INSIDE SCHOOLING | La scuola digitale di Inside Factory

A causa della situazione attuale il mondo del lavoro sta vivendo un profondo processo di cambiamento. Tutto si è spostato e adattato, in modo molto rapido al mondo digitale. La domanda sorge spontanea: siamo sicuri di avere gli strumenti adeguati? Siamo pronti a questo cambiamento? In tutto ciò la Formazione diventa indispensabile per fronteggiare e gestire questa situazione, migliorando le proprie competenze specifiche ed essere così più competitivi nel proprio settore/lavoro

Per rispondere a questa rivoluzione, è nato Inside Schooling, il nuovo progetto di formazione di Inside Factory, dedicato a Micro Imprese, Liberi Professionisti, Manager, CEO, Content Creator, Community Manager, Responsabili di Uffici Stampa, ed esperti di Comunicazione e Marketing.

Di cosa si tratta? Inside Schooling è un progetto di Scuola Digitale, con un’offerta formativa modellabile sulle esigenze e preferenze della persona interessata. 5 appuntamenti della durata di 4 ore ciascuno, durante i quali vogliamo che il partecipante venga coinvolto con momenti di domande e confronto diretto con il docente.

NON SOLO TEORIA, MA ANCHE PRATICA!

Lo start?! I corsi partiranno a metà maggio, per 5 giovedì consecutivi!

Vi ho introdotto il progetto, vi ho parlato del perché è nato, mi sembra doveroso presentarvi la nostra rosa di docenti e le tematiche che saranno affrontate da ciascuno di loro.

LEADERSHIP & EMPOWERMENT: FOCALIZZARE ED AGIRE IN MANIERA EFFICACE

A cura di Mauro Bergamasco, Campione sportivo, Trainer & Coach

In un contesto come quello che stiamo vivendo, in un’evoluzione tutta digitale del lavoro, come si può essere dei buoni leader? Come si può trasmettere la corretta motivazione, la spinta al raggiungimento degli obiettivi, “a distanza”? Con Mauro Bergamasco attraverso video ispirazionali, aneddoti conivolgenti e momenti di confronto, andremo ad offrire alcune tecniche e darvi degli consigli pratici su come esercitare la propria influenza di Leader, anche da dietro un pc.

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COMUNICARE IN MANIERA EFFICACE E PREVENIRE CRISI DI DIGITAL REPUTATION

A cura di Francesca Anzalone, Digital PR Manager, Community Manager

Ogni azienda, Pubblica Amministrazione, ente, professionista, sa quanto è importante mantenere una buona digital reputation per mantenere vivo il legame con clienti e collaboratori. La reputazione è un bene da tutelare, promuovere e valorizzare. Il Web si sa, non dimentica nulla e ognuno di noi lo interroga alla ricerca di informazioni, recensioni, giudizi, forum. È il luogo in cui ci costruiamo un’opinione per qualsiasi cosa. Con Francesca Anzalone andremo a vedere come si comunica in maniera efficace nel Web, come si valorizza e tutela la propria reputation.

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IL PROFILO LINKEDIN: STRUMENTO DI SOCIAL SELLING E LEAD GENERATION PER SALES E PROFESSIONISTI

A cura di Maria Letizia Russo, Consulente e Trainer LinkedIn

LinkedIn è il Social Network più utilizzato in ambito business. Con il passare degli anni ha visto una crescita esponenziale, diventando il luogo, virtuale, dove i professionisti si collegano fra loro per finalità di Business. Con Maria Letizia Russo, partendo dalla definizione degli obiettivi, fino all’analisi dell’algoritmo di LinkedIn, andremo ad approfondire le strategie di comunicazione più efficaci e le modalità da impostare per ottenere dei benefici concreti dall’utilizzo di questo importante Social Network.

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LE NEUROSCIENZE APPLICATE ALLA VENDITA

A cura di Luciano Ruggeri, Coach & Personal Voice Trainer

Come è cambiata la vendita attraverso il digitale? Il Venditore come può avere la stessa efficacia nel proporre il proprio prodotto o servizio stando dietro un pc? Insieme a Luciano Ruggeri andremo a capire come modificare il proprio comportamento abituale rendendo la l’azione più incisiva, consapevole ed efficace per il raggiungimento degli obiettivi tipici di una vendita creativa.

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PARLARE IN PUBBLICO: IL PALCOSCENICO È ONLINE

A cura di Gianvito Tracquilio, Trainer, Speaker & Entertainer

Da Marzo 2020 il mondo del lavoro, degli eventi, è cambiato radicalmente – come è cambiato il palcoscenico, che nel prossimo futuro sarà sempre più online. Insieme a Gianvito Tracquilio andremo ad analizzare nello specifico quali sono gli aspetti che hanno subito le maggiori mutazioni e quali sono le tecniche per mantenere viva l’attenzione e il seguito del proprio pubblico anche da dietro un pc.

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Riassumendo, perché partecipare? Innanzi tutto perché si tratta di una formazione pratica, perché si ha la presenza di docenti esperti, capaci di interpretare la digitalizzazione in ottica di miglioramento delle attività, ed infine per i contenuti.

Inside Schooling non è solo live, ma anche video, podcast, interviste per potervi dare una formazione continua!

La partecipazione ai corsi di Inside Schooling è a pagamento, ed il costo per singolo corso è di 149 € + iva.

IMPORTANTE: se ti iscrivi entro il 23 aprile puoi accedere allo sconto EARLY BIRD, pagando ogni singolo corso 89 € + iva.

Per avere maggiori informazioni circa i costi dei singoli corsi, visita il nostro sito, oppure scrivi a info@insidefactory.it!

Articolo a cura di Serena Masoni, Executive Team di Inside Factory

Nasce Inside Schooling, la scuola digitale di Inside Factory

Inside Schooling: la scuola online di Inside Factory, cinque appuntamenti incentrati sulle nuove competenze digitali!

In linea con i cambiamenti che la tecnologia sta apportando nel mondo del lavoro, Inside Factory dà il via ad una serie di appuntamenti di formazione, focalizzati sulle nuove competenze digitali. Le lezioni si svolgeranno in modalità digitale e interattiva! Cinque relatori diversi per una formazione specifica sulle nuove abilità digitali che il mondo del lavoro richiede.

Inside Schooling è un progetto di scuola digitale che nasce dall’idea di aiutare micro imprese, liberi professionisti o lavoratori nel settore della comunicazione per affinare l’utilizzo dello strumento digitale!

L’online ha infatti ridefinito molte attività professionali, modificando gli incontri tra colleghi, lo svolgersi delle riunioni, la possibilità di mettersi in contatto con altri professionisti o la possibilità di diffondere il proprio brand sfruttando le potenzialità delle piattaforme social.

Proprio per questo, le lezioni di Inside Schooling sono tenute da docenti che metteranno a disposizione le proprie competenze e conoscenze per mostrare come il web e la tecnologia abbiano e stiano cambiando il lavoro, specialmente negli ultimi 12 mesi, su aspetti di comunicazione, commerciale, public speaking e leadership.

Gli appuntamenti hanno una durata di 4H ciascuno (dalle ore 16:00 alle ore 20:00) ogni giovedì dal 20 maggio fino al 17 giugno. Ogni corso di Inside Schooling è a pagamento al costo di € 149,00 + IVA, ma è possibile prenotarsi in Early Bird al costo di € 89,00 + IVA fino al 23 aprile!

Scopri tutti gli appuntamenti e i relatori!

Per conoscere i temi trattati e per confrontarsi sulle tematiche, ti invitiamo all’Open Day “La Consapevolezza del Cambiamento”, webinar gratuito di presentazione di Inside Schooling a cura di Martina Giacomelli, Executive Director Inside Factory, che si terrà il 23 aprile alle ore 18. È possibile iscriversi gratuitamente a questo link.

Per maggiori informazioni, contattaci a info@insidefactory.it!

LA FORMAZIONE DI INSIDE FACTORY A SERVIZIO DELLA CONTINUITÀ OPERATIVA TOSCANA

L’associazione Esculapio di Firenze opera nel settore del volontariato e del sociale e ha deciso di formare i suoi operatori telefonici attraverso il corso di formazione, ideato da Inside Factory sul “Comportamento Telefonico Professionale”.

Daniele Lucarelli, Coordinatore Regionale dell’associazione, ci ha concesso un’intervista per raccontare i motivi che l’hanno spinto a prendere questa decisione.

Il volontariato ha da sempre ricoperto un ruolo di prossimità e vicinanza ai cittadini, fornendo servizi sociali di cui altrimenti una gran parte di persone non riuscirebbe a usufruire. La pandemia ha messo a dura prova queste realtà, costringendole a un cambio di marcia nella gestione del lavoro e delle relazioni sociali. Tuttavia Esculapio, dal 2003, anno in cui è nata, si è occupata dell’organizzazione della logistica del trasporto sanitario, quindi ha sempre svolto un ruolo essenziale, ma che non richiedeva la presenza fisica delle persone. La scelta del nostro corso, “Il Comportamento Telefonico Professionale” è stata dettata dagli effetti della pandemia oppure è slegata da essa?

La scelta del vostro corso di formazione non è legata alla pandemia, ma all’avvio di un nuovo servizio, insieme all’azienda USL Toscana Centro, che opera all’interno della centrale operativa per la continuità assistenziale. Era un progetto che esisteva già prima della pandemia, infatti avevamo da tempo pensato di fare una scelta di questo genere, ma non trovavamo mai il corso giusto. Noi volevamo già offrire una formazione ai nostri operatori che insegnasse a mantenere un comportamento professionale, anche durante delle chiamate difficili, anche perché le persone che ci chiamano, la maggior parte delle volte sono in difficoltà e nonostante ciò l’operatore deve raccogliere tutta una serie di informazioni durante la chiamata. 

Il corso che ha scelto per formare gli operatori telefonici che lavorano nella sua associazione è “Il Comportamento Telefonico Professionale”, un corso della durata di otto ore. La nostra formazione cerca di offrire un connubio perfetto tra una comunicazione efficace, e quindi concisa e rapida, ma non per questo asettica. La scelta di formare i suoi operatori può apparire inusuale all’interno del terzo settore, un po’ restio a investire sul proprio personale, soprattutto con un’ottica imprenditoriale. Cosa pensa a riguardo?

A parere mio il terzo settore si forma molto sugli aspetti tecnici e non su quelli relazionali, ma è un pensiero che esula dalle mie competenze specifiche. Piuttosto, io ritengo da sempre un aspetto fondamentale istruire i nostri operatori non solo con informazioni tecniche ma anche ponendoli davanti a riflessioni e comportamenti che dovrebbero essere d’obbligo. Inoltre, ho sempre pensato che si dovesse investire sulla comunicazione telefonica, convito che possa essere in grado di fornire informazioni tecniche al pari con altri servizi che utilizzano modalità diverse.

 L’attività di formazione del personale che lavora all’interno Esculapio significa investire nell’immagine della stessa associazione. Condivide questo paradigma? E se si, nel caso specifico del corso di Inside Factory che vantaggi ha riscontrato?

Condivido, infatti già prima di incominciare il corso da voi ho cercato di garantire una formazione ai miei operatori tecnici, fornendo competenze trasversali e non solo prettamente tecniche. Gli operatori inizieranno a metà marzo quindi non le posso dire i vantaggi riscontrati, piuttosto posso dirle che ho notato che gli operatori più anziani hanno con l’esperienza acquisito un comportamento telefonico professionale. Il corso, quindi, è stato utile a istruire i nuovi operatori a non commettere gli stessi sbagli che chi opera già da tempo nel settore ha commesso e per raggiungere quel grado di professionalità necessario per affrontare una chiamata professionale.

Articolo a cura di Chiara Paolella, Comunicazione & Marekting Inside Factory

Parola d’ordine: FORMAZIONE!

La conoscenza è uno dei fattori chiave nello sviluppo di un professionista e della persona. Con l’evoluzione tecnologica e l’ampliamento dei canali di comunicazione, la società del nuovo millennio ha avuto una trasformazione in quella che viene considerata “società della conoscenza”, che dà la possibilità di accedere a tutte le risorse necessarie all’individuo per sviluppare le proprie abilità.

L’apprendimento diventa, quindi, una necessità. Avere dei dipendenti qualificati e formati, contribuisce non solo alla crescita della produttività aziendale, ma anche al benessere dei dipendenti, che si sentono più responsabili e partecipi al successo dell’azienda.

Per rispondere a questa necessità è con piacere che vi presentiamo la nuova edizione del BUSINESS ELEVATION PROGRAM, la formazione professionale di Inside Factory dedicata ad aziende e professionisti di ogni settore.

Nove appuntamenti, di 4 ore ciascuno, in modalità digitale ma interattivi, con l’obiettivo di fornire dei suggerimenti su come raggiungere buoni risultati, migliorando la propria performance professionale e andando a sviluppare delle capacità trasversali che spazino su vari ambiti.

Il percorso di formazione è modellabile sulla base dei corsi che si ritengono più interessanti. Ogni corso sarà realizzato in diretta streaming e registrato, con l’opportunità di rivederlo anche successivamente.

<Non si può non comunicare> – primo assioma della comunicazione. È da qui che vogliamo iniziare il nostro percorso, partendo da come “Comunicare Efficacemente”, perché riteniamo che la comunicazione sia indispensabile per entrare in comunicazione con l’altra persona e per far sì che quello che vogliamo comunicare arrivi correttamente a chi ci ascolta. Partendo dalla teoria andremo a vedere degli esempi pratici di come poter comunicare in modo efficace.

Con il secondo corso “Customer Care” vogliamo andare a conoscere quelle che sono le varie tipologie dei bisogni del cliente e come rispondere ad esse ponendo la giusta attenzione, fino a raggiungere un rapporto di fidelizzazione con esso.

Il corso sul “Comportamento Telefonico Professionale” è utile per tutte quelle aziende che forniscono, ad esempio, assistenza telefonica. Si dice che la telefonata sia il biglietto da visita di un’azienda e un approccio sbagliato potrebbe andare a ledere la reputazione di essa. Forniremo, quindi, alcuni consigli pratici su come comportarsi quando si risponde al telefono.

Saper gestire il proprio tempo è fondamentale per non doversi ritrovare in affanno nel dover rispettare delle scadenze. Il corso di “Time Management” serve proprio a questo, per offrire dei consigli su come organizzare il proprio carico di lavoro al fine di sfruttare al meglio la giornata lavorativa.

Che cos’è la vendita? Quali sono le cinque fasi della Vendita? Quali sono gli ingredienti per essere un buon venditore? Il corso di “Tecniche di Vendita” serve per rispondere a queste domande, partendo dalla regola base per cui per vendere bisogna concentrarsi sui benefici e non sulle caratteristiche del servizio o del prodotto che si sta vendendo.

A chi, dovendo parlare in pubblico, non è presa un po’ di paura da palcoscenico? Il corso “Public Speaking” vuole offrire alcuni consigli e tecniche su come affrontare questa paura e su come poter dare il giusto valore al discorso che si vuole tenere.

Per quanto se ne dica, LinkedIn è uno dei social più utilizzati nel mondo Business. Il corso “LinkedIn for Business” vuole rispondere a tutte quelle aziende che vogliono sfruttare al meglio questo canale per le proprie comunicazioni aziendali.

Chi è il Leader? Quali sono le caratteristiche che deve avere un buon Leader? Il corso sulla “Leadership” cerca di rispondere a queste domande, e offre dei consigli pratici su come un Leader debba suddividere e delegare il lavoro ai propri dipendenti in maniera equa, in modo che tutta l’organizzazione possa trarne benefici.

L’ultimo corso è quello sulla “Trovare la Motivazione”. Essere motivati ci spinge a dare il meglio di noi, ad impegnarci nei compiti da svolgere. In mancanza di essa, è difficile che il lavoro si possa svolgere in maniera esemplare e che si possano raggiungere gli obiettivi prefissati.

In modo generico vi abbiamo spiegato gli argomenti che saranno affrontati durante il Business Elevation Program. Come abbiamo potuto vedere, questi corsi possono essere utili per tutte le tipologie di settore, sia che facciate parte di un’azienda, sia che siate liberi professionisti.

Di seguito potete trovare il calendario dei corsi con i link per potervi iscrivere:

25 febbraioComunicare Efficacemente

26 febbraioCustomer Care

04 marzoIl Comportamento Telefonico Professionale

05 marzoTime Management

11 marzoTecniche di Vendita

12 marzoPublic Speaking

18 marzoLinedIn for Business

19 marzoLeadership

25 marzoTrovare la motivazione

Per maggiori informazioni puoi contattarci al numero 055 0763100, oppure scrivi a info@insidefactory.it

Vi aspettiamo!

Articolo a cura di Serena Masoni, Executive Team Inside Factory

Al via la nuova Digital Edition del Business Elevation Program

A febbraio comincia il Business Elevation Program, la formazione professionale di Inside Factory dedicata ad aziende e professionisti di ogni settore data la trasversalità dei suoi temi e contenuti! Il Business Elevation Program è un percorso di formazione flessibile che il partecipante può modellare su misura per lui, partecipando a tutti gli appuntamenti oppure selezionando quelli di suo maggior interesse!

9 appuntamenti, 4H di lezione ciascuno, con temi che spaziano dalle Tecniche di Vendita al Public Speaking, dalla Comunicazione Efficace al Time Management. Ogni corso sarà realizzato in diretta streaming e registrato, con l’opportunità di rivederlo anche successivamente!

La partecipazione al Business Elevation Program è a pagamento ma fino al 21 febbraio hai l’opportunità di accedere all Early Bird! Clicca qui per scoprire tutti i temi trattati e le quote di iscrizione!

Il 19 febbraio inoltre realizzeremo un’anteprima di presentazione del Business Elevation Program con il corso “Le Nove Regole del Successo” a cura di Simone Terreni, CEO & Founder di Inside Factory e formatore di tutto il Business Elevation Program! Clicca qui per iscriverti, ti aspettiamo!

L’Esperta risponde

Questions & Answers

Il nostro 2021 è ripartito dalla formazione con ospite a noi sempre gradita: Maria Letizia Russo, trainer e consulente LinkedIn e fra i primi 100 esperti di Social Selling in Europa.
Il suo Webinar “La Pagina LinkedIn tra Social Selling ed Employer Branding” si è tenuto venerdì 15 gennaio. Sono state tante le domande che sono arrivate durante la sua presentazione e per rispondere a tutti abbiamo deciso di raccoglierle all’interno di un articolo dedicato!

Buona lettura!

In quale lingua consigli di scrivere i post? Portiamo l’esempio di una realtà lavorativa con eventuali clienti italiani e stranieri, se su 13.000 followers sono “stranieri” solo 200, consigli comunque la lingua inglese?

La lingua consigliata è quella della vostra buyer persona, se solo 200 sono stranieri assolutamente va utilizzata la lingua Italiana, chi non è Italiano utilizza probabilmente Linkedin nella propria lingua madre o in Inglese e leggerà il post in Italiano con la possibilità di cliccare il pulsante “Translate” per la traduzione automatica. Vale la pena utilizzare la lingua inglese nei post solo se si ha un mercato prevalentemente o almeno in ampia % orientato all’estero.

Qualche dritta per chi gestisce una pagina Università?

Le pagine universitarie tecnicamente possiamo assimilarle alle pagine aziendali, anche le università hanno l’esigenza di attrarre “clienti” solo che si tratta di potenziali studenti universitari oppure nuovi iscritti ai master e corsi post laurea. Consiglierei di utilizzare come proprio pubblico fidelizzato oltre gli universitari attuali gli alumni, possono rappresentare un potenziale importante per la diffusione dei post.

Titolare di studio di progettazione meccanica, ingegnere.

Quanto può essere controproducente o meno postare sulla pagina personale argomenti e considerazioni totalmente slegate dalla pagina  e dai contenuti aziendali? Si rischia di disperdere energie e perdere di credibilità, oppure può rafforzare il personal branding? Danneggerebbe il brand aziendale?

Ognuno di noi dovrebbe comunque puntare al proprio persona branding e contemporaneamente più persone con una riconoscibilità professionale su Linkedin, se lavorano in un’azienda, di riflesso rafforzano l’immagine aziendale.

I contenuti vengono diffusi dal proprio profilo ma se hanno natura professionale non danneggiano il brand aziendale, se non sono relativi ai prodotti/servizi aziendali distolgono dal focus dell’azienda, questo sì, ma non la danneggiano. Il danno d’immagine potrebbe essere legato ad un utilizzo personale del dipendente con contenuti contrari alla mission aziendale. In ogni caso, vista la natura professionale di Linkedin, ogni contenuto che non sia attinente alla propria professionalità ma sia relativo ad ambiti troppo personali non è positivo per il nostro personal branding, se invece si tratta di contenuti di vario tipo distolgono dal ruolo del singolo e fanno intravedere comunque un utilizzo di Linkedin non coerente con la natura del social.

Ci sono orari che possono aiutare a dare visibilità?

In teoria la prima fascia della mattina ( entro le 9.30/10.00 ) e il tardo pomeriggio ( 17.00/18.30) dei giorni dal martedì al giovedì, ma sono dati indicativi legati alla maggior presenza di utenti Linkedin sul social.

In questo anno così particolare, la presenza degli utenti è stata spesso legata ai cambiamenti legati allo smart working o ai momenti di lock down e si sono riscontrati momenti favorevoli alla visibilità dei post anche nel fine settimana.

Occorre che ognuno faccia dei test (A/B test) per valutare, a parità di post, quando si hanno il maggior numero di interazioni che agevolano la visibilità del post e pubblicare nei momenti che si riscontrano migliori.

Quando un dipendente “tagga” l’azienda in un post personale, l’azienda deve reagire in qualche modo?

Ogni gesto cortese è sempre un segnale positivo che si tratti di persone o aziende, potrebbe anche essere un gesto indicato che l’azienda attraverso la pagina consigli il post o il commento. Ricordo che le pagine non possono commentare o interagire tranne quando vengono taggate o quando viene utilizzato uno dei 3 hashtag all’interno della pagina.

Caso piccola realtà: come posso gestire al meglio la pagina aziendale?

Ogni realtà grande o piccola può gestire al meglio la pagina Linkedin

  • ottimizzandola per essere rintracciata dal motore di ricerca Linkedin inserendo le keyword relative al proprio prodotto / servizio
  • creando un piano editoriale interessante per la propria buyer persona e
  • interagendo dai profili con i post della pagina

Queste 3 attività sono primarie per ogni pagina, se anche solo una di esse non viene effettuata la pagina non potrà ottenere buoni risultati in termini di visibilità

Caso start-up che produce e vende dispositivi di monitoraggio e trasmissione dati nel mondo dell’IoT.

A lavorarci siamo solo io e il titolare. Mi è difficile interagire con i post in quanto il tema trattato è particolare e molto tecnico e richiede esperienza nel campo. Cosa posso fare se non riesco ad interagire?

L’interazione come semplice “consiglia” potete comunque effettuarla, quanto al commento fate interagire figure tecniche che lavorano alla progettazione dei dispositivi per esempio, servono figure che hanno voce in capitolo sul tema trattato affinché il commento sia credibile.

Su LinkedIn si può pianificarne la pubblicazione nel giorno e all’ora voluta come si può fare con Facebook?

No, non esiste uno strumento interno a Linkedin per programmare i post, occorre affidarsi a programmi di terze parti (Postpickr oppure Hootsuite per citarne qualcuno)

È sbagliato scrivere la propria qualifica sul curriculum di LinkedIn in italiano? È preferibile trovare la traduzione inglese?

Se la nostra qualifica in italiano è chiara e riconosciuta, es. Consulente finanziario, si può benissimo usare l’Italiano, si ricorre alla qualifica in Inglese quando ormai fa parte del modo di dire utilizzato più comunemente anche da noi Italiani es. Trainer al posto di formatore.

In ogni caso ricordo che il profilo può essere creato in italiano e sdoppiato in lingua inglese, e in ugual modo le pagine Linkedin

Bisogna postare sia sul profilo personale, sia su quello aziendale lo stesso articolo?

È consigliabile pubblicare sulla pagina Linkedin un post e sollecitare le interazioni sul post della pagina per darne la massima visibilità.

Dopo qualche giorno si può tranquillamente pubblicare il post dal proprio profilo utilizzando la medesima grafica ma un testo di accompagnamento più personale, con il tono di voce della persona del profilo, ciò genera riconoscibilità e credibilità, certamente meglio del copia/incolla del testo aziendale.

Occorre definire una policy aziendale per regolare le interazioni con la pagina aziendale?

Non occorre in questo caso una policy, le persone devono sentirsi libere di interagire e non obbligate, in ogni caso il social, ogni social, è personale e non si può imporre nulla, né di interagire né di non utilizzare un social.

Piuttosto è consigliabile formare le persone all’interazione e al vantaggio della stessa e poi creare un documento di best practice che faccia da guida.

Profilo LinkedIn personale, sul quale però non lavoro molto. Vorrei usare questa piattaforma social per lavoro (agenzia di viaggi). La mia domanda è: mantengo un profilo personale utilizzandolo per promuovere la mia agenzia, o è preferibile aprire un profilo aziendale?

Innanzi tutto, non è possibile creare una pagina Linkedin senza prima creare un profilo.

Una volta creato un profilo la pagina Linkedin richiede che il profilo interagisca per primo con i post della pagina, per renderla visibile al network del profilo.

Il corretto meccanismo è la generazione del network dal profilo e portarlo a conoscere la pagina.

La pagina da sola difficilmente riesce ad accrescere da sola i propri follower, i collegamenti del profilo diventeranno i follower della pagina.

Come si scelgono gli Hashtag?

Facendo un’analisi di quali sono più utilizzati oppure meno utilizzati e si inizia ad utilizzare nei post quelli per noi migliori.

Se scegliamo un hashtag molto utilizzato i nostri contenuti potrebbero “annegare” in mezzo a migliaia di post e non essere notati.

A volte la scelta è di utilizzare proprio quelli meno usati per dare l’impressione a chi li clicca di essere molto presenti e di dominare il mercato

Come si fa a vedere il grafico delle pubblicazioni?

Il grafico dell’andamento delle pubblicazioni lo vedono solo gli amministratori di pagina dalla tab Analisi nella parte alta della pagina da cui è possibile effettuare l’analisi delle pubblicazioni (aggiornamenti), dei follower e dei visitatori della pagina.

Agenzia di Tour Operator. Pensa che sia utile LinkedIn per poter trovare potenziali clienti?

Per rispondere occorre valutare “quali clienti” cerca l’agenzia. Se il cliente fosse chiunque cerca un posto per le vacanze, chiunque voglia viaggiare etc, Linkedin può essere utile certamente a patto di non pubblicare contenuti per vendere ma piuttosto interessanti perché parlano di mete, di viaggi, di esplorazioni, generando curiosità.

La pagina aziendale deve interagire con le pagine personali dei dipendenti? O mettere “consiglia”?

La pagina non può mai interagire con i post dei profili, nemmeno dei dipendenti.

Può interagire solo se taggata/menzionata o se un post utilizza uno dei tre hashtag dichiarati nella pagina.

Ha senso cercare di uniformare i ruoli dei dipendenti?

Se intende dire “allineare i profili” dando uno standard uniforme nel sommario o nella foto profilo, sono favorevole perché dona all’azienda un’immagine di attenzione al profilo da parte dei dipendenti.

Non sono favorevole ad un allineamento totale dove i profili sono tutti uguali con i medesimi contenuti a parità di ruolo.

Fermo restando che ciò è lasciato alla scelta del dipendente e non può essere imposto.

Esiste uno strumento per poter programmare la pubblicazione dei post?

Esistono diversi strumenti, nelle risposte precedenti ne ho citati un paio, sono dei Social Media Assistant, permettono di programmare i post e anche di selezionare direttamente le immagini da allegare la post.

Come si fa a menzionare qualcuno quando ha visualizzato il tuo post?

Non esiste menzione legata alla visualizzazione, non possiamo sapere il nome di chi ha visualizzato i post ma solo analytics aggregati per località, azienda, ruolo etc.

La menzione si effettua inserendo @ davanti al nome della persona e scegliendola tra i profili suggeriti.

Caso freelance: il nome della pagina corrisponde anche al profilo personale. Pensi che sia brutto commentare i post della mia pagina? Non sembra autoreferenziale? Non è come auto-mettersi like?

Non si dovrebbe creare il nome pagina uguale al profilo, crea confusione, la pagina deve avere un proprio nome e contenere anche le keyord che identificano l’attività svolta.

A quel punto la pagina pubblica, il freelance si sposta dalla modalità amministratore pagina e membro pagina e commenta con il proprio profilo.

Autoreferenziale non è, piuttosto è aziendale, io commento un post della mia attività e grazie all’algoritmo il post della pagina viene mostrato alla mia rete di primo grado perché io l’ho commentato / consigliato.

È molto più autoreferenziale autodefinirsi leader di settore o esperti che un commento alla propria attività, laddove il commento al post è pertinente.

Domanda: gestisco una pagina aziendale creata da una persona che ha molti contatti che sarebbero fondamentali nell’interazione, ma la persona in questione non utilizza linkedin (perchè non crede all’utilità dei social) Io come amministratore posso accedere ai suoi contatti? oppure come potrei fare? Grazie!

Nessun amministratore può accedere ai contatti di qualcun altro a meno che non ci diano le credenziali per accedere ed ci autorizzino (meglio farsi dare un’autorizzazione scritta) ad utilizzare il profilo al posto del vero titolare

SSI è influenzato dall’attività che come amministratore svolgo sulla pagina aziendale ? o SSI è legato solo alll’attività del profilo personale?

Il Social Selling index è relativo solamente all’attività del profilo, non ha alcun legame con le pagine di cui siamo amministratori o follower.

Ancora un grazie a Maria Letizia Russo per la sua disponibilità!

Se siete interessati a rivedere il Webinar potete richiederci le credenziali di accesso alla registrazione tramite l’indirizzo mail info@insidefactory.it.

Vi ricordiamo, inoltre, che sul nostro canale Podcast “Inside Podcasting” potete trovare le nostre pillole formative!

linkedin social selling

La Pagina Linkedin tra Social Selling ed Employer Branding

Un Webinar Gratuito con Maria Letizia Russo.

Oggi incontriamo Maria Letizia Russo, trainer e consulente LinkedIn e fra i primi 100 esperti di Social Selling in Europa, o forse dovrei dire ri-incontriamo dato che è già stata fra i nostri relatori di Digital Inside. Cos’è il Social Selling lo scopriremo fra poco, intanto se volete conoscerla meglio, ovviamente ecco il suo Profilo LinkedIn.  Maria Letizia ci accompagnerà in un viaggio di un’ora, venerdì 15 gennaio dalle 14.30 alle 15.30, nei meandri di LinkedIn, per meglio comprenderne l’utilizzo e i vantaggi di questo social per le Aziende. Il webinar: La Pagina LinkedIn fra Social Selling ed Employer Branding, è gratuito ma l’iscrizione obbligatoria a questo link

Tu sei ovviamente un’esperta, una consulente e formatrice del mondo LinkedIn, e dico mondo perché è molto di più di un social e qualche post. Ma prima di parlare di LinkedIn mi metto nei panni di un imprenditore, di un’azienda che ha Facebook, ha Instagram e ha LinkedIn: qual è effettivamente il valore differenziante di questo social e perché è lo strumento migliore, se lo è, per fare Employer Branding e Social Selling? 

Il primo elemento differenziante di Linkedin è la natura esclusivamente professionale delle informazioni che gli iscritti a Linkedin rivelano nel loro profilo. Su nessun altro social network è possibile indicare così dettagliatamente formazione, esperienze di lavoro, competenze, referenze, progetti, certificazioni e su nessun altro social, il network di ognuno di noi, si aspetta che pubblichiamo esclusivamente contenuti di natura professionale e relativi al nostro lavoro. La natura delle informazioni scritte nei profili e nei contenuti rappresenta il presupposto per il Social Selling e l’Employer Branding. 

Esattamente di cosa parliamo? Il Social Selling ha alla base la ricerca di nuovi collegamenti in target con il proprio potenziale cliente, l’interazione e la condivisione di contenuti interessanti, generando fiducia sino a quando il potenziale cliente è pronto all’acquisto. Da questa definizione del Social Selling e dalla natura delle informazioni inserite nei profili Linkedin già si comprende perché Linkedin è il miglior luogo virtuale per il Social Selling. Al tempo stesso, i dipendenti sono su Linkedin con il loro profilo, indicano l’azienda presso cui lavorano e possono essere i migliori ambassador dell’azienda stessa raccontando la loro realtà ed esperienza di lavoro proprio sul social in cui il mondo del lavoro è protagonista. 

In questo webinar parlerai di pubblico di riferimento distinguendo fra dipendenti e talenti vs clienti, prospects e lead. È davvero possibile comunicare contemporaneamente ed efficacemente con due target che stanno agli antipodi del processo produttivo aziendale, e come? 

La pagina Linkedin è lo strumento social della comunicazione aziendale nel B2B ed è normale per le aziende comunicare ai pubblici presenti sulla piattaforma. Ciò che conta è avere ben chiaro l’obiettivo della comunicazione, laddove l’azienda intende attrarre nuovi dipendenti utilizzerà strategie di Employer Branding, laddove intende attrarre clienti utilizzerà strategie di Social Selling, quando parliamo di strategie e di comunicazione dobbiamo certamente valutare i contenuti da pubblicare per attrarre i diversi pubblici. 

I contenuti a loro volta dovranno tener conto di cosa e come comunicare in base a quale pubblico si intende raggiungere, la convivenza di pubblici diversi nella comunicazione dell’azienda attraverso la pagina Linkedin è possibile in quanto tali pubblici non sono antagonisti essendo l’obiettivo dell’azienda nei loro confronti diverso. 

L’ultima domanda che ti faccio riguarda ovviamente il contenuto: post, note, commenti, suggerimenti, un novizio potrebbe avere il blocco dello scrittore e paralizzarsi di fronte alle diverse opportunità, non sapendo mai cos’è giusto fare. C’è un ordine di importanza dei diversi contenuti? E qual è a tuo parere la cosa da cui non si può prescindere quando crea contenuto su LinkedIn? 

Su Linkedin quando parliamo di contenuto dobbiamo tener conto che il tema riguarda i post, gli articoli ma anche ciò che ogni utente scrive nel profilo o l’azienda nelle informazioni della pagina. Un contenuto che funzioni su Linkedin, vista la natura del social, è quello che centra l’obiettivo professionale di ognuno di noi, occorre quindi valutare gli obiettivi e quindi il destinatario della comunicazione prima ancora di pubblicare qualsiasi contenuto. 

Questa è una regola generale della comunicazione scritta, che permette di raggiungere i risultati desiderati laddove ciò che scriviamo è concepito esattamente perché chi vogliamo lo legga e, sentendosi coinvolto, si rivolga a noi, facendoci raggiungere i nostri obiettivi. Detto semplicemente occorre scrivere sui temi interessanti per i nostri lettori, in sostanza non interessanti per noi ma per il nostro network, a sua volta composto da clienti, lead, prospect. Ciò premesso è facile comprendere che se su Linkedin dovessimo indicare una tipologia di contenuto di successo, dobbiamo prima pensare a chi li leggerà. 

Se si tratta di persone che utilizzano Linkedin in ufficio, il video può essere il contenuto giusto a patto che abbia i sottotitoli, perché potrebbero non poter tenere il volume acceso. Un contenuto solo testuale deve avere un incipit interessante per colpire subito chi vede il post nel feed e ne susciti interesse, un post con immagine a sua volta deve rappresentare bene il tema trattato, perché il lettore si focalizzerà su di essa. Non c’è una risposta assoluta sul formato ma di certo il tema deve suscitare interesse e quindi interazioni e deve mantenere incollato al post, per più tempo possibile, chi lo legge, ciò agevola il riconoscimento del contenuto come interessante da parte dell’algoritmo e conseguentemente donerà maggior visibilità al post. 

Ringraziando Maria Letizia per la disponibilità e gli spunti interessanti vi do appuntamento a venerdì 15 gennaio dalle 14.30 alle 15.30 per il webinar GRATUITO La Pagina LinkedIn fra Social Selling ed Employer Branding. Iscrizione Obbligatoria.

social selling

Il profilo Linkedin tra Personal Branding e Social Selling

Siamo giunti all’ultimo appuntamento di Digital Inside la formazione digitale gratuita per aziende e professionisti.  L’ultimo appuntamento quindi dopo sei webinar con altrettanti professionisti, specialisti, esperti della loro materia che ci hanno raccontato i diversi aspetti e le opportunità del digitale. Brand Perception con Deda Fiorini, Social Media Marketing e Luca La Mesa, Risorse Umane con Osvaldo Danzi, Growth Hacking e Raffaele Gaito, Cloud con Massimo Canducci e Digital Pr insieme a Francesca Anzalone. Cosa manca? Sicuramente parlare di un social professionale fondamentale per due aspetti principali: il Personal Branding  e il Social Selling. Per parlarne abbiamo invitato Maria Letizia Russo, Consulente e Trainer Linkedin per professionisti, manager, sales ed HR. Appuntamento quindi venerdì 23 ottobre alle 14:30 sulla nostra piattaforma Webinar. Iscrizione obbligatoria gratuita al link: https://bit.ly/35gFCm0

Maria Letizia una domanda forse banale ma significativa. Perché è così importante oggi LinkedIn?

LinkedIn è uno strumento on line gratuito che consente a tutti, a chi non ha un sito internet perché è un professionista o un manager, di crearsi un’Identità Digitale. Identità Digitale significa un potenziale infinito di contatti, con un approccio in una prima fase, quando bisogna creare il network, di outbound marketing, mentre a pieno regime diviene una piattaforma di inbound marketing che permette, se utilizzato correttamente, a tutti di raggiungerci e di conoscerci professionalmente.

Quello che ci tengo a dire è che LinkedIn si usa per uscire da LinkedIn: grazie a questo strumento attivo delle connessioni che potranno diventare collaborazioni, referenze o vere e proprie relazioni commerciali.

Come presentarsi su LinkedIn: foto profilo e sommario, cosa ci dici?

La nostra presenza su LinkedIn si basa su tre pilastri: il Profilo, la Rete e i Contenuti. Per quanto concerne la foto profilo il mio consiglio è di metterci la faccia, una faccia autentica ma professionale, niente foto eccessivamente impomatate né foto delle vacanze. I miei contatti devono potermi riconoscere e devo risultare comunicativa e affidabile. Sotto alla foto c’è poi il sommario altro aspetto chiave di un buon profilo. Un buon sommario risponde a tre domande: chi sono, a chi mi rivolgo e cosa posso fare per il mio interlocutore. In questa maniera rispondo davvero ad una query effettuata dall’utente: ricordate che le persone cercano soluzioni non ruoli aziendali e se limito il mio sommario a dire qual è la mia “job description” potrei perdere una parte di potenziali clienti.

E degli altri due pilastri quindi, cosa possiamo dire?

I contenuti sono importanti e devono essere verticali. LinkedIn non è twitter, non devo condividere qualcosa che mi è piaciuto o mi potrebbe interessare ma contenuti di qualità sulla mia area di competenza. Se un profilo LinkedIn è fatto bene vale il principio dimmi cosa pubblichi e ti dirò chi sei: se sei un formatore parlerai della formazione, se sei un avvocato divorzista non parlerai di cause di condominio.

Content is the king, qualcuno diceva ma io credo che oggi nella logica di LinkedIn, Network is the King e condivido in pieno la filosofia del suo fondatore che sostiene la rete sia fatta da persone che possono aiutarsi a vicenda. La rete mi supporta, mi legge, mi consiglia.

Quindi che vi dico, che di LinkedIn va curato tutto, profilo, contenuti e network. Sempre Hoffmann diceva di trattare la propria carriera come fosse un’eterna start-up. E su LinkedIn questo deve assolutamente trasparire.

Un’ultima domanda: i gruppi LinkedIn funzionano?

Diciamo che una volta funzionavano molto bene, ora con l’acquisto da parte di Microsoft e l’inserimento di offerte a pagamento come quella di Sales Navigator, i gruppi non sono più aiutati dal sistema LinkedIn. Ora per esempio devo attivare le notifiche per poter essere avvisato quando qualcuno pubblica qualcosa nel gruppo. Gli iscritti al gruppo poi sono visibili solo se all’interno del gruppo stesso, ma con Sales Navigator si ha accesso comunque alla lista iscritti. I gruppi però funzionano ancora molto bene per aree di competenza e per fare lead generation di profili affini a quello cercato per esempio.

Un sacco di spunti prima del webinar di venerdì. Per seguire l’incontro on line con Maria Letizia Russo:

Articolo a cura di Giovanna Annunziata.

gaito growth hacking

Sperimentare come strategia

Al prossimo webinar di Digital Inside inconteremo Raffaele Gaito, Growth Coach & Founder GrowthProgram.it, che ci parlerà di Growth Hacking Mindset, una strategia incentrata sull’innovazione. L’appuntantemento con Raffaele è Venerdì 9 ottobre, alle ore 14.30 e l’iscrizione è gratuita previa registrazione a questo link.
In attesa, cerchiamo di saperne qualcosa in più!

  • Ciao Raffaele, ci spieghi che cos’è il Growth Hacking? 

“Il Growth Hacking è una metodologia per portare la sperimentazione in azienda. Le aziende che vogliono crescere, innovare ed evolversi lo fanno attraverso la sperimentazione. Quando si tratta di sperimentare puoi procedere in maniera caotica e casuale o decidere di farlo con metodo. Questo metodo è il Growth Hacking, che guida gli imprenditori in un processo di sperimentazione ben definito, basato sui dati, con degli step precisi, degli strumenti e dei modelli di supporto.”

  • Cosa fa un Growth Coach?

“Io in quanto Growth Coach affianco le aziende nell’utilizzo di questo metodo. Gli imprenditori che vogliono introdurre l’approccio del Growth Hacking in azienda e non sanno da dove partire chiamano me e io li guido passo passo nell’applicazione del processo di sperimentazione nella loro azienda. È una figura strategica che va ad avere un ruolo sia di pura formazione (soprattutto nella fase iniziale) che di supervisione e affiancamento, una volta che il progetto è avviato.”

  • A chi si rivolge in particolare?

“Ad imprese che vogliono innovare, indipendentemente da dimensione, mercato e modello di business. Io lavoro prevalentemente con realtà del mondo digital, ma ogni tanto mi capita di avere anche clienti con business più tradizionali, che però hanno capito l’importanza di sperimentare per innovare di continuo ed evolversi nel tempo.”

  • Ci fai un esempio?

“In Italia una realtà a cui sono molto affezionato è quella di Treedom, la piattaforma che consente di piantare degli alberi a distanza. A mio avviso è una delle aziende che meglio ha colto lo spirito della metodologia Growth e il potere della sperimentazione. La crescita che hanno avuto negli ultimi anni ne è la dimostrazione. 

  • Che ruolo ha il digitale nei processi di innovazione?

“Ha un ruolo centrale per ogni tipo di azienda. Questo è un passaggio importante che spesso gli imprenditori fanno fatica a comprendere: lavoriamo tutti nel digitale. A volte mi capitano azienda che producono oggetti fisici e pensano di essere esenti dalla rivoluzione digitale. Non c’è cosa più sbagliata che si possa pensare. Puoi anche avere come core business la produzione di penne a sfera, ma i tuoi dati passano attraverso un sistema di analytics, le informazioni dei clienti sono conservate in un CRM, i contenuti sono gestiti con un CMS, il customer care è fatto su piattaforme digitali, la pubblicità passa per intermediari come Facebook e Google, e così via. Del digitale non si può proprio fare a meno.”

  • Tre consigli per chi vuole approcciarsi al growth hacking?

” 1. Non pensate che sia una formula magica. È un processo e come tale richiede tempo. Iniziate oggi per vederne i benefici tra 12-18-24 mesi.
2. Non pensate che sia un’attività una tantum. Non puoi fare Growth Hacking per 3 mesi e poi smettere, così come non avrebbe senso fare marketing per 3 mesi e poi smettere o fare customer care per 3 mesi e poi smettere.
3. Partite subito, partite in piccolo. Molte aziende rimandano nell’attesa di avere più tempo, più budget, più competenze. Ho una brutta notizia per voi: non arriverà mai questo momento. Quindi la cosa migliore è partire oggi!”

  • Perchè non possiamo più farne a meno?

“Perché quello che stai facendo oggi a un certo punto non funzionerà più. Non è questione di se, ma questione di quando. A volte arriva una crisi come quella che stiamo vivendo, a volte c’è l’ingresso di un nuovo competitor nel mercato, a volte il tuo canale principale si satura, e così via. A un certo punto succederà qualcosa e dovrai essere pronto con un’alternativa. Ecco perché bisogna sperimentare di continuo, bisogna sperimentare sempre e bisogna sperimentare prima di averne bisogno.”

Per incontrare Raffaele Gaito e avere più informazioni sul Growth Hacking basta iscriversi e seguire gauitamente il webinar di Digital Inside Venerdì 9 ottobre, alle ore 14.30. Qui il link per l’iscrizione.

Articolo a cura di Giovanna Annunziata.

La risorsa umana al centro del cambiamento

L’emergenza Covid è stata da un lato la conferma definitiva di un modello HR non più consistente ed attuale, dall’altro, l’opportunità per ripensarsi attraverso un grande esperimento sociale involontario che permetterà, alle aziende che davvero hanno a cuore le proprie persone, di ripensare le organizzazioni, gli strumenti e i processi.
Quali saranno gli scenari futuri?
Per capirne di più venerdì 2 ottobre incontreremo on line un esperto di Risorse Umane, nonché Giornalista, Speaker, Recruiter e Presidente di FiordiRisorse. Partecipare al webinar è gratuito, basta iscriversi al link.

  • Ciao Osvaldo, ci fai una tua breve presentazione?

“Mi chiamo Osvaldo Danzi, il mio lavoro vero è selezionare personale per le aziende. Dodici anni fa ho fondato FiordiRisorse, un gruppo Linkedin che è diventato la fonte di ispirazione e il miglior strumento per la condivisione di temi legati alla cultura del lavoro. FiordiRisorse oggi è una vera e propria Community che conta oltre 7000 partecipanti, un team di 67 Persone che si dedicano alla realizzazione di progetti (pur avendo anche loro un lavoro vero nei settori e nei ruoli più disparati). Da qui sono nati il MUSTer (un Master manageriale che ha come particolarità il fatto che si svolga interamente in aziende sempre diverse), SenzaFiltro (una testata online e offline regolarmente registrata), Nobilita (il Festival della Cultura del Lavoro che si tiene ogni anno a Bologna).

Vivo in lockdown da 20 anni sulle colline aretine e questo non mi ha mai impedito di avere relazioni professionali con piccole, grandi e grandissime aziende, ma sicuramente ne godono in qualità della vita e delle relazioni sociali oltre a me, i miei due cani e la mia compagna. Ho scritto un libro, Community Manager e mi piace parlare di chitarre e di Umane Risorse.”

  • Il lockdown ha avvicinato tante aziende allo “smart working”, come è stato percepito questo cambiamento?

“Decisamente male. Lo smart working è stato per anni un argomento di comunicazione per fare bella presenza ai convegni di settore, ma totalmente inutile ai fini della cultura del lavoro. Le aziende “più visionarie” offrivano al massimo 4 giorni al mese di smart working ai propri dipendenti che erano prevalentemente una buona scusa per allungare i weekend. Nessuna formazione specifica sui “capi”, nessun processo chiaro e condiviso e soprattutto scarsissimo supporto tecnologico.
Il lockdown ha rivelato tutte queste carenze: aziende anche molto importanti sfornite di attrezzature da fornire ai propri collaboratori per il lavoro in remoto, capi stressati incapaci di gestire i collaboratori a distanza, ma soprattutto una perdita sostanziale di “piccoli poteri di scuderia”. Lo smart working da sempre è stato quello strumento gestito dagli HR con la connivenza dei sindacati per il mantenimento dello status quo.

Il lockdown ha accelerato e disinnescato qualsiasi blocco decisionale, rivelando – per chi ha voluto vederla – l’incapacità di chi doveva innovare e non lo ha mai fatto.”

  • Secondo te, come cambieranno in futuro le organizzazioni aziendali?

“Lo stiamo già vedendo. Il cambiamento sarà repentino e guidato in primis dalle multinazionali. A cascata tutti si adegueranno, perché come sappiamo bene, gli esempi arrivano sempre dall’alto. Le grandi aziende italiane hanno gli uffici occupati al 30%. Grandi multinazionali come Siemens hanno già iniziato a pensare come riconvertire i propri uffici, mentre altre hanno già dato istruzioni ai propri dipendenti di lavorare “da dove vogliono” per tutto il 2021. In Italia lo smart working nelle grandi aziende è già salito a 3 giorni la settimana come sta già avvenendo in Hera o Chiesi Farmaceutici, solo per fare alcuni nomi.”

  • La risorsa umana sarà al centro di questo cambiamento?

“Per forza di cose. Ci sarà uno stravolgimento totale delle economie e dei territori, dei consumi e degli investimenti. Milano deve iniziare a ripensarsi totalmente dopo anni di marketing orientato a posizionarsi come “la città del business”, investendo totalmente su flussi giornalieri provenienti da tutte le regioni e su un indotto (fieristico, eventi, spazi di lavoro che significa poi hotel, ristoranti e barettini) garantito.
Il Centro Italia stabilizzerà fortemente la propria identità produttiva e se il Sud saprà cogliere questa opportunità potrà aspirare ad un vero e proprio Rinascimento. Non dimentichiamo che i veri poli tecnologici sono al Sud così come al Sud si trova il “tesoro umano” che è alla base dell’immigrazione verso Nord.
Con tre giorni di smart working alla settimana le Persone hanno capito che non solo si possono abbattere i costi, ma è possibile condurre uno stile di vita più sostenibile. Gli stipendi possono acquisire finalmente un valore che non rasenti la mera sopravvivenza.”

  • Quali sono i principali asset su cui un’azienda dovrà puntare?

“Permettere ai propri collaboratori di lavorare da ogni luogo sarà un vero e proprio asset che ricoprirà 3 aree fondamentali: Employer branding (quindi attrazione), Responsabilità sociale d’Impresa e Equilibrio fra vita professionale e personale. Saper organizzare il lavoro da remoto, creare processi finalizzati alla riuscita della gestione dei progetti a distanza, investire su una formazione mirata a una leadership “a distanza” e su piattaforme evolute per la collaborazione sono i primi passi da effettuare. Poi bisognerà ripensare le organizzazioni per garantire alle Persone una socialità che non sarà più giornaliera ma che non può essere negata. Questo significa avere un dipartimento Risorse Umane evoluto in cui credere e a cui affidare non solo occasioni di scambio, conoscenza e confronto fra colleghi, ma anche un piano di presenza in azienda che sappia coniugare costi ed efficienza.”

  • Cosa, al contrario, un’azienda dovrebbe proprio evitare?

“Di parlare di “grotte“, considerare lo smart working come mero “cazzeggio“, puntare i piedi contro l’inevitabile evoluzione della cultura del lavoro. Abbiamo tenuto compresse in una bottiglia sottovuoto quelle che erano le logiche di una società non più destinata agli alveari nei grattacieli e a una concezione fintamente evoluta delle relazioni. Ma questo ce lo stavano già insegnando le nuove generazioni. Tuttavia, l’emergenza sanitaria ci ha fatto capire che quegli spazi non sono più adeguati né professionalmente, né privatamente. La bottiglia si è stappata con violenza e adesso è impossibile frenare l’effervescenza di un’evoluzione fin troppo in ritardo.

Le aziende si liberino di tutti quei manager che non riescono ad adeguarsi a questa evoluzione, perché “cambiamento” non è più una bella parola da incorniciare nei corridoi o utile per riempire le solite slide trite e ritrite.

Cambiamento è un verbo in movimento.”

Un argomento molto interessante, che merita una particolare attenzione. L’appuntamento è venerdì 2 ottobre alle ore 14.30. La partecipazione al webinar è gratuita, previa iscrizione al link.

Articolo a cura di Giovanna Annunziata.