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Webinar, la formazione in tasca

Di ritorno – senza mai esserci mossi – da una sessione di webinar, ecco le riflessioni di Inside Factory sulla recente esperienza

Per il team di Inside Factory organizzare webinar è all’ordine del giorno. Riunioni on line (rigorosamente in smart working), aggiornamenti, corsi, presentazioni – nostre o per le aziende che lo richiedono, sono molto frequenti, tanto che conosciamo il format del webinar dalla A alla Z.

Oggi stesso si è conclusa la VoIP Academy E-Learning, una sessione di webinar gestita da Inside Factory per VoipVoice. Diretti dalla nostra Claudia, i webinar sono stati delle occasioni di formazione tecnica per gli addetti del settore ICT.

Partendo dalla nostra esperienza e dalle continue richieste di organizzare web meeting per aziende, ci siamo domandati: “Ma quali sono i vantaggi di questo tipo di formazione?”

La formazione online è la risposta alle difficoltà legate alla gestione del tempo. E’ una risposta alla necessità di rimanere aggiornato in un contesto che  – al giorno d’oggi – muta in un continuo e veloce progresso informativo.

Il format del webinar, in particolare, consente contemporaneamente formazione e interazione a distanza, e risulta quindi un modo facile per ottenere rapide risposte ai nostri dubbi e colmare informazioni mancanti. Si presta ai ritmi del lavoratore e del professionista che vogliono rapidamente apprendere quello che serve quando serve, secondo la filosofia “Just in time and just enough“.

Piattaforme professionali performanti

Il webinar è una trasmissione in diretta, realizzata via web, in cui uno più relatori illustrano ad altri utenti connessi, ossia i partecipanti, alcuni argomenti.

Le più moderne piattaforme professionali attualmente in uso permettono di accorciare le distanze fisiche tra i relatori e i partecipanti, instaurando un contatto diretto, senza soffrire per la mancanza dell’interazione “fisica”. Il relatore può mostrare o trasmettere in diretta slide, video e altri file. Chi assiste può partecipare attivamente alla discussione, con domande o interventi a voce. Il tutto garantendo la privacy dei presenti.

Testimonianze dal mondo business

Vincenzo Rana di Mitel

Tra le aziende della sessione gestita da Inside Factory abbiamo chiesto a  Vincenzo Rana di Mitel perché avesse optato proprio per questo format: “La formazione a distanza è un valido strumento, noi stessi all’interno della nostra organizzazione lo utilizziamo spesso per ricevere formazione sulle ultime novità dei prodotti o fare corsi di aggiornamento commerciale/tecnico. Per me vuol dire trasferire la conoscenza attraverso strumenti innovativi che permettono di far risparmiare tempo e costi, massimizzando il risultato.

Ecco un’altra testimonianza, da parte di Klaus Wallnöfer di innovaphone.

Klaus Wallnöfer, di innovaphone

Da anni innovaphone propone webinar con regolarità sulla propria piattaforma, ma partecipa con interesse anche a webinar organizzati dai propri partner quando si presenta l’occasione. In genere i webinar trattano argomenti sia commerciali che tecnici e i relatori sono diversi a seconda della tipologia. Siamo convinti che siano lo strumento ideale per tutti coloro che vogliono informarsi sulle novità oppure ottenere una rapida formazione su un argomento investendo solo il proprio tempo. Per noi sono interessanti perché, oltre a richiedere un impegno ridotto, riusciamo a raggiungere un pubblico che, per esempio, non parteciperebbe ad una fiera o ad un evento di un nostro distributore o partner.

Abbattimento dei costi per tutti

I vantaggi di una formazione via web sono lampanti. Il partecipante gode dell’immediatezza della formazione. Per un lavoratore risulta comodo ritagliarsi un’ora della propria giornata, senza alcun tempo di trasferta. Anche l’azienda che vuole aggiornare il suo dipendente è più incline al webinar, perché ottiene formazione ad un costo minimo. Inoltre, la fruizione è possibile ovunque da remoto: oggi anche l’uso del proprio pc è superato, bastano un semplice smartphone e una buona connessione.

Lead lead lead

“Riceviamo molte richieste di organizzazione e gestione di webinar da parte di aziende – ci racconta Claudia di Inside Factory, che ha condotto la recente sessione di webinar – Innanzitutto perché è un format molto versatile non solo per il partecipante, ma soprattutto per chi vuole organizzarlo. Il webinar riduce i tempi di organizzazione e azzera costi di location, trasferte, catering, ecc, tipici dei seminari dal vivo.”

Claudia Scarpari, di Inside Factory

“Poi – continua Claudia – colui che si iscrive e che partecipa al webinar vuole conoscere di più di quell’argomento o di quella soluzione, quindi è anche un modo per instaurare un primo contatto da cui potranno nascere collaborazioni future.”

Dopo questa riflessione sulla formazione digitale, abbiamo visto che il webinar è flessibile, immediato, economico, accessibile a tutti, una soluzione che risponde alle attuali esigenze di formazione continua ed un’opportunità per le aziende per entrare in contatto con il proprio target.

A cura di Giovanna Annunziata, Press & Communication in Inside Factory.

Se sei interessato ad organizzare un webinar per la tua azienda o solo sapere come possiamo aiutarti, contattaci: info@insidefactory.it

Il fattore umano di Inside Factory

Il secondo People Hub Connected dal punto di vista di una nuova leva

La prova del nove

Ho passato ventisette ore con degli straordinari e multiformi sconosciuti. Non è una cosa che faccio tutti i giorni e sinceramente non è una cosa che di solito faccio volentieri, data la mia (molto ben dissimulata) indole introversa.

Ma al team building di Inside Factory ti senti parte della famiglia dal primo momento e hai l’opportunità unica di unire lavoro, comunicazione, formazione a tutta una serie di esperienze umane, che in altri contesti richiederebbero tempi molto più dilatati. Credo che questo sia possibile perché Inside Factory è esattamente come si propone, vera, umana, emozionale e al contempo professionale, avanguardista e pratica.

People Hub Connected

L’esperienza “People Hub Connected” è cominciata nella sede operativa di Montelupo Fiorentino: visi nuovi, accenti diversi ed evidenti differenze caratteriali hanno creato da subito la sensazione di essere entrati a far parte di qualcosa di unico nel suo genere. Un collage di personalità e professionalità legate dalla voglia di lavorare con passione e umanità, mettersi in gioco e seguire l’istinto oltre che la tecnica.

E così, dopo un pomeriggio dedicato al racconto del percorso di Inside Factory e agli obiettivi di sviluppo per il futuro, la sera diventa il momento per lasciarsi andare, un vero e proprio brainstorming all’anglosassone, con fiumi di birra, giochi improvvisati, canzoni e battute goliardiche. Nonostante ciò, tra un brindisi e un altro – al ritmo di circa cinque al minuto – si parlava ancora di smart working, eventi di formazione e dinamiche legali dei processi di trasformazione aziendale. Con allegria, spensieratezza, perché quando nella vita fai qualcosa che ami, ritrovarsi a parlarne tutti insieme a cena, ipotizzando iperbolici scenari lavorativi, è il minimo che possa succederti.

Quelli che fino a poche ore prima erano perfetti sconosciuti, diventano volti improvvisamente familiari, che senza problemi si fanno avanti per quello che sono davvero: professionisti consapevoli e preparati e contemporaneamente giovani donne e uomini capaci di godere del momento.

La squadra

Simone Terreni e Samuel Lo Gioco, i capi, diversissimi tra di loro, per indole e modalità, accomunati dall’evidente amore per il progetto e dall’intensità con cui disegnano le linee guida per Inside Factory. Una sorta di “siamo qui ora, e questo è dove saremo nel futuro”. E la questione interessante è che mentre parlano ti sembra già di vedere le grandi cose che accadranno, i progetti realizzati, gli incontri professionali, i meeting nazionali.

Claudia, Desiree, Giovanna e Greta, le quattro anime di Inside Factory, evidentemente fondamentali e perfettamente sincronizzate nel creare la magia che fa funzionare il tutto. Quattro background molto differenti, ognuna di loro ha percorso strade professionali e personali di un certo livello. Entrarci in contatto ti fa capire davvero come sia possibile padroneggiare un mestiere ibrido e difficile come il nostro e contemporaneamente mantenere umanità e autenticità.

Sergio e Luca, gli esterni, più interni degli interni però, perché a sentirli parlare e scherzare ti sembrava fossero sempre stati lì, prima della nuova sede ristrutturata. Un’ironia sottile e una più entrante, capacità e know-how lampanti, divertenti, freschi, sul pezzo.

E poi c’eravamo Luigi, Francesco e io, i nuovi arrivati, trattati come se fossimo già parte della famiglia, a nostro agio nell’esprimerci perché Inside Factory è questo e vuole questo: un incrocio di menti ed esperienze per ideare, creare e scoprire qualcosa di diverso da quello che già c’è.

Team BUILT. Al via i progetti

L’idea del team building è proprio questa: plasmare attimi di condivisione che permettano di sentirsi parte di qualcosa di più grande di te, un team, appunto, una squadra. Quella in cui ti riconosci, che rappresenta i tuoi valori o comunque la tua etica lavorativa.

La mattina dopo, incontrarsi alla stazione per cominciare la seconda giornata insieme, fa lo stesso effetto di quando rivedi dopo un po’ i soliti compagni di avventure per intraprenderne una nuova.

Tutti insieme per un brunch e poi caccia al tesoro “storica”, in giro per Firenze risolvendo enigmi legati ai misteri artistici della città.

E poi finire in un bar a bere thè e caffè e di nuovo tra battute e racconti, iniziare a progettare quello che verrà.

Sono davvero contenta di aver inaugurato così la mia collaborazione con Inside Factory, una realtà che oltre a occuparsi di marketing, ufficio stampa, workshop, training, organizzare convention e webinar per tutto ciò che concerne le ICT, crea storie ed emozioni e mette in tutto un bel po’ di “human factor”.

Cosa abbiamo imparato dallo Smart Working Day 2018?

Resoconto sul tour nazionale che ha messo in chiaro una volta per tutte come funziona il lavoro agile.

Intervista ai tre fondatori in attesa del nuovo format di ottobre.

Chi vuole approfondire l’argomento smart working in Italia non deve far altro che chiedere agli organizzatori dello Smart Working Day, il tour di conferenze che da circa due anni gira lo Stivale da nord a sud, per approfondire e spiegare al meglio cos’è il lavoro agile. Nelle otto tappe gli organizzatori hanno affrontato ad uno ad uno tutti i suoi aspetti, supportati da relatori e dai numerosi casi di ispirazione, delle aziende private o enti pubblici smart.

Non semplici chiacchiere per seguire una moda del momento, ma veri incontri di formazione e informazione per i lavoratori e le aziende che vogliono importare questo nuovo approccio al lavoro. Un’impresa ardua, perché è necessario scardinare dei pilastri dell’attuale cultura lavorativa, radicata da oltre un secolo nel nostro modo di concepire l’organizzazione aziendale. Ancor più dura se si considera che lo smart working è un approccio molto giovane in Italia e lo scotto da pagare sono le numerose banalizzazioni, zone grigie e concezioni errate.

Ora è il momento di una piccola pausa per il tour e i tre organizzatori tirano le somme sui lavori svolti. Li abbiamo intervistati per sapere come viene percepito lo smart working in Italia oggi, quali sono state le loro impressioni, le luci e le ombre che derivano da questo faccia a faccia con la platea sempre più interessata all’argomento.

Smart Working Day 2018: si conclude la seconda edizione. Ora diamo i numeri: quanti partecipanti avete avuto e chi sono esattamente?  

“Queste tre tappe del 2018 sono il seguito del precedente tour del 2017 che, sommandole, ci ha permesso di raggiungere ben 7 città italiane contando ben 1.410 iscritti. Per noi è stato un grande successo da raccontare. L’attenzione decollata fin dalla prima tappa ci ha fatto notare la varietà di figure professionali che accomuna l’interesse al tema, molto sensibile e di impatto.” – Samuel Lo Gioco, formatore e Managing Director di Inside Factory, nonché smart worker per eccellenza.

C’è una reale consapevolezza del concetto di smart working oppure c’è ancora confusione? Sono emerse delle zone grigie durante il tour?

“C’è tanta, troppa confusione che – a mio avviso – penalizza la diffusione stessa dello Smart Working. Spesso l’avvio di un progetto Smart Working combacia con dare la possibilità alle persone (in toto o in parte) di lavorare da casa. Seppur possa sembrare un grande segnale di apertura dell’azienda nei confronti delle proprie persone, ci sono una serie di aspetti più importanti che vengono tralasciati. “Abbiamo le tecnologie che ci permettono di collaborare da remoto e in mobilità?”; “Soffriamo di attacchi isterici se non abbiamo più il controllo delle nostre persone?” Queste e tante, tante altre domande devono precedere la remotizzazione del lavoro. Il tour ci ha permesso di sfatare alcuni miti, dialogare con persone e aziende, scoprire nuove esperienze e – per fortuna – conoscere tanti professionisti pronti a innovare. – 

Andrea Solimene di Seedble, consulente sulla tematica con un’importante esperienza internazionale.

Alla fine del percorso, quali vantaggi ha un’azienda che sceglie lo smart working? Durante il tour ci sono state testimonianze di aziende o lavoratori “felici”, qualche esempio interessante?

“Durante il tour ho incontrato molte aziende che hanno introdotto lo smart working e solo una che ha parlato apertamente di felicità, Evermind per essere preciso. Questo non significa che le altre aziende non tenessero alla felicità dei propri dipendenti ma un conto è considerare la felicità come un valore, ad esempio all’interno della cultura azienda, e un altro è sentirla passivamente come riflesso di un cambiamento della modalità di lavoro o di una serie di iniziative. La felicità al lavoro è un tema che avrebbe bisogno di un contesto a parte ma è, a mio parere, un valore fondante per una vita piena e un lavoro appagante.” Commenta Giovanni. –Giovanni Battista Pozza di Be Happy Remotely, il nomade digitale per eccellenza

Ora ritorniamo a Samuel, dove sta andando lo Smart Working Day? In autunno ci saranno altri appuntamenti in tutta Italia? Altre anticipazioni?

“Lo Smart Working Day non può fermarsi qui, è un impegno che dobbiamo mantenere verso le tante persone che ci seguono. Oggi questo progetto è diventato un punto di riferimento per aziende e professionisti sul tema Smart Working in Italia, quindi è nostro dovere restare fedeli all’impegno e continuare. Adesso il progetto prende un’altra forma, andando ancora più sullo specifico, per fornire contenuti sempre più concreti ed utili a quelle organizzazioni che sono intente a implementare lo smart working. Continueremo nel secondo semestre con un tour di 4 tappe: Roma 30 ottobre, Milano 6 novembre, Padova 14 novembre e Bologna 15 novembre. Questo nuovo tour sarà una pura giornata di formazione “full immersion”, verrà rilasciato l’attestato di partecipazione con l’intero materiale didattico. Insomma, abbiamo parlato di quanto possa essere positivo in termini di benessere di lavoro e produttività, ma adesso vogliamo concretamente cambiare l’organizzazione nelle imprese italiane diventando concretamente un propulsore al cambiamento.”

Quindi per ora lo Smart Working Day prende una piccola vacanza per, come direbbe Samuel, “rigenerarsi”. Ritornerà in autunno con un nuovo format, ancora più operativo e formativo, dedicato alle figure aziendali, come i responsabili HR, che hanno il compito di rimboccarsi le maniche per attuare in maniera strutturata lo smart working.

Per chi è interessato a conoscere il futuro del mondo lavorativo non resta che iscriversi alla newsletter: info@smartworkingday.it

 

Lavoro smart, la serenità da casa, come e quando voglio.

New entry in Inside Factory: Giovanna Annunziata

Sono solo sei mesi che sono nel team di Inside Factory e mi sembra di esserci da una vita. Ma partiamo da chi sono e cosa faccio. Sono Giovanna, napoletana, laureata in Scienze Politiche e Comunicazione. Appartengo alla generazione X, quella che ha visto nascere i social network, quella che cavalca l’onda dell’innovazione tecnologica, pur ricordando quando non era tutto connesso. Quella dell’identità europea dell’Erasmus – infatti ho studiato un anno a Parigi- ma anche quella dei cervelli in fuga, sebbene il fenomeno non si limiti alla mia generazione. Ma io ho deciso di non partire, o almeno ci provo. Adoro viaggiare, visitare posti nuovi, imparare nuove culture e nuove lingue, ma le mie radici sono qui. Tutto molto bello, ma per farlo serve il lavoro. Ho una laurea che molto ironicamente viene definita “scienze delle merendine”. Ci rido su, senza offendermi, magari non tutti comprendono quello che faccio, anche perché negli ultimi 10 anni, con l’esplosione dei canali di comunicazione, sono nati tanti nuovi lavori. Evviva!

Finiti gli studi nel 2009, inizio a lavorare come addetta alla comunicazione, in particolare per il settore dell’organizzazione di eventi di tecnologia. E da lì non mi muovo più, letteralmente! Pian piano, le modalità di lavoro cambiano. Grazie all’innovazione tecnologica, riesco a gestire la comunicazione dei progetti dal pc, da casa o da dove voglio, per eventi a Milano, Padova, Verona, Roma, Bari, Firenze… I tempi sono autogestiti. Il controllo? Ovvio, basta vedere se il risultato (quello ben fatto) c’è o non c’è. E se non c’è o non è ben fatto, mi tocca rifarlo, quindi meglio farlo subito bene! Colleghi, clienti e chiunque altro sia coinvolto sono sparsi in tutta Italia o anche all’estero.

Durante gli eventi di lavoro, incontro Samuel Lo Gioco che darà un nome e un’organizzazione a tutto questo: smart working. Certo che sì, mi piace! Una modalità di lavoro in cui mi rispecchio al 100%. Servono buona padronanza degli strumenti informatici, un pc e un’ottima connessione (certo anche il caffè, ma quello è necessario a prescindere). Niente traffico, niente mezzi pubblici, niente pause vuote. Non mi capita mai di guardare l’orologio sperando che arrivino le 18:00. Il tempo è mio e per me è prezioso, mi conviene gestirlo bene.

Con Inside Factory curo diversi progetti, tra questi seguo la comunicazione dello stesso Smart Working Day, nella convinzione che questo nuovo modo di lavorare possa essere un’opportunità concreta per chiunque lo voglia. Penso alle mamme e alle donne poste di fronte a quell’odioso bivio, come se fosse obbligatorio scegliere. Penso a tutti i miei coetanei che sono lontani perché era necessario partire.  Ora, dopo soli sei intensissimi mesi, proseguiamo con la nostra mission e abbiamo in cantiere tanti altri progetti.

In Inside Factory ho incontrato un team di coetanei, vivaci, smart e… cosa per nulla scontata, sereni! Viviamo in città diverse, ma riusciamo a coordinarci, abbiamo esigenze diverse ma riusciamo a rispettarle tutte. Poi ci vediamo ai meeting aziendali nella nostra sede supertecnologica a Montelupo Fiorentino, che rispecchia in pieno il nostro modo di concepire l’impresa: tanto verde, tanta luce (il tetto è tappezzato di pannelli fotovoltaici!), wifi ovunque, uffici open space o con porte trasparenti, perché i muri e tutto ciò che è chiuso ci mette tristezza! E poi una cucina e area relax (sic!). Qui – una volta finito di lavorare- posiamo tutti i cellulari e pc, per goderci insieme una bella cena, con buon vino e tante risate!

Il futuro? Chissà! Per ora vedo che questa modalità di lavoro mi permette di equilibrare al meglio tutte le mie esigenze e se ne avessi di nuove, non sarebbero un grosso problema. Il lavoro mi piace, mi soddisfa, mi appassiona.

E se fosse questa la chiave per la felicità?

SMART WORKING DAY 2018

Il tour itinerante sul lavoro agile arriva a Torino, Milano e Firenze

Riparte lo Smart Working Day con tre tappe a Torino, Milano e Firenze, rispettivamente il 10 e il 21 maggio, e il 5 giugno. Un tour in tre appuntamenti, che si aggiungono ai cinque realizzati nel 2017, per portare la cultura dello Smart Working in giro per l’Italia. Per sensibilizzare, informare e formare sulle (nuove) possibilità di gestione delle risorse umane, per un ambiente di lavoro più felice e lavoratori più efficienti!

La storia Smart

Pare passata un’era geologica ma dalla nascita dello Smart Working Day. E invece sono poco più che sei mesi. Sei mesi da quel non-così-lontano 3 ottobre 2017, quando a Roma si iniziava a parlare di lavoro agile, dopo la data zero di Milano. Sei mesi per diventare il primo evento a livello nazionale sulla tematica del lavoro smart, senza falsa modestia. Sei mesi in cui abbiamo dimostrato che oltre alla teoria ci sono esperienze, motivazioni e risultati che dimostrano che lavorare da remoto si può. E si dovrebbe. E lo abbiamo fatto visitando e portando le nostre conoscenze e quelle dei nostri ospiti, in cinque città, oltre a Milano e Roma, Napoli, Treviso e Catania. E tre in programma in questo inizio di tour 2018. Not bad, not bad at all!

Squadra vincente non si cambia

Si conferma il quadrumvirato che abbiamo visto insieme anche al People Hub Connected. Il nostro Samuel Lo Gioco che non necessita di presentazioni, né per il ruolo aziendale, né per la sua esperienza sul tema. Andrea Solimene di Seedble, consulente sulla tematica con un’importante esperienza internazionale. Giovanni Battista Pozza di Be Happy Remotely, il nomade digitale per eccellenza. E, infine, l’Avvocato Sergio Alberto Codella dello Studio Legale Boursier Niutta & Partners, esperto della legislazione che da maggio 2017, ha aperto la strada a una possibile rivoluzione post-digitale. Un team vincente, che costituisce esso stesso un team di smart workers, in giro per il mondo, ma che saranno tutti insieme a parlare di lavoro agile, ognuno dal suo punto di vista, alle tre tappe dello SWD 2018.

Perché venirci a trovare allo Smart Working Day a Torino, Milano o Firenze.

Perché lo SWD è un’occasione di incontro e formazione a 360°. Un‘occasione unica per comprendere davvero cosa significhi lavorare smart. Per conoscerne la normativa, i fondamenti teorici e i casi di successo di chi ha già raggiunto con successo un modello di lavoro da remoto. Ma anche per approfondire gli strumenti che possono fungere da collante fra smart workers, che siano nella periferia milanese o in giro per il mondo.

Un occasione per gli addetti ai lavori, per chi vuole cambiare il proprio paradigma aziendale. Per chi vuole dipendenti più felici ed efficienti. Per i lavoratori che vogliono essere gli smart workers di domani. Un’occasione aperta a tutti coloro che hanno uno sguardo sul futuro innovativo quanto il nostro. Parola d’ordine #nonmancare

… E allora che aspettate?! Per informazioni ed iscrizioni basta collegarsi al sito www.smartworkingday.it e compilare il form. Vi aspettiamo!

 

Smart Working Day Treviso, il nostro report!

La location scelta per la quarta tappa del nostro tour sposa perfettamente lo spirito dell’evento. Siamo alla H-FARM, una delle realtà più conosciute nell’ecosistema delle startup italiane. Una fattoria diversa da tutte le altre fattorie italiane dove si produce innovazione e si creano nuovi modelli di impresa. La prima iniziativa al mondo che, in un’unica struttura, mette assieme incubazione e accelerazione per le startup e aiuta le imprese tradizionali a trasformarsi in un’ottica digitale.

 

Il contesto ideale per parlare di Smart Working, fornire esempi concreti ed approfondimenti pratici utili all’applicazione di un nuovo modello per fare business.

Nell’aria si respira il profumo di futuro, innovazione, creatività. H-Farm infatti da 13 anni si impegna a supportare i giovani nella creazione di nuovi modelli di impresa, a guidare la trasformazione digitale delle aziende e a formare le giovani generazioni. Ed eccoci qua, anche noi pronti a partire con la nostra giornata dedicata al lavoro agile tra benefici, vantaggi ed opportunità.

Ad aprire i lavori l’introduzione a cura di Martina Giacomelli, Marketing & Sales Manager Inside Factory, una panoramica completa sul tema: in Smart Working: a “disruptive” way of work, sono stati illustrati numeri e dati del fenomeno Smart Woking in Italia prendendo spunto dalle recenti analisi condotte dall’Osservatorio del Politecnico di Milano. Come di consueto, Andrea Solimene, Ceo & Cofounder di Seedble ha dato il benvenuto alla platea (vedere la sala gremita ci ha dato una carica pazzesca!) con lo speech Smart Working: lusso o sopravvivenza?, una domanda che ha di fatto acceso il dibattito. Dopo la Speech Session a cura dei vendor abbiamo riproposto – raccogliendo l’interesse dei partecipanti- lo spazio del Salotto Live, con i case histories di Arianna Franceschini, People Care & Compensation Supervisor di Benetton e di Federico Lagni, Fondatore e CEO di AreaNetworking.it e di Tesla Club Italy. Un vero “duello”, dove partendo dal tema comune dello Smart Working, ognuno degli ospiti ha raccontato come è riuscito ad implementarlo, come questo abbia migliorato gli aspetti della propria vita lavorativa e come abbia influenzato positivamente sulla ricerca di un worklife balance che oggi non rappresenta più un’utopia.

Da una parte l’esperienza della grande azienda che ha con successo sperimentato il modello del lavoro agile al proprio interno, dall’altra un libero professionista, Smart Working addicted, che da sempre lavora proficuamente ovunque ci sia connettività.

Il confronto a colpi di domande è andato avanti fino alle 12,15…prima del light lunch nella suggestiva serra di H-FARM abbiamo fatto un salto virtuale fino in Costarica. Dall’altra parte del mondo ad aspettarci c’era Giovanni Battista Pozza, CEO di Be Happy Remotely  per un collegamento live ed un’esperienza reale di “remote working”. Come essere un team collaborativo e produttivo da remoto? L’intervento in streaming ha catturato l’interesse di tutti con una lunga serie di domande “attraverso lo schermo” che hanno reso lo spazio di dibattito vivo e frizzante.

Non sono mancate all’appello Giada Susca e Valentina Marini arrivate a Treviso per condividere con i partecipanti “pillole” di Educazione Digitale e per presentare il progetto di #GalateoLinkedIn.

Cosa succede se l’azienda per la quale lavori sceglie proprio te per entrare a far parte di un progetto di Smart Working?Come affrontare questo passaggio? Lo ha raccontato Samuel Lo Gioco Managing Director di Inside Factory, con una serie di consigli e tools su come ottenere successi professionali con una migliore qualità della vita vestendo i panni di Smart Worker. Un coffee break per spezzare il ritmo e fare networking e poi ancora un approfondimento, questa volta dal punto di vista legale e giuridico con l’avvocato Sergio Alberto Codella: la nuova normativa rappresenterà un punto di svolta?

Saluti, foto ricordo e consegna degli attestati: il team è entusiasta e carico di euforia per volare alla volta di Catania. Dalla Sicilia si conclude così, la prima edizione dello Smart Working Day Tour!

 

Ylenia Cecchetti

Smart Working Day Napoli: il diario di bordo

Napoli, 8 novembre 2017: siamo nel cuore del Centro Direzionale della città partenopea e dopo quasi 48 ore ininterrotte di pioggia battente torna il sereno. Che sia un segnale? Di sicuro è di buon auspicio! Il sole scalda di nuovo Napoli e illumina il RE.WORK regalandoci la giusta carica per rimetterci in moto ed affrontare la terza tappa dello Smart Working Day Tour.

C’è frenesia, movimento, entusiasmo e determinazione, è tutto pronto. Gli ospiti sono arrivati, i partecipanti (abbiamo superato le 250 registrazioni) hanno preso posto, i relatori sono nel “backstage”. Si respira adrenalina allo stato puro. Inside Factory, Seedble e Be Happy Remotely danno il benvenuto alla platea in una location che si sposa perfettamente con lo spirito smart dell’evento. Freelancers, rappresentanti di piccole e medie imprese, professionisti e manager aziendali, tutti in un ambiente di coworking creativo ed “intelligente” per scoprire le mille declinazioni del lavoro agile.

Lo Smart Working non si dice, si fa. Ma come? Siamo partiti “dando i numeri”, riprendendo i dati più rilevanti presentati di recente dall’Osservatorio sullo Smart Working del Politecnico di Milano. L’intervento intitolato “Smart Working: a disruptive way of work“ a cura di Martina Giacomelli, Marketing & Sales Manager Inside Factory ha messo in evidenza alcuni fattori importanti: in Italia ci sono circa 305mila smart workers, circa l’8% dei lavoratori italiani. Di questi, una gran parte lavora nelle grandi corporate che, nel 35% dei casi possiede già un progetto strutturato di Smart Working, contro il 7% delle PMI e il 5% delle P.A. 

Si viaggi a velocità diverse. Perchè? Quali sono luci ed ombre di questo nuovo approccio al lavoro? E soprattutto, lo Smart Working rappresenta un lusso o una sopravvivenza? Lo ha spiegato Andrea Solimene, Ceo & Cofounder di Seedble per lasciare poi spazio al Salotto Live. Il confronto a più voci ha raccolto i case histories di Enrico Martines, HR Manager Italy Social Innovation di HP Enterprise, di Luisa Errichiello  e Tommasina Pianese, specializzate in Smart Working e ricercatrici dell’IRISS, Istituto di Ricerca su Innovazione e Servizi per lo Sviluppo. Facendo riferimento ai casi aziendali approfonditi dalle studiose è stata riportata l’esperienza, la percezione degli smart workers che hanno vissuto in prima persona il cambiamento. Si è parlato dei fattori emersi come particolarmente critici sia rispetto alla fase di adozione che a quella di implementazione dello Smart Working, di come la flessibilità e la distanza degli smart workers dal capo e dall’organizzazione abbiano rimesso in discussione i tradizionali modelli di gestione dei lavoratori basati sulla visibilità e prossimità fisica.

E poi un focus sulle esperienze di Smart Working in Hewlett Packard Enterprise, la necessità di considerare questo nuovo modello di business più come un approccio filosofico che come una organizzazione di tecnologie. Il sottile filo tra l’essere Smart Worker e l’ essere sempre on line. “Essere smart vuol dire ogni tanto mettere in telefono in modalità aereo!”. 

Ancora Salotto Live con Vincenzo Esposito di Assintel e Antonio Savarese, Project Manager in Enel Italia. E’ stato condiviso il percorso d’eccellenza intrapreso da Enel verso un piano di lavoro agile che ha coinvolto ad oggi 7mila dipendenti.

Per non farci mancare niente e vivere un’esperienza live di Smart Working estremo abbiamo incluso un collegamento col Costarica dove  Giovanni Battista Pozza, in perfetto stile “nomade digitale” ha spiegato come un team può essere produttivo e collaborativo da remoto.

Mentre Samuel Lo Gioco Managing Director di Inside Factory, ha fornito una serie di consigli e tools su come ottenere successi professionali con una migliore qualità della vita vestendo i panni di Smart Worker, Giada Susca e Valentina Marini hanno tenuto una “lezione” di Educazione Digitale presentando il progetto di #GalateoLinkedIn.

La chiusura è stata affidata all’avvocato giuslavorista Sergio Alberto Codella, con un workshop incentrato sul testo normativo.

Un grazie speciale agli sponsor che anche in questa tappa hanno scelto di sostenerci.

 

Per iscrizioni alle prossime tappe:

14 novembre, Treviso

29 novembre, Catania

…E per chi se li fosse persi, riproponiamo la gallery della giornata ed il servizio completo che Il Denaro.it  ha dedicato all’evento, intervistando i protagonisti del Salotto Live, i relatori e gli organizzatori. Una sintesi perfetta di contenuti ed emozioni.

Buona visione!

 

Aspettando lo Smart Working Day di Napoli: intervista a Sergio Alberto Codella

Non c’è due senza tre. Dopo Milano e Roma il nostro Tour dedicato allo Smart Working approda a Napoli. Il conto alla rovescia è cominciato: Inside Factory, Seedble e Be Happy Remotely saranno in Campania il prossimo 8 novembre – negli spazi di RE WORK– per un’altra giornata di formazione, confronto e condivisione sulle tematiche legate al lavoro agile.

Mentre fervono i preparativi, proseguono le nostre interviste ai protagonisti del Tour. Oggi è la volta dell’avvocato Sergio Alberto Codella, da sempre appassionato di tematiche giuslavoristiche. Sergio Alberto fa parte dello Studio Legale Boursier Niutta & Partners dove svolge attività sia di natura giudiziale sia consulenziale in favore di aziende e manager, affrontando questioni legate al mondo del lavoro e sindacale. Essendosi da subito interessato alle tematiche connesse allo Smart Working, visto anche come occasione di sviluppo e di rinnovamento di strategie HR, l’avvocato terrà uno speech che aiuterà i partecipanti a far chiarezza sul quadro normativo.

Il 2017 infatti verrà ricordato come l’anno della legge sullo Smart Working: ma quali sono tutele, diritti e garanzie?

In qualità di relatore Sergio Alberto sarà a disposizione durante lo Smart Working Day per sciogliere i dubbi e rispondere alle domande più comuni. Ma vediamo di conoscerlo meglio…

Avvocato con la passione per il digitale, unisci all’interesse per le tematiche giuslavoristiche quello per il mondo tecnologico.  Raccontaci brevemente qual è stato il percorso che ti ha portato a ricoprire il ruolo che ti appartiene oggi.

Mi dedico da sempre allo studio di tematiche giuslavoristiche e, contestualmente, sono affascinato dalle opportunità che il mondo del digitale può offrire in molti campi. Lo Smart Working è, per così dire, la coniugazione di questi due interessi in quanto unisce all’analisi giuridica del mondo del lavoro che sta cambiando l’utilizzo di strumenti informatici di ultima generazione. In quest’ambito, ho cercato di raccogliere le intuizioni e le necessità delle imprese e dei dipendenti per cercare di offrire modelli volti a soddisfare il più possibile le esigenze dei soggetti coinvolti.

Tu e lo Smart Working: come vi siete conosciuti?

Posso dire che è stato “lui” a cercarmi, nel senso che alcune aziende mi hanno chiesto di verificare la possibilità di definire un modo di lavorare più moderno e responsabile e sono state le stesse aziende a chiedermi di vagliare, sotto un profilo legale, la possibilità di implementare modelli di Smart Working. Devo dire che il lavoro agile mi ha, sin da principio, molto interessato anche perché sottintende un nuovo modo di svolgere le rispettive attività e che può premiare sia l’impresa sia il lavoratore.

Smart Working, un’occasione di sviluppo e di rinnovamento di strategie HR. Perché, a tuo avviso, questo nuovo modello riorganizzativo rappresenta un tassello fondamentale per il futuro professionale delle imprese o dei liberi professionisti?

Lo Smart Working è una valida risposta alle esigenze di flessibilizzazione del mondo del lavoro e delle stesse esigenze personali del dipendente. Di tutto ciò sembra essersi accorto lo stesso Legislatore tanto è vero che, nella Legge n. 81/2017, è stato espressamente puntualizzato che tale strumento è volto ad “agevolare” la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

“Nuove regole per lo Smart Working: un punto di svolta?” è il titolo del tuo intervento. Quali sono le tematiche toccate?

Effettivamente la Legge n. 81/2017 è un punto di svolta, perlomeno nel senso di offrire una disciplina “normativa” ad un fenomeno che era già presente in molte aziende, soprattutto quelle di medio-grandi dimensioni. Il testo di legge, infatti, affronta molte tematiche che sono state “storicamente” critiche per il lavoro agile. Penso, ad esempio, a quelle relative alle modalità di controllo dei lavoratori e alle modalità di pattuizione delle condizioni contrattuali sul lavoro agile.

Se di lavoro agile si parla, l’Italia è fanalino di coda dell’Europa. Ora che lo Smart Working è stato ufficialmente riconosciuto e regolamentato credi che sarà più facile “compiere il grande salto”? Il 2018 sarà l’anno della svolta?

Rispetto a qualche anno fa si respira certamente un’aria diversa. A conferma di ciò, sempre più spesso, modelli di lavoro agile in principio adottati in via “sperimentale” sono stati resi organici dalle aziende  che hanno ben inteso i vantaggi di una struttura organizzativa “smart” che comporta, nella massima parte dei casi, un miglioramento dei rendimenti e della produttività. Vi sono poi sempre più aziende che, fino ad ora, non si erano interessate al lavoro agile e che, oggi, stanno invece mostrando un interesse sempre maggiore a tale fenomeno. Nel 2018 mi aspetto, infatti, un significativo aumento delle esperienze di lavoro agile.

Luci ed ombre della normativa, quali sono – se ci sono –  le contraddizioni più evidenti?

La normativa è entrata in vigore da pochi mesi e, quindi, è ancora presto per fare bilanci. Vi sono molte luci, in quanto vi è il tentativo di offrire “certezza”  sul contenuto dei diritti, ma anche degli obblighi, dei lavoratori in regime di Smart Working. Il giudizio, quindi, non può che essere positivo, ovviamente sussistono ancora alcune “ombre” che riguardano, soprattutto, i profili applicativi della legge e quali siano le condizioni più opportune da inserire nell’accordo individuale che deve intercorrere tra lavoratore e datore di lavoro per potere implementare una modalità di lavoro agile.

In base anche all’esperienza vissuta durante lo Smart Working Day di Roma, quali sono le richieste di chiarimento più comuni da parte dei professionisti, i dubbi, le incertezze che hanno impedito fino ad ora un più significativo sviluppo del lavoro agile? 

Devo dire che le incertezze sono ancora molte e riguardano, ad esempio, il ruolo dell’autonomia collettiva oppure la possibilità di perdere il “controllo” dei lavoratori. In realtà, è emerso che anche molti dipendenti sono, in alcuni casi, piuttosto scettici sul lavoro agile perché temono di essere isolati.

Anche il tema della sicurezza sul lavoro sembra molto sentito, un argomento delicato…

E’ certamente uno dei temi più delicati, ma la Legge n. 81/2017 ha cercato di offrire alcuni chiarimenti ed è intervenuta sulla questione, anche se, sul punto, la giurisprudenza avrà certamente un ruolo centrale per chiarire quali siano gli effettivi perimetri di tutela.

Una sfida, un’opportunità, una rivoluzione culturale, il ribaltamento degli schemi. Cos’ è lo Smart Working per te?

Lo Smart working è un’occasione di riforma delle strutture organizzative aziendali e un’opportunità di miglioramento della qualità di vita per i lavoratori. Vi sono, come sempre accade, delle “paure”  legate soprattutto al timore del cambiamento, ma superare queste incertezze è una soluzione per promuovere lo sviluppo e l’innovazione nel mondo del lavoro.

Questa è solo una piccola anticipazione di tutti gli argomenti che verranno sviscerati durante lo Smart Working Day di Napoli. Ringraziamo l’avvocato per il tempo ed i contenuti che ci ha regalato e vi diamo appuntamento alla prossima tappa del Tour!

Per conoscere le altre date in Italia ed iscriversi: www.smartworkingday.it 

Vi aspettiamo!

 

A cura di  Ylenia Cecchetti

Smart Working Day Roma, emozioni da sold out!

Nel business le grandi cose non sono mai state fatte da una sola persona.

Sono realizzate da un team di persone”

Steve Jobs

Una partita si vince se il gioco di squadra funziona, se c’è intesa, collaborazione e sinergia. Ognuno ha il suo ruolo: che tu sia attaccante o difensore l’importante è impegnarsi tutti insieme per il raggiungimento di un obiettivo comune. L’unione fa la forza, non è solo un luogo comune. E’ con questo spirito che Inside Factory, Seedble e Be Happy Remotely, tre realtà specializzate nella formazione e nella consulenza in ambito Smart Working, hanno dato vita alla prima edizione dello Smart Working Day Tour.

Ma come è nato il progetto? L’idea di un tour dedicato ai temi del lavoro agile è saltata fuori a maggio, quando il Senato ha dato il via libera al ddl sul lavoro autonomo. L’Italia, finalmente, ha una legge sullo Smart Working. E’ il momento giusto, questo, per raccontare ai responsabili delle risorse umane, HR experts e anche ai liberi professionisti come si fa a diventare Smart Worker e quali sono gli step da seguire per abbracciare questo modello professionale “di rottura” e rivoluzionario. Quali strumenti utilizzare per affrontare il cambiamento. Perchè non farlo organizzando un evento formativo di valore che coinvolgesse esperti del settore, docenti e manager aziendali?

La data zero, quella di Milano nel mese di luglio ci ha dato la spinta giusta per proseguire con altre tappe in tutta Italia. Esperimento riuscito! L’evento in Lombardia è stato talmente apprezzato che il progetto è cresciuto: e così lo Smart Working Day il 3 ottobre è approdato a Roma. La capitale, per un giorno, anche del lavoro agile. Oltre 300 iscritti e 150 partecipanti, un piccolo grande record che ci ha riempito di orgoglio.

Sold out! I lavori sono iniziati alle 10 nei locali di eFM con il tutto esaurito in sala ed un altro spazio allestito per l’occasione, all’interno del quale poter seguire la diretta streaming.

Dopo i saluti ed il benvenuto ai partecipanti da parte di Daniele Di Fausto, Ceo di eFm, si è aperta la sessione workshop con l’intervento di Andrea Solimene, CEO e coFounder Seedble. In “Smart Working: lusso o sopravvivenza?” Andrea ha parlato dell’importanza di introdurre il lavoro agile in azienda e di quali siano i passaggi da seguire. Di come il nuovo approccio al lavoro basato su responsabilità, fiducia e flessibilità, possa rappresentare una soluzione per accelerare il cambiamento e innovare il modo di lavorare in maniera più collaborativa, funzionale e dinamica.

A seguire, spazio agli Sponsor con la prima parte della Speech Session, un momento dedicato ai Vendor che hanno avuto l’opportunità di presentarsi illustrando le proprie soluzioni e le novità aziendali.

Tempo di Salotto Live, il momento del confronto a più voci, un collage di esperienze e di vissuti che ha raccolto tre storie diverse sullo Smart Working. Alberto Mattei, Fondatore di www.nomadidigitali.it,  ha portato il suo contributo da professionista “che ama viaggiare e sogna di poter cambiare il proprio stile di vita, per rendersi finalmente libero di  vivere e lavorare ovunque, sfruttando le nuove opportunità del web“. Se il nomade digitale non si sposta per lavorare ma lavora spostandosi, è venuto spontaneo chiedere quanto peso abbiano gli spazi in un conteso di mutamento del lavoro stesso, del modo di vivere e dei luoghi fisici di lavoro. Ha risposto a questa domanda introducendo il tema del Workplace Flexibility Daniele Di Fausto, raccontando come la rivoluzione digitale stia trasformando gli uffici in smart building, luoghi sostenibili, sempre più coinvolgenti, efficienti. In spazi di collisione e a misura di Smart Worker. Silvia Giorgi e Laura Nurra della Direzione delle Risorse Umane di American Express Italia, che hanno curato il lancio e l’implementazione dello Smart Working, hanno condiviso il case history sulla loro riorganizzazione aziendale illustrando vantaggi ed opportunità del lavoro agile dal punto di vista dell’azienda e da quello del dipendente.

La parola è andata poi a Giovanni Battista Pozza, coach e founder di Be Happy Remotely, esperto di felicità al lavoro ed employee experience. Nel talk “Come essere un team collaborativo e produttivo da remoto” ha lanciato un messaggio importante: il remote working non è un limite, l’online è un’opportunità che può trasformarsi in business. 

Dopo il Light Lunch, Giada Susca e Valentina Marini hanno tenuto lo speech su “L’educazione digitale alla base dello SW“, presentando il progetto di #GalateoLinkedIn e fornendo indicazioni utili al corretto comportamento da tenere sul social network professionale più conosciuto e frequentato.

Con Samuel Lo Gioco Managing Director di Inside Factory, l’attenzione si è concentrata su “Smart Worker: come vincere la produttività con i giusti alleati con i principali nemici”. Una serie di consigli, tools e suggerimenti su come ottenere successi professionali con una migliore qualità della vita vestendo i panni di Smart Worker. 

E’ stato ancora il turno degli Sponsor con la Speech Session pomeridiana di “Noi e lo Smart Working” che dopo il coffee break ha ceduto il passo all’avvocato Sergio Alberto Codella dello Studio Legale Boursier Niutta & Partners. Il workshop “Nuove regole per lo smart working: un punto di svolta?” è stato dedicato alla verifica di tutele e garanzie per aziende e lavoratori sul testo normativo che disciplina lo Smart Working.

Prima dei saluti è stato rilasciato l’attestato di partecipazione a tutti i presenti. Tanti sorrisi e un click, uno scatto di gruppo ha catturato le emozioni della giornata.

Un grazie doveroso e moltiplicato per 300. Grazie a chi ha condiviso con noi questo successo, un “goal” importante anche se la partita non finisce qui. Grazie ad Andrea e Giovanni, co-organizzatori del tour, a Daniele Di Fausto, Emiliano Boschetto Daniele Vezzani, che hanno messo a disposizione la loro splendida sede per ospitare l’evento. Grazie a Valentina Marini e Giada Susca, Alberto Mattei, a Sergio Alberto Codella e a tutti gli Sponsor Flavio Patria, Andrea Belardinelli, Enrico Cicculli, Giovanni Cristi di AVM, Marco Anselmi di VoipVoice, Massimo Maggiora e Angelo Malaspina di IWGroup, Alessandro Vitali di Jabra, Simone Albanini di Sennheiser e Francesco Martizi di Cisco.

Lo #SWD17 è scambio, formazione, voglia di fare networking e di creare relazioni. Un gioco di squadra.  E ora avanti con il prossimo appuntamento: 8 novembre, destinazione Napoli.

Per conoscere e iscriversi alle altre tappe del tour: www.smartworkingday.it 

Stay Tuned!

Ylenia Cecchetti

 

Smart Working Day 2017: buona la prima

Cormano, 5 luglio. Siamo alle porte di Milano, il caldo si fa sentire: è il giorno dello Smart Working Day 2017. La sfida era riuscire ad intercettare un buon numero di persone interessate all’argomento, condividere con loro una giornata di formazione, farlo in modo non convenzionale (come nelle corde di Inside Factory) ed offrire strumenti pratici, concreti che andassero oltre i numeri e le parole. Esperimento riuscito! Ben 83 iscritti, circa 50 partecipanti ed una “edizione zero” che ha riscosso un notevole successo andando oltre le aspettative.  Si può dire: buona la prima!

 

Nello spazio di coworking di InCOWORK e Corefab nomadi digitali ed aspiranti tali,  freelance workers e manager aziendali si sono dati appuntamento per scoprire vantaggi ed opportunità del lavoro agile. Focus sul coworking, sul worklife balance e sulla collaboration grazie a workshop mirati e testimonianze dirette.

Dopo una prima introduzione curata da Samuel Lo Gioco, Managing Director di Inside Factory, su quelli che sono stati i “pointbreak”, i momenti di rottura, che nella storia hanno comportato una svolta e un’innovazione tecnologica, l’analisi si è poi concentrata sul lavoro agile a 360°.

 

Federico Bianchi, CEO di Smartworking Srl, ha analizzato come deve cambiare la struttura organizzativa aziendale affinchè lo Smart Working possa essere implementato in maniera efficace all’interno dell’azienda stessa, mentre Samuel Lo Gioco ha spiegato le skills comportamentali che uno Smart Worker deve avere per poter essere considerato tale e per portare benefici sia a se stesso che all’impresa: lavoro per obiettivi, gestione efficace del tempo, suddivisione dei compiti, collaboration.

 

Importanti Smart Workers sono stati protagonisti del Salotto Live, professionisti e aziende strutturate che hanno già fatto il grande salto ci hanno raccontato la loro rivoluzione professionale.

Rivoluzione, appunto. La parola chiave della nostra giornata. Lo smart working è un’opportunità, una rivoluzione culturale, il ribaltamento delle abitudini e degli schemi, dello stile di vita personale e ovviamente lavorativo.

Non cambierai mai la tua vita finché non cambierai qualcosa che fai tutti i giorni.”

(Mike Murdock)

 

Abbiamo ascoltato storie di chi ha completamente rotto con le convenzioni, ripensando il proprio modo di vivere e di lavorare, sposando in toto la filosofia dello smart working. Giovanni Battista Pozza, CEO di Be Happy Remotely, ha fatto del “mondo” il suo ufficio, eliminando l’offline e basando il proprio business esclusivamente sull’online.

Hanno parlato a cuore aperto imprenditori di successo; chi per sé stesso, come Pietro Cotrupi, fondatore del franchising inCOWORK, chi per la propria azienda, come Marco Scorti, HR Business Partner Manager di Siemens Italia, in comune hanno trovato il coraggio di rompere col modello organizzativo tradizionale.

E ne hanno guadagnato in benessere e produttività. Non a caso, Siemens Italia è attualmente considerata un “modello” per tutte le aziende che vogliono introdurre concretamente il lavoro agile.

Ma quanto ci fa paura cambiare?

La rivoluzione non è più il cambiamento, è la velocità del cambiamento”. Lo ha sostenuto Sergio Zavoli, giornalista, scrittore e politico italiano aprendo di fatto un dibattito nel dibattito: l’importanza delle tempistiche. Ogni passaggio se porta al cambiamento non può, non deve essere troppo lento. Ma, anzi. Rock!

Il momento di spingere sull’acceleratore è ora. Ora che il lavoro agile è stato regolamentato sul piano normativo ci si aspetta una diffusione capillare. Un cambio di direzione. Ma da dove cominciare?

 

Nell’era dell’Industria 4.0 e della Digital Trasformation è fondamentale applicare un nuovo modello di lavoro dinamico. Per questo è nata l’idea di realizzare lo Smart Working Day, un evento totalmente pratico e diretto dove contenuti concreti hanno giocato il ruolo dei protagonisti.

Dopo gli speeches dei Main Sponsor dell’evento – Estos, Jabra, AVM, Sennheiser, VoipVoice – che hanno contribuito con dei Case Study esemplificativi di come le loro soluzioni potessero essere di aiuto e di supporto per tutti coloro che vogliono diventare Smart Workers, c’è stato il momento di lavoro pratico con il laboratorio “Tools per il lavoro agile” curato da Federico Bianchi e da Giovanni Battista Pozza. A ciascuno dei presenti è stato poi rilasciato un attestato di partecipazione. 

 

Sorrisi, soddisfazione ed entusiasmo nel gruppo di partecipanti al momento dei saluti ci hanno fatto capire che sì: il cambiamento è possibile. Qualcosa si sta già muovendo e noi abbiamo fatto la nostra parte. Grazie a tutti i presenti allo Smart Working Day 2017!

Se non cambiasse mai nulla, non ci sarebbero le farfalle“.

QUI trovate l’album fotografico completo dell’evento.

Il prossimo appuntamento con lo SWD (Smart Working Day) sarà a Roma a settembre. Segnatelo in agenda!

Ylenia Cecchetti