrisponde al nostro vero modo di essere. Le nostre scelte ed azioni sono guidate dai nostri presupposti, pensieri che si sono definiti e maturati durante il corso della vita fin qui vissuta. Come ci approcciamo a qualcuno, le parole che usiamo, il tono di voce, la velocità con cui facciamo susseguire una parola dietro l’altra, il linguaggio espresso dal nostro corpo, la mimica facciale, l’interesse nei confronti dell’interlocutore per esempio danno informazioni a quel qualcuno che vanno a completare lo scenario. La risposta? Sarà una reazione a tutto ciò!

Uno degli errori più comuni è scambiare la figura del leader come colui che con un atteggiamento autoritario impartisce ordini e si pone con un atteggiamento dispotico e di superiorità. Durante il corso, al contrario, affronterai tempi come l’empatia, il concetto di intelligenza emotiva e di ascolto attivo. La figura di leader che ho descritto prima ritieni che sia superata o ancora c’è chi cade nella trappola, credendo che per essere leader bisogna essere autoritari?

 In realtà non ci sono trappole, altrimenti dovremmo parlare di manipolazione o altre dinamiche di “influenza” mentale. La leadership non è una sola e soprattutto non è un’espressione statica di se stessi. Ognuno di noi, per carattere, esperienze e formazione ha uno stile che lo caratterizza in prevalenza ma può mutare al mutare delle situazioni e degli interlocutori. Il leader sa riconoscere il contesto e rendere efficace la sua guida proprio in quel contesto attraverso gli strumenti a sua disposizione e proponendo le sue risorse nel valorizzare quelle degli altri.

Spesso si dice che viviamo in una società individualista, dove gli individui tendono a pensare al proprio interesse trascurando quindi gli interessi collettivi. Questo tipo di atteggiamento di un solo componente del team può rischiare di mandare a monte tutto il lavoro di pianificazione dei piani d’azione di un leader? Nella tua carriera da atleta professionista, ti è mai capitato di confrontarti con questa problematica?

È un tema che tutt’oggi sento mio e sempre di attualità. Da atleta del mondo del rugby ho imparato fin da subito che “da soli non si va da nessuna parte”. Quando hai la palla tra le mani hai l’opportunità di dare il tuo contributo alla squadra portando avanti l’ovale, arrivi ad un momento dove l’avversario ti sta fermando o sta ostacolando il tuo avanzamento, e qui si apre lo scenario delle opportunità. Con il senno di poi, puoi andare a contatto, puoi passare la palla prima di andare a contatto, puoi passare la palla dopo essere andato a contatto, puoi trattenerla o esprimere il tuo potenziale tecnico-tattico con altri gesti, ma l’arma più efficace è riconoscere il compagno di squadra e, con una delle modalità a propria disposizione, affidare l’avanzamento della palla ad un altro compagno di squadra che ne prenderà la responsabilità e si farà garante della strategia di squadra.

Nello sport l’allenamento è una componente indispensabile perché è l’attività che ti permette di mantenere il livello di professionalità sportiva e di migliorarti sempre di più per giocare ancora meglio il prossimo match. La formazione può essere vista come l’allenamento di tutte quelle attività lavorative dove non si richiede una prestazione fisica ma, piuttosto, uno sforzo intellettuale. Da formatore, noti anche tu che mentre per lo sport l’allenamento è visto come propedeutico al resto delle attività la formazione in certi ambiti di lavoro è trascurata o perfino dimenticata?

Chiunque abbia fatto anche una piccola esperienza di sport ha percepito che un gesto tecnico ha bisogno di essere mantenuto nell’efficacia e aggiornato assieme al gioco. Il pensiero che una volta imparato lo schema quello va bene in ogni momento è il presupposto che non fa prendere in considerazione la necessità di riprovare, aggiornare e riprogrammare quel gesto al fine di renderlo sempre più efficace, sempre più attuabile e soprattutto adattabile ai differenti contesti con una performance sempre eccellente. Il nostro bisogno irrazionale di essere unici e irripetibili potrebbe essere nutrito dal presupposto di rimanere allenato per essere il migliore.

Inside Schooling è un format di formazione modellabile a seconda delle proprie esigenze e ha lo scopo di proporre una formazione continua e di valore in base alle esigenze che i cambiamenti esterni impongono? Che ne pensi?

Condivido da sempre il pensiero di portare un contenuto formativo, auto motivazionale e ludico attraverso linguaggi differenti, proprio per le differenti profondità metaforiche ed esperienziali che questo metodo può potenziare. Credo sia importante, anche in questi contesti, mantenere alta la sensibilità sulle variabili dei bisogni delle persone e le loro aspettative.

Puoi dirci verso quale target di persone secondo te è rivolto il corso del 20 maggio e quale messaggio ti piacerebbe lasciare ai partecipanti?

Il target sono le persone! Ogni persona che abbia voglia di affrontare questo momento di cambiamento con energia e consapevolezza e veda l’esigenza di focalizzare i suoi obiettivi e costruire le azioni concrete per raggiungerli. I messaggi da poter lasciare possono essere diversi, uno fra tutti: “siate ognuno leader di voi stessi!”.

Grazie mille Mauro per il tempo dedicatoci!

Se sei interessato ad approfondire le tematiche di cui abbiamo parlato, l’appuntamento con il suo corso è giovedì 20 maggio, dalle ore 16:00.

Qui il link per iscriversi.

La partecipazione è a pagamento. Per maggiori informazioni circa i costi e le modalità di partecipazione scrivi a info@insidefactory.it.

INSIDE SCHOOLING | La scuola digitale di Inside Factory

A causa della situazione attuale il mondo del lavoro sta vivendo un profondo processo di cambiamento. Tutto si è spostato e adattato, in modo molto rapido al mondo digitale. La domanda sorge spontanea: siamo sicuri di avere gli strumenti adeguati? Siamo pronti a questo cambiamento? In tutto ciò la Formazione diventa indispensabile per fronteggiare e gestire questa situazione, migliorando le proprie competenze specifiche ed essere così più competitivi nel proprio settore/lavoro

Per rispondere a questa rivoluzione, è nato Inside Schooling, il nuovo progetto di formazione di Inside Factory, dedicato a Micro Imprese, Liberi Professionisti, Manager, CEO, Content Creator, Community Manager, Responsabili di Uffici Stampa, ed esperti di Comunicazione e Marketing.

Di cosa si tratta? Inside Schooling è un progetto di Scuola Digitale, con un’offerta formativa modellabile sulle esigenze e preferenze della persona interessata. 5 appuntamenti della durata di 4 ore ciascuno, durante i quali vogliamo che il partecipante venga coinvolto con momenti di domande e confronto diretto con il docente.

NON SOLO TEORIA, MA ANCHE PRATICA!

Lo start?! I corsi partiranno a metà maggio, per 5 giovedì consecutivi!

Vi ho introdotto il progetto, vi ho parlato del perché è nato, mi sembra doveroso presentarvi la nostra rosa di docenti e le tematiche che saranno affrontate da ciascuno di loro.

LEADERSHIP & EMPOWERMENT: FOCALIZZARE ED AGIRE IN MANIERA EFFICACE

A cura di Mauro Bergamasco, Campione sportivo, Trainer & Coach

In un contesto come quello che stiamo vivendo, in un’evoluzione tutta digitale del lavoro, come si può essere dei buoni leader? Come si può trasmettere la corretta motivazione, la spinta al raggiungimento degli obiettivi, “a distanza”? Con Mauro Bergamasco attraverso video ispirazionali, aneddoti conivolgenti e momenti di confronto, andremo ad offrire alcune tecniche e darvi degli consigli pratici su come esercitare la propria influenza di Leader, anche da dietro un pc.

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COMUNICARE IN MANIERA EFFICACE E PREVENIRE CRISI DI DIGITAL REPUTATION

A cura di Francesca Anzalone, Digital PR Manager, Community Manager

Ogni azienda, Pubblica Amministrazione, ente, professionista, sa quanto è importante mantenere una buona digital reputation per mantenere vivo il legame con clienti e collaboratori. La reputazione è un bene da tutelare, promuovere e valorizzare. Il Web si sa, non dimentica nulla e ognuno di noi lo interroga alla ricerca di informazioni, recensioni, giudizi, forum. È il luogo in cui ci costruiamo un’opinione per qualsiasi cosa. Con Francesca Anzalone andremo a vedere come si comunica in maniera efficace nel Web, come si valorizza e tutela la propria reputation.

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IL PROFILO LINKEDIN: STRUMENTO DI SOCIAL SELLING E LEAD GENERATION PER SALES E PROFESSIONISTI

A cura di Maria Letizia Russo, Consulente e Trainer LinkedIn

LinkedIn è il Social Network più utilizzato in ambito business. Con il passare degli anni ha visto una crescita esponenziale, diventando il luogo, virtuale, dove i professionisti si collegano fra loro per finalità di Business. Con Maria Letizia Russo, partendo dalla definizione degli obiettivi, fino all’analisi dell’algoritmo di LinkedIn, andremo ad approfondire le strategie di comunicazione più efficaci e le modalità da impostare per ottenere dei benefici concreti dall’utilizzo di questo importante Social Network.

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LE NEUROSCIENZE APPLICATE ALLA VENDITA

A cura di Luciano Ruggeri, Coach & Personal Voice Trainer

Come è cambiata la vendita attraverso il digitale? Il Venditore come può avere la stessa efficacia nel proporre il proprio prodotto o servizio stando dietro un pc? Insieme a Luciano Ruggeri andremo a capire come modificare il proprio comportamento abituale rendendo la l’azione più incisiva, consapevole ed efficace per il raggiungimento degli obiettivi tipici di una vendita creativa.

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PARLARE IN PUBBLICO: IL PALCOSCENICO È ONLINE

A cura di Gianvito Tracquilio, Trainer, Speaker & Entertainer

Da Marzo 2020 il mondo del lavoro, degli eventi, è cambiato radicalmente – come è cambiato il palcoscenico, che nel prossimo futuro sarà sempre più online. Insieme a Gianvito Tracquilio andremo ad analizzare nello specifico quali sono gli aspetti che hanno subito le maggiori mutazioni e quali sono le tecniche per mantenere viva l’attenzione e il seguito del proprio pubblico anche da dietro un pc.

Clicca qui per iscriverti


Riassumendo, perché partecipare? Innanzi tutto perché si tratta di una formazione pratica, perché si ha la presenza di docenti esperti, capaci di interpretare la digitalizzazione in ottica di miglioramento delle attività, ed infine per i contenuti.

Inside Schooling non è solo live, ma anche video, podcast, interviste per potervi dare una formazione continua!

La partecipazione ai corsi di Inside Schooling è a pagamento, ed il costo per singolo corso è di 149 € + iva.

IMPORTANTE: se ti iscrivi entro il 23 aprile puoi accedere allo sconto EARLY BIRD, pagando ogni singolo corso 89 € + iva.

Per avere maggiori informazioni circa i costi dei singoli corsi, visita il nostro sito, oppure scrivi a info@insidefactory.it!

Articolo a cura di Serena Masoni, Executive Team di Inside Factory

gaito growth hacking

Sperimentare come strategia

Al prossimo webinar di Digital Inside inconteremo Raffaele Gaito, Growth Coach & Founder GrowthProgram.it, che ci parlerà di Growth Hacking Mindset, una strategia incentrata sull’innovazione. L’appuntantemento con Raffaele è Venerdì 9 ottobre, alle ore 14.30 e l’iscrizione è gratuita previa registrazione a questo link.
In attesa, cerchiamo di saperne qualcosa in più!

  • Ciao Raffaele, ci spieghi che cos’è il Growth Hacking? 

“Il Growth Hacking è una metodologia per portare la sperimentazione in azienda. Le aziende che vogliono crescere, innovare ed evolversi lo fanno attraverso la sperimentazione. Quando si tratta di sperimentare puoi procedere in maniera caotica e casuale o decidere di farlo con metodo. Questo metodo è il Growth Hacking, che guida gli imprenditori in un processo di sperimentazione ben definito, basato sui dati, con degli step precisi, degli strumenti e dei modelli di supporto.”

  • Cosa fa un Growth Coach?

“Io in quanto Growth Coach affianco le aziende nell’utilizzo di questo metodo. Gli imprenditori che vogliono introdurre l’approccio del Growth Hacking in azienda e non sanno da dove partire chiamano me e io li guido passo passo nell’applicazione del processo di sperimentazione nella loro azienda. È una figura strategica che va ad avere un ruolo sia di pura formazione (soprattutto nella fase iniziale) che di supervisione e affiancamento, una volta che il progetto è avviato.”

  • A chi si rivolge in particolare?

“Ad imprese che vogliono innovare, indipendentemente da dimensione, mercato e modello di business. Io lavoro prevalentemente con realtà del mondo digital, ma ogni tanto mi capita di avere anche clienti con business più tradizionali, che però hanno capito l’importanza di sperimentare per innovare di continuo ed evolversi nel tempo.”

  • Ci fai un esempio?

“In Italia una realtà a cui sono molto affezionato è quella di Treedom, la piattaforma che consente di piantare degli alberi a distanza. A mio avviso è una delle aziende che meglio ha colto lo spirito della metodologia Growth e il potere della sperimentazione. La crescita che hanno avuto negli ultimi anni ne è la dimostrazione. 

  • Che ruolo ha il digitale nei processi di innovazione?

“Ha un ruolo centrale per ogni tipo di azienda. Questo è un passaggio importante che spesso gli imprenditori fanno fatica a comprendere: lavoriamo tutti nel digitale. A volte mi capitano azienda che producono oggetti fisici e pensano di essere esenti dalla rivoluzione digitale. Non c’è cosa più sbagliata che si possa pensare. Puoi anche avere come core business la produzione di penne a sfera, ma i tuoi dati passano attraverso un sistema di analytics, le informazioni dei clienti sono conservate in un CRM, i contenuti sono gestiti con un CMS, il customer care è fatto su piattaforme digitali, la pubblicità passa per intermediari come Facebook e Google, e così via. Del digitale non si può proprio fare a meno.”

  • Tre consigli per chi vuole approcciarsi al growth hacking?

” 1. Non pensate che sia una formula magica. È un processo e come tale richiede tempo. Iniziate oggi per vederne i benefici tra 12-18-24 mesi.
2. Non pensate che sia un’attività una tantum. Non puoi fare Growth Hacking per 3 mesi e poi smettere, così come non avrebbe senso fare marketing per 3 mesi e poi smettere o fare customer care per 3 mesi e poi smettere.
3. Partite subito, partite in piccolo. Molte aziende rimandano nell’attesa di avere più tempo, più budget, più competenze. Ho una brutta notizia per voi: non arriverà mai questo momento. Quindi la cosa migliore è partire oggi!”

  • Perchè non possiamo più farne a meno?

“Perché quello che stai facendo oggi a un certo punto non funzionerà più. Non è questione di se, ma questione di quando. A volte arriva una crisi come quella che stiamo vivendo, a volte c’è l’ingresso di un nuovo competitor nel mercato, a volte il tuo canale principale si satura, e così via. A un certo punto succederà qualcosa e dovrai essere pronto con un’alternativa. Ecco perché bisogna sperimentare di continuo, bisogna sperimentare sempre e bisogna sperimentare prima di averne bisogno.”

Per incontrare Raffaele Gaito e avere più informazioni sul Growth Hacking basta iscriversi e seguire gauitamente il webinar di Digital Inside Venerdì 9 ottobre, alle ore 14.30. Qui il link per l’iscrizione.

Articolo a cura di Giovanna Annunziata.

Conosci la tua Brand Perception?

Da venerdì 18 settembre prende il via la nuova edizione di Digital Inside, due mesi di webinar gratuiti e tanti approfondimenti.

Il primo incontro sarà con Deda Fiorini, storyteller e imprenditrice, che ci parlerà di Brand Perception. Quali sono le migliori strategie, i metodi e gli esercizi per trasmettere valore, affidabilità e professionalità aziendale? Durante il webinar scopriremo cosa sono i giri di concetto, la creatività strategica e l’importanza valoriale per aiutare il proprio business.

La partecipazione al webinar è GRATUITA previa iscrizione a questo link. In attesa che arrivi venerdì 18 settembre, proviamo a conoscere di più la nostra amica Deda.

  • Ci fai una tua breve presentazione?

“Sono prima di tutto una creativa. La creatività nella vita normale é libera e selvaggia. Nella comunicazione viene invece “domata” e “strategizzata” per renderla “proattiva” e utile. La capacità di incanalare in modo strategico e contestualizzato mi ha permesso di creare alcuni progetti che oggi sono belli strutturati e attivi.”

  • Per i non esperti, puoi spiegarci cos’è la Brand Perception?

“Se doveste pensare a un luogo della vostra casa che vi trasmette tranquillità quale sarebbe? Al contrario quale luogo vi viene in mente pensando a una percezione negativa? La brand perception è quello che ‘nonostante tutto’ arriva alle persone. Cosa intendo con nonostante tutto? Intendo che seppure nella vostra personale idea facciate del vostro meglio, quello che arriva alle persone è sempre la verità. Non basta un buon prodotto. É necessario un receptionist che usi la voce giusta, é indispendabile agire connessi col tempo in cui viviamo, é oggi imprescindibile costruire un rapporto fiducia col cliente.”

  • Ci daresti tre consigli per migliorare la nostra brand perception?

“Essere troppo dentro a qualcosa toglie obiettività. Affidatevi a persone esterne. Amici, parenti. Prendetene due con caratteri diversi e fate loro vivere una possibile giornata da ‘clienti’. Alla fine fatevi dire tre punti assolutamente pessimi, tre punti deboli, tre punti positivi. Siate disposti a mettervi in discussione perché potrebbe essere destabilizzante.”

  • Al contrario, quali sono tre campanelli d’allarme per cui la nostra brand perception non va bene?

“Una persona prova il vostro prodotto/entra nel vostro locale/si affida ai vostri servizi. Quella persona è già una pubblicità o una bomba a orologeria.
Cortesia. Energia positiva. Problem solving. Un solo sbaglio comunicativo innesca un effetto domino. Se fate bene, fate meglio. Se sbagliate risolvete e subito. I 3 campanelli di allarme sono quindi non cortesia, non energia, non problem solving.”

Iscriviti al webinar di Deda Fiorini per saperne di più sulla Brand Perception e dai un occhio al nuovo programma di Digital Inside, troverai tanti argomenti interessanti!

Articolo a cura di Giovanna Annunziata.

Emozioni e Storytelling

2° Parte

Con la collaborazione di Fabio Bechini e Asia Galli conosciuti al webinar di Digital Inside, abbiamo visto nella prima parte di questo articolo sul Marketing emozionale che le emozioni possono essere coinvolte nel dialogo con i lettori e nei processi decisionali di acquisto.

In questa seconda parte, vediamo quali emozioni mettere in campo e come usarle.

Una buona strategia di marketing emozionale deve saper individuare il tipo di esperienza che il proprio cliente vuole vivere e di conseguenza realizzare progetti, costruire storie che generino nel consumatore delle risposte emotive. Per attuare una strategia di marketing vincente è fondamentale conoscere approfonditamente il proprio target di riferimento, ossia il tipo di mercato al quale un’azienda rivolge la propria offerta. Ciò è fondamentale per creare un contenuto ad hoc.

L’empatia, la capacità di entrare in connessione con il proprio target di riferimento, è fondamentale nel marketing. Parlare al cuore del proprio cliente permette di stabilire una relazione emotiva ed una fidelizzazione potenzialmente indistruttibili. Se la relazione viene costantemente mantenuta e rafforzata, il cliente acquisterà da voi a prescindere dal prezzo, dalla qualità e dai difetti del prodotto.

Quali sono gli strumenti che concorrono nella realizzazione di un contenuto emozionale?
• Storytelling, ovvero il racconto di storie capaci di far immedesimare le persone
• Linguaggio emozionante e appassionante
• Immagini e Video attraenti e coinvolgenti

In tutti i casi, le emozioni giocano un ruolo centrale nel processo decisionale.

Storytelling

Lo Storytelling è un tipo di comunicazione emozionale, che utilizza la costruzione di un mondo aspirazionale in grado di rappresentare e stimolare la domanda del consumatore al di là delle esigenze funzionali soddisfatte da un prodotto. Ma offre anche informazioni pratiche e presentazione degli effettivi vantaggi che la proposta di un brand offre a utenti e acquirenti.

Lo Storytelling punta sull’immedesimazione del potenziale cliente nel ruolo del protagonista, dell’eroe e si focalizza sul suscitare in lui emozioni così forti da indurlo ad agire o a decidere. Solitamente, il prezioso aiutante che giungerà in suo soccorso sarà il brand, che con il suo prodotto o il suo servizio risolverà il problema raccontato e sarà suo cooprotagonista.

Tutti amiamo le storie, perciò il consiglio è quello di:
• Raccontare la storia dei vostri prodotti, invece di descriverli in maniera asettica;
• Dare un volto “umano” al vostro brand;
• Creare una sensazione emozionale, positiva o meno, che coinvolga il consumatore nel modo sperato, creando empatia, fiducia. Giocare con le giuste emozioni.
• Essere coerenti. Il racconto deve convincere, gli elementi chiave della storia hanno bisogno di essere perfettamente allineati con il messaggio comunicato e il brand deve esserne il tema.
• Essere persuasivi. Le fiabe di quando eravamo piccoli hanno guidato alcuni comportamenti nel futuro, ci hanno offerto un esempio di comportamento. Anche con la pubblicità il concetto rimane: identificandosi nel soggetto in essere, si tenderà ad emularne il comportamento, in questo caso, d’acquisto.
• Essere semplici. Maggiore sarà la genuinità con cui è raccontata la storia, più facilmente si riusciranno a trovare dei collegamenti con la propria quotidianità e dei punti in comune con la propria individualità.

Cosa ti ottiene unendo tutti questi elementi? Una pubblicità che stimola uno stato d’animo.

Quali sono gli inneschi emotivi su cui puntano le strategie di marketing per favore gli acquisti?

Felicità – I brand vogliono essere associati con consumatori felici, sorridenti, entusiasti perché la positività è dimostrato che aumenta la condivisione e l’engagement.
Tristezza – Con il passare degli anni, sempre più brand hanno scoperto la popolarità dei contenuti emozionali e sempre più aziende si sono focalizzate sul creare delle pubblicità commoventi e toccanti.
Paura – la paura ci fa reagire, per questo molte pubblicità fanno leva su questa emozione. Nelle strategie di marketing può essere sfruttata in due modi: raccontando alle persone come quel prodotto/servizio possa aiutarli a risolvere un problema oppure facendo leva sul concetto di scarsità. Molte pubblicità che fanno leva sulla paura sono quelle per la prevenzione del fumo e dell’alcool alla guida.
Rabbia/Disgusto – Spesso si ritiene sia meglio evitare la rabbia in quanto emozione negativa che causa associazioni altrettanto negative. Ma in alcuni casi, la rabbia può incitare le persone all’azione e “svegliarle”. Ci arrabbiamo quando vediamo un’altra persona soffrire o quando vediamo un’ingiustizia.
Fiducia – La fiducia è uno stato d’animo basilare in ogni processo d’acquisto. Le persone devo fidarsi del brand e per questo è importante usare strategie di marketing volte a rimarcare i punti di forza.
Valore – Fondamentale è far percepire al potenziale cliente che quel che sta acquistando ha un valore molto importante oppure che, sfruttando quella promozione a lui riservata, sta facendo un vero affare.

I prodotti che riescono a vendere meglio sono quelli che riescono ad andare a toccare l’anima dei clienti. Non si tratta solo di far arrivare qualcosa da vendere, ma anche un messaggio legato a questo. La Coca Cola così nel tempo si è legata all’amicizia e le buone sensazioni, l’Apple è l’innovazione e spinge i suoi clienti a fare cose nuove, i Lego sono la liberazione dell’immaginazione.
Non si tratta di comprare cose, ma anche esperienze. E questo, alla fine, fa sì che le persone, pur sapendo di essere davanti a una pubblicità, si sentono parte di qualcosa di più grande.

Dopo lo Storytelling, nella terza parte di questo articolo continueremo la nostra analisi, soffermandoci sull’uso del linguaggio e delle immagini, strumenti potenti per realizzare un contenuto emozionale.

Articolo a cura di Giovanna Annunziata

Marketing on line: l’importanza delle emozioni

1° Parte

Con il progetto Digital Inside abbiamo ascoltato i preziosi consigli di Fabio Bechini e Asia Galli di Promos Web 22. Durante il webinar ci hanno parlato di Emotional Marketing e di come le emozioni siano una spinta potentissima che conduce il consumatore all’interno di una storia memorabile, coinvolgente, totalizzante.

Con l’aiuto di Fabio e Asia, continuiamo il nostro viaggio nel marketing on line per approfondire questo tema:

Breve introduzione al Marketing Online

Da sempre, le aziende si sono affidate a media tradizionali come stampa e televisione, così da colpire un pubblico ampio, non specifico, veicolando un messaggio alla quasi totalità del mercato, pur sapendo che gran parte dei destinatari di quel messaggio non acquisteranno immediatamente perché non sentono l’esigenza di quel prodotto. Oggi questo non basta più: le aziende stanno scoprendo metodi innovativi e, soprattutto, economici, per raggiungere i potenziali cliente, utilizzando canali online sempre più all’avanguardia e con grande seguito.

Cos’è il Marketing Online?

Con questo termine ci si riferisce a qualsiasi forma di pubblicità o di marketing che si sviluppi sul web. Si tratta di un termine onnicomprensivo per definire pubblicità via e-mail, post sui social media, advertising sui motori di ricerca, sui social e non solo.

Perché è importante?

Quotidianamente vengono effettuate oltre 3,5 miliardi di ricerche su Google e, ogni giorno, sempre più clienti si rivolgono al web in cerca di risposte. Il marketing online permetterà a questi utenti, nonché potenziali clienti, di conoscere un’azienda, un prodotto, un brand.

Usando l’analisi dei dati e gli strumenti di affinamento dei risultati, è possibile infatti, rivolgersi ad un pubblico mirato, preciso e segmentato, che sente il bisogno di un prodotto o di un servizio dell’azienda in quell’esatto momento, evitando, come spesso avviene nel marketing tradizionale una dispersione di budget. Ciò si traduce in minor spreco di denaro e in un più alto tasso di ritorno sugli investimenti di marketing online.

Il Web Marketing, come emozionare può convertire

Esistono numerosissime strategie di marketing, ma oggi, quella che più si adatta alla società e al consumatore medio è l’Emotional Marketing, ovvero la strategia di marketing che fa leva sulle emozioni del potenziale cliente per abbattere la resistenza psicologica all’acquisto.

Bernd H. Schmitt, professore della Columbia University, che per la prima volta teorizzò questo tipo di approccio all’utente lo descrive come “un’esperienza memorabile che il cliente deve sperimentare, tale da superare le sue aspettative”. In altre parole, questo tipo di marketing deve anticipare i desideri inconsci e contemporaneamente soddisfarli regalando al cliente un’esperienza quasi unica.

“Desidero quindi compro”, questo è il meccanismo vincente.

La componente emotiva dell’esperienza di acquisto sostituisce la logica del “bisogno- acquisto-beneficio”, per lungo tempo motore fondante delle strategie di marketing aziendali.

Secondo Bernd Schmitt è possibile gestire le leve irrazionali dell’acquisto generando nel consumatore esperienze ma anche percorsi sensoriali più complessi. Ecco quindi che il cliente può assaggiare il prodotto, annusare profumi che lo riportano alla sua infanzia, vedere un video emozionante, interagire direttamente e fisicamente col prodotto.

L’obiettivo resta sempre uno: emozionare, coinvolgere, creare relazione. Per farlo le storie sono il veicolo migliore, soprattutto se raccontano di conquiste e di vittorie, di sacrifici e di obiettivi raggiunti, alternando personaggi famosi a gente comune. Per suscitare ancora più empatia e immedesimazione chiamiamo a supporto le esperienze:

1. SENSE experiences, esperienze che coinvolgono i sensi;
2. FEEL experiences, esperienze che coinvolgono le emozioni più intime e profonde delle persone, sulle storie quotidiane, sui racconti di ognuno di noi;
3. THINK experiences, esperienze che coinvolgono la mente in senso creativo e cognitivo;
4. ACT experiences, messaggi motivazionali che inducono le persone a migliorare la loro vita;
5. RELATE experiences, esperienze basate sulla relazione, sul senso di appartenenza e nell’indurre le persone a sentirsi parte di una community con cui condividere i medesimi interessi.

Oggi, il 95% degli acquisti è dettato dalle emozioni, mentre solo un 5% è dettato dalla razionalità e quindi dalla necessità.

Noi non compriamo un iPhone perché ne conosciamo le funzionalità e la potenza, compriamo un iPhone perché è affascinante, perché la pubblicità che vediamo lo decanta come molto più di un telefono, perché semplicemente è Apple e quindi ne vale la pena.

Il video che hai appena visto suscita un’emozione… Divertimento? Curiosità? Entusiasmo? Gioia?

Qualunque emozione sia, è un’emozione e questo vende. Moltissime persone in tutto il mondo dopo aver visto questo video avranno pensato: “ormai il vecchio telefono ha una fotocamera vecchia, obsoleta, con questo IPhone sai che foto ci faccio al mare in vacanza!”. Ed è così che tutti noi ci emozioniamo e veniamo travolti da un desiderio che fino a poco prima non c’era e si… lo compriamo questo iPhone perché ormai non possiamo più farne a meno.

Siamo solo all’inizio del viaggio nell’emotional marketing, continueremo nel prossimo articolo!

Articolo a cura di Giovanna Annunziata

Dal reale al digitale, cosa cambia e come adattarsi

Intervista all’Avvocato Gianluca Carobene

L’Avvocato Gianluca Carobene è docente e consulente in materia di Information Technology, Privacy ed Intellectual Property per Enti Privati, Enti Pubblici ed Associazioni di settore. E’ cultore della materia del diritto industriale e del diritto brevettuale presso l’Università degli Studi di Padova.

Lo abbiamo conosciuto al webinar di Digital Inside, dove ci ha parlato degli aspetti legali della digitalizzazione, insieme abbiamo visto quali sono i rischi – ma anche le opportunità – legali alla base di ogni operazione di innovazione tecnologica. Oggi lo abbiamo intervistato per approfondire gli argomenti trattati. In questo primo articolo ci soffermeremo sulla presenza on line di un’azienda e sul rapporto tra i canali off-line, on-line e multichannel.

Cosa ci fa un avvocato in azienda?

“Solitamente siamo abiutati ad andare dal Consulente Legale quando c’è un’emergenza in atto, quando ci sono dei problemi da risolvere. Per questo, il dipartimento legale (aziendale o esterno) è spesso slegato dagli altri dipartimenti e processi aziendali. A questo approccio, io preferisco invece ribaltarne il ruolo e presentarlo come una figura di riferimento utile per sviluppare opportunità di business. Fortunatamente questo progetto di Inside Factory analizza ogni reparto nel dettaglio, andando a toccare molti aspetti trasversali e i punti di connessione tra le diverse figure aziendali.”

Cosa cambia tra il business on line e quello off line? Quali sono le differenze tra i due canali?

“Secondo il mio parere, il business on line è stato storicamente visto come un canale secondario e collaterale rispetto a quello che viene inteso come vero business, ossia l’off line. Il nostro compito come consulenti, non è solo quello di evidenziare le criticità, ma anche quello di sottolineare in maniera propositiva quali sono le opportunità che il digitale può offrire sia alle aziende più strutturate, come le aziende storiche, sia a tutta la galassia delle start up. 

Trasferire un’azienda al digitale, informatizzarla o portare i canali produttivi e distribuitivi nell’on line, non è un’operazione che si svolge semplicemente trasferendo gli stessi processi dell’off line nel digitale. Ad esempio, il reparto commerciale non può replicare le stesse modalità di vendita perchè nel digitale cambiano i paradigmi, i processi, gli aspetti legali. Pensiamo ai regimi di responsabilità o alle informazioni da dare alla controparte prima di acquistare un bene o servizio, la tutela del consumatore, le informazioni dei contratti dei conclusi a distanza, ecc…

In questo caso il consulente legale deve affiancare l’imprenditore nel fare delle scelte responsabili, non più mera in chiave emergenziale, come dicevo prima – “Mi rivolgo all’avvocato solo per risolvere un problema“- ma soprattutto in chiave prospettica, andando a valorizzare l’opportunità che c’è dietro al cambio di paradigma.”

I social network sono molto semplici da usare e alla portata di tutti, ma quali aspetti deve considerare l’imprenditore che si accosta a questi canali?

“Molte aziende attivano dei canali digital come social network o e-commerce solo per rispondere ad uno spirito di emulazione. Scatta la sfida: “Tutti sono su Facebook, perchè la mia azienda no?”. Scatta l’effetto del “Copia e Incolla”, che dal punto di vista legale è molto rischioso.  Un esempio? Copiare e incollare l’informativa privacy solo per essere “in regola” ci evita (forse, ma non è affatto detto!) una sanzione ma non crea valore aggiunto.

Al contrario bisogna pensare alla gestione della privacy come un’opportunità. E’ un’occasione per raccogliere un database molto “pulito”, con solo contatti attivi, effettivamente interessati, profilati per categoria, un tesoretto validissimo per il reparto marketing e commerciale!

A questo aggiungiamo le opportunità di segmentazione e profilazione degli strumenti digitali: molti consulenti hanno capito che una presenza qualificata su Facebook, Instagram o altri social, oppure un sito web monitorato in maniera adatta, fa acquisire una serie di informazioni, come interessi o abitudini di consumo, utili per segmentare il nostro uditorio.”

Quali sono le attenzioni “legali” per non incappare in sanzioni, danni economici e di immagine? Come può tutelarsi un’azienda in maniera preventiva?

“L’azienda off line viene gestita secondo delle metriche storiche ormai consolidate, ad es. registrazione della ragione sociale e partita IVA, iscrizione alla Camera di Commercio, SCIA, autorizzazione al Comune, ecc… Nell’on line essendo procedure e norme nuove scatta l’effetto “Pensavo lo faceva un altro…” Si delega implicitamente alla web agency o al professionista di turno, senza aver stipulato in un contratto i compiti e le responsabilità di ogni attore.

Purtroppo, capita di affrontare questi argomenti nel momento in cui sono diventati problemi: ad esempio alla fine di una collaborazione con un fornitore. “Avvocato non ho i codici sorgenti, non ho le password dei social…”. Se questi aspetti non sono disciplinati a monte in un contratto, sarà necessario intervenire con una mediazione, con i tempi della giustizia che sono ben diversi dai tempi del digitale!

Il mio consiglio è rivedere come è stato impostato il business plan della presenza on line. Prevedere in anticipo come comportarsi in caso di risoluzione del contratto è un ottimo modo per prevenire delle situazioni conflittuali.”

Ringraziamo l’Avvocato Carobene per questo primo approfondimento, ne seguirà un altro dove andremo a conoscere anche il valore di brevetti, marchi e design, ossia il vero tesoro di un’azienda: la proprietà industriale.

In attesa, diamo appuntamento a domani per il webinar con il DPO e consulente informatico Pamela Polistina. Insieme vedremo come le normative possono essere strategiche per migliorare la redditività aziendale e garantire la business continuity. Conosceremo l’importanza di impostare i processi per permettere alle nostre aziende di essere pronte ad affrontare e gestire eventi anche avversi, al fine di consentire la continuità del business aziendale.

L’appuntamento è domani, Giovedì 21 Maggio, 14.30-15.30, con un nuovo webinar GRATUITO di Digital Inside: “Ordine e sicurezza informatica: ricostruiamo la fiducia dei clienti nella società delle informazioni.”

Articolo a cura di Giovanna Annunziata